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giovedì 7 marzo 2024

Confondere .

Il cxxxo per un farmaco .
Il cxxxo per un farmaco .

Finiamo di farlo. Forse ti è piaciuto, o almeno credo. 

Ti rilassi, come una gatta che ha appena mangiato a sazietà, ti lasci andare alle coccole, con un musino da bimba mi dici “mi fai stare bene”. 

Da una parte, ieri, ne vedo il lato positivo, bello, romantico della cosa; dall’altra, oggi, riguardandolo, mi rendo conto del pericolo di questa affermazione. Lo stare assieme ti permette di tranquillizzarti, di calmare l’ansia, di frenare le idee, di rilassarti, come se fosse/i un tranquillante, un rassicurante, come se fossi un farmaco che ti allevia l’esistenza. 


 

giovedì 29 febbraio 2024

Giorno bisesto .


Giornata buona
Mattina, devo andare al corso di catalano, sono stanco e non vorrei recarvi. Ogni cazzo di giorno è un problema alzarsi dal letto, ma qualcosa oggi cambia. Una di queste è nel prima di uscire, mi concedo un po di televisione, vedere cosa passa per il mondo prima di buttarmici. 
Ritardo l’uscita da casa. 
Mentre chiudo la porta di casa, sento per la tromba delle scale un suono familiare di portone in chiusura, seguito da un latrare di cane dalla taglia piccola, credo di sapere chi sia. Vado per la mia strada. Una curiosità mi prende, mi piacerebbe vederLa, sapere come sta. 
La incrocio con la vista sulla rambla, mentre mette fretta a Nuka per i suoi bisogni, sa che sto uscendo e non vuole incrociarmi. Mi rendo conto di questo particolare e mi dico “So che lei non sa che Io so un particolare e cioè on disturbarla”. 
Rallento, non attraverso la strada, non mi innesto la sua stessa traiettoria; ne prendo una differente, più larga, come se volessi prendere tempo sul da farsi.
Non voglio dare molto nell’occhio, mi calo la visiera del berretto sul volto e prendo le distanze, la studio. Entrambi abbiamo la spazzatura da conferire, lei è davanti a Me e si dirige allo stesso gruppo di cassonetti. 
Qualcosa dentro si muove, ma perché devo incontrarla per forza? Ho un altro gruppo di cassonetti dove buttare il cartone? Si, nella via de la Creu. Prendere tempo e distanza mi ha aiutato, attraverso la strada e cambio direzione. Di questa stronza e miserabile non voglio avere più niente a che fare, mi comincia a fare schifo.
Questo livello di considerazione nasce dalla chiamata telefonica di ieri con mia madre. Erano settimane che volevo uscire a camminare per i fatti miei e ci son riuscito. So che mi piace parlare e mi dico “chiamo mamma”. Mi risponde e riusciamo a parlare, no da figlio a madre, ma da uomo a donna e finalmente mia madre mi da un consiglio “Te lo dico da donna, quella ti vedeva come una scopata per riprendersi”. “Mà , a me sta cosa fa schifo, è da miserabili, perché io da uomo ho messo tutte le cose che potevo in chiaro, che a me queste cose in questo periodo difficile non mi vanno e per di più che lasciandoci ci dovevamo sedere da persone adulte per lasciarci”. “Lo so Fabio, sono come cose che ti fanno male e poi si convertono in vagoni che si portano dietro”. Mi si illumina un punto luce nella nebbia. 
Il punto luce mi si riattiva oggi guardando il treno passare. Perchè caricare un altro vagone di miseria alla mia vita? Cambio strada ed almeno questo vagone di miseria me lo evito di incrociarla per la strada.
La giornata continua, a lezione c’è lo studio delle “queixes i reclamacions”. L’occhio mi cade sulla frase “Aquest silenci genera molta rabia” mi dimentico del successivo “perquè”, non devo dare specificazioni, ora non più. Scritto e descritto il meccanismo della mia vita che mi ha portato ad intossicarmi di rabbia. Rossana, Loli, Valentina, Alessandra, fino a mia madre, persone che si sono chiuse nel loro silenzio, lasciandomi abbandonato come un cane e mettendo in moto la mia rabbia. A 44 anni prossimi forse ho trovato una pista saltata del mio cervello.

martedì 29 novembre 2022

Wok Dao

 

Ci sono tornato .

Mercoledì 16 11 22, torno a pranzare al Wok Dao. Stavolta sono nuovamente solo, “nuovamente solo”, perché in questa occasione nessuno è con Me. Trovo un tavolo, mi siedo, ordino da bere ed inizio a girare per l’ala di esposizione alimenti. 

Stavolta c’è prosciutto crudo, l’angolo dei caldi, l’isola fredda con carne, pesce, verdure e sushi, l’angolo dei dolci e bene o male le stesse cose rispetto al lunedì 29/08/22, ma sono passati precisamente tre mesi ora che scrivo e ci sono tornato con occhi differenti.

Quel lunedì eravamo rimasti per mangiare assieme con Miriam e Luna, in compagnia del ragazzo Domenicano che non ricordo il nome e della tossica Mili. Io ed il ragazzo Dominicano arriviamo sul posto in orario, le ragazze si fanno aspettare. Riunitici, guadagniamo il tavolo e ci sediamo. Già dalla disposizione del sedersi qualcosa mi suonava strano. Mili ed il suo lui ad un capo del tavolo e Miriam con la Luna all’altro capo. Io in mezzo.

Miriam passa il tempo dedicandosi a Luna ed al suo piatto. Parlo più con i ragazzi che con loro due. Mangiamo, ma ognuno per i fatti suoi. Una vaga sensazione di solitudine si presenta, rimandata giù dai piatti pieni di mangiare e tumulata da un finale di bignè ripieni di panna. Sono solo e sto mangiando solo, sono solo e non stò in una coppia, anzi con una mezza fusa ed una bambina che ha un disperato bisogno di un adulto. 

Quando ci sono tornato, la sensazione di mangiare da solo era presente, ma non disturbata da estranei, ho potuto gustarmi il pranzo e verificare che la mia sensazione era corretta. Ero solo il 29 e sono continuato ad essere solo il 16.

Voglia che capiti nuovamente non ne ho. Ora che ho chiara la sensazione, non la voglio ne perdere, ne ignorare. Ma tenerla ben in vista e saperla riconoscere.

mercoledì 19 settembre 2018

Sensibilità .

Antenne.
Monte Trino, Milazzo. Nel punto più alto della città natia, si ergono le antenne dei ripetitori TV. Hanno la funzione di captare i segali, amplificarli e ri-trasmetterli ad utenti o altre stazioni. Strumenti sensibili dediti ad intercettare, captare, cogliere, individuare, scovare, informazioni, elementi, segnali.
Da bambino, in concomitanza di festività quali pasquetta, venticinque aprile, primo maggio, in famiglia eravamo soliti salire sulla collina della Trinità sul finire della giornata, in modo da ammirare il tramonto dal punto panoramico più alto di Milazzo con tanto di vista sulle isole Eolie.
Quando salivamo in vetta era un’avventura ed una sfida, per un bambino la salita era impegnativa e difficile dato il sovrappeso. Arrivato in vetta lo spettacolo della vista ti ripagava degli sforzi compiuti ed era una caccia a cercare una particolarità per chiudere la giornata in bellezza; fiori, asparagi, un bastone, una fotografia o anche dondolarsi e giocare sul parapetto della ringhiera. Si, perché l’angolo formatosi dalla convergenza dei due lati della ringhiera potevano dare l’idea di essere una prua di nave.
La prua era rivolta verso i due golfi che lambiscono la penisola ed avendo a disposizione un’abbondante fantasia, l’inferriata diventava la prua di una nave che solcava i mari.
Mettiamoci un’altra dose di immaginazione e le antenne dei ripetitori televisivi ricordavano le altissime torri di controllo di una nave da combattimento. Siccome  la fantasia non mancava, la nave immaginaria diventava magari una “nave spaziale” e siccome era il periodo di Capitan Harlock, diventava la punta tagliente dell’Arcadia. Non mancava nulla, bastava salire a cavalcioni della ringhiera e si faceva rotta verso innumerevoli dimensioni fantastiche.
Passano gli anni e sul posto torno, il posto è il medesimo, ma sono Io a cambiare. Le funzioni sono differenti, una tra queste è imboscarmi. All’allora ragazza il posto non rassicurava e con il fatto che stando lì in macchina gli scoppiava un gran mal di testa, inficiando la serata intima, lì non ci mettemmo più piede. Anche se per lei ogni occasione era buona per tirare i remi in barca e dire di No ad un momento intimo tra Noi, ma questa è un’altra storia.
Trascorre del tempo e le antenne le vedo come ecomostri. Complice uno scatto del profilo della collina antecedente alla costruzione delle strutture metalliche. Guardondolo mi rendo conto che il posto doveva essere un paradiso. Da superficiali ricerche vengo a sapere che sul posto delle antenne vi era un piccolo altarino da cui si benediceva il mare nel giorno della Santissima Trinità. Vi lascio immaginare la gioia nel sapere l’esito della demolizione della struttura votiva.
Passano gli anni e mi rendo conto che le antenne sono strumenti per captare i segnali. Più le antenne sono potenti e più segnali captano. Nel frattempo durante la terapia, faccio i conti con la mia sensibilità, questa sconosciuta e messa da parte.
Immaginiamo che la sensibilità di una persona sia paragonabile a delle antenne “montate” sopra. Più la persona è capace di intercettare, captare, cogliere, individuare, scovare, informazioni, elementi e segnali, maggiore  è la sua sensibilità e quindi più grandi le sue antenne della sensibilità “montate” .
All’inizio immaginavo le mie antenne della sensibilità paragonabili alle antennine di falena e fino ad un certo punto il parallelismo ci è potuto stare. Finchè gli elementi da individuare sono pochi, questa potente antenna capace di intercettare i segnali, ti da una marcia in più rispetto a gli altri. Capti di più ed hai un quadro più completo su cui poter ragionare. Poi però ti imbatti in alcuni momenti in cui queste antenne aumentano la portata, la potenza di captazione, si ingrandiscono, si innalzano, diventano più grandi e più ricettive, rilevando ogni minimo particolare, troppi elementi.
Nella normalità i segnali captati potrebbero essere 100, in virtù di una buona sensibilità allenata, come dote personale, figlia di una vista acuta, di un sesto senso interiore. In determinate situazioni di pericolo l’antenna si potenzia, si ingrandisce, innalza e aumenta la capacità di captare ed i segnali intercettati diventano 1’000, 10’000, 100’000!
Ogni elemento trasmesso o che si trova nell’etere queste potentissime antenne lo individuano, lo raccolgono, lo impacchettano e lo mandano alla centrale come elemento di comunicazione, come dato importante, come elemento di primaria importanza. Ora, chi è in cabina regia, quando la comunicazione viaggia sui 100 segnali, ci si può crogiolare di avere una buona ricettività, superiore agli altri che permette di avere più elementi su cui ragionare rispetto a gli altri. Ma quando a quello alla cabina di regia, vedi Io, durante una situazione di ansia, di pericolo, di difficoltà, di mettersi in gioco, arrivano 1’000 segnali, o addirittura 10’000, il lavoro di discernimento ed analisi dei dati diventa difficile ed arduo. Quando poi siamo nel bel mezzo di una bufera, le antenne sono scosse da raffiche di vento e pioggia di urla, violenza e problemi, la salsedine infuria dal mare, le fondamenta vengono scosse dal più profondo e la struttura oscilla e beccheggia, chi è alla cabina di regia si ritrova su un tagatà di ballo, una sensazione paragonabile a mal di mare, nausea, dolori, crampi all’addome, vomito e 100’000 dati di trasmissioni captate da smistare ed analizzare!
Lì vado in tilt e la sensibilità da che è un vantaggio, diventa un handicap. Per cui persone insensibili o poco sensibili fanno più strada e vanno avanti, mentre Io resto ubriaco, dolorante, confuso e smarrito nella cabina di regia a smistare informazioni su informazioni, magari il più delle volte inutili per quel momento.
Se ci riesco qualcosa la metto da parte, ma la stragrande maggioranza di notizie la cestino, la butto per sgomberare la scrivania, perché le troppe informazioni provenienti dalla sensibilità diventano un problema ed un ostacolo nel decidere sul da farsi, caricando di peso una struttura già di per se stesso fragile.
C’è da fare i conti con la propria sensibilità ed Io ne ho preso coscienza. Meglio tardi che mai.

lunedì 8 maggio 2017

Sbucciato .

Come una mela .
Il caso ha lanciato i dadi ed il risultato è quel che è stato.
Esco da casa con lo zaino sulle spalle ed un bel senso di leggerezza in tasca. Sarà l’aria della prossima primavera, le giornate che si allungano o la possibilità di poter lavorare in modo un po più continuo. Cammino volando sul marciapiede dai mattoni dorati.
Arrivo all’angolo del Impallomeni, mi volto a sinistra per vedere se sopraggiungono auto, la carreggiata è sgombera. Posso passare. Mi sento di allungare il passo, lo faccio, arrivo al condominio Giallo ed incrocio Te uscirne dal portone.
E’ un baleno, ti saluto, ma sento dentro una molla scattare in direzione Tua. Come attratto ti fermo ed iniziamo a parlare.
Domande di rito, come stai, cosa fai. Poi butto i dadi stavolta Io sul tavolo ed affermo.
Mi sei mancata, ti ho cercata per molto tempo, sei scomparsa, una parte di Me ti reclama, ti vuole, mi manca il tuo sorriso, parlare con Te, quella di Bergamo si è presa la domatura della mia rabbia, era tua. Vado come un fiume in piena, mi manca il profumo della tua pelle, mi manca far l’amore con Te, mi manchi. Mi dispiace di averti trattata male, mi spiace di averti urlato, mi aggiungu che ti ho pure bestemmiaTO.
Deglutisci, pausa silenzio.
Io sono uscito nudo verso Te, ma non accenni a schiodarti, con gli occhi lucidi che conosco di Te ed il tuo silenzio con cui mi hai ripagato numerose volte, anche stavolta il silenzio cala. Forse un pizzico di compassione ti porta a dirmi “è passato tanto tempo, siamo cambiati”. Però capisco e te lo dico che ancora stai con Fabio, te lo leggo sul volto.
E’ un salutarsi velocemente, quasi in imbarazzo è più un addio che un arrivederci. Nuovamente  provo quella sensazione di vuoto e di mancanza che sentii con Te e con Rossana.
Poi una domenica 23 aprile del 2017 capii e vidi che eri di un altro e non mai più mia.

sabato 6 maggio 2017

Strategia .


Non solo nei giochi .



Ragazzino, scopro Civilization di Sid Meyer's ed è amore a prima vista. Da tempo cercavo un gioco strategico ad ampio respiro, con possibilità di espandere il gruppo gestito ed utilizzare tattiche per vincere.
La strategia seguita prevedeva lo sviluppo commerciale all'inverosimile, assieme al forte sviluppo tecnologico. Costi quel che costi, c’era da costruire le meraviglie del mondo per primeggiare, ma anche per averne vantaggi nel pratico. Scoprire il più possibile la mappa e magari cercare di scambiarla con altri ( non ricordo se l'opzione era possibile in CIV I), comunque l'obiettivo era vincere.
Ma un vincere non in maniera subdola, ma ragionata, nascosta, velata, non far vedere, celare il più possibile, fare in disparte, semi clandestino, per paura di essere scoperto, di essere interrotto e se ciò accadeva era un resistere ad oltranza sulle postazioni.
Celebre una partita in cui mi ritrovai a seguire la mia solita tattica con il popolo francese. Convinto che la vittoria era in pugno, visti i miei sviluppi discreti in campo economico, i non grossi sviluppi topografici, industriali e sul commercio mi ero dedicato a scambi con la piccola Cina, di lì a poco conquistata. Conseguenza fu la perdita di una grossa fetta di rimesse economiche dalle esportazioni.
La terra a disposizione non era molta, per cui le città le avevo fondate su territori striminziti e frastagliati in numerose isole disseminate ai quattro angoli. Durante un impeto sub – coloniale fondai nuove città, ai margini della mappa e su isole ancora più distanti e lontane, fino a dove prima non avrei piantato una fava. Vuoi la necessità di crescita, la necessità di monitorare parti di costa su cui periodicamente sbucavano incursioni dei famigerati Russi; il punto fu che riuscii a tirar fuori la stoffa e  Resistere.
Resistetti per un bel pezzo e riuscii a salvare diverse partite. Questo mi permise di procedere al caricamento di turni passati della medesima partita, in modo da poter tornare indietro nel tempo e cercare sviluppi  differenti quando mi ritrovavo in cul de sac di gioco: troppo debole, invaso, avversario troppo forte, bombardamenti nucleari. Cercai tutti i modi per non perdere.
Ad un certo punto il gioco diede i numeri. Non ne voleva più sapere di andare avanti, la partita si fermò proprio quando decisi di usare la strategia del “dividi ed impera”. Praticamente attaccai con tutte le mie forze la capitale della seconda superpotenza, in modo da ottenere due mezze super potenze. La strategia funzionava, ma il gioco in maniera curiosa si fermò e non ne volle più sapere di andare avanti.
Ora mi pongo un quesito: ma tutta quella maledetta capacità strategica, dove CAZZO è finita? Un briciolo portarmela nella vita reale no? Ne serve e come, sul lavoro, sullo studio, con i rapporti umani e con chi hai accanto. Serve tattica e Passione; se no il tutto si riduce ad una serie di inutili stratagemmi.
Ovviamente Stalin aveva sembianze paterne ed un parallelismo tra gioco e vita reale scatta..

L'immagine appartiene al rispettivo proprietario.

Poche ossa e molti cani .


Cesare Cremonini - Lost In The Weekend .

Poche ossa e troppi cani..

La telefonata si chiude con un senso di amaro misto a confusione. Ho preso un po di appunti ed il conteggio è il seguente:

1) Il primo a 19 anni ( 2006 ).
2) Un anno e mezzo ( 20 anni) e siamo al ragazzo di stima ( 2007 / 2008 ).
3) A 21 anni ( 2009 ) inizia l'Ombroso e fino al 2013 cala il segreto professionale.
Pausa.
4) Spunta il Tobias Moretti alla commissario Rex, di professione ingegnere aeronautico.
5) Dario che aspettò 2 anni per uscire con Lei.
6) Il palermitano quarantenne “saporito”.
Forse un po troppa confusione per una scopata, senza scordarsi che l'8 gennaio il “saporito” l'ha infettata con ciò che sospetto esser “tricomonas”.. A voglia che dica “vado di dietro quanto davanti e il condom non mi fa sentire nulla”, ma a me l'idea di infettarmi, fare la fila per entrare e ricevere un due di picche ogni volta che sono Io a presentarmi, non è che mi sembri una gran bella prospettiva. 


Mi sembra di giocare a fare il legionario che si cerca da solo la tribù di germanici nella selva di Teutoburgo.


L'immagine appartiene al rispettivo proprietario.

lunedì 27 marzo 2017

Carne fradicia .

Da postribolo nell’antica Roma .
La telefonata si chiude all'improvviso, come uno scialacquone tirato dopo una cacata.
Perchè la sensazione provata è di esser stato usato come un cesso dove andare a defecare. Lei parla, parla, parla, appena provo a rivolgerle una domanda o ad essere Io a propormi, a Lei non và.
Lo schema si ripete, è lo stesso, tante storie passate, finite male, il ragazzo ufficiale per 1 anno e mezzo, poi il ragazzo con cui c'è profonda stima e rispetto, l'innominabile di 5 anni, il commissario Rex (principio di Alessandro è sempre valido e cioè se la donna vuole si fa tutto), Dario ed infine il Quarantene “Saporito” di Palermo.
Come se avesse bisogno di un lamentatoio dove sfogarsi, un sostituto psicanalista per il suo passato, dato che da quello presso cui andò a curarsi scappò di netto.
Di lei ho scoperto on – line qualcosa. Mi sono complimentato con Me stesso per il risultato raggiunto ed il grazie me lo dico omettendo ciò che so di lei a Lei. Sapere che lei non sa che io so mi dà un vantaggio a lei sconosciuto.
Quando le chiesi “Ma Io per Te cosa sono?” Un suo “Cosa?” ha rimbombato nella linea, ho capito che non gliene fotte un cazzo. Poi sono andato all'attacco con un mio affermar che le cose io vado e me le prendo, non ho bisogno di concessioni. Poi una discussione su fottute scopate che Lei si è fatta con dovizia di particolari sui membri dei partner. Poi la telefonata si è chiusa davanti ad un suo poter far domande a Me.
E' carne fradicia, marcisce ed è pure infetta. Ma chi cazzo me la fa fare a starle dietro? Puttana di postribolo di seminterrato. Forse l'idea di poterle fare un male cane dovuto alla valanga di bugie ed omissioni rivoltele, un briciolo del fottuto dolore bastardo che mi porto in grembo dopo Rossana, forse l'idea di alleggerire quella macchia nera che porto dentro, forse è questo ciò che mi spinge: l'idea che facendo del male in modo simile a come mi è stato fatto, possa alleviare un poco quello squarcio fetido e puzzolente che porto dentro dopo Rossana.
Squarcio fradicio.. Puttana.

venerdì 20 maggio 2016

Partita .

Di calcio .
Non è una novità, il calcio non mi piace. Da bambino provai a tifare Torino, perché il Toro ne era il simbolo, come il segno zodiacale, rosso come la passione. Per una serie di motivi su cui sorvolo passai a tifar Fiorentina, più per chiudere sul nascere e non sentire le discussioni dei tifosi che si accaniscono uno sull'altro .
Un altro è il motivo per cui il calcio non mi piace, riconducibile al punto precedente, ci sono partite, a mio avviso molte, in cui le squadre che si affrontano sul rettangolo di gioco, fanno poco sport o niente. E' un rinchiudersi in tatticismi, aspettare l'altrui errore per poterne approfittare, la palla viene lanciata non si sa dove e si aspetta che qualcosa accada.
Si aspetta che il pallone superi la metà campo avversaria, si aspetta che gli attaccanti siano ben piazzati e che i mediani tirino la palla, si aspetta che il difensore  intervenga e salvi l'azione di attacco, si aspetta che il portiere salvi dal goal. Si aspetta, si aspetta, si aspetta. Si aspetta che accada qualcosa, si attende che si faccia dello sport, che lo sport venga fuori, che corrano, saltino, passino la palla, la fermino, la stoppino, la rilancino, la parino. A volte il risultato è un pareggio,  una perdita condivisa, non c'è un vincitore ed un vinto, perdono entrambi. 
Giunge il dopo-partita, commenti su commenti, discussioni su discussioni, fiumi di parole con opinionisti veri o presunti, quarti di gazzelle esposte, ex sportivi che non hanno concluso molto nella loro carriera ma esprimono un'autorevole opinione, programmi quali “Il processo del Lunedì”, del Martedì e del Giovedì, 90° minuto, 88° secondo e 3/4, Mai dire goal, Mai parare, Vai con il liscio e Vai con il dritto, contenitori/pollai.
Un vociare a più riprese, con urla che schizzano da una parte e l'altra, accuse, rimproveri, discussioni ed elegie, difese ed invettive, ipotesi di perdita, ipotesi di vincita, vincitori morali e perdenti affettivi.
Un analizzare con potenti strumenti tecnologici il nulla e rilevare con mezzi precisi, accurati ed efficienti quegli avanzi di sport usciti fuori sul green, improvvisando voli pindarici su reminiscenze sportive del secolo scorso; risalendo all'alto Evo del calcio moderno per trovare una giustificazione a ciò che è stato fatto. Senza scordare il nostalgico di turno che rimpiange il tempo passato in cui il “calcio” era una cosa seria ed ora è una “mxxxa”. Non dimentichiamo il martire di turno per la par condicio, a cui intitolare campi sportivi dove non hanno fatto grandi numeri.
Questo discutere, fare, parlare od intendere non interessava e non interessa.
Ho fatto rugby, perché lì sport se ne faceva tanto e chiacchiere poche. Esserci e giocare sull'erba era già una vittoria ed ho provato a portarlo nella vita.
Mi sono ritrovato a giocare nel green della vita partite dove l'avversario giocava a calcio ed Io ero il nemico da abbattere, mentre per Me l'avversario era colui che mi avrebbe permesso di onorare lo sport con una bella partita, lasciando indelebile in entrambe le parti il ricordo di un'esperienza vissuta da entrambe le parti.
Ho imparato a fingere.    

lunedì 9 maggio 2016

Chiamate .

All'ultimo minuto.
E' da un po di tempo che ho notato una cosa darmi fastidio: Quando la gente ti chiama all'ultimo minuto, per un passaggio, per darti una comunicazione, o altro.
La cosa l'ho notata durante le sessioni di allenamento di apnea, i primi tempi mi arrivavano le chiamate 20 minuti prima dell'orario di allenamento e mi ritrovavo a dover passare a prendere 2 persone e per di più in ritardo, facendomi saltare programmi e cose da fare. Non ultima la preparazione per la vasca.
Ma mi è capitato pure di ritrovarmi ad esser chiamato per una cioccolata all'ultimo momento di sera. “Dai Fabio, vieni, vieni”, chiudo i contatti, metto in sicurezza gli impegni presi e saluto ordinatamente le persone. Prendo la macchina, mi sparo un'ora di autostrada per arrivare a destinazione, trovo del traffico ed accumulo ritardo. Arrivo trafilato tra i messaggi di chi mi aveva invitato a casa di un amico comune. Salgo le scale, pregusto un clima caldo da cioccolata e voglia di stare assieme. Varco la soglia e ci ritroviamo in 3, dove Io sono il terzo incomodo, di due che vogliono flertare da dove lei fa la preziosa e non ci pensa due volte a metter di mezzo gli altri, o meglio l'altro cioè Io.
Nel primo caso ho detto l'ultima volta che ho dato un passaggio che per questioni personali non gli avrei dato più un passaggio se prima non si fossero organizzati per tempo, con largo anticipo, sia all'andata che al ritorno.
Nel secondo caso ad una cena tra “amici” gli ho detto papale – papale che chiamare all'ultimo momento per poi passare per il terzo incomodo da un'amica non me lo aspettavo.
Sto meglio e me ne fotto di più .

giovedì 4 febbraio 2016

Sessualmente .


Asfaltato .

Sull'argomento sesso per ora mi sento così: asfaltato. Spalmato per terra, piatto, con poco brio. Sarà stata la serie di inconvenienti sull'argomento che mi hanno azzoppato.
In primis con l'Algida, ad un certo punto la cosa non andava più e se andava, andava male, o peggio non c'era più nulla.
Poi ci fu la Ventosa, a cui appellarmi per quello che mancava in casa. Anche lì la situazione andò a deteriorarsi nel momento in cui il sesso non venne ricambiato dai sentimenti richiesti.
Poi fu il tempo della Fusa, tanto, intenso e vorace, come di chi non mangia da anni ( vero ), ma poi alla fin fine si ridusse una trappola dorata.
Poi un paio di pomiciate, ma più che altro fatte con donne rivelatesi problemi esse stesse, piuttosto che un momento di piacevole staccar la spina.
Ora basta, se va và, se non andrà, non andrà. Voglia di far trasfusioni di volontà non ne ho .

martedì 17 novembre 2015

Concerto di Jovanotti.

“Ghimmi Faiv !”
Concerto Jovanotti, prossimo 18 Luglio, la nostra storia è appena iniziata e procedo con cautela. Non piedi di piombo, ma piede felpato, attento a non schiacciare le “formiche” per terra. Samuele và, Tizia và, Adriana pure, Tindara dovrebbe andare e Noi due che vorremmo andare, ma non capisco perché l'idea non procede.
C'è una botta d'arresto, un conto che non torna. Vorrebbe venire anche Claudia, ma è un tergiversare. Si, No, domani andiamo a comprare i biglietti, oggi no, domani si.
Manda e rimanda i posti economici finiscono, restano i biglietti, cari. Rimandiamo e lasciamo cadere nel dimenticatoio. Claudia non scioglie il nodo se non a ridosso dell'evento ed è tardi, settimane prima i biglietti erano terminati. Dell'amaro traspare in bocca.
Volevo andare al concerto. Ma anche non andarci.
Quando mi ci recai l'ultima volta, stavo con Ramona e la cosa portò male. Ma stavolta saremmo stati tutti e due assieme al concerto, non separati. Le differenze ci sono, basta scrutarle, osservarle, discriminarle e farle emergere, così solo le cose non si ripetono.
Matilde preme per andare a fare un tuffo ai laghetti di Venere. Antonio pure,  Fede è d'accordo, Gemma gli piacerebbe ma di Martedì. Appena lo sente Marilisa dice Si, ma non Martedì, possiamo spostarlo per lei a Mercoledì? Cazzo, Io Mercoledì ho un impegno semiserio di lavoro al locale (riparare una porta quasi gratis). Federica in chat “decide” di Mercoledì. Rimando l'impegno semiserio lavorativo perchè la foto del gruppo di ragazzi condotti farà pubblicità e comunque curriculum.
Dalle 16.00 l'appuntamento viene spostato alle 17.00, Fede deve andare dal dietologo. Matilde a quell'ora non può, Gemma nei giorni precedenti (fino alla sera prima) ha fatto notare che non la si è voluta spostando l'evento a Mercoledì, ci metto una pezza ripetendo che ci sarà altra occasione. Marilisa è la prima che salta dicendo di non voler venire. Cazzo, proprio Lei che aveva insistito per andare nel suo giorno libero? Poco affidabile e dalla volontà precaria la ragazza.
Qualcosa non quadra, problemi su problemi, troppi. Nuovamente troppi punti da accontentare e poca disponibilità. Butto la carta Io, alle 16.00 sarò lì, chi vuol venire è bene accetto.
Vediamo chi gioca a “coglionare” e chi No. Chi verrà, manterrà la parola, chi non verrà mi darà indicherà in modo chiaro di quanto potrà valere la sua parola: assente = niente.
Una di queste è Federica, ha detto che verrà, ha spostato l'orario e poi non viene. Hmm... torna a galla una dinamica che mi sfugge, la dinamica è riferita Marilisa ma qualcosa non mi quadra con Fede.

giovedì 16 luglio 2015

Affondamento .

Della Santo Stefano .
22/07/2012, muore il nonno, primo siluro a babordo. Perdita pesante, ma l'abbraccio con Claudio e Teresa mentre chiudono il nonno nella cassa fa sentire ancora vivo.
28/08/2012, un messaggio, “Mi hai lasciata sola alla mia laurea”. L'aver cercato di non fargli mancare nulla quel giorno mi ha permesso di star ancora in vita. Una torpedine nel bel mezzo del nulla arriva alla fiancata.
Febbraio 2013, un giorno non meglio specificato dopo il 9. Riunione nuovo Direttivo AVIS, non vengo eletto Presidente e chi credevo vicino mi volta le spalle. La ciurma assale la cabina di pilotaggio ed una guerriglia si protrae per il natante. Amara delusione. 
30/08/2013, è finita. Una storia di quattro anni volge al termine, ancora non è chiara l'entità dei danni, ma è stato un grosso buco in cabina di pilotaggio. Il richiamo di un'altra sirena si sente in lontananza ed i pochi piloti al timone fanno rotta verso il canto.
3/11/2013, è finita. Un grosso e pericoloso squarcio a dritta sventra la chiglia, con anima e corpo mi butto a lavorare. Si tiene la rotta, ma si imbarca abbondante acqua. Il lavoro non manca, ma qualcosa non quadra.
11/01/2014, ultimo giorno di lavoro. Dopo non rinnovano, nessun impegno e non c'è niente. Conoscenti mi promettono che avrò una risposta, qualunque essa sia. So già che sarà un “fine”. Ultimo siluro sulla fiancata Capitano, la nave non può andare avanti, bisogna navigare verso un'insenatura sicura.
Faccio rotta verso il letto e lì mi areno per i mesi venturi, in un febbrile assemblare pezzi, riparare, aggiustare, imprecare e cercare di ripartire, far riprendere in qualche modo la navigazione.
Ma la nave non ne vuole sapere di ripartire. E nel frattempo l'idea di abbandonare la nave per sempre si fa avanti.
Si stringono i denti e si va avanti, ma a quale prezzo.

Elementi chimici .


E reazioni chimiche .
L'incontro di due personalità è come il contatto tra due sostanze chimiche: se c'è una reazione, entrambe ne vengono trasformate.

Carl Gustav Jung .

Qualcuno era un forte catalizzatore e qualcun'altro si incendiò.

giovedì 25 giugno 2015

Danza Macabra.

Clusone, oratorio dei disciplini, danza macabra .

Seduto, scorrono le dita sui libri.
Scende la bruma ed ovatta le cose, a voler celare l'occhio indiscreto e creare uno spazio riservato. 
Il mal di testa sale come note di flauti e tamburi suonati per invitare alla danza. 
La confusione avanza, come scheletri che voglio prender parte alle danze. 
Le idee si fanno irrequiete, come bimbi che hanno voglia di partecipare ai balli, vogliono buttarsi nella mischia, volendo uscir fuori.
La bocca si apre ed i concetti prendono forma, è un fluire di parole, idee, pensieri dirompenti, gridano di esser risolti, di avere una risposta, una sistemazione, un perché, una fine o un nuovo inizio.
Incalzano, si fanno avanti, travolgono la concentrazione, l'Io scompare, o meglio ora si fa da parte per farli scorrere via come fiume in piena e non bagnarsi più del dovuto.
Le idee danzano intorno una una mente che si arrovella, come uovo cotto in padella, o come legna bruciata su un falò intorno al quale anche i pensieri, le emozioni e le sensazioni che non hanno trovato pace e sistemazione, iniziano a danzare vorticosamente.
L'Io è invitato da queste idee di morte e tossiche a danzare. 
Ieri ballava con loro in un turbine senza senso, oggi prova a farle scorrere, non da la mano per esser preso a danzare, si fa da parte, le lascia stare.
E' ora di alzarsi ed andare a passeggiare, senza prima aver chiuso i libri, sistemato le cose, messi gli occhiali e chiuso il portone. Via a camminare. Perché a volte, se una di queste danze mortali viene presa in tempo, una camminata aiuta a spegnerla.

 L'immagine appartiene al rispettivo proprietario.

lunedì 16 marzo 2015

Vieni via...

Da quel ricordo .
Preparazione alla statica. Egidio scandisce i tempi, sono partiti i tre minuti. Inizia il percorso mentale di avvicinamento all'Io. La ricerca dei bei ricordi può aver inizio. Scorrono le immagini, la vallata di monte Trino, fiori di primavera, sono solo e mi ritrovo ad incamminarmi verso cala Grottaccia.
E' un sentiero già preso durante una sessione di bagno Turco. Qualcosa mi dice che la strada non porta a nulla di buono, ma devo ritrovare un equilibrio per fare questo viaggio nella statica. 
Mi trovo a camminare verso il mare, contrada Trinità. Supero il prato di acetoselle, iniziano gli ulivi. I passi procedono e mi ritrovo con Franco a raccogliere verdura selvatica, alle Tre Pietracce, la prima volta che scorgo bieta selvatica e qualcuno me la spiega, gioia.
Un'immagine di volto in controluce, Rò ed il suo sorriso, le fossette intorno alle labbra, noi due a mare, la festa di compleanno. Cazzo! Capitano via da quella cazzo di stanza! Chi cazzo aspetta? Via da questa stanza maledetta di ricordi! Andiamo via!!!! Viaaaa!! Perchè cazzo ci devi far fare a pezzi? Capitano invertiamo la rotta, in quella stanza dei ricordi c'è solo morte e ghiaccio! Cazzo capitano tra poco ci immergiamo! Cosa cazzo sta combinando? Viaaaa!!
Panico, silenzio, dolore, contrazioni nell'addome, un treno che fischia nella notte, paura e freddo.
Arrivano i due minuti scanditi dal Mister. Un segnale esterno, sovrasta gli innumerevoli segnali di pericolo interni, come un corno da guerra suonato da una collina.
I passi procedono in retromarcia, la mano accompagna la maniglia per chiudersi e finalmente si stacca, stavolta ci sono entrato, ma non è detto che la prossima volta ci debba ritornare, anzi, credo proprio che quella nota di emozione impressa seduto meditante sul vertice della roccia del torrente Santo Pietro, sarà un nuovo ground-zero da cui ripartire.  

Avere un Io.. .

Un Io, non tanti .
Avere un Io è una bella cosa; bella perchè le azioni fatte o da compiere, hanno un inizio, un centro da cui partire e da cui proseguire.
Permette l'inizio di un discorso, di un ragionamento, di un'azione, in pratica un punto di partenza: la tua persona.
Non più un inizio a casaccio, random, a 360 gradi come sabbia sparsa per terra che non riesce a trovare un punto di aggregazione.
L'Io ti permette di fare scelte, perchè è la postazione da cui osservare la situazione, con la visuale ed i suoi limiti, legati a te.
Non una miriade di posti di osservazione sparsi per terra da cui non è possibile avere una visione univoca, le cose frammentate in miriadi di punti di osservazione, incoerenti e sparsi, persi e a pezzetti, dove tali e tante sono le visuali da non riuscir ad omogeneizzare e vedere alla fin fine un bel nulla.
Avere un Io ha anche il suo prezzo, a volte dolce, altre salato o addirittura amaro.
Dolce perchè hai il tuo punto di inizio delle tue azioni.
Salato perchè se fai delle scelte affrettate, sbagliate, dirompenti o errate, quello che è al centro dell'azione e a cui ricadono gli effetti dell'azione sei tu.
Amaro perchè non ci sono gli "altri" a cui addossare la colpa, cosa voglio dire: se una persona compie una “minchiata”, ed avendo un Io da dove valutare col proprio punto di vista e  decidere di  andargli dietro, non posso e non voglio addossare la colpa delle conseguenze delle azioni iniziali. Un Io che dice SI ed anche NO alla “minchiata”, queste scelte sono mie e non di altri, alias se il primo che ha fatto un'azione ed IO la giudico una minchiata e di conseguenza non la voglio condividere il gioco si ferma; ma se Io  scelgo di condividerla sono IO ad averla condivisa e non che la “minchiata” è di altrui proprietà.
"Mi è arrivato un sms, o è roba da pagare, o è Dona o Marco.” Era Marco.
Mentre scrivevo pensavo a mio padre, a quanto duri e puri, sferzanti e moralisti, pesanti e opprimenti, psicotizzanti e schiaccianti erano i suoi discorsi quando iniziava a far capolino il mio Io.
Ricordo la durezza di risposta quando quello che usciva fuori non gli andava a genio ed i duri colpi verbali a botte di questioni sociali e morali venivano sferzati come un bombardiere su di una città.
Ricordo la sensazione di panico, di sgomento, di ansia, di terrore, di demolizione interiore che vivevo, la paura di morire da un momento all'altro, la claustrofobia che mi prendeva ed il senso di strangolamento che mi attanagliava la gola.
Ricordo che era come se mi mollava una delle sue pizze in faccia, dopo le quali mi ritrovavo steso per terra, peccato che era il mio Io sbrindellato/sdirinato/spappolato in 1000 pezzi.


Come se un rabbino una volta deciso di costruire un golem di sabbia, decida di prenderlo a pugni fino a sgretolarlo a pezzi per terra.

venerdì 6 marzo 2015

Sonni


Sssh, stanno riposando .
Ciò che abbiamo vissuto in quei giorni si è incallito dentro. Credevo non potesse più riaffiorare alla mente. Poi quella foto, ha destato una parte di me che credevo addormentata per sempre.
Odî volontariamente sopiti, malinconie, sogni, speranze. 

Le cose si fanno in due .

La forbice taglia perché le lame sono due.
Dal periodo di merda lasciato alle spalle ho capito una cosa, forse il senso a questa montagna di merda scalata nei rapporti umani sta nel fatto che alcune cose, vedi quelle di una coppia ( parlare, scrivere, sentire, amare, uscire, litigare, capire, intendere, baciare, mangiare, vivere etc.)  si fanno in due, se no non si fanno.
La forbice taglia perché le due lame sono parallele, vicinissime ma indipendenti l'una dall'altra, convergono in un punto ed assieme tagliano: la carta, i gambi dei fiori, la plastica, il cartone, i fili etc. Assieme funzionano e realizzano, da sole No.
L'ho capito dalla storia chiusa con Ale, dove alla fin fine ero rimasto solo e quello che si faceva in due non si poteva più fare.
L'ho capito dalla storia chiusasi con Rò, dove ero rimasto a crederci da solo e quello che si faceva o si sarebbe potuto fare assieme è finito come petali di mandorlo portati via dal vento.
L'ho capito quando ho provato a frequentare delle persone disinteressate, anche ex-Amici, ma essendo solo nel crederci, anche in questo caso le cose da solo si potevano fare e gli altri ne usufruivano, quando c'era da fare almeno in due, la cosa/le cose non si realizzava/vano.
Il fondo l'ho toccato con Antonietta, 3 mesi per un caffè ancora da giungere. Poi il tempo di una pizza e neanche questa arrivava. Una serata chiesta di lunedì e presentatami di Venerdì con la frase “Te l'avevo detto”, il telefono staccato chiamando Lei ed Antonietta che non rispondono per vedersi.
A quel punto dissi “Basta!”, se avessi avuto un problema con una persona glielo avrei detto, infatti le scrissi “E' difficile realizzare le cose se si è soli”, da allora silenzio tomba, se non degli auguri di buon Natale.
Questo principio lo impiegai con An. Visite a lavoro promesse e non arrivavano, arrivavano improvvise, uscimmo un pomeriggio e finì da uomo con caramelle.
Una sera spuntò al locale, chiedendomi di parlarle, in compagnia di un'amica con il compito da fungere da terzo. La ascoltai, capii che aveva un gran casino in testa, una storia tirata avanti che attendeva qualcuno per finirgliela, un rapporto con se stessa altalenante, in pratica cercava qualcuno a cui scaricare tutto questo.
Incrociati gli occhi (aveva uno strabismo di Venere) le dissi “Vedo che i compiti a casa ancora non li hai fatti. Vorresti che te li facessi Io?”. Silenzio-assenso. Proseguii “Fatti risentire quando li avrai fatti.” Da allora scomparsa, fino a quando non si ripresentò sul social network per chiedere amicizia.
L'idea l'avevo capita bene e l'avevo messa in pratica. 

mercoledì 8 ottobre 2014

Elena .

Sorriso, o quasi, di clown .

In un social network mi giunge un suggerimento di amicizia. Qualcosa lo fa emergere dai soliti suggerimenti, in quanto il volto ritratto è familiare, anche se in bianco e nero. La cosa mi incuriosisce e voglio approfondire.
E' Ele. Prima di saltare a conclusioni affrettate, vado a controllare tra i miei amici. E' scomparso il vecchio account. Ne controllo gli amici e vedo che ha fatto il pieno di quelli “buoni”, lasciando fuori i “cattivi”, tra cui Me e Salvo. Resto di “merda”.
Le ore passate a confrontarsi, a parlare, a trovar soluzioni, punti di vista diversi, la fiducia mostrata, la comprensione, l'aiuto, buttati nel cesso.
Ultima persona di merda lasciata indietro di un periodo di merda che spero sia finito, dato che con la morte del nonno si è aperto un capitolo nero della mia vita, di cui con l'uscita di Elena spero vivamente vi sia stata messa la parola fine.
Quello che mi ha dato fastidio è l'esser stato escluso, per via delle mie idee, del mio modo di fare, del mio modo di pensare, della mia persona. Mi sento usato e buttato, un po come con Rossana.
Ma se la sensazione di esser usato e buttato è dietro l'angolo nei rapporti inter – umani, perché in questi mi espongo in modo da dover poi mostrare il fianco dell'usato e buttato e poi pentirmene? Forse è l'eccessiva disponibilità verso il prossimo, per cui mi porta a fare quel passo in più verso l'altro di cattiva voglia, che poi si ripercuote su me.
Non faccio questo passo in più per cattiveria, lo faccio contro voglia, quando sento che la gente ti si attacca troppo e risulta scortese interrompere e troppo difficile tagliare. Rischiando di sembrare scortese, intavolare una diatriba, una lite, una discussione che la stessa persona ha dietro l'angolo perché in conflitto con se stessa o con qualcun altro. Lì per poltroneria faccio il finto cortese e cerco di lasciar scorrere le cose.
Col cazzo! Costi quel che costi, anche di sembrar scortese, ma Io quel passo in più non lo faccio. Se mi va lo faccio, dopo una considerazione pacata con Me stesso e sul mio livello di sopportazione, se non mi va, chiudo e me ne vado con un gran sorriso da clown stampato sul volto e buona notte. E diamine.

L'immagine appartiene al rispettivo proprietario.