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venerdì 6 marzo 2015

Memorie .

Varie le tipologie .
Cammino sotto la pioggia, è battente e continua da stamane. Non accenna a calmare. Ho lasciato alle spalle Via delle Giudicarie, non vorrò rimettervi piede, sgattaiolo come un ratto tra vicoli e sentieri collaterali, non voglio esser visto, sono come un animale ferito che si trascina.
Le gambe mi portano verso il sentiero che percorremmo in bici assieme, altra fitta al cuore, ma è un dolore diverso, quasi tollerabile, ho recuperato un altro pezzo di me stesso e finalmente messo assieme a gli altri, è come se il dolore sempre presente diminuisse di intensità e finalmente provenisse da una parte viva e non più marcia da rimuovere.
Guadagno il poggio, mi siedo sulla panchina e come un padre che va a recuperare il proprio bimbo abbandonato, mi siedo, accanto a lui e lo guardo per del tempo. Non so quanto, forse sono secondi, minuti o decine di minuti, un beccheggiare sulla seduta intercede a intervalli in cui chiedo scusa al mio ragazzo per quello che gli ho fatto fare.
La pioggia batte e trapassa quasi le ossa, ma qualcosa si muove quando vedo nella panca e non vedo nessuno, un treno di allarme mi desta, mi sveglia, noto degli smile disegnati sui chiodi di fissaggio, uno di questi sorride. Ricordi di una sera in riva al mare dove invitai Rosa a guardare all'orizzonte dove c'era un piccolo puntino luminoso in mezzo al buio. Ecco, stavolta sono Io che ho visto il puntino luminoso all'orizzonte, un sorriso spezza il defluire delle lacrime, mi alzo e prosieguo.
La memoria fisica mi porta verso il supermarket, senza essermi scordato della farmacia, della posta e poi il cimitero. Ma queste sono altre storie.
Lasciato il campo di cipressi per cui mi sono aggirato come uno zombie per i vicoli, i corridoi, i viali e vialetti, come un moribondo, mi portavano le gambe, il cervello era sconnesso, non pensava, non ragionava, era come una finestra aperta per far entrare quel che proviene dal fondo, con pochi filtri e molti vomiti di ricordi.
Arrivo a Piazza Dante, non prima di aver intravisto dal finestrino, nel tram opposto al mio, una sagoma di schiena che avrei riconosciuto tra migliaia. E' freddo, gelo, umido, sono zuppo di acqua ed umidità. Mi perdo, cerco di usare il gps del cellulare, ma è così rodiro di acqua che a tentoni riesco ad avviarlo. Guadagno la piazza e dico una preghiera tra me e me. Scusandomi con me stesso e recuperando un altro pezzo di me stesso.
Mi perdo tra i vicoli fatti di parcheggi di auto lambenti case squadrate e dalle facciate impeccabili, alberi piangenti di foglie e pioggia, arrivo non so come all'ufficio dell'USL. E' un tuffo nel nero del dolore. Forse una bici appoggiata in rastrelliera mi dice che “saresti” lì. Forse non ho voglia di star troppo lì. Me ne vado, le gambe mi portano tra vicoli e colonnati verso il Sentierone, dove camminammo davanti a quelli delle castagne.
La stessa sensazione di prima, cammini per inerzia, sono le gambe che ti portano, spinte da una memoria impregnatasi sui muscoli, le ossa, le articolazioni, le viscere, i singoli neuroni degli archi riflessi si spremono per sputare via il dolore. E' il tuo corpo che si desta, ricorda in ogni sua piccola cellula e ti porta, tu sei spettatore semi-attivo fino a quando non raggiungi la destinazione ed è come se si togliesse il pilota automatico e torni a guidare il tuo corpo.
Al Sentierone non ce la faccio più, sono bagnato fradicio e lercio. Ho freddo e fame, basta, si fa rotta per Brescia.
Ma nei giorni a seguire la sensazione ritornerà, quando camminerò per città alta, alla ricerca di quella bella luce per far foto, per ripercorrere le vie dove passo dopo passo mi facevi a pezzi con il machete e ti cibavi di me, mentre Io con un sorriso ebete ti seguivo. Ma anche questa è un'altra storia.

martedì 6 gennaio 2015

Ritorno a sentir messa .


Chiesa del Carmine .
Martedì 24 Giugno, per il calendario Cristiano è San Giovanni Battista, mio nonno avrebbe compiuto l'onomastico. Il giorno prima sento mia nonna per telefono, mi ricorda dell'onomastico del defunto nonno. Qualcosa dentro mi dice di andarci.
Sveglia naturale, senza orologio. Preparato per uscire, salto la colazione dato che è Martedì; ho deciso di uscire di mattina e far colazione fuori, pure un cornetto comprato al panificio e mangiato sotto un albero, ma devo uscire fuori.
La messa verrà celebrata alla Madonna del Carmelo. Durante il rosario a poco a poco ci riuniamo vicini nei banchi: Io, Claudio, mamma con la nonna ed infine papà. Spero il nonno ci possa vedere da lassù. Prego per lui, per i miei cari.
Durante la celebrazione una frase torna alla mente:

L'idea scattò fulminea agganciando in fondo al cervello un'immagine prigioniera e sigillata per anni da una dura cicatrice, lampeggiò aguzza come un rasoio tagliandogli l'anima crudelmente, prima che potesse rendersene conto e chiudere il varco, l'immagine uscì con tutta la forza di una molla lungamente compressa .”

Manfredi V. M. , L'oracolo, Stabilimento NSM – Cles ( TN ), giugno 1992, Arnoldo Mondadori Editore SPA.

Non sono anni, ma 8 mesi, oltre 200 giorni ( per la precisione 245 ), diamogli un senso sintetico: più di mezzo anno. Da cosa? Da l'ultima volta che sono entrato in chiesa per sentire una messa.
Era Domenica 20, tardo pomeriggio. Dopo esser stato “sfanculizzato” fuori casa e per passare il tempo mi misi a camminare per Bergamo, fui portato di fronte a nostro Signore Gesù Cristo. Andammo a messa e ci sedemmo accanto, per farmi vedere la tua chiesa, dove pregavi per me, per farmi conoscere Don Carlo che ti aveva tirata via dalla depressione ( cosa non si fa pur di non andare da uno psicologo ) e per andare a messa assieme di Domenica.
Il ricordo era sedimentato nel dimenticatoio, per non soffrire, per dar pace, per guadagnare tranquillità, ma il dimenticatoio si è intasato, è saturo e se non spurgato come una fossa nera, le cose ivi allocate emergono con prepotenza e si presentano.
Mi ha fatto male sentirmi preso in giro davanti a nostro Signore Gesù Cristo, di pari passo mi sono sentito stupido nel pregarlo di benedire la strada intrapresa. Mai in vita mia mi sono sentito tanto cretino. Mai, davanti poi al Principale..

venerdì 27 giugno 2014

Agamennone ed il Ricordo .

Forse Agamennone non ricordava più il sacrificio tremendo, disumano, di Ifigenia, vittima innocente immolata perchè si compisse l'impresa. Oppure aveva sepolto il ricordo nelle profondità più oscure dell'animo. Ricordava solo il torto subito, la congiura e il massacro, il tradimento della sposa.

Il ricordo diventa un oggetto quasi palpabile, con una sua dimensione, quasi reale, toccabile. Sembrerebbe che si possa modificare, toglierne, tagliarne le parti non consone, non più “buone”. Scartarlo, metterlo da parte e perchè no, seppellirlo nelle profondità dell'inconscio.

E' come giocare con il fuoco. Ci si brucia con la memoria

lunedì 29 luglio 2013

Macchie indelebili nella mente.

Che la imbrattano .
Capita di vedere una persona, di vivere un momento, di scorgere una foto, di sentir parlare, di vedere un filmato o un film, sentire una frase, un discorso, della musica e le immagini, i suoni fluiscono nel pensiero come miele. Si fanno strada scorrendo ed attaccandosi alle trame del pensiero.
Aderiscono alle fila della mente, vi fanno presa come macchia indelebile al sottile ed articolato intreccio della memoria, vi si poggiano, aderiscono, vi si saldano e non se ne vanno più, o meglio difficilmente se ne vanno. Ci vuole del tempo affinché sbiadiscano, perdano intensità e dolore.
Restano lì, si ripetono, si ripropongono, quando meno te lo aspetti, quando la coscienza abbassa il tono, si assottiglia e sei pronto a sprofondare nelle braccia di morfeo, in quei momenti, le macchie ostinate degli eventi umani riprendono vita, con una forza via via più flebile ma che c'è.
Ci vuole del tempo per farle sbiadire, ci vuole del nuovo per non dargli retta, servono altri luoghi affinché il meccanismo del ricordarle non venga attivato e le macchie riprendano vigore, c'è bisogno di parlarne con qualcuno e c'è bisogno di ascolto per poter provare a smacchiarle.

giovedì 8 settembre 2011

Rimozione 002.

Riduce a brandelli la trama della mente .

Cosa è la rimozione? Croce? Delizia? Strumento di salvataggio o di condanna dell'individuo? La rimozione mnemonica a pelle, la descriverei come un calare improvviso di un meccanismo paragonabile ad un autocarro che nel cuore della notte, o quando meno te lo aspetti, fionda sulle tue cose, sui tuoi ricordi, di peso li prende, li raccoglie, li strappa dagli altri, ne lacera i legami con il resto delle trame di fili mnemonici e li porta via.
Taglia, strappa, sega, lacera tutto quello che di nocivo, tossico e dannoso possa essere per la mente: idee, fatti, pensieri, eventi. Nella normalità delle cose potrebbe essere un meccanismo di difesa della memoria, della persona, ma quando questo meccanismo prende il sopravvento? Cosa succede? Succede che la persona si ritrova l'arazzo della memoria ridotto a brandelli.
Cosa può fare l'Io? Accetta o non accetta questa riduzione a brandelli di se stesso? Credo proprio di no. E pur di negare la riduzione a brandelli della sua memoria, ricorre a meccanismi accessori, o pericolosi, o perniciosi, o altro ancora pur di non accettarlo.

mercoledì 6 luglio 2011

Ricordi .



Da gestire .

La saga di Harry Potter, sia film che libri, mi ha dato molto da riflettere circa i sentimenti, le emozioni e ciò che si trova sotto la linea della coscienza .
Un argomento più volte toccato dalla scrittrice riguarda il ricordare, il dimenticare, una delle tante essenze dell'essere umano.
In questo spezzone di filmato si mette l'accento sui ricordi, visti come pezzi, oggetti palpabili, o come qui rappresentati in fiale contenenti parti di vita andata via. Non perfette ed inviolabili, ma fragili come vetro, perdibili, amalgamabili.
Il modo con cui la figura di Albus Silente si presenta con i propri ricordi ne rispecchia la personalità: preciso, meticoloso ed ordinato. Non tanto per pignoleria, ma per riuscire ad avere la mente sgombera, nella vita asseconda il processo del dimenticare, non lasciando le cose a se stesse, buttate in un angolo, o ignorate, bensì seguendole, accettandone il percorso del dimenticare dove lui si trova ad esser il primo attivamente interessato.
C'è da aprire una parentesi e cioè che il dimenticare nel filmato è molto strutturato ed organizzato, un dimenticare si, ma come voglio Io; questo non si può nella vita di tutti i giorni, dato che del dimenticare si conosce poco o nulla. Per questo suggerirei di studiare la memoria al rovescio, partendo non tanto dal ricordare ma dal dimenticare.
Quello che si può fare è assecondare lo scorrere delle acque del fiume Lete, che lambiscono i ricordi e a poco a poco ne trasportano via granellino dopo granellino, risucchiandoli nel fondale. Si può lasciar defluire l'acqua evitando l'ingolfamento dei ricordi, facendo spazio tra di essi, con lo scrivere, il disegnare, lo scattare foto, filmati, il parlarne, la musica, lavorando e quant'altro.
In questi ultimi tempi l'argomento della memoria mi affascina sempre di più e da autodidatta mi ci sto avventurato principalmente per capirmi, perché ogni tanto la mia memoria si inceppa, si blocca e resetta tutto quello che fino ad allora aveva accumulato. Quel momento lo chiamo "la memoria dei pesci rossi", "Tutta questa memoria e buff! Buio totale, hanno dimenticato tutto e tutto è bello ed interessante da scoprire daccapo".

sabato 25 giugno 2011

Stracci logori .



Alcune sere, appena prima di dormire, il suo ricorda bussa alla soglia della coscienza. Tra una veglia che si fa strada tra i fumi del sonno, i momenti trascorsi assieme si fanno strada: Roma, le cene, in macchina, a casa mia o sua. Le scampagnate, le uscite, le vacanze, le notti trascorse assieme.
Questi particolari ed altri vengono rievocati, momenti belli, intensi, profondi, forti ed anche maledettamente sensuali, riprendono un corpo ed una vita di effimera durata.
Prendono la forma di un vestito, dove le parti brutte sono state tolte dalle forbici del tempo, restando le parti "belle" ed "interessanti" nel comporre alla fin fine uno straccio indossato e che metto, riscaldandomi con quei momenti trascorsi e sperando o no, che qualcosa tornerà o che del nuovo verrà .
Mentre sprofondo nel sonno i momenti si susseguono uno dietro l'altro, più intensi, più belli, più nitidi, più chiari, particolari dimenticati riaffiorano, frasi, gesti, sguardi o momenti hanno come nuovamente definizione, ma quando viene l'indomani ed i raggi del sole ridestano alla vita quotidiana, gli stracci indossati svaniscono e si ritorna al solito tram – tram.

martedì 21 giugno 2011

Una tabula rasa .


Su cui scrivere .
L'altro giorno ero in spiaggia a Santa Teresa di Riva ed ho notato un bellissimo strato di sabbia quasi perfettamente levigato, ho preso il cellulare ed ho scattato un paio di foto. Appena vista la superficie liscia, ho avuto l'idea di paragonarla ad una memoria vergine, intatta, dove ci si può scrivere, ricordare, avere un passato, viverci.
L'immagino così una memoria umana all'inizio del suo percorso, come una grande distesa di sabbia dove tracciarvi i segni dei ricordi.
La mia memoria però non è così liscia e levigata, ha qualche buco e cicatrice di vita...

martedì 17 maggio 2011

Dimenticare 002.



La Memoria permette di immagazzinare elementi vari quali immagini, suoni, filmati, parole, simboli, situazioni, luoghi, date ed emozioni, sotto la voce "Ricordi".
Immaginiamo di poter convertire i ricordi in segni, righe, lettere e simboli tracciati sulla sabbia. Immaginiamo che nel tracciare gli elementi sulla sabbia andiamo in contro ad un meccanismo attivo, ovvero l'impugnare un bastoncino e disegnare le linee sulla sabbia della memoria.
Nel momento in cui si finisce di tracciare il segno, su di esso inizia il meccanismo del dimenticare ad opera dell'acqua che scorre come il tempo.
Sopraggiunge l'acqua che con costanza rimuove ciò che è stato segnato, toglie e lava via i granuli per riportare la situazione alle condizioni di prima: è il meccanismo del dimenticare.
I granuli ordinati in un particolare modo, disposti ad assumere una conformazione con significato, sopraggiungendo l'acqua perdono la loro disposizione, vengono allontanati, assumendo una conformazione simile all'iniziale. Simile, ma non uguale, perché i granuli assumono si dispongono a superficie piana, non ma non proprio, ancora qualcosa si intravede: tracce di segni.
Sembrerebbe quasi che la normalità fosse il dimenticare, il rimuovere, il togliere, il lavare, l'allontanare via, il liberare e non il ricordare. Perché quindi non focalizzarsi sul meccanismo del dimenticare piuttosto che del ricordare? Dato che il primo è un processo spontaneo a cui andiamo in contro subito dopo? E non tanto il ricordare?

mercoledì 6 aprile 2011

Dimenticare .



E' possibile .

Come cantato nel ritornello da Luca Carboni e da altri artisti:

Con un po di fortuna si può dimenticare.

Dimenticare purtoppo non è facile, è un processo lungo e laborioso che si lega al ricordare in una maglia perversa attraverso cui attimi di vita o vengono persi o vengono trattenuti.

martedì 5 aprile 2011

Roba da.. .

Palermo, Addaura: Buttare.

Da un po di tempo mi sento la testa un po costipata: troppe cose da ricordare, principalmente persone, fatti ed emozioni. Di certo avere una rubrica telefonica intasata da quasi 300 contatti che uso raramente o quasi mai, non aiuta a dimenticare, anzi, quando l'occhio cade sull'immagine di una persona, si attiva il meccanismo del ricordo non sempre pieno di cose buone.
Ricordare ciclicamente le cose non è che aiuti molto, c'è bisogno di metterle da parte, di buttarle. Una volta buttavo forzatamente le cose in discarica, cioè mi imponevo di dimenticarle. Ad un certo punto mi sono ritrovato con la testa così satura di ricordi buttati alla rinfusa in discarica che la testa mi esplodeva.
A mie spese capii che le cose per esser dimenticate hanno bisogno di un processo attivo, partecipato, selezionato. Un foglio elettronico dove mettere a dormire i contatti in surplus della rubrica, un blog a cui affidare l'onere di tenere a mente le date calde, uno scanner che inizia a macinare fogli su fogli di pezzi di carta che non mi voglio più trovare tra i piedi ma che ho voglia di buttare e custodire solo in formato digitale e lì lasciarle.
Una volta preso dalla foga mi misi a cancellare le foto di una persona cara, ancora oggi mi mordo le mani per averle eliminate definitivamente, quanto mi mancano. Praticamente mi sono scavato con le mie mani un buco nero di memoria, dove prima c'erano delle foto, oggi non c'è più nulla. Peccato, fa ancora male.

venerdì 25 marzo 2011

La memoria dei pesci rossi .



Trailer del cortometraggio di Eleonora Ievolella .

Una sera d'estate mi telefona Davide e mi dice:
- Compare, andiamo al Cinefestival di Milazzo?

Non gli dico ne si e ne no, ma semplicemente:
- A che ora ci vediamo?
Nel giro di qualche ora ci ritroviamo in piazza Duomo a Milazzo, il grande schermo è davanti a noi, luci ed ombre lo attraversano mentre suoni e voci dagli altoparlanti ci raccontano le storie che stiamo assistendo.
Ad un certo punto sullo schermo viene proiettato il corto "La memoria dei pesci rossi". Di questa opera mi salta subito alla mente il concetto:
I pesci rossi hanno una memoria di 10 minuti, per questo riescono a sopravvivere in una boccia di vetro. Tutta questa memoria e buff! Buio totale, hanno dimenticato tutto e tutto è bello ed interessante da scoprire daccapo. Hai mai visto un pesce rosso triste?
Agghiacciante..

martedì 15 febbraio 2011

Rimozione 001.

Particolare Palermitano: Colonna tuscanica e segnale di rimozione.

Rimozione, un meccanismo maledetto e benedetto della nostra mente. La parola stessa è eloquente: rimuovere, togliere di peso, indiffrentemente dal consenso o meno, un evento verificatosi dalla memoria .
Meccanismo pesante, richiedente energie, alla fine del quale la sensazione che si ha è una forte sonnolenza, spia di un bisogno di dormire. Anche il dormire stesso è un meccanismo di rimozione: alla fine dei cicli di sonno, la mente si desta libera e svuotata, come se un buldozzer nottetempo sia passato di lì ed abbia sbancato tutto.

venerdì 10 settembre 2010

Una rete .

Con maglie per trattenere senza rompersi.

La Memoria è figlia di due importanti funzioni della mente: Ricordare e Dimenticare.
La prima permette di trattenere come i fili di una rete il tempo che trascorre attraverso , permettendo di fermarlo e farlo tuo; la seconda è come lo spazio che intercorre tra un filo ed un altro, lascia scorrere via le cose.
Mentre il ricordare permette agli eventi umani di esser trattenuti, il dimenticare permette ad essi stessi di perdersi nella corrente della sabbia del tempo ed andare via. L'uno ferma e trattiene, l'altro evita che il filo non si appesantisca troppo e si rompa.
Dall'equilibrio dei due, cioè tra il dimenticare ed il ricordare, nasce la memoria dell'individuo, del singolo, del soggetto, dell'Io; cosa ben diversa dalla memoria collettiva, dell'identità di un gruppo. Quest'ultima nasce dall'incontro e dallo scambio tra le persone di parti che ognuno tiene in serbo. Ma questo magari è argomento di un altro post.

sabato 29 maggio 2010

Dimenticatoio .



Sarebbe bello averne uno, dove poter custodire e conservare, senza perdere i propri pensieri e permettere alla mente di non esser costipata.

Si apre/vorrei aprire un nuovo spazio nell'isola a cui dargli il nome “Dimenticatoio” per l'appunto. Servirebbe per metterci le cose da dimenticare, scordare, lasciarsi alle spalle, dato che il ricordare per esistere vuole il dimenticare. Dall'intreccio di queste due nature (mneme e lete) nasce fuori la memoria di una persona e la persona stessa.
Dall'esperienza del Blog ho capito che questo strumento è un luogo dove trovare spazio esterno alla propria mente per le idee, dove metterle per poi ritrovarle. Una volta riportati gli eventi, accalorati e carichi di contenuti emotivi di una canzone, una foto, un disegno, una clipart, un video, un filmato e tutto quello che permette il web, nella propria mente si fa spazio. Si riesce quasi ad esser meno “ingolfati” nel ragionamento, più fluido, quasi come se ci si liberasse di un peso.
Voglio riconoscere che tutto il Blog assurge alla funzione di mettervi i pensieri da voler dimenticare, senza che siano persi nella sabbia del tempo e quindi ogni volta non necessariamente ritrovati, riconosciuti e riconsiderati . Qui hanno una data, hanno un loro momento, una loro dimensione, in modo da poter esser ricordati quando servono o, come accade il più delle volte, dimenticati.

mercoledì 24 marzo 2010

Mnéme .

O semplicemente Memoria.

Era da un po di tempo che pensavo alla necessità di aprire un nuovo scaffale nell'Isola di Melee, tutto dedicato alla Memoria e quello che vi gira intorno.
L'idea era affiorata una sera durante una discussione con un amico, io per mia gioia e condanna qualcosa riesco ancora a ricordarmi di roba di dieci anni or sono o giù di lì, mentre lui ha letteralmente dei vuoti totali.
Diciamo che è iniziato un gioco del rievocare eventi passati, storie condivise, persone, momenti belli e brutti, abbiamo iniziato ad utilizzare la mia memoria per colmare i vuoti altrui.
Usa, usa, usa e ri-usa, ad un certo punto ho come avuto una sorta di repulsione a ricordare, come se la memoria era stanca, affaticata, addolorata, infastidita, indispettita. Non ne voleva più sapere.
Il mio amico preso dal gioco, voleva colmare nel giro di una serata oltre un lustro di amnesia, praticamente un buco nero di ricordi, ma io quella sera proprio non ne avevo più voglia di ricordare ancora. Volsi al termine la discussione riportando l'esempio dell'acqua della fonte di Mnemosine e Lete. Dopo staccai e mi riposai.
Purtroppo la Memoria è croce e delizia, un pro ed un contro, una gioia ed una condanna, come ogni cosa è difficile vederla in senso assoluto.
Personalmente posso affermare che la memoria è come un filo spinato, tiene le cose separate, ti fa tenere il filo delle cose ma devi starne attento. Non la devi stringere troppo, ne afferrare, ne strapazzare, ne insultare, ne avvicinarti troppo perché rischi di rimanerci secco o folgorato. L'immagine del post rende un po l'idea.

Gli anni .



Sulle note dell'omonima canzone di Max.

Stamane sono uscito per fare una corsetta, solita direzione: Tono. Giunto alla 'gonia, mi sono guardato attorno, come un estraneo, come un sopravvissuto ad una epidemia, ad un bombardamento, mi muovevo tra i resti di quella che una volta era una ridente piazzetta, angolo di incontro di noi giovani Milazzesi e del comprensorio, ed oggi è poco più che un cesso.
Mi sono guardato attorno, tra le macerie della pavimentazione incompiuta, delle mattonelle mai più rimesse, dei muretti sventrati e sbancati dove ci baciammo, ci inamorammo, ridemmo, dove Milazzo viveva, una sola frase mi veniva in mente:

non lo so che faccio quì .

Continuo a correre in direzione del campo da calcio “Grotta Polifemo”, incrocio delle auto, forse visi conosciuti, o forse perfetti estranei, non saprei che dire, lascio scorrere e mi domando:


e vedo i fari delle auto che mi
guardano e sembrano chiedermi chi cerchiamo noi

Continuo a correre, un botta di rabbia mi sale dalla gola, forse vecchia roba, forse nuova per lo sventramento di un pezzo di Milazzo che tanto mi appartiene come a molti di voi cybernauti, il fatto è che allungo le mani e faccio scorrere i palmi sulle spighe di avena selvatica ancora verdi a bordo strada.
Vado avanti e guardo il mare. La memoria vola al 23 Marzo di 2 anni fa, quando scattai delle belle foto sul muretto di mattoni rossi nella piazza del Tono. Era Pasqua e chi mi era accanto era felicissima di quegli scatti, io solo ora a mente raffreddata e distanziata ne capisco la felicità. Oggi purtroppo non ho neanche più il muretto di mattoni dove ci baciammo per poter ricordare o piangere grazie allo sbancamento del Tono. Mi tornano in mente dei verso della canzone:

vedo le fedi alle dita di due


Penso che dopo quel giorno, se non vi fossero state una serie di cose, minchiate da entrambe le parti, forse davvero avevo le fedi alle dita e non mi trovavo a dirmi, da solo e correndo:

che porco giuda potrei essere io qualche anno fa

Guardo lo spiazzale della foresta dell'ancora, e penso a quando vi si piazzavano le giostre per la festa della madonna del Tono. Alla gioia di noi ragazzini di andarvi tutti quanti assieme. Ai primi amori, alle prime litigate, alle immense compagnie per muoversi e raggiungere ogni luogo con il motorino sempre in due. E qui tornano altre strofe della canzone:

gli anni delle immense compagnie
gli anni in motorino sempre in due

Penso un attimo all'ultimo film visto al Cinema, “Alice in wonderland”. Bello si, ma il classico polpettone americano dove ci trovi un po di tutto. Trovi del fantasy prestato dal “Signore degli anelli – Le due Torri” con le scene delle carte che marciano con le sarisse in asta come gli Urukay al momento della partenza dalla torre di Saruman. O magari il combattimento con il drago di Alice così come Gandalf a spada tratta se la vede contro il Nazgul. Ci ho trovato un pizzico di Harry Potter con quelle svolazzate a mozzafiato tra i contrafforti del castello. Praticamente un collage di film già visti, ed anche qui un verso della canzone si fa strada:

gli anni di che belli erano i film

Finisce il flash, mi guardo attorno e mi trovo a correre da solo per la strada. Un altro paio di versi si fanno strada nella mia mente, mentre il ricordo va alle corse in compagnia, in due, sulla battigia spingendosi verso l'acqua, sulla spiaggia per far fiato, sulle scale assieme ad un amico con due tipe che ci stuzzicavano ogni volta che raggiungevamo la sommità di una scalinata di oltre 150 gradini con il fiatone, in campo con la squadra di Rugby, sull'erba con i compagni di squadra, a Ponente con la squadra di basket fino al depuratore, sullo spiazzale del Liceo, mi guardo attorno e mi domando:

gli anni del tranquillo siam qui noi
siamo qui noi
siamo qui noi

Un mix di rabbia, sconforto, delusione, tristezza ed ancora rabbia mi assale. I passi diventano sempre più rapidi, la musica nelle cuffie pompa Bit come anestetico per non sentire il dolore della corsa.
Corro, corro, corro prendendo a colpi le spighe di avena selvatica, sbuffando e sputando a terra come un cavallo a cui hanno messo un carico troppo gravoso. Sento il cuore sbattermi addosso, lo sento premere sulla parete toracica e mi dico tra me e me:

il tempo passa per tutti lo sai
nessuno indietro lo riporterà neppure noi

Cala il sipario sulla corsa, la falcata diventa passo e comincio a camminare e respirare lentamente, mentre i ricordi tornano a dormire nelle acque del fiume Lete.

lunedì 14 settembre 2009

Memoria .


Nell'epoca dei Greci antichi, dai monti della Beozia sgorgavano due sorgenti vicine : Mnemosyne (la Memoria) e Lete (il fiume dell'oblio). Le sorgenti erano personificate in dee, che conferivano dei doni agli umani, rispettivamente : il ricordo e la dimenticanza.
Lete: Dante submerged in the River Lethe, by Gustave Dore: illustration from The Purgatorio.
Questi due doni della mente umana si vanno ad aggiungere al pensiero e la coscienza. Doni o funzioni fisiologiche superiori, il ricordare, il pensiero e la coscienza sono le varie sfaccettature della nostra mente con i loro pro ed i loro contro.
La memoria di per se stesso se la considerasse da sola, scorporata dalla funzione della dimenticanza, darebbe una visione limitata della facoltà in questione , espressione del tempo che scorre all'interno dell'uomo.
La memoria e la dimenticanza potrebbero esser prese in considerazione assieme, perché contemporaneamente agiscono sulle esperienze, in un gioco di intreccio e di collaborazione dove il confine tra le due funzioni è sfumato e difficilmente trovabile.
Potrei dire che siamo noi con la volontà, esplicata tramite varie azioni che decidiamo cosa lasciare fuori dall'acqua e provare a ricordare e cosa immergere sott'acqua per tentare di dimenticare.
Fermo restando che entrambe le posizioni di immersione ed emersione sono labili e facilmente mutabili, dato che un ricordo può sprofondare nell'oblio ed un pensiero può emergere bruscamente dalle profondità della mente, o se mi si permette dalle acque del fiume.
Mnemosine .
Possiamo decidere di rimodellare i ricordi con una serie di azioni dedite alla plasmazione ( costruendo e demolendo parzialmente ) degli eventi, spostandoci ed intrecciando tra di loro le due funzioni del ricordare e del dimenticare.
Possiamo volontariamente non ricordare gli eventi, focalizzarsi su altri, guardare al presente, pensare al futuro, parlare degli eventi passati in maniera libera e senza limitazioni. Ricordare e ridere di eventi, anche spiacevoli, in modo da poterli far scorrere nel fiume dell'oblio.
Scrivere degli umani eventi su fogli di carta o elettronici, scattare foto e metterle in un cassetto per poi ricordarle in un secondo momento, possiamo fare una miriade di cose che ci portano e ci porteranno sempre a ricordare e dimenticare contemporaneamente.
Tra il ricordare ed il dimenticare si muove la coscienza umana, utilizzando una infinità di strumenti per raggiungere ciò che essa vuole.

PS. Ad una lettura postuma alla stesura del post, mi sono reso conto che all'interno del testo ho aperto molte finestre sull'argomento memoria, l'obiettivo era cercare di parlare di due facce ( ricordare e dimenticare) di una medesima medaglia di cui ancora non ho trovato il nome. Arbitrariamente potrei definire la medaglia Beozismo, ma l'idea non è che mi convinca molto dato che la radice della parola si riferisce a stupidità e non ha nulla a che fare con l'argomento.