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mercoledì 10 febbraio 2016

Fango.


Residui in fondo all'anima, ora neri, ora melmosi.

Ho un grumo in fondo all'animo. Un grumo residuo di tutta la merda spalatami di sopra e non so da dove cominciare. Sembra un nonsenso, dato che per anni ho vomitato post su post in un blog on – line, versato fiumi di parole in Terapia, scritto pagine su pagine da tanti parti, come un buon Romano Antico alfabetizzato scrivevo su ogni cosa.
Ora ho difficoltà a sciogliere, a trovar voce, senso, significato a quel fondo nero che mi porto dentro all'animo.
A volte un po di musica aiuta a tirar su qualcosa da questa massa vischiosa di melma, di fango, una lacrima, a volte una pagina di libro toglie una freccia infissa, o magari riporta un frammento della propria persona perso nei meandri di questo buco nero, o magari diventa un punto tolto.
E' un anno che raccolgo pezzi, li prendo da terra, da un oggetto, da un luogo, sono pezzi di me, della mia persona, li ricompongo e li rimetto in sesto, per me, per placare il dolore, la sofferenza, la violenza feroce subita, senza speranza, senza futuro, senza motivo, diceva di dirmi “Ti amo” ma con l'altra mano impugnava in coltello per trafiggermi le carni.
Come ho fatto a sbagliarmi? Accecato dall'amore, o forse una variante di esso, accecato dalla voglia di vivere, accecato dal disturbo bipolare nel momento in cui la mania ha trovato spazio per sgattaiolare. Forse..
Forse mi devo fare una scopata e dimenticarmi che giorno è.. .

giovedì 3 luglio 2014

Accartocciato dal dolore .

Come una lattina .

Il dolore è quasi palpabile, si direbbe un grumo nero interiore che a poco a poco gonfia. Gonfiano gli occhi, sotto le lacrime che spingono da dietro per fluire. Il dolore comincia interiormente a girare, come roccia nera di ossidiana. Gira, gira e rigira, prende pezzi interiori e comincia ad appiattirli, ad assottigliarli a poco a poco, via – via con maggiore velocità.
Quando il dolore è passato e si è calmato ti ritrovi come una lattina spiaccicata per terra.
Capita .

venerdì 14 febbraio 2014

Infisso dalle frecce


300: Pioggia di frecce .

 
Ho difficoltà, ad esprimere emozioni, sensazioni, il mio Io. La mente è affollata da cose, pensieri, idee, problemi, sfiducia e discussioni. Cicatrici su cicatrici mentali affollano la coscienza. Toccarle mi da una scarica di sofferenza interiore che si tramuta in lacrime nere, che svuotano e non liberano.
Da 3 mesi piango ogni giorno o quasi, anche più di una volta al dì. Ho una montagna di merda interiore da spalare e non ci riesco a toglierla tutta. Il blog da una mano, la lettura di “cinquanta sfumature..” mi permette di trovar spunti di coagulazione dei pensieri su concetti altrui espressi, ma non basta.
Ho bisogno di scrivere, parlare, confrontarmi, ascoltar musica, dir la mia. Ieri parlare con Stefano mi ha dato una mano. Poter chiacchierare delle proprie cose personali con un coetaneo della propria terra, con cui si condivide molto, aiuta e molto.
Ma quello che da ai nervi sono le continue scariche di dolore interiore provate. Mi sento come il San Bastiano legato ad un albero per il martirio. Frecce nere, appuntite e taglienti infisse nelle membra, tronco, costato, braccia e gambe.
Provo a muovermi, verso una persona, una ragazza, una situazione difficile, un esame. Ad unisono i dardi come antenne iniziano a vibrare e dolermi. Il dolore interiore spacca, rompe, ammacca, accartoccia.
Devo fare uno sforzo sovrumano per trovare la forza di piegare un braccio apparentemente libero e dirigerlo verso la freccia che duole maggiormente. L'afferro, altro dolore si sprigiona, comincio a tirarla.
Uno sbocco di sangue nero esce dalla bocca e lacrimo sangue che riga il volto. Uno sbuffo di dolore esce dalla bocca e lascio la presa.
Resto tramortito, fino a quando riprendo i sensi. A quel punto ricomincia la via crucis. Allungo la mano libera verso la freccia, l'afferro tra dolori. Fili di sangue iniziano a lacrimare dal punto di infissione. Il nodo a rete, grigio ed impolverato che serra la gola, stringe la voce. Stringo i denti, punto le dita dei piedi per terra, mi faccio forza trattenendo il respiro in un'apnea/agonia. Dagli spazi interdentali un soffio profondo e gutturale sputa fuori bava e sangue. Rivoli rossi scorrono giù dalle rime labiali. Un tremitio scuote il corpo, lo sbuffo scioglie il nodo, le labbra si schiudono, mentre la testa della freccia scorre via dalle carni.
Un sibilo prima tenue e poi via – via più intenso trova spazio in gola. Il sibilo diviene urlo, l'urlo squarcia il silenzio. L'urlo diventa un grido di dolore che gratta le corde vocali ma decresce non appena la punta infissa nelle carni esce.
La porto a gli occhi. Una goccia di liquido rosso cupo coagula sulla punta. Gocciola per terra. Mi guardo attorno inebetito. Non trovo nessuno, figuriamoci Te. L'amica rabbia mi solletica il volto, scaglio il dardo il più lontano possibile. Capisco che è una cattiva amica di viaggio e non cedo alle sue lusinghe di compagnia. Mi ricompongo per pochi secondi ed inebetito guardo il resto delle code di piume nere che tappezzano l'animo e quante ancora ne dovrò estirpare.
Una domanda mi torna a mantra: Perchè mi sono fatto del male? La risposta non arriva ancora, forse un giorno. Intanto mi riposo, per poi riprendere con le restanti. Amorevolmente mi sono state scagliate contro da una Forsennata, subito dopo essersi fatta a pezzi con la lama de “Il fallimento” ed ebbra dell'odor di sangue, ti sei scagliata con chi avevi accanto.

Il materiale audio-video appartiene al rispettivo proprietario.

mercoledì 14 dicembre 2011

Il pentolone dello stregone .

Per il Dolore .

Finalmente apro uno scaffale dedicato interamente al "Dolore".
Non so molte cose, se riuscirò a scrivere e quindi dar forma alle idee che mi passano per la testa sull'argomento; se riuscirò a trovare un'immagine rappresentativa, neanche se riuscirò a raccogliere i post dispersi nel blog dentro a questo contenitore. Ma provo.
Forse il viaggio al suo interno non si concluderà, o forse non darà le risposte che mi aspetto. Comunque sia è una parte mia che chiede di esser vista.
Per iniziare ho trovato una foto rappresentativa: Un pentola nera. Nero perché nero è il dolore. Cupo, come le tenebre che scendono dopo la sera, senza luna, senza stelle. Poco per rischiararti, se non il lumino della speranza interna che cerchi di tener acceso, nonostante le sferzate di gelido vento che ti arrivano.
Una pentola perché ribolle, o forse quella è la rabbia. Mhà..
Partiamo.

AVE ATQUE VALE

lunedì 24 ottobre 2011

Un grande Dolore .

Ti può mangiare da dentro .

Leggendo "Il Venerdì di Repubblica" del 12 Agosto 2011, l'occhio mi è caduto sull'intervista al neo scrittore Alistair Morgan circa il suo primo romanzo intitolato "Nessun dorma" .
Un concetto presentato dall'autore mi ha colpito :

Il dolore può consumarci e portare ad occuparci solo di noi stessi. Di certo, aiuta a capire la nostra vera natura, e non è detto che sia una scoperta piacevole e rassicurante.

Tempo fa, prima di entrare e durante la terapia, mi accorsi ( anche dai Post scritti ) che ero pieno di dolore. Un dolore nero, becero, continuo, interno, costante, come se a poco a poco cominciasse a mordermi da dentro, consumarmi lentamente, come un tarlo o una malattia dentro ad un albero.
Il sorriso sul volto mi si spense, chi mi stava accanto attaccò una poesia sul sorriso nel punto della casa dove trascorrevo più tempo. La cosa mi fece incazzare in una maniera inaudita, spingendomi ad ignorarla, visto che il dolore mordente mi attanagliava e mordeva dentro. Mi chiusi a riccio sul dolore, per proteggermi e provare a mitigarlo.
Provai in molti modi a placare questa sensazione, ci volle tempo, denaro, pazienza, comprensione (pagata e cercata altrove), voglia di mettere nero su bianco cosa provavo e a poco a poco riuscii a metter fuori la testa da quella chiusura a riccio verso me stesso e verso il mio dolore.
Quello che scoprii ancora devo digerirlo e di certo non è stata unta trovata piacevole e rassicurante.
Più volte ho trattato nel blog l'argomento Dolore, a differenza dell'argomento Memoria non sono riuscito a raggrupparlo in un unico scaffale, non trovando un filo conduttore che leghi le numerose sfaccettature di questo stato. Parlare di dolore è come cercare di rimettere assieme uno ad uno i granelli di sabbia che compongono un essere umano e che il dolore stesso ha buttato giù da una carriola e li ha sparpagliati.

mercoledì 13 aprile 2011

21 12 2010 Preghiera .

Ma per chi?

Dentro la testa ho cose che mi provocano dolore, tanto. Quando le muovo, le tocco, le ricordo, mi regalano una dose di dolore. Ieri insopportabile, oggi avvicinabile.
Intimamente come un bambino vorrei dimenticarle, rimuoverle; vorrei scrivere una lettera a Babbo Natale dove chiedergli di regalarmi una pozione che se le porti via, ma ragionando so che ci sono e ci saranno per sempre.
Posso pure provare a dimenticarle, ma fanno parte di me, sono mie. Vorrei pregare qualcuno: Dio, Allha, Javè, Nettuno o chiunque altro, affinché se le porti via e mi lascino in pace. Ma nessuno ascolta, sono solo Io.
Posso provare a scrivere e leggere per calmarle un po, rilassarmi con le onde del mare, alzarmi ed andarmene quando la situazione non va, però è dura camminare su un prato pronto sapendo di poter saltare al prossimo passo.
Ho fame e sete e so che quando tornerò da loro, ci sarà il secondo round, ma Io sono già stanco e mi sento la testa tagliarsi in due per il dolore passato.

lunedì 28 febbraio 2011

2010 01 04 Volo per Roma .



Mentre ascolto la canzone di Maya, mi é salita una gran tristezza, quasi a piangere, é la tristezza che noi siciliani ci portiamo appresso quando lasciamo la nostra isola. É straziante dolore per il distacco dalla nostra madre terra.

mercoledì 13 ottobre 2010

Dolore in testa.


E ne avevo tanto.

C'è stato un periodo della mia vita dove ho fatto cose che non avevano senso, perché c'era tanto dolore nella mia testa.
Ho iniziato una materia 25 volte e tutte e 25 volte non l'ho portata a termine, non perché non ne fossi in grado, e non l'ho portata a termine non perché non ne ero in grado, ma per via di quel dolore in testa che mi faceva saltare dalla sedia da qualunque cosa facessi. Forse si è calmato..

venerdì 20 febbraio 2009

Dolore 03 .


Buco nero.

Gli Inglesi hanno diverse parole per descrivere la voce dolore, riconducibili principalmente a :

Dolore Fisico = Pain .
Dolore Viscerale = Ache .
Dolore Mentale = Grief .
Dispiacere Molare = Sorrow

Il dolore alla fin fine è un buco nero, dove tutto viene risucchiato. In questa serie di post cerco di descrivere l'indescrivibile, ed è difficile riuscirci. A piccoli passi ci provo, spero che i risultati raggiunti siano a vantaggio non solo per me.

mercoledì 3 settembre 2008

Dolore 02 .

Il neurone preposto al trasporto del dolore nei vertebrati.

Tra i vari sensi che ci permettono di scoprire il mondo esterno, il dolore è il più arcaico.
Dal punto di vista filogenetico è la prima forma di esterocezione ( capacità di percepire il mondo esterno ) che la natura abbia elaborato. Ha il compito di difendere la nostra integrità fisica, per cui può essere visto in chiave utile, ma a lungo andare se cronicizza, il dolore stesso può diventare una malattia invalidante.

giovedì 14 agosto 2008

Dolore 01.


Navigando per mari virtuali sconosciuti, ho avuto la fortuna di trovare ed assaporare la seguente frase:

” l’uomo è condannato ad essere solo con il suo dolore, quello non lo può cedere a nessuno, nemmeno i suoi cari più vicini possono alleviarlo”..

Con questo aforisma apro una serie di post dedicati sull’argomento, impegnativi da realizzare, perché parlano di una parte viva e pulsante ( sembra un controsenso parlare di vita con il dolore), ma che voglio focalizzare. Buona navigazione ed:

AVE ATQUE VALE

mercoledì 30 gennaio 2008

Parallelismo tra i dolori .

Vedo un parallelismo e forse una convergenza tra gli effetti del dolore fisico tipo continuo, sordo nato dal dolore alla cervicale ed il dolore conseguente ad alcuni dei miei mal di testa.
Tra le mie tante cefalee annovero quelle scaturite da un camminare senza meta tra quattro mura, da un giramento di testa per la troppa concentrazione, dal non ricordarmi i nomi, da quella nata dal trovarmi in tensione nervosa. Il mio mal di testa a due cocomeri, quando bollo dalla rabbia, il mio mal di testa a bruma, tutti quanti alla fine mi conducono in uno stato di stanchezza, di torpore e inattività negativa mentale.
Mi spiego meglio, arrivo in una condizione di pensieri continui, negativi, in cui non riesco ad alzarmi o destarmi, che mi consumano e da cui difficilmente riesco ad uscirne fuori, se non con una battuta di mio padre, un caloroso abbraccio di mia madre, un po’ di sole preso in faccia, il mangiare qualcosa di dolce come cioccolata, un pensiero positivo regalatomi dalle persone, oppure un po’ di musica, o meglio ancora della radio, una passeggiata all’aria aperta, un po’ di corsa, delle belle foto, una girata in bici, un po’ di spesa, andarmene in sede a fare qualcosa di buono.
Che vi sia pure il dolore mentale? E che in quanto dolore dia anche esso stesso i suoi effetti? Come precedentemente elencati?