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mercoledì 12 novembre 2008

Tipi di fichidindia .

Ma quanti bei colori .

Il 10 di Agosto ho inforcato la tuta bianca, gli scarponi da camminata, il secchio ed il coppo. Superato il cancello della campagna, mi sono avventurato nella macchia mediterranea alla ricerca del dolce frutto in foto.
Il troppo caldo e la poca acqua caduta nel periodo estivo, faceva pendere sinistramente i fichidindia dalle pale, insieme ad una precoce maturazione. Ricorsi al mio occhio critico, aguzzai la vista, iniziai a camminare per un po ed i frutti non tardarono ad essere raccolti.
La raccolta andò bene, presi una cosa come 30 frutti, ma quello che maggiormente mi piacque della “battuta di caccia” fu poter recuperare tutti i colori / tipi di fichidindia.
Da destra verso sinistra nel piatto nella foto sovrastante possiamo ammirare: Il ficodindia sanguinella, l’arancione ( non so come si dica in locale ), u ‘suffareddu ( la gialla ) ed infine la più pregiata di tutte, ovvero la ‘muscaredda ( bianca ). Questi sono i nomi con cui al Capo di Milazzo chiamiamo le varianti dei fichidindia.
Difficilmente in altre occasioni mi era capitato di trovare in un’unica battuta tutti i colori a me noti, vista l’importanza dell’evento, l’ho voluto condividere con tutti i lettori dell’isola di Melee.

giovedì 30 ottobre 2008

Escursione nella campagna del Capo di Milazzo .

Gigli selvatici locali.

Il mese di Settembre al Capo vuol dire lunghe passeggiate, d’altronde è il momento migliore, l’aria si rinfresca e le giornate sono ancora lunghe.
Giorno 19 ( se non erro doveva essere un Venerdì ) di Settembre, mi ero messo nel cuore la voglia di farmi una girata per la campagna, ma non nei soliti posti, volevo scoprire qualche nuova zona dove non ero mai stato.
La curiosità mi portò nella campagna davanti alla villa Muscianisi, per cui scavalcato il muro e tenutomi a debita distanza dalle case con i cani, inizia la mia piccola avventura.
Gli ulivi risentivano della poca acqua caduta nei giorni precedenti, l’erba era secca e dove la mano dell’uomo mancava da molto tempo si vedevano i rovi guadagnar terreno. Anche quando si cercava di strappare spazio ai rovi per recuperare terreno libero, le piante infestanti non arretravano tanto facilmente.
Incappai in un rudere di una casa in mezzo alla campagna. Preso dalla voglia di scoprire cosa ci fosse mi avventurai. La struttura constatava di due stabili, il primo era una casa in momentanea pausa di restauro, l’altro era una ex – stalla, rifinita di tutto punto. Sazio di particolari mi avventurai per il ritorno.
Mi caddero per terra le chiavi. Piegando verso il terreno per raccoglierle, notai un brulichio di macchie marroni. A prima battuta pensai “Formiche!”, ma qualcosa non mi quadrava. Per essere formiche erano troppo grosse e larghe. Guardai meglio e notai una forma a ragno, con 3 zampe per lato e formulai il concetto: Zecche! Manco finii di dirlo e mi guardai le gambe, una decina di insetti mo si arrampicavano. Preso dal panico le tolsi in fretta e furia, contandone una decina , per poi scappare via.
Giunto il prossimità della strada, l’occhio fu catturato da una macchia rosa per terra, ai piedi di un ulivo secolare. Incuriosito mi avvicinai e scoprii dei bellissimi gigli selvatici rosa. Tolto dalla tasca il coltellino svizzero, la lama ebbe la meglio sullo stelo del fiore, che raccolsi e portai con me.
Fortuna volle che preferisco ricordare la camminata per i gigli rosa piuttosto che per le zecche, ma capita sia il bello che il brutto in una avventura.

mercoledì 29 ottobre 2008

Video su Capo di Milazzo .



Con toni semplici e diretti, raccontando quello che c’è, il video ti permette di fare una escursione per il promontorio del Capo di Milazzo.
Terra dalla bellezza mozzafiato, immersa in un mare blu intenso, incastonata tra la terraferma e le eolie, adornata da verde smeraldo cinta da una corona di pietre calcaree.
Il video rende la bellezza del posto e ringrazio pubblicamente il suo produttore per aver realizzato questa perla che descrive la mia terra.

martedì 2 settembre 2008

Pomeriggio a mare .

Venerdì pomeriggio ( 08 del mese scorso ) mi squilla il telefono, Daddo mi diceva quatto – quatto di prendere maschera e boccaglio per andarcene a mare. Partito il Vespone e salito per il Capo di Milazzo, arrivo a casa sua e suono.
Pochi minuti e Davide non si fa attendere, destinazione baracca di Antonio. Fatta una discesa ripida e difficile ( che in seguito scoprirò fatta regolarmente da Antonio con il motore ), un angolo di paradiso marittimo capiciano si apre ai nostri occhi.
Salutato il padrone di casa e fatto il punto della situazione, inforchiamo pinna e maschera per un tuffo in acqua, alla ricerca di chissà cosa.
Un paio di immersioni vanno a vuoto, poi Davide trova una maschera. Incuriosito da un relitto di ferro a circa 5 m di profondità, mi immergo per scrutarlo. Era un pezzo di una nave con avvinghiate intorno reti morte. Non ci vedo nulla di particolare se non un relitto ingombrante in ferro, ma Davide scorge qualcosa di più.. Si immerge subito a gran velocità, sguainando il coltello e mollando fendenti in un anfratto del relitto. Finita la riserva di ossigeno risale e gli domando:
- Che hai troavato?
- Un polipo!

Non me lo faccio ripetere 2 volte che parto alla ricerca del pesce. Il grandissimo figlio di buona donna va a rintanarsi ancora di più nell’anfratto, gli molliamo colpi di coltello, scuotiamo il pezzo di lamiera, ma lui nulla, niente lo smuove. Indispettiti arriviamo all’idea di portare in secca tutto il pezzo, polipo all’interno, ma dopo un paio di immersioni e pochi metri l’idea viene cassata: nulla da fare siamo troppo stanchi.
A Davide viene l’idea dell’erba per stanare il polipo, così mentre lui va a riva per prendere il vegetale necessario, io resto di guardia all’imboccatura della tana. Durante l’attesa mi viene un’idea: E se giocassimo d’astuzia, nell’attenderne l’uscita dalla tana, ricoprendo il varco con il retino?
Finisco di formulare il concetto e già vedo Daddo immerso ad inserire l’erba nella tana. Il polipo tutto inferocito sbuffa fuori acqua ed erba, sabbia e detriti, nonostante tutto il trambusto l’erba irritante non lo stana. A questo punto Davide punta all’arpione ricurvo per stanarlo, ma per prenderlo deve tornare a riva, nel mentre io gioco d’astuzia: Tendo l’agguato al polipo.
5 minuti di attesa con calma e a debita distanza dal rifugio del mollusco, mi permettono di avere ragione. Mette fuori il primo tentacolo, il secondo, il terzo, quando è uscito tutto non ha neanche il tempo di capire che è in trappola, perché gli chiudo la via di uscita alle spalle: Il pesce è in trappola.
Tutto orgoglioso faccio rotta per la riva, guardo ed ammiro il polipo battuto in furbizia, ma è troppo presto per cantare vittoria. Il retino è bucato, il polipo fermo non sta e come un forsennato cerca una via di uscita. La trova, la allarga, esce i tentacoli uno dopo l’altro e a me non resta che accorge mene con la coda dell’occhio mentre scappa. Incazzato nero gli mollo una coltellata, ma lo stronzo di tutto punto mi sputa il nero in faccia e si dilegua.
Rammaricato della perdita torno dagli altri, meno male che “ci consoliamo” con pane caldo, ricci e patelle. Una merenda da favola.
L’esperienza mi ha permesso di vedere un capiciano pescare il polipo, se avessi avuto un mezzo di ripresa subacqueo, avrei girato il mio primo documentario intitolato “ La pesca del polipo capicina”. Pur non avendo il mezzo di registrazione le sequenze si sono impresse indissolubilmente dalla mente, per cui quando voglio è come riviversi quella avventura e giocare d’astuzia con il polipo.

venerdì 22 agosto 2008

Escursione alle Grottacce .



Era un po’ che mi frullava per la testa di pubblicare le foto di quella mia immemorabile escursione a “Cala delle Grottacce”.
Ricordo che vi arrivai per mare, la strada terrestre la conoscevo ma non mi andava di percorrerla perché mi ricordava troppo la buona anima di Tommaso. Per non farmi un viaggio allucinante nel dolore verso una persona improvvisamente scomparsa, inforcai la mia cara Laika ( il kajak ) e la varai. La scelta fu buona perché tra una pagaiata e l’altra, un lungo sguardo all’alta scogliera, alle piante e alle insenature incontrate, senza accorgermene giunsi in questo incantevole scorcio di costa Milazzese.
Quello che mi colpì da subito furono gli ulivi cresciuti a pochi metri dalla battigia, su terra strappata ala roccia con terrazzamenti costruiti da esperte mani. Le terrazze erano e sono tutt’ora abbandonate, ma le piante continuano a cresce rigogliosamente.
Tirata la barca in secca, mi diedi alla pazza gioia di fotografare piante, fiori, grotte e scogliera, in pratica feci un accurato reportage fotografico. Queste foto da allora mi hanno sempre accompagnato, ricordandomi i bei momenti vissuti, per cui se ce le ho io, perché non condividerle con qualcuno che il mare lo vede una sola volta l’anno? Come magari il lettore assiduo dell’Isola di Melee che viene a farmi visita quotidianamente da Ivrea? Saluti a te, silenzioso ma assiduo frequentatore di questi lidi:

AVE ATQUE VALE.

martedì 19 agosto 2008

Fichidindia locali.

Gli ultimi superstiti .

Sabato 9, mi prende la voglia di fichidindia. Tutto allegro, ma con ancora la fifa delle zecche di sopra, opto si di andare a raccogliere i frutti, ma munito di tuta bianca, così se le zecche mi dovessero salire addosso, sono in parte protetto e posso rimuoverle con agilità .
Inforcato il “Coppo”, un bel secchio da vernice ( ormai vuoto da tempo ), indossata la mia tutina bianca conficcata fino alle caviglie degli scarponi da trekking, mi reco nella campagna.
Contento e spensierato mi raccolgo i fichi, con calma e tranquillità, scoprendo addirittura una pianta di frutti addirittura bianchi! Dico così perché oltre ai classici fichi arancioni detti Suffareddi, ci sono i bellissimi fucsia detti Sanguinelli ed infine i bianchi chiamati Muscareddi. È stata una gioia trovarli ed un piacere infinito sarà riprodurre per talea la pianta in questione in un mio angolo personale, in modo da potermi gustare personalmente e curare questa variante di frutto, rara e personalmente preziosa.

lunedì 18 agosto 2008

More selvatiche .

Buone!

I primi di Agosto (se non erro era il primo ) mi è venuta la felice idea di raccogliere le more in contrada Trinità.
La giornata era buona, ma qualcosa non mi quadrava. A parte il caldo, più cercavamo le more e più queste erano poche e per di più secche. Infastidito dalla difficile situazione, mi sono ricordato di un paio di posti nei pressi della campagna, dove di certo qualche frutto c’era, per cui fattoci coraggio la rotta per la destinazione è stata presa.
Mi salta agli occhi un particolare, strano, e cioè l’erba dal fusto alto…. Sfioro un ciuffo con la gamba e sento pizzicarmi lo stinco. Abbassato per controllare, vedo un piccolo ragnetto salire sulla gamba. Ragnetto? Aspè… Ma i ragni non salgono addosso alle persone, ne hanno paura! Cosa diamine è? Guardo meglio e notando 3 zampe per lato, un corpo dalla forma e colore a chicco di anguria, riconosco subito una bella e schifosa ( nonché disgustosa ) ZECCA! Bastarda di Eva me ne sono tolto una decina dalle gambe.
Iniziata a scendere la sera e riempito il porta- pranzo, abbiamo raccolto le ultime more, sigillato i contenitori e fatto rotta per casa. Bella esperienze, ma ancora adesso nel pensare alle zecche mi prendono le parestesie agli arti inferiori.

martedì 12 agosto 2008

Falò a Rotolo.


Stessa storia, stesso posto ma… TANTO BORDELLO!

L’orologio segna le 19 passate di un pomeriggio di mezzo Agosto quando il cellulare squilla . Davide mi chiede:
- Compare che fai?
- Lavoro..
- Bene, appena finisci ti metti il costume e ci raggiungi a Rotolo, che c’è un Maxi falò.

Non me lo faccio ripetere più di due volte, accetto e cerco di sbrigare le ultime cose in sede. Preparato lo zaino delle occasioni con l’indispensabile e qualche attrezzo utile, inforco il Vespone e parto per il Capo di Milazzo.
Parcheggiato il mezzo, scendo le scale, quando a metà strada un agguato di Marco mi fa salire il cuore in gola ed urlare dalla paura :-D
Ripresomi dalla sorpresa arrivo quatto – quatto alla baracca, dove i preparativi per la serata icombono. Birra in frigo, superalcolici pronti, succhi di frutta per addolcire, Red – bull per la Vodka, schweppes e tequila ai loro posti. Gli ingredienti per la festa ci sono tutti, manca solo il companatico.
Iniziamo a stappare le birre per alleggerire la serata, ma manca da mangiare per allentare la presa dell’appetito. Fortunatamente iniziano ad arrivare gli altri a scaglione, portando niente po’ – po’ di meno che: Focaccia! E di tutti i gusti.
Il grande Marco prepara dei tavoli semplici ed immediati. Piazzate delle tavole per coprire i fondi delle barche, il buffet di focaccia ai tanti gusti è servito sotto un cielo di stelle. I ragazzi non si fanno pregare ed ha inizio la mangiata.

Ora tequila e campanella !

Finita la focaccia, è ora di iniziare il giro di tequila e campanella . Il gioco è molto semplice, ti sdrai su una sedia sdraio, uno ti versa la tequila nella bocca spalancata mentre l’altro aggiunge la schweppes. Colmate le fauci di bevanda, un terzo suona la campanella e da il via al quarto per shakerare la testa. Un po’ rincoglionito mandi giù il cocktail, ma è buono. Volete provare? :-D




All’assalto dell’isola del tesoro!

Riempita la panza e inibito quel tanto che basta il super – Io con una bastonata di alcool, inizia la guerra di gavettoni . Tubi di gomma, palloncini ad acqua e bacinelle colme di liquido le armi, prigionieri nessuno, colpiti… Tutti!
Per riempire la bacinella c’è una fila impressionante e di acqua ce n’è poca, mi viene la felice idea di usare quella di mare. Non l’avessi mai fatto.
Calatomi per riempire il contenitore, sento arrivare alle spalle un colpo di bisonte che mi trascina in mare. Era Marco che mi buttava in acqua. Emersa la testa, sento la sua frase:
- Volevi rubare in casa del ladro?

Risposta mia:
- Nessun prigioniero.

Inizio a menare gavettoni a chiunque, agguati da siepi su ignare vittime, cascate di acqua da dietro le ante aperte delle porte, finte indirizzate verso il povero ignaro che si pregustava la visione del vicino bagnato ed invece fa una faccia indescrivibile quando viene inzuppato. Una guerra totale, finita poi in mare.
La battaglia marittima vede principalmente 2 mezzi navali: L’isola del tesoro ed il materassino matrimoniale. Salti per accaparrarsi uno o l’altro mezzo, finiti con tuffi in acqua perché la superficie era viscida. Gavettoni addosso al momentaneo conquistatore del mezzo gonfiabile, per poi essere scaraventato in acqua o dagli spruzzi, o dagli assalti o dai capovolgimenti. Speronate tra i due mezzi acquatici, tra cui uno in cui Peppe mi usa come passerella per andare all’arrembaggio dei vicini. Anche in questo caso un casino impressionante.

Il caldo fuoco vicino alla riva.

Finita la battaglia marittima, ci acquattiamo vicino al fuoco per riscaldarci un po’. Fortunatamente con Peppe eravamo andati a fare un po’ di legna per la spiaggia, spostando massi per recuperare legni incastrati, o scagliando io stesso a più riprese massi per spaccare una radice di albero, ormai casa di formiche incazzatissime dell’espropriazione della loro dimora . Il calduccio del fuoco ci permette di rilassarci e riprenderci.


E vai con il secondo giro!

Potevamo fare un solo giro di tequila bum – bum? Noooo. La campanella torna a squillare mentre le teste sono shakerate. La lotta ha messo fame, per cui si aprono le angurie. Nel combattimento abbiamo avuto una ferita ( Paola ), subito curata da me ( non ci posso fare niente, ce l’ho nel sangue che voglio fare il medico ) .
Scoccata la mezzanotte arriva il dolce: pane e nutella per tutti! La spiaggia è un porto di mare, persone vanno e persone vengono, non ci si raccapezza più di quanti siamo. L’importante è far bordello sulle note dei Tinturia, Almamegretta e tutto ciò che abbia abbastanza BPM da poterti far muovere le gambe e cantare.
Le casse hanno pure pompato i Village People con YMCA, e vi sembrava che non ero in prima linea a far caciara? Eravamo una fila di 10 casinari a muoverci per divertirci!

Beato tra i Balubbi! Glu – glu – glu.

Ad un certo punto una ragazza ha fatto girare un Bloch - notes per raccogliere i nominativi di chi voleva partecipare a: Beato tra i Balubbi.. Ehm… Volevo dire Beato tra le Donne. Volevano che partecipassi pure io, ma l’orologio suonava le 1:00 e la via di casa si apriva.
Con il cuore gonfio di gioia e le tasche piene di bei momenti indimenticabili, insieme a Davide, Giuliano e consorte risaliamo i gradini verso la strada.
Salutati i presenti ed avviato il pedale, lo scooter si avvia. Ero già in strada quando un tenero venticello mi accarezza il volto mentre io con il mio fido Vespone targato Firenze, ci facciamo strada sotto un cielo stellato senza uguali.

Ps: Dedicato a Livio. Eri lontano, ma eri nei nostri cuori. Spero che leggendo queste righe abbia potuto assaporare questa bella esperienza.

venerdì 27 giugno 2008

Bellezza di un fiore .

Un fiore di cappero è una cosa molto particolare e fuori dai luoghi comuni. Ti ritrovi a camminare per sentieri inospitali, scogliere a picco sul mare, in mezzo a sassi, sotto un sole cocente che trapassa la trama del cappello, secca ogni pianta e spacca il terreno, per trovarti davanti una pianta dal verde smeraldo, incorniciata dal cielo o dal mare blu.

Sorpreso ti avvicini per scrutare questo cespuglio, abbarbicato su una roccia, con i lunghi rami pendenti a strapiombo nel vuoto, dalle piccole foglie incastonate nella nicchia scavata nel muro. Guardi questa pianta arroccata nella roccia più inospitale, dove in un anfratto trova un pugno di terra mista a sabbia a cui si attacca, senza cedere mai e l’unica cosa che puoi fare è scrutarne le parti.

Sotto i rami pendenti come dei salici piangenti, si intravede il cuore nodoso del corpo della pianta, forgiato dal sole che lo cuoce, la salsedine che lo brucia, il vento che lo strazia e le voraci mani umane che strappano i germogli più teneri.

L’occhio cade sui rami piangenti, da verde intenso, vivi, splendenti. Alle estremità dei rami, tra le foglie di un colore sempre più verde e sempre più morbidi, qua e la fanno capolino i boccioli del fiore.

Boccioli, ora piccoli e teneri, ora grossi e tesi, quasi esplodono, volendo gridare la vita che racchiudono. Scorri i boccioli e trovi il primo, il secondo ed il terzo sbocciato, piccoli bracci verdi che racchiudono il fiore. Petali bianchi come la spuma del mare in burrasca, o nuvole nel cielo quando sembra di smeraldo, come un velo di sposa all’altare che ti attende o come il latte appena versato sulla tazza.

In questo lago di bianco spuntano i pistilli viola, che sfumano dal bianco ad un colore sempre più acceso ed intenso. Sembrerebbero delle labbra da baciare o un fiore da cogliere. Guardandolo pensi che abbia un profumo ammaliante, ma mentre ti ci avvicini per assaporare, rischi di finire impinzato da una vespa o altro imenottero che sugge nutrimento.

lunedì 2 giugno 2008

Falò a mare .

Ci siamo combinati meravigliosamente male .

Squilla il cellulare, vado a rispondere, ma la linea cade: era Marco. Proviamo e riproviamo a telefonarci per tutta la giornata, ed alla fine ci mettiamo in contatto. È ufficiale, stasera mangiata nella sua baracca a mare.

Preparo lo zaino dei grandi eventi, mettendoci l’indispensabile e parto. Resto bloccato 40 minuti nel traffico milaito, ma la buona musica ed il mio fido cellulare, mi permettono di arrivare alla meta.

Sul posto incontro il Giuseppe, che amorevolmente mi carica di roba da portare. Prendiamo la via della discesa a mare e a metà strada troviamo Simone. Saluti, baci e abbracci insieme a qualche sfottò e la marcia riprende.

Scavalcato il 200° ( circa ) gradino, il campo di battaglia della sera si mostra in tutta la sua completezza. Maxi tavolata e tavolo satellite per poter mangiare, angolo pasta con sugo dal delicato profumo che si fa strada nelle narici, angolo tintarella di luna ed angolo barbecue.

Affianchiamo i ragazzi nel preparare la serata: sistemiamo i peperoni, i pomodori ed appena acceso il fuoco partono le melanzane per essere grigliate. Le verdure si avvicendano sui ferri roventi mentre il carbone di inizio danze comincia a finire. Logicamente partiamo i nuovi sacchi, ma c’è qualcosa di strano nella carbonella.. E’ carbone compattato, dalla tenera forma di “stronzi di cavallo”, i commenti sull’acquirente fioccano come petardi a Capodanno.

Arriva il resto della comitiva, partono i primi panini a base di verdure grigliate ( i peperoni amorevolmente e volontariamente spellati da Ramona ), mentre la pasta viene calata nell’acqua bollente. Mario fa i piatti, mentre l’appetito si fa strada nello stomaco.

A metà serata sono arrivati i vicini di baracca extra-comunitari e sono stati accolti con birra, pasta e panini. Su invito di Peppe, andiamo ad aiutare Simone ad arrostire.

Pancetta, salsiccia condita, salsiccia semplice, salsiccia grossa e spiedini di carne. Abbiamo arrostito a più riprese, senza interruzione, con gli “avvoltoi” che si catapultavano ad ogni calata di graticola… Io e Simone abbiamo utilizzato il metodo Cesare ( il mio padrino ): à ‘rusti e mancia, con bottiglia di birra ghiacciata accanto, i migliori pezzi appena scesi messi nel nostro piatto ed un filone di pane a portata di mano. Ci siamo rimpinzati per benino. Senza scordarci che c’era il pane con la nutella…

Finito di arrostire, parte la guerra dei gavettoni: bacinelle, bottiglie, palloncini, tubi per irrorare, missioni kamikaze per aggirare la baracca e prendere alle spalle chi era “ancora asciutto”.

Rigovernato il campo da battaglia e raccolte le mie cose, mi sono indirizzato a casa, facevo un puzzo di fumo e carni grigliate.

martedì 18 settembre 2007

Le grottacce o “ I ruttazzi ” .

Una delle grotte del posto ed il suo respiro .

La mia idea di mare è le grottacce. Lembo di spiaggia raccolto tra due scogliere a strapiombo, dove non ci sono case, l’ulivo cresce a pochi metri dal mare, non ci sono persone, ci arrivi con qualche disagio da mare e con difficoltà da terra. Posto libero dove trovi un po’ di serenità e ci mediti.

L’ultima volta che ci sono sceso in compagnia ero con la Buonanima, poi non ci ho portato nessuno se non io. Mi manca andarci a mare, immergermi in quelle acque blu, è sempre Milazzo, ma sembra un altro posto, incontaminato ( quasi ), vivo, forte ed aspro, sembra la Grecia, ma non lo è, sembrano le Eolie, ma non lo sono.

Sembra…. Sembra tutto e niente, perché sono loro,forse ultimo lembo di Capo di Milazzo dove rifugiarsi?


martedì 21 agosto 2007

Capo di Milazzo .


Le immagini parlano da se, questo è il Capo di Milazzo un posto dalle bellezze mozzafiato. Tutto quello che trovate alla voce “Capo di Milazzo” parla di questa terra. Terra dove è nata mia nonna Stefana, e prima di lei i miei bis – nonni ( Stefano e Maria ), dove ho trascorso l’infanzia e la prima adolescenza. Posto che mi ha dato tanto ma che ha preteso molto da me. Terra maledetta da amare: questo è il Capo di Milazzo.






lunedì 13 agosto 2007

Insalata con Capperi alla Capiciana .

Bella presenza e buon gusto .

L’insalata ritratta nella foto l’ha preparata mia madre domenica a pranzo. È semplice e veloce da preparare, bastano dei pomodori maturi tagliati a fette, qualche foglia di basilico fresco, un po’ di peperoncino fresco tagliato a tocchi piccoli, Capperi alla Capiciana sciacquati sotto l’acqua corrente ( per togliere il sale ) ed un filo di olio extravergine di oliva. Servire in tavola per accompagnare carne arrosto o come secondo e vedrete che la mensa assume una tonalità estiva .




giovedì 9 agosto 2007

C’è cappero e Cappero .

Al Capo di Milazzo si usa raccogliere le cime della pianta di cappero. Trattate e salate ( come raccontato in altro post ) sono pronte per riposare. Trascorso il periodo, si possono usare su tutto. La mia versione preferita è sopra una montagna di pomodori tagliati a spicchi, dove il verde del cappero raccolto con la foglia risalta e contrasta sul rosso vivo di una insalata estiva… mi è venuta fame.

mercoledì 18 luglio 2007

Capperi sotto sale alla capiciana.


Messo a mollo il raccolto per una settimana abbondante, si è cambiata l’acqua ad intervalli regolari, fino a quando il cappero ha perso il suo colorito verde smeraldo per acquisire un colorito verde militare. Tastata la consistenza dei piccioli per saggiarne la morbidezza ed elasticità, si è proceduto a scolarli e risciacquarli.

Il passo successivo è stata la salatura con una proporzione del 30 - 40% di sale sul peso sgocciolato. Versato il sale sui capperi e mescolati fino ad omogeneizzare il tutto, il passo successivo è stato l’inscatolamento. Lentamente a ciuffi singoli i capperi alla capiciana sono stati messi dentro le bocce, stando accorti a premerli bene e non lasciare spazi vuoti tra i capperi.

Lasciate due dita di spazio tra la superficie dell’inscatolato ed il tappo, si procede alla chiusura e alla messa a riposo per 3 mesi del preparato.

BUON APPETITO!