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lunedì 22 maggio 2017

La delusione.

Una forbice.
La delusione è una forbice. Una lama sono le aspettative, l'altra la realtà. Unite dall’Io, dalla persona, dal proprio essere, si avvicinano e si allontanano in base alla distanza che intercorre tra le due superfici taglienti.
Ora una si allontana un po all’altra per poi ri – avvicinarsi e viceversa. Più ampio è lo spazio tra le due e più il taglio sarà lungo, netto, dolorante e devastante, più la distanza tra aspettative e realtà è minimo, più il taglio sarà piccolo e netto, come un ricamo.
Quando si chiudono, il dolore nato dal taglio è la delusione.

giovedì 9 gennaio 2014

Albero.

Malsano .
Come albero trafitto mi sento, spezzato, rotto, malato.
Cerco di riprendermi, di ricompormi, ma il vuoto interno mi afferra consumandomi a poco a poco.
Fuoco nero che arde nel midollo, dove ieri schiumava il rosso nelle ossa, oggi nera poltiglia informe e scura si appiccica al sarcofago di ossa.
Vorrei far tacere questo dolore di vuoto che corrode da più di un mese, ma Lei non c'è e non ci sarà.
Cosa dire se non di danzare in una lenta agonia mortale?

domenica 25 marzo 2012

La Rabbia .

E' tornata sull'isola .

Sulle prime non ci volevo credere, poi con il passare del tempo i segni si sono presentati nuovamente.
Una serie di piccoli eventi che lasciano perplessi, non tanto te che li fai, quanto la perplessità negli occhi degli altri che ti stanno accanto: Una sfuriata mentre guidi il furgone, uno scagliare in fondo alla stanza le cose accatastate sul banco di lavoro, una difficoltà a sopportare la sfuriata altrui perchè ne hai già le tasche piene. L'evento 0 è stato urlare al telefono, a svuotare i polmoni, per una situazione in cui non riuscivo a dar voce alle emozioni provate. Urlai quasi a voler spurgare la gabbia toracica della vita che avevo dentro, da lì poi è iniziata un'escalation di eventi.
Oggi mi fermo un attimo, rileggo gli appunti di viaggio sparsi qua e la nell'isola e rifletto, oltre che a scrivere.

Ecco il link ad un Blog che mi ha dato modo di riflettere un po sull'argomento:



Buona lettura.

L'immagine appartiene al rispettivo proprietario.

lunedì 11 aprile 2011

Speranza .

Un volo di gabbiano .

Una volta mi dissero di guardare al futuro con speranza, cioè con la possibilità che le cose cambino. Me lo ripetevano principalmente gli ex-68ini, che del futuro altrui hanno combinato le peggiori nefandezze. Me lo ripetevano le persone vicine, quando chiedevano di saltare una rata da pagare delle cose che mi dovevano, me lo ripeteva mio padre che alla mai età spaccava il mondo.
Grazie mille, peccato che ieri guardavano al futuro con un'ottica del contratto a tempo indeterminato, potevano comprare casa, avere servizi quando andavano negli uffici, pagarsi una RC auto senza troppi intoppi ed altro.
Oggi non va proprio così e piuttosto che guardare il futuro con speranza, lo guardi con paura, con una paura che non è dovuta ad una singola causa, bensì tante che vanno da una Paura di un lavoro in nero che non sai se termina, alla paura di un tetto tuo sopra la testa che ancora non hai, alla paura di dover litigare con i proprietari dei fondi per raccogliere degli asparagi a... ancora altre paure.
Si potrebbe provare a guardare il futuro con fiducia, ma la fiducia vuole dei risultati per i bisogni per dare l'assenso a proseguire.
Buona fortuna ed:
AVE ATQUE VALE.

venerdì 12 novembre 2010

Rabbia .

E brucia...

Per ora c'è rabbia che brucia, si brucerà l'isola? Non credo, ma voglia di starmene a guardare non ne ho. Vivo e vado avanti.

giovedì 29 ottobre 2009

Sensibilità .

Una finestra sempre aperta .

La sensibilità è una brutta bestia, ha pregi e difetti. Ti permette di riuscire a comprendere un pizzico prima degli altri cosa vuol dire chi ti sta di fronte, nel bene e sopratutto nel male, ti da il quadro della situazione chiara prima degli altri senza filtri, le parole arrivano dentro al cervello senza tappe di pausa, tutto scorre velocemente dentro di te sia in positivo che in negativo.
E' come una piccola finestra nel muro sempre aperta, sia con il bel tempo che con il cattivo tempo, da cui ci può passare di tutto. Emozioni positive e negative, sentimenti belli e brutti, sensazioni calmanti e destabilizzanti, impressioni costruttive e distruttive, praticamente un canale di accesso costante al proprio mondo interiore.
Si può pure mettere il lucchetto alla porta dell'entrata principale, come in foto, ma la finestrella nei pressi resterà sempre aperta.  
Ricorda un po la “finestrella della morte” che c'era nelle case antiche. Consisteva in una finestra di piccole dimensioni, tali da poter esser lasciata sempre aperta e non far passare nessuno, sita vicina alla porta di entrata dell'abitazione. Posizionata in modo che da essa non si riuscisse ad aprire l'uscio della casa, e qualunque cosa accadesse all'interno doveva restare sempre aperta.
L'apertura costante della finestrella era in funzione del sopraggiungere improvviso della morte di un componente della famiglia. L'anima del defunto lasciato il corpo terreno, doveva volare via dalla casa.
Qualora l'anima avesse trovato la porta di casa chiusa, sarebbe restata nella casa, infestandola come fantasma. Per ovviare a questa possibilità apotropaica, era buona abitudine costruire vicino alla porta e lasciarla sempre aperta la finestrella in questione, con il compito di far volar via l'anima dei morenti all'interno della casa. Da questa premessa il nome: Finestrella della morte.
La sensibilità è possibile paragonarla ad una finestrella della morte: sempre aperta nel muro della riservatezza, da cui possono entrare ed uscire sempre tante cose: pensieri, parole, frasi, discorsi, gesti. Entrano e vanno a colpire direttamente, senza freni o smorzature.

mercoledì 16 settembre 2009

Tenebrato .

Davvero bello.

Capitano momenti della propria esistenza dove ci si trova confusi. Confusi non in uno stato momentaneo dove basta che ti fermi e drizzi il capo e la situazione sembra potersi chiarire, ma ti trovi avvolto da una confusione continua, che non da tregua.
Passano i minuti e la situazione non cambia, passano le ore e la situazione è sempre la stessa: confusa. Mangi e ti riposi e sei sempre confuso. Poi i giorni si susseguono e la confusione rimane, i giorni diventano settimane, mesi ed anni e ti ritrovi la vita come un pezzo di hemmental pieno e vuoto, dove la parte vuota è stata mangiata dalla situazione tenebrante .
Fosse solo la confusione non è che ci sarebbe molto fastidio, il problema è che ti senti intorpidito, perdi di vivacità, mentre l'acutezza e la lucidità mentale vanno a farsi benedire. Praticamente ti senti addosso dei macigni che sobbalzano e rischiano di schiacciarti ad ogni passo. Sei privo di capacità di giudizio, di lucidità ed altre facoltà mentali tra cui la memoria. In questa assenza di tutto e di più sprofondi lentamente.
Chi ti sta intorno a parte cogliere un'espressione cupa, triste e malinconica del volto non è che capisca molto, perché respiri, mangi, bevi, crede che dormi, sbatti le palpebre, emetti fonemi e ti muovi, per cui tutto va bene. Basta solo appendere la poesia ( aggiungo di merda ) dedicata “al sorriso”, in modo che quando alzi gli occhi dal PC la leggi sempre, ricordarti di ridere di più et voilà! Abbiamo messo una bella pezza e tutto va bene.
Andando bene le cose, si può parlare della situazione personale, universitaria, lavorativa, affettiva come se tutto fosse nella norma, idee, progetti, speranze e quant'altro si voglia farsi dire dal soggetto interessato che ora sta bene, ma c'è qualcosa che non va dentro a quello che si è messa la pezza del “tutto va bene”.
Dentro ti senti desolato, il turbamento si approfondisce al punto di mettere in discussione ed alterare tutto, si incupisce molto: volto, lo sguardo, lineamenti, gesti, parole, pensieri.
Provi a parlarne con chi ti è accanto, magari con quelli che consideri amici. Appena fai notare la cupa tristezza di cui sei preso, è un fuggi-fuggi generale, uno scansarti come se avessi la peste di sopra, uno sbatter porte in faccia ed un cambiar strada. Il massimo che vien tirato fuori è il discorso ipocrita de “ti stai convincendo di idee sbagliate”, “lascia stare queste cose” ( peccato che te le sei trovate addosso e non sai come togliertele) proprio la stessa gente che fintantoché c'erano utili da spartire si era “amici”.
Poi cominci a riprenderti a poco a poco, stai lontano dalle impennate di positività, inizi a non tirar troppo la corda quando va bene, ti metti a conservare momenti belli per poi riscaldarti quando viene il freddo, cerchi il sole, la vita, esperienze, nuovi posti, idee, libri.
Butti molta roba, specialmente l'inutile, seghi rapporti umani, tumuli cadaveri, ti apri un blog, parli, ridi e cerchi di farti ridere perché lo vuoi e non perché te lo hanno detto. Parli, ti confronti, trovi gente che la pensa come te su alcuni punti, ti metti in gioco, fai e sbagli, cadi e ti rialzi.
Inizi a sperare, ad andare avanti, fuggi dal moralismo e dalle idee fanatiche, cerchi di non metter mani in meccanismi umani che ti avvinghiano e cercano materia cerebrale per ingrassare gli ingranaggi e proseguire nel loro moto “perpetuo”.
Fai un passo indietro, magari punti a qualcosa di più tangibile e concreto, cerchi di farti una vita senza troppe seghe mentali, alla fin fine sei contento, anche se gli altri ti prendono per “vecchio”. Fa parte anche questo del gioco, fortuna che un caro amico mi ha portato questo pezzo di “vecchiaia” del quadro della situazione.
Io a qualcosina ho cercato di dar risposta, gli altri forse no. Ci vedremo più avanti.

martedì 10 marzo 2009

L' Ansia .

Prende durante l'attesa.

Scorrono i numeri sul tabellone illuminato dell'ufficio postale. Le persone che ti precedono impegnano lo sportello ed uno ad uno vengono sbrigati, mentre la fila si accorcia.
Controlli e ri-controlli i documenti per vedere se hai tutto in regola: carta d'identità, modello pre-compilato per operazioni, contante, libretto postale. Sembra esserci tutto, ma controlli di nuovo.
Al nuovo controllo c'è di nuovo tutto, ma hai come l'impressione che qualcosa manchi, forse era meglio che avessi scritto in un'altra maniera, forse non hai capito bene, forse è meglio tornare a casa e controllare meglio, verrai un altro momento, in un'altra occasione.
Manca qualcosa non tra le tue carte, ma dentro di te. Dentro manca quel particolare, come il terreno sotto i piedi, un appoggio, un sostegno interiore.
Vorresti controllare tutto nuovamente per rassicurarti, ma senti le mani sudaticce che si attaccano ai fogli, le tempie pulsare e girare la testa, la vista si offusca e traballi, il colletto ti si stringe al collo e ti sembra soffocare.
Hai la tachicardia e vorresti andartene perchè dentro ti senti come morire. Guardi verso lo sportello e dopo quello è il tuo turno, dopo ci sono io, tocca a me... E ti domandi:
Ma porca miseria proprio oggi si doveva scaricare la batteria del lettore Mp3? Almeno mi sentivo un po di musica e non mi facevo tutte queste seghe mentali!!! :-)) .

mercoledì 18 febbraio 2009

Indossiamo i vestiti che ci confezioniamo .



Grande Adriano Celentano che cambia faccia ad ogni vestito .

Una volta confezionati i vestiti della gioia, della diffidenza, dell'allegria e di quant' altra emozione, li ritroviamo addosso. A volte indossiamo tanti di quei vestiti da non renderci conto di quanti sono. Di certo non riusciamo a fare come ad Adriano Celentano che mentre cambia vestito, allo stesso tempo adatta l'espressione del volto, in maniera chiara, netta, esplicita, come se si mettesse o togliesse per l'appunto un vestito.
Ci ritroviamo con vecchi vestiti di sopra e ci avviciniamo a gli altri. Magari crediamo di indossare un determinato vestito di un determinato colore, ed invece l'altro ci fa notare che il vestito presentato non è proprio quello che vorremo.
Per esempio se ad una persona ci avviciniamo credendo di indossare un bel vestito di color Rosa / Intimità, ma ci troviamo l'altro che prende le distanze da noi, sembra distaccato, freddo e diffidente, non c'è molto da meravigliarsi dato che non ci siamo resi conto che abbiamo un bel vestito da sera di un colore Giallo / diffidenza. Capita, l'importante è capire cosa si indossa :-)

domenica 8 febbraio 2009

Il sarto dell'anima .



Ringrazio pubblicamente la produttrice del video, l'amore messo per spiegare come cucire non ha eguale.

Quando il tessuto dell'allegria, della tristezza, della gioia o qualunque altra emozione è pronto, inizia la fase del confezionamento del vestito.
Partendo dall'argomento amore, si tagliano i vari pezzi di tessuto ottenuto, si cuciono tra di loro, magari si scuciono per poi ricucirlo, in modo che il proprio modo di vedere l'amore, frutto della propria persona, del proprio ambiente, del proprio tempo passato, delle proprie esperienze trascorse, permette di confezionarmi il mio vestito dal colore rosso, che sarà il mio vestito dell'amore.
Questo vestito involontariamente me lo trovo addosso, sulla mia pelle, però senza che io me ne accorga, per cui mi sono confezionato addosso il mio abito sull'amore, ma anche sulla tristezza, sulla gioia, sulla felicità, abbiamo ed ho dentro un guardaroba infinito di emozioni, dove la più ampia collezione di vestiti al mondo non può competere!
Buona sfilata di moda a tutti i lettori dell'isola di Melee.

martedì 3 febbraio 2009

Il telaio della dell'anima .



Ognuno tesse la sua stoffa con cui si vestirà.

Ottenuto il filo dell'emozione si inizia a lavorarci su . Il filo con il passare del tempo viene passato e ri – passato con gli altri fili delle emozioni, magari assieme a fila di situazioni differenti ma che hanno prodotto sempre dei fili le cui tonalità di colore sono simili o uguali tra di loro, o magari assembliamo tonalità diverse, in pratica per un meccanismo interno mettiamo assieme tutti i fili prodotti dalle esperienze che ci hanno dato tristezza, o magari allegria oppure mischiamo gioia con tristezza. Si confrontano i fili, si comparano e si osservano, per poi unirle in una unica trama.
Inizia il lavoro di tessitura del filo, all'interno del quale convergono i vari fili provenienti dalle varie esperienza. Per esempio inizio a tessere il rosso dell'allegria, raccolgo tutti i fili rossi dell'allegria, e li unisco assieme. Questo unirli assieme porta poi a crearmi il tessuto mio, personale della mia allegria, il quale poi diventerà oggetto di lavoro della fase di confezionamento.

lunedì 2 febbraio 2009

La filatura delle emozioni



Partendo dall'emozione grezza.
 
Provo, vivo, sono attraversato e sento emozioni. Materia prima su cui mi muovo e da cui dipendo. Numerose, vaste, hanno varie tonalità che dipendono dalla loro natura e le voglio esprimere con il colore, dato che è il modo più immediato per rappresentarle.
Partendo dalla premessa, mi troverò: il nero per la tristezza, ma anche per la severità; il rosso per l'amore e l'allegria; il giallo per il pericolo e per la diffidenza; il bianco della purezza e man mano che scoprirò i colori e le note dell'animo, li aggiungerò.
Le emozioni quindi hanno i loro vari colori, da cui in maniera grezza inizio a muovermi, potrebbero essere paragonate a balle di filo grezzo colorato da cui inizio a lavorarci su. Quindi si parte dall'emozione grezza.
Se l'emozione viene vissuta, assaporata, lasciata scorrere via in tutta la sua bellezza ( ma anche bruttezza ), essa diventa oggetto di lavoro di una serie di nostri meccanismi interni paragonabili ad un filare la lana. Il filare permette di iniziare a prendere confidenza con l'emozione e di farci i conti. In prima battuta, quando l'emozione viene provata, si lascia scorrere via, per poi ritornarci su e capirla .

giovedì 29 gennaio 2009

Fretta .



Quando nel far le cose ti prende la fretta, l'obiettivo che vorresti raggiungere si allontana.
Sei in preda ad emozioni quali: rabbia, dubbio, rancore ed ansia, che ti mordono il cuore e non lo lasciano più. 100 idee ti passano per la testa e 1000 soluzioni ti si presentano, ma davanti a così tante opzioni giocoforza non riesci a scegliere e resti fermo al bivio.
Converrebbe una precedente programmazione degli eventi. Quella necessaria per grandi linee, dove ci dedichi 5 minuti abbondanti prima di tuffarti nelle cose, dove stacchi la spina da tutto e tutti, dove il tuo superiore parla e tu manco lo ascolti ( anche perché se è una cosa importante non la affida ad una sola nota di comunicazione ) e sei concentrato sulle tue cose. Le vedi muoversi, assemblarsi, risolversi, prendere senso e ragione, ma tutto per grossissime linee, quasi offuscato e poco chiaro, ma che riesci a scorgerle.
Programmazione dove il beneficio dell'inventario è garantito e presente, ma ti permette di vedere l'obiettivo da raggiungere anche se dai contorni offuscati. Dove programmi ma ti prendi per il culo tra te e te dicendo che la cosa la faccio ma non muore nessuno se arriva un imprevisto e la rimando, o la metto in secondo piano, dove però tutto questo ti permette di vedere l'obiettivo da raggiungere.
Ma attenzione! Parlare già di una riflessione portata a gli estremi ( pensare e non agire ), un pensiero troppo profondo ( da cui non si riesce più a venire a galla ), insieme ad una risolutezza dell'azione ( ci vuole il suo tempo e pratica con conseguenti errori ), è ancora troppo presto e controproducente.
Per cui meglio usare la rapidità nel pensiero, nel modo di fare e di agire, piuttosto che una scomoda fretta. Questa la lascio per le cose fastidiose.

mercoledì 14 gennaio 2009

Fiducia .

Forza che permette di porre le proprie piccole mani indifese nelle forti mani altrui.. A volte pure nelle nostre stesse mani.

L'animo umano è composto da molte tonalità di gusti / colori / sapori e note, una di queste è la Fiducia. Guardando la foto mi vengono in mente un po di idee a riguardo, proverò a scriverle.
La prima riguarda la forza nel poterci muovere quando la nota d'animo della fiducia inizia a vibrare. Muoverci sostanzialmente su due direzioni: verso gli altri e verso se stessi.
Nel momento in cui ci muoviamo mettiamo da parte le corazze di riservatezza, diffidenza e quant'altro che per necessità indossiamo al fine di proteggerci. Veniamo fuori a nudo in tutta la nostra particolarità, spogliandoci del vestito tessutoci addosso con il tempo, utilizzando il filo giallo della diffidenza, uscendo così per come siamo: nudi e crudi, come dei bimbi che allungano la mano. La mano come ho detto prima la si può rivolgere verso gli altri o se stessi.
Se valuti positivamente i fatti, le circostanze, le relazioni, confidi nelle possibilità di entrambe le parti, può produrre un sentimento di sicurezza e tranquillità.

martedì 13 gennaio 2009

Le fila dell'animo .

Un arcobaleno di fili multicolori.

Nuovo lembo di isola dove trovare le varie note di colori dell'animo umano, a volte cupi, a volte splendenti, altre volte sgargianti ed altre volte tenebrosi. Fanno parte della propria persona e siamo noi stessi che con meccanismi interiori usiamo i colori per crearci dei fili colorati.
I fili possono essere usati in vari modi: tirati, stirati, pizzicati, mossi, nascosti, manovrati come marionette o intessuti in stoffe dai tantissimi colori, ai cui estremi ci troviamo il bianco ed il nero.
Dalle stoffe confezioniamo addosso i vestiti che ci portiamo appresso, che caratterizzano la mente ed il corpo, il volto, le mani, la postura, il carattere, il tutto coinvolto in una continua opera di tessitura e sfilacciatura, cucitura e strappi, creando la persona.

lunedì 12 gennaio 2009

Diffidenza .

Per la cromoterapia il giallo può appartenere alla diffidenza – l'immagine appartiene al rispettivo proprietario .

Tra i tanti colori dell'animo, c'è il giallo della diffidenza. Quando ci capita un evento spiacevole, durante il quale abbiamo provato del dolore, sia ess ofisico che mentale, prendiamo questo giallo e per i nostri meccanismi interiori iniziamo a filarlo.
Dalla filatura otteniamo un filo, il filo delle idee, che è impressione ottenuta dal ragionare su gli eventi passati. Con questo filo cominciamo a tessere un abito, un abito per proteggerci.
Sopraggiungono gli eventi negativi portandosi seco il dolore, e noi continuiamo a filare il filo giallo, a tessere il tessuto giallo e confezionarci addosso questo vestito per proteggerci.
Le esperienze negative possono essere per esempio una occasione in cui volgiamo le nostre mani interiori della fiducia verso un'altra persona, magari una persona che amiamo alla follia. Questa di tutta risposta cala un saracinesca sulla nostra mano ( per un suo meccanismo di difesa ), segandocela e mozzandocela a carne viva. A quel punto sentiamo dolore, tanto. Ma possono esservi tantissime altre occasioni di Diffidenza.
Storditi dal dolore, torniamo sui nostri passi ed iniziamo a tessere e confezionare l'abito della diffidenza, che può diventare sempre più grande e sempre più stretto, almeno fino al momento in cui non ti accorgi che ci sono tanti altri colori e che al limite può servire una sciarpetta gialla intorno al collo e non un vestito di diffidenza di gran gala come nell'immagine :-)

lunedì 22 dicembre 2008

La lontananza.

Permette tante cose.
La lontananza, in un rapporto, ti permette di vedere meglio le cose. Con occhio staccato ed illuminato dai sentimenti che ti prendono, riesci a far fluire i pensieri, le idee, vedi se c’è un senso nelle cose o se non c’è, provi anche a toccare con il cuore il sentimento che si ha con un’altra persona per capirlo.
Se c’è un sentimento che unisce ed è importante, anche con la lontananza il rapporto resta. Se il sentimento che lega non c’è, allora il rapporto tra 2 persone si scioglie come neve al sole.
Si può pure aver paura della lontananza, magari perché si è convinti che il rapporto si scioglierà, non pensando invece che è la qualità ( e non la quantità ) del tempo trascorso assieme con l’altra persona, la voglia di stare e condividere tutto: Emozioni, idee, rabbia, gioia, amore, liti, difficoltà e quant’altro a segnare la differenza tra un rapporto che resta ed uno che si scioglie al sole della lontananza.

giovedì 6 novembre 2008

Nevrosi ?

Angosce e conflitti .

Nevrotico: Chi mostra di essere tormentato da angosce e conflitti interiori.
Si presentano situazioni lavorative, di studio, di relazione con altri, in cui il mondo interiore è in subbuglio. All’interno vi sono Angosce e Conflitti, che a poco a poco si calmano, si placano, si cerca una soluzione. Il problema è che la soluzione non è sempre a portata di mano, a volte le trovi subito, altre volte dopo giorni, mesi, anni o lustri.
Da questo moto di marea interiore, a volte traspare qualcosa, a volte non traspare nulla. In certe occasioni si può sembrare stanco, in altre occasioni sono turbato e lì difficilmente riesco a parlarne. Perché è difficile andare da un’altra persona e dire: Sai, ho problemi…
Forse sarebbe meglio cominciare a risolvere i problemi interiori, piuttosto che gli esteriori. Dare delle risposte ad elementi pratici miei, piuttosto che altrui, zappare nel mio, piuttosto che nell’altrui e vedere oltre ai problemi anche i punti di forza.

martedì 14 ottobre 2008

Nodo.

Nodo di una corda che ormeggia una nave .

È da un po’ che pubblico poco sul blog, ed è altrettanto vero che questo spazio è diventato un campo di guerra dove chi mi conosce: amici, parenti, conoscenti, ragazze ed ex, si avventurano alla ricerca di presunte verità nascoste, oppure iniziavano ed iniziano lunghe discussioni su ciò che vi scrivo, dando come prodotto finale un generale senso di malcontento personale e di terra bruciata.
Scrivere e contemporaneamente avere il pensiero di cosa può provocare ciò che hai scritto, non è tanto bello, anzi mi fa proprio schifo.
Hai il pensiero bloccato, inceppato, annodato, devi ponderare le parole. In pratica fai un primo pensiero e pensi alle conseguenze. Analizzi le conseguenze del primo pensiero, e vi vedi ciò che è passabile e cosa no. Cosa non è passabile lo togli, e ciò che è passabile resta. Fatta questa cernita su ciò che è passabile e cosa non è passabile, torni al primo pensiero, modificandolo e trasformandolo. Il primo pensiero si trasforma in un secondo pensiero a volte svuotato del suo contenuto, in pratica ‘nà minchiata.
Ciò che cerco di mettere in rete, sono semplici pensieri, ragionamenti, punti di vista, mi ritaglio uno spazio dove andarmene a ragionare, ma con tutti i rischi e pericoli che esso comporti, certi momenti non mi va proprio giù

giovedì 14 agosto 2008

Punti .

Uno ad uno, i punti suturano la ferita .

Ora come ora ho ancora una ferita interna che con difficoltà si rimargina. Ci vuole tempo, tanti punti e riposo.
Alcune suture le ho date tra me e me, per altre mi è servito il blog. Un buon punto è stato il concerto di Jovanotti, altri sono stati dati e vengono dati dalla musica. Parlare con chi ti è accanto come una persona cara, un amico, fa la differenza, se poi puoi anche raccontare gli eventi, è meglio ancora.
Intanto cuciamo e scuciamo, perché a volte i punti sono dati male o addirittura saltano.