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mercoledì 22 agosto 2012

Sentito dire e ..

Visto con occhi .
Quando 'ndria Cambria incontra lo Spiaggiatore, tra i due si apre una discussione serrata il cui argomento in questo momento mi sfugge. La parte saliente del discorso, non è tanto l'oggetto preso in considerazione, quanto il modo di confrontarsi.
Lo spiaggiatore onde evitare la degenerazione della discussione a parlio da BAR, punta a minare la vericidità della fonte delle notizie sostenute da 'ndria, ponendogli una domanda:
Ma quello che dici è visto con occhi? O sentito dire?
Una frase che mi colpì particolarmente, la raccolsi dal libro, la spolverai e la aggiunsi al mio bagaglio di eseprienze.
Oggi per una serie di eventi mi torna utile, dato che a parlare e giustificare le cose siamo tutti bravi, anzi, c'è gente che crede di risolvere le situaizoni ingolfandole ancora di più con altre problematiche, o meglio ancora non assumendosi le proprie responsabilità delle scelte fatte. 
E' un punto di partenza interessante.

giovedì 18 agosto 2011

Stile di scrittura di D'Arrigo.

Come le correnti di mare nello stretto.

Arrivato a pagina 900 circa dell'opera monumentale di Stefano D'Arrigo, nasce una nuova osservazione, stavolta sul suo modo di scrivere. L'autore presenta un modo di scrivere che, pur rimanendo se stesso, muta e cambia come le correnti nel mare.
Riesce ad inchiodare il lettore su di un argomento per pagine e pagine, come se fossi una nave in bonaccia, ferma, immobile. Non tira un alito di vento e la nave è fissa in un punto nel mare; il discorso non scorre, è fermo, perché descrive un concetto all'inverosimile.
Può darsi che si alzi rema (fenomeno di correnti che trasportano acqua di mare dallo Ionio al Tirreno e viceversa come fiumi ad intervalli regolari), per cui nonostante voghi/legga, essendo la corrente contraria al tuo procedere, D'Arrigo torna e ritorna sullo stesso concetto all'inverosimile per cui ti sembra di leggere lo stesso concetto decine di volte e ti senti ostacolato nel tuo verso di lettura. I soliti concetti si presentano e ripresentano, avanzi a fatica, ma sai che sei fermo perchè la rema/D'Arrigo si è alzata/o e tu non procedi.
Poi invece ci sono quei momenti in cui sembra di aver preso una piccola corrente secondaria, piccola-piccola, che guarda caso ti fa correre e scorrere sulle onde / pagine, con una tale velocità e naturalezza per cui ammiri la bellezza del paesaggio/storia.
Per me è questo lo stile di D'Arrigo, un mutare di correnti/stile all'interno del suo libro/mare.

sabato 2 luglio 2011

2011 04 16 Silenzio e Solidutine .

Nella 'Ricchia .

Stefano D'Arrigo scrive a pag 707 nell'Horcynus Horca:

Il silenzio deserto della 'Ricchia se lo sentiva dentro nel sangue, come ridotto in forma di un ago, un ago dalla punta di gelo rovente che gli camminava nel sangue e si muoveva verso il cuore, e il peggio era che se lo sentiva come sarebbe stato sempre così, sempre come in punto di trapassargli il cuore, sempre a quel punto.

L'autore gioca con tre figure, la solitudine, il gelo e quella parte di animo dove risiedono i sentimenti caldi chiamato cuore.
La solitudine viene rievocata più volte da Stefano D'Arrigo, come una bestia dietro l'angolo pronta ad uscir fuori e ad espandere il suo carico di gelo. Gelo penetrante, intenso, che scivolando si fa strada nelle corde dell'animo a ghiacciarle una ad una. Ghiacciata la prima, congela la seconda e così via, fino a trovarsi con un parte di se stessi ibernata.
A poco a poco ti ritrovi tu fermo solo soletto in un angolino, ibernato poco a poco. Vorresti alzarti, ma intorno trovi vuoto e solitudine. Provi a suonare le tue corde dell'animo, ma appena le tocchi con dita gelate, incallite e dalla sensibilità intorbidita, non senti sotto i polpastrelli la loro vitrea consistenza, la fragilità del nuovo stato in cui si sono evolute.
Si vorrebbero suonarle con ruvide e mezzi assiderati arti, ma si sgretolano tra le dita in tante piccole schegge di ghiaccio diffuse intorno. Si sparpagliano in ogni dove portando con se un briciolo di animo or ora smembrato. Si sprigiona un dolore profondo, intenso, nero, becero, sordo, che non da tregua, non conosce anestesia, non da calma o grazia, incalza come una marea nera che invade e rovina, guasta, scassa, smembra.
Vorresti gridarlo questo dolore, come una donna grida il dolore che prova nel dare la vita, ma l'urlo ti si gela in gola e se ne esce, fuoriesce un fievole gemito impercettibile tra le labbra.
Come un fischio di vento del nord che suona dei flauti di pan in bambù, appesi per un filo alla porta e cosparsi di ghiaccio, mentre il vento li smuove facendoli tintinnare tra di loro.
Brutta bestia la solitudine, cammina assieme al gelo, di cui ne è cane da compagnia..

mercoledì 18 maggio 2011

Affare ...

Cinese.

L'Horcynus Orca è una miniera di modi di dire e fare del Messinese, uno dei primi che mi ha particolarmente colpito è stato "Affare cinese" quale sinonimo di pene .
La parola viene forgiata dall'autore nell'introdurre le Sirene, assieme ad un altro sinonimo "Pesce con la barba". Descrive questi esseri metà pesce e metà donna quali discendenti della Fèra alias Dèlfino (o come pronunciamo in Italiano corrente Delfìno). Le descrive come predatrici dotate di appetiti e voglie, quest'ultime soddisfatte cibandosi in un sol boccone del Pesce con la barba dei marinai.
L'autore ti trascina in un mondo costruito con un linguaggio da lui assemblato, ove tratta con la particolarità del linguaggio argomenti ora spinosi, ora difficili, ora suadenti, ora ammalianti, ora epici, ora storici, senza scadere nella banalità o nella pornografia.
I fatti narrati scivolano con tale delicatezza che il lettore rimane con l'amaro in bocca allorquando l'oggetto della discussione cambia e si volta la prua della lancitta verso nuovi lidi, si vorrebbe dire: Ancora un altro po, ma l'inchiostro della stampa scorre nei suoi binari e l'oggetto della narrazione cambia.

domenica 13 febbraio 2011

Profumi misteriosi di quei frutti .

2011 02 13, Rocchenere Giardino di Agrumi .


Era il 26 06 2010, quando sul treno Messina – Palermo, leggendo l' Horcynus Horca, mi imbattei nel seguente passo :

Sembrava, a guardarla, che fosse quello il posto suo naturale: in un giardino, a giocare con le fronde, fra i profumi misteriosi di quei frutti a lei somigliantissimi, di una freschezza inebriante che penetra persino i pensieri, eppure con qualcosa di imbalsamato, come profumi, non di frutti sull'albero, ma di essenza sigillate in un'ampolla.

Presi il cellulare, lo trascrissi in un SMS e lo spedii alla persona che mi evocava la lettura del brano. Leggendo mi sembrava di vederla tra le fronde dell'agrumeto nei pressi della sua dimora, alle cui fronde trascorremmo tanti e tanti momenti felici e spensierati.
Feci un altro passo sul sentiero per capirmi e capire cosa sentivo e cosa provavo per quella persona, poi altri passi seguirono dopo questo.
Oggi quella persona è come svanita dalla mia vita.

lunedì 20 settembre 2010

Pausa lettura .

Lo stretto di Messina da Capo Peloro.

Oggi squilla il telefono di casa, è un dipendente della biblioteca Comunale di Milazzo che dopo 87 giorni di prestito mi richiede indietro l' Horcynus Orca. Avevo programmato di riportarlo in settimana, ma la telefonata ha accelerato i programmi.

C'è un problema: il tomo lo sto re-incollando, dato lo stato pietoso in cui versava ed in cui mi si è ridotto leggendolo. Praticamente ho navigato con l'edizione del 1975 della Rizzoli e la copertina mi si è sfaldata nelle mani.

Tolgo il tomo da sotto la pila di libri per incollarlo e lo pulisco. Un casino inimmaginabile! Ho rilegato con una colla troppo lenta, la quale amorevolmente ha impregnato parte delle pagine dell'opera. Investo circa due ore a ripararlo, ma alla fine ne esce fuori un gran bel lavoro di rilegatura e posso partire per la restituzione.

Giunto alla biblioteca Comunale trovo la cara Signora che mi ha permesso di tenerlo fino ad oggi, la ringrazio per avermi sostenuto facendomi leggere fino a pagina 536.

Apro la borsa e tiro fuori il libro, dentro ho sentito come separarmi da un compagno di vita, staccarmi un pezzo di pelle e di stomaco, nel lasciarlo nelle mani della libraia ho sentito che qualcosa di me se ne andava via. Saluto, ringrazio e torno alla bici.

Nel tragitto di ritorno mi son detto tra me e me: E se me lo comprassi?

Detto – fatto, pedalo allegramente fino a giungere allo storico libraio milazzese “Filoramo” per informarmi dei costi e delle possibilità.

Entro nel negozio ma non trovo il Signor Filoramo. Mi guardo attorno per cercare la sua classica figura da libraio: alto, magro, dal volto allungato con i capelli lunghi, il collo snello da cui pendono gli inseparabili occhiali da lettura ed il suo sorriso di accoglienza con cui ti accompagna per i meandri della cultura.

C'è una accesa discussione tra i presenti a cui non voglio minimamente partecipare, voglio sapere se c'è una copia dell'opera e magari comprarla.

Chiedo informazioni sul libro al figlio di Filoramo e con la coda dell'occhio vedo la sorella. Come da nostra consueta ed unica abitudine ci salutiamo e finisce tutto lì.

Riferisco al ragazzo il nome del libro, ma il suo sguardo sorpreso e sbalordito non mi fa capire che abbia capito di cosa si ratti In quel momento urlo dentro di me: Signor Filoramoooooo!!!!!!!!! Dov'èèèèèèèèèèèèèèèèèèèè????????????????

Il ragazzo chiama in causa la sorella per ricercare il libro nel database. Con mia grossa “gioia” ripeto il titolo del libro per la seconda volta e quello che ottengo è un alzata di spalle.

Interviene la madre dei due, ovvero la moglie di Filoramo (l'ho capito dopo un po), che mi chiede nuovamente cosa volessi. Per la terza volta ripeto il titolo del libro, e stavolta sembra che la signora capisca di cosa si tratti (un grido di alleluia dentro di me si fa strada).

Intanto la ragazza uscendo dalla consuetudine dei semplici “CIAO”, mi domanda:

  • Ti sei laureato?

Mi chiedo:

  • Ma che vuole questa?

Rispondo educatamente:

  • No.. Sarei venuto qui per un libro.

Ribatte lei:

  • Io si! E tu?

Le allungo la mano e con un sorriso le dico:

  • Complimenti!

Accenna a voler prendere la discussione, ma subito chiudo:

  • Sono qui però per il libro, vorrei leggere.

Interviene la madre da dietro, dicendomi:

  • Ti sei laureato? Ma bravo! Ma che specializzazione ti prendi?

Senza aggiungere nulla, mi metto a guardare solo lo schermo del PC, con il sorriso sul volto ma con una grande voglia di fuggire da quell'ambiente claustrofobico dico semplicemente:

  • Sarei interessato al libro. Non so i discorsi che avete preso, non mi interessano. Vorrei delle informazioni sul libro se è possibile.

Risponde la figlia:

  • Ma mi avevi detto che ti eri laureato!

    Ribatto:

  • Per quello che ho sentito ti sei laureata tu. Comunque sarei interessato al libro.

    La Neo-Dottoressa sembra aver capito che sono interessato al libro e finalmente fa una ricerca sul database.

    Ci sarebbero 2 edizioni dell'Horcynus Orca, una economica a 15,00€ ed una di 25,00€, rispettivamente della Mondadori e della Rizzoli. La signora sembra aver capito che sono interessato al libro, ma da buona bottegaia Milazzese secondo cui devi fare quello che dice lei, come dice lei se no non ti vendo le cose, se ne esce con un:

  • Ma.. Sarà difficile trovare un testo di Narrativa in questo periodo, c'è una gran confusione. Forse ci sarà quello a 15,00€.

Chiedo informazioni sulla tipologia del testo e la signora si volta verso gli scaffali dei libri di narrativa e mi indica un libro in edizione economica.

Dietro sento la figlia che continua a parlare, ma le ho voltato le spalle e l'argomento non mi interessa.

La bottegaia si china per far finta di cercare il libro, sposta un paio di tomi e mi dice:

  • Non ci sarà.

Capisco che fa finta di cercarlo, ma se c'è il tomo da 15,00€ lo vorrei comprare dato che ho proprio la cifra in tasca, mi chino verso i libri ammucchiati da lei spostati, dicendogli:

- Se vuole le do una mano.

La bottegaia capisce che sono interessato, ma voglia di cercarlo non ne ha. Mi risponde:

  • Ma qui c'è una gran confusione.

Ribatto:

  • E' un tomo di 1200 pagine, abbastanza ingombrante, dovrebbe essere facile notarlo.

Le indico un tomo pressapoco delle stesse dimensioni. Dopo aver spolverato un altro paio di tomi la bottegaia mi risponde:

  • No, non c'è.

    Con la signora non si cava un ragno dal buco, mi alzo e mi rivolgo al ragazzo con cui l'odissea è iniziata chiedendogli:

  • Si può ordinare?

  • Certo.

  • Quanto passa?

  • Un paio di giorni.

  • Magari me la penso e ripasso.

    Tra il deluso, l'infastidito e l'incazzato guadagno la porta della bottega dei libri e me ne vado. Appena arrivo fuori inspiro una gran boccata d'aria, come se me ne fossi uscito da una lunga apnea subaquea.

L'Odisse continua.


venerdì 25 giugno 2010

Horcynus Orca

Di Stefano D'Arrigo.

Oggi ho preso il libro HORCYNUS ORCA di Stefano D'Arrigo presso la biblioteca comunale di Milazzo . Dovrò riconsegnarlo tra 15 giorni, ovvero sabato 10 Luglio 2010, ma già ad una prima occhiata si prevede una bella odissea di 1257 pagine scritte con un linguaggio intenso e profondo.
Tante le risposte che spero di trovare dalla lettura di questo libro, ma credo più che altro che abbia da ascoltare quello che le pagine del romanzo custodiscono. Ho trovato tante risorse on – line sul romanzo e credo che via – via le condividerò e le riporterò. Che nasca una nuova costa de l'isola di Melee? Ma si, ho proprio voglia di aprire un nuovo segmento dell'isola tutto dedicato all'opera, per cimentarmi in questa impresa.
Che le onde dell'oceano di Internet possano accogliere il mare custodito tra le pagine dell'opera.