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domenica 11 aprile 2010

Il 2 Ottobre 2009 .


Non è il 21 Aprile 2009.

La sera del 1 Ottobre 2009 ero in auto, avevo preso lo svincolo di ponente e mi dirigevo per immettermi nell'asse viario di Milazzo. Come al mio solito lo sguardo mi cadde in direzione dei Peloritani che celano Messina.
Gli occhi si sgranarono nel vedere una muraglia di nubi avvolgere le vette dei monti, lampi trapassarla da parte a parte illuminandola come una grande insegna al neon di Time Square a New York (NB: quella dove i Newyorkesi festeggiano il capodanno) e non riuscire a distinguerne i contorni.
Mi dissi tra me e me:
Mio Dio, cosa starà accadendo lato Messina?

Di quella serata non ricordo altro, forse andai a fare compere alla Coop, o forse andai a rendermi una birra con amici, il fatto è che scivolai nel cuore della notte fino all'indomani.
Il giorno dopo accesi la TV per far colazione e nomi conosciuti iniziarono a scorrere su testate giornalistiche fuori orario: Scaletta Zanclea, Giampilieri , etc. Dissi tra me e me:
Ma io questi nomi li conosco.
Continuai a seguire le notizie e cominciai a capire quello che era accaduto nel lato Ionico della mia Provincia: La montagna se ne era scivolata a mare travolgendo case, strade, pali, auto e.. Persone.
Nei giorni successivi fu un susseguirsi di proclami, slogan, visite ed accuse. Ancora ricordo lo sconforto nel volto del Sindaco Buzzanca di Messina, mentre affannosamente camminava nelle strade stracolme di fango e si sforzava di trovare assieme a gli altri sindaci delle città/paesi colpiti una sistemazione agli sfollati.
La TV lanciò l'intervista all'assessore alle politiche giovanili di Messina che fu l'unica a dire chiaramente: Siamo di fronte ad uno sconvolgimento climatico e la nostra provincia ne è stata colpita.
Iniziò il walzer delle visite a Messina, addirittura mobilitarono l'AVIS Provinciale ed i rappresentanti di tutte le AVIS della Provincia a partecipare ai funerali di stato nella cattedrale di Messina coi labari di sede.
In TV giravano appelli altisonanti delle istituzioni, vuoti e senza concretezza, gente (poveretta) urlava “Silvio salvaci tu!!!”. Il Responsabile Nazionale della Protezione Civile scendendo dall'elicottero dopo aver sorvolato la zona disse “Siete degli abusivi”. Gli uffici tecnici del catasto locali si affannavano a far vedere le pratiche che gli edifici erano in regola, mentre ripetutamente girava nelle reti nazionali la scena della donna a cui avevano demolito la casa senza preavviso perché abusiva. In pratica fu fatta una grande caciara, dove c'era molto fumo e niente arrosto .
I giorni diventarono settimane e queste mesi. Le persone dei paesi colpiti furono sfollate negli alberghi della costa e vi rimasero per 5 mesi.
Una mia cara amica mi raccontò i fatti da lei vissuti e cioè che nel giro di poche ore sul posto era caduta una “bomba di acqua”, praticamente nel giro di poche ore si era riversata sulla montagna tutta la pioggia che precipitava in un anno. La montagna se ne cadde a pezzi, travolgendo con valanghe di fango tutto quello che incontrava, ingolfando greti di fiumi, torrenti, strade, sbocchi di mare, auto, persone. Il fondale del mare lato ionico delle aree interessate si ridusse a 10m per i detriti riversativi .

Poi venne il silenzio.

Le Tv non parlarono, le radio si azzittirono, i giornali non scrissero più nulla perché la gente si era “Rotta la minchia di quello che era successo a Messina” , fummo lasciati a noi stessi.
In quei giorni credevo che almeno gli artisti, magari Lorenzo avrebbe detto una parola, un pensiero, avesse scritto una canzone o un pensiero per i morti, la distruzione di parte di Messina e Provincia, ma nulla di nulla. Siamo buoni a dare premi, riempire lo stadio del San Filippo, il Teatro di Taormina e dare premi intitolati a “Rosario Livatino”.



Quando il 14 Luglio Lorenzo parlò di Rosario Livatino mi sentì meno solo nella mia isola, quando nelle settimane a seguire del 2 Ottobre 2009 Lorenzo e tutti gli artisti Italiani stesero zitti, assieme alle autorità italiane, lì mi sentii nuovamente solo, come sempre nella mia isola.
Siamo carne da macello ed impariamo da buoni Messinesi che qui lo stato non c'è, che ce la dobbiamo cavare da soli, che magari a chiedere un favore ad un capo-zona locale non è poi male, dato che lo stato è presente per le tasse, per dar posto ai funzionari di uffici che non danno servizi e per presidiare il territorio con le forze dell'ordine .

“Se siamo insieme domani è già qui”
“Se siamo lasciati soli domani non c'è mai qui”..

Grazie ragazzi del vostro silenzio.

giovedì 4 marzo 2010

Villa Dante .

A Messina.

Leggevo Macno di Andrea De Carlo, quando una tra le tante frasi/periodi mi ha particolarmente colpito, la riporto:

“Andavo a correre nel parco per ore di seguito, per dimenticare il cibo e i milioni di parole a vuoto e lo schifo di vivere in questa città” .

Mi ha riportato indietro di oltre un lustro, a Messina. Quando per scaricare la tensione accumulata al policlinico, tra banchi, con colleghi, conoscenti, professori, chi mi era accanto, sui libri, per le strade di una città (che reputavo e reputo alla stregua di un cesso pubblico), la sera me ne andavo per le 19 a correre a Villa Dante. Memore di una Milazzo dove trovavi e trovi per quell'ora persone in giro, mi misi a correre.
Corri e corri, la tensione non si smaltiva. Continuavo a correre fino a quando mi accorsi che per la Villa non c'era più nessuno. Il parco è in pieno centro, ma scesa la notte ha un aspetto lugubre. Decisi di continuare a correre a più non posso, dato che ero in evidente aumento di peso e qualcosa pur dovevo fare.
Stremato dalla corsa, me ne andai a fare il salto con la corda. Scelsi una pavimentazione di mattonelle realizzata sotto un grande albero (simile a quelli della marina Garibaldi), nei pressi di un piccolo stabile dove di giorno i pensionati giocano a carte.
Iniziai a saltare. 10, 20, 30, 50, 100, 200 salti, sentivo il cuore impazzire. Volevo fare una serie perfetta di 50 salti ma non ci riuscivo. Arrivato a quota 48 inciampavo sul filo, sbagliavo e ricominciavo daccapo.
Più andavo avanti e più iniziavo ad inciampare sempre prima: a 40, a 30, a 20 salti. Quando arrivai ad inciampare a 20, raccolsi tutte le mie strenue forze e ricominciai. Detti un ultimo strenuo “colpo di reni” e riprovai nuovamente.
Arrivato a quota 15, un dolore lacerante e tagliente mi trapassò da parte a parte il petto. Mi mancò il fiato e mi accascia per terra. Al freddo e al gelo, in un parco abbandonata in un cesso di città, senza nessuno intorno, nessuno a casa che mi aspettasse (ero solo), senza un parente prossimo a cui dire: Aiuto! Raccolsi le mie forze, il fiato cortissimo come se avessi potuto morire da un momento all'altro tirandolo troppo, raccolsi le cose e tornai a casa.
Mi lavai e me ne andai a letto, non facendo menzione a nessuno di quello che mi era successo: Quella sera nessuno mi avrebbe cercato o telefonato. Tanto vale non disturbare nessuno, a chi avrebbe potuto interessare?
Il mese successivo andai a visita cardiologica all'ospedale di Milazzo tramite l'AVIS di Milazzo.
Il dottore mi rassicurò circa i fatti, ma dentro di me morii.

mercoledì 25 novembre 2009

Messinisismo .


E poi ?

Era il 25 Settembre del corrente anno, mi trovavo nel capoluogo di Regione per un corso di formazione. L'incontro raccoglieva persone un po da tutta la Sicilia: Enna, Catania, Agrigento, etc. tra cui Messina e Provincia.
Durante il convegno accade un problema tecnico al PC del formatore, il quale  informa i presenti che il mezzo in questione è il suo, dato che non era stato possibile fornirgliene uno lavorativo. Appena finita la frase, si alza baldanzosamente dalla sedia un Messinese  che comincia a fare il suo show:
Ma come è possibile che ti mandano senza PC. Ma è inimmaginabile che tu debba usare il tuo Computer per farci il corso! Ma chi è il tuo superiore? Tizia?
Sfoderando come un pistolero il suo cellulare, lo apre, mima il richiamo dell'agenda e continua:
Ora la chiamo, gliene dico due io, non è possibile questa situazione.
La formatrice ( sveglia e navigata ), sorpresa ed incuriosita lo osserva come si possa guardare un orangutango  muoversi dentro la gabbia, non muove un labbro ed attende che termina lo show. Finito il fiume torrenziale di parole, il Messinese chiude il cellulare, lo ripone nella tasca da cui l'aveva estratto e si siede a posto chiudendo la pantomima con un:
Ora la chiamo io.
Secondo te, caro navigante, alla formatrice è giunto il PC? Certo che no! E' giunta la telefonata al superiore? Certo che no! Abbiamo perso tempo? Certo che si! Il succo del discorso, dell'esempio raccontato riguardo al Messinisismo è fare chiacchiera e BASTA, dal cui discorso poi non si evince nulla se non uno stordimento generale, mal di testa e le idee più confuse di prima.

mercoledì 4 novembre 2009

Messina .


Si può chiamare Città?

Il mese di Ottobre si è concluso con un bazzicare e camminare per i vicoli di una Palermo eterogenea, aperta, commerciale, attiva, intraprendente ( per uno di una provincia assonnata ), piena di iniziative culturali, dinamica e propositiva, praticamente una Città.
Dall'altra parte dell'isola, nella provincia in cui risiedo, il capoluogo è Messina, struttura urbana che si prefigge il nominativo di “città”, forse per quello che fu  in passato, piuttosto che quello che è ora.
Un elemento che depone a sfavore del vedere Messina come città è l'organizzazione toponomastica: si parla di Villaggi e non di Quartieri.
Il quartiere è l'unità cittadina delimitata e funzionale, dotata di servizi sul territorio, che possono andare dai luoghi di culto, alla storia del posto, negozi, scuole, monumenti, farmacia, laboratori, mezzi pubblici, facendo parte della città stessa. Per quanto riguarda l'appellativo  Villaggio il discorso cambia.
Il Quartiere è percorso da linee urbane che lo attraversano legandolo e collegandolo ad altri quartieri, al centro cittadino ed al resto della città.
Nel caso del Villaggio il servizio pubblico lo deve raggiunge. Ciò premette che l'agglomerato urbano è staccato dal resto, isolato e ci si deve arrivare: arrampicandosi o scendendovi, quindi una struttura a se stante e scollegata.
Il Villaggio è un agglomerato di case senza una loro organizzazione spaziale, se non di esser disposte intorno alla piazza principale ( a differenza del quartiere che può contenere più piazze) o magari esser attraversato da una sola strada per tutta la lunghezza dello stesso ( il quartiere ha più strade che lo attraversano e si intersecano tra loro a formare una trama).
Il quartiere ha una sua identità storica, che affonda le origini sulle vecchie maestranze o lavoratori ivi residenti, con particolari eventi accadutivi ricordati con le proprie tradizioni; il villaggio è un gruppo di persone trasportate in un territorio a colonizzarlo, senza tanta memoria ( magari non si sa nemmeno il significato del nome dove ci si trova ) e che ancora si deve amalgamare.
Per quanto concerne i luoghi di culto per i cristiani il primo punto di unità macro-sociale è la chiesa, struttura presente in numero singolo o superiore all'interno del quartiere come punto di aggregazione. Nel villaggio non è detto che sia presente un luogo di culto, nel caso in cui mancasse ne verrebbe meno la funzione aggregante .
Per non voler limitare il discorso ad una osservazione parziale, rimando a fonti di toponomastica al di sopra delle parti. Collegandosi su Wikipedia è possibile vedere le Circoscrizioni di Messina e l'organizzazione in Villaggi e non Quartieri. 
Faccio un primo esempio, nella Circoscrizione II troviamo il Villaggio CEP. Toponomastica accertabile da una bella pagina obiettiva su Wikipedia, consultabile al sottostante link:


O per portare un altro esempio, nella Circoscrizione III abbiamo il buon “Rione/Villaggio Aldisio”, sempre consultabile sulla imparziale Wikipedia:
Da questi primi elementi socio/architettonici e culturali scritti di getto, ce ne sono tanti altri che mi sfuggono, vuoi per ignoranza personale, per formazione  appartenente ad altro campo, per tempo. Il concetto che voglio comunque focalizzare è : Messina è un agglomerato di Villaggi e non un incastramento Quartieri, declassando di conseguenza la struttura cittadina ad un gradino tutto suo che sta tra la città ed il macro-villaggio quale appunto è Messina stessa..

lunedì 5 ottobre 2009

Messina, inferno di fango .



Meno male che Antonio ce ne ha fatto ridere in tempi non sospetti.

Correva l'anno 2007 quando una valanga di fango si abbatte sul lato Ionico della provincia di Messina, in particolare Giampilieri. Polemica a non finire e poi silenzio.
Venerdì mattina accendo la televisione, il caffellatte riscalda i pensieri mentre la televisione annunci una valanga di fango su Messina. Notizie poco chiare, si parla di statale bloccata, linea ferrata chiusa ed autostrada sbarrata. Mi preoccupo pensando che la linea con Palermo possa esser bloccata, poi vengo a conoscenza che l'evento ha colpito il lato Ionico. Penso tra me e me: Di nuovo.
Prendo il treno per Palermo, durante il viaggio arrivano notizie nuove e sempre più nere: morti, case distrutte e pezzi di montagna franati.
Sabato le notizie si fanno brutte, i morti sono oltre 10, i dispersi una trentina, il fango ha sommerso la città di Scaletta Superiore, notizie senza speranza.
Domenica troviamo con Ale la Gazzetta del Sud a Palermo e la compriamo. La prima pagina è da tragedia, fiato alle trombe della polemica dell'annunciato, alla cronaca nera dei morti ammazzati, all'eroismo che cerca di salvare l'impossibile ( e ti tocca quando sai di uno della tua stessa età ), i politici che da avvoltoi si avventano sui cadaveri della sciagura per rilasciare denunce al vetriolo, chiudo il giornale. Sono semplicemente sdegnato da questo modo di fare.
Messina e provincia è una regione ad alto rischio idro-geologico, ha un territorio povero di pianure, le colline vengono disboscate e sventrate da palazzine, i greti dei torrenti soffocati da discariche abusive o ci si costruisce sopra svincoli autostradali, o su gli argini cementati assi di penetrazione urbana. Le foci delle fiumare sono tappate dal cemento armato di palazzine o muraglie di marciapiedi, decenni di speculazioni edilizie di palazzinari senza scrupoli hanno innescato una bomba ad orologeria pronta ad esplodere.
Ieri L'Acquila, oggi Scaletta Superiore e Giampilieri in provincia di Messina, domani a chi toccherà? Quale sarà la prossima bomba eco – edilizia che esploderà, mietendo altre vittime: Casa mia? Casa Tua? Meglio sperare nella casa del vicino?
Siamo tutti chiamati in causa, io il primo perché i danni di questo porcile lo paghiamo Io, tu, egli, noi tutti e decisamente mi comincio a stufare di dover sborsare denaro per tappare con credito sociale di stato voragini speculative capitalistiche/ mafiose.

giovedì 6 agosto 2009

Slogan per il posto ai disabili.

Davvero niente male .

Giorno 19 del mese scorso ero a Messina per lavoro, girovagando in zona municipio mi accorgo di uno stallo per disabili dalle linee giallo/viola, la vista mi sorprende e mi avvicino.
Guardo incuriosito il cartello e scorgo lo slogan sopra riportato, davvero una bella frase, pungente, breve e chiara. A Messina hanno avuto davvero una bella trovata.

lunedì 23 febbraio 2009

Libreria Ciofalo a Messina .

Si legge :-)

Valida libreria in zona Municipio a Messina, meglio delle locali milazzesi. Qui entri e almeno dovesti trovare i libri che cerchi. A Milazzo c'è poco e se non c'è devi aspettare a lungo. Qui ci si può perdere e svagarsi per una oretta abbondante, data la vastità dell'offerta.

martedì 7 agosto 2007

Ma guarda un po’ la NGI .





















Somiglianze

Dove avevo già visto il simbolo della NGI? Rosso con la croce gialla… ma nel blasone di Messina! A riprova che il gruppo è Peloritano. Quante cose riesci a tirar fuori da una immagine se riesci a leggerla.




venerdì 3 agosto 2007

Dolci tentazioni

Dolci tentazioni a Messina

A Messina in via 24 Maggio, c’è un laboratorio di pasticceria ad alta specializzazione, il suo nome è: Dolci tentazioni. Nel campo dei cornetti hanno raggiunto una capacità produttiva eterogenea grazie alla quale trovi la bellezza di 43 gusti differenti di cornetti. Puoi gustare dal semplice croissant, al cornetto panna e nutella ( il mio preferito ), passando per il cornetto al GALAK e per finire al cornetto melone e pistacchio ( mai assaggiato ).


La lista di 43 gusti differenti di cornetti!

Se c’è qualcuno sul web che conosce un posto capace di fare un numero maggiore di gusti diversi è tempo che parli, perché mi sa che Messina stavolta batte tutti!




venerdì 13 luglio 2007

Il campionato UISP appena chiusosi .

È calato un dolce sipario sul torneo .

Una settimana fa, il 04 07 2007, calava il sipario sul torneo UISP di basket nella provincia messinese. Cosa dire? Strutture fatiscenti, arbitri che non venivano alle partite, sfidanti assenti, palloni dati per grazia divina. Gira proprio il cazzo dato che a Messina è difficile divertirsi, giocare e figuriamoci lavorare!

Fortunatamente abbiamo stesso un velo ottundente di mangiare sulla situazione. Prima un salto al Mc Donalds per i ragazzini ( ci siamo rimpinzati di panini cancerogeni ) e dopo siamo andati al laboratorio di pasticceria “Dolce tentazioni” dove abbiamo assaltato i 43 diversi tipi di cornetti! Un dolce stordimento della coscienza a base di zuccheri e creme. Il mio cornetto era nutella e panna, la fine del mondo! Ma che si sentiva arrivare allo stomaco quando lo ingerivi….

Messina è ricca di laboratori di pasticceria, dove puoi comprare a basso prezzo dolci dell’ottima tradizione dolciaria peloritana, ma nasce una domanda: non è che a Messina si ricorre ai dolci per annebbiare la coscienza e non vedere il modo in cui la città è ridotta?