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mercoledì 4 marzo 2009

Don Minico ed il panino alla Disgraziata .



Io al locale ed il panino portato a casa .

La prima Panineria di Messina è stata Don Minico. Il locale sforna panini alla Disgraziata da far leccare i baffi, con cui potersi confrontare e godersela.
Domenica 01 Marzo ho inforcato il Vespone ed ho fatto rotta per il Colle San Rizzo, giunto in località 4 strade ho trovato il chiosco in questione. Donna Razzia mi ha domandato cosa desiderassi ed io prontamente ho risposto: Del pane di Don Minico! Incartato ed imbustato il prodotto, me lo sono portato a casa dove insieme ai miei a cena gli abbiamo fatto una bella festa.
Il panino in questione è fatto con prodotti tipici locali: poveri ma gustosi. Si parte dal pane, tipica pagnotta rotonda di panificazione montana, di quei pani che si devono mantenere morbidi per un paio di giorni. L'interno custodisce uno strato di melanzane sottolio, fette di pecorino e salame, giardiniera sottaceto e pomodori sottolio. Il tutto condito da olio santo che dà quel pizzico di gusto in più al pezzo. In pratica ce lo siamo mangiati in quattro e quatto - otto.
Altro piccolo tassello di questa terra, elemento caratteristico del posto, da gustare in loco, magari con un buon bicchiere di vino mentre in lontananza si scruta Messina immersa nello Ionio.

Per chi volesse approfondire l'argomento, il chiosco ha pure un suo sito web raggiungibile al seguente indirizzo:

domenica 21 settembre 2008

Cosacavaddu semi stagionato.




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L’altro giorno nel banco frigo all’ Ipercoop ho trovato il Cosacavaddu. Non ho mai provato questo formaggio Ibleo, e per curiosità l’ho preso.
Dalla pasta dura, filante, corposo. Semistagionato prodotto dal caseificio Progresso, all’assaggio pizzica sul palato e ti sussurra all’orecchio di essere accompagnato da un buon bicchiere di vino rosso, magari un Nero d’Avola e del buon pane casereccio. Mi è venuta fame a scrivere, per cui suggerisco di assaggiarlo.


domenica 7 settembre 2008

Crocchette alla besciamella .

Primo piano del gustoso pezzo di rosticceria.

Se vi trovaste a passare da Milazzo, una tappa culinaria d’obbligo è la rosticceria “Alla Siciliana” sita in Piazza Roma. Il posto è centrale, ad un passo dalla Marina Garibaldi, ad un salto dal trendy Borgo e dalla caratteristica Vaccarella.
Puoi trovarvi di tutto, dalla pizza alla focaccia, per poi passare ai pezzi di rosticceria sempre freschi, da gustare nei tavoli a bordo sala, senza un eccesivo costo del coperto.
Un piatto caratteristico da assaggiare sono le “Crocchette alla besciamella”, dove un ripieno di besciamella e fecola di patate, insaporito da dadini di prosciutto cotto, viene avvolto da uno strato di pangrattato. Fritte in olio bollente e servite calde, sono una delizia del palato, tipica di Milazzo. Che dire se non come sempre in queste occasioni: BUON APPETITO !

sabato 9 agosto 2008

Ciceri e Tria.

“La magiàda locanda”.

Se il Sabato sera mi ero mangiato la zuppa, la domenica successiva del maggio scorso ( era il 25 ), dopo essermi girato abbondantemente i vicoli del centro storico di Lecce in bici e salitomi un abbondante appetito, dove potevo recarmi? Ma alla “La magiàda locanda”.
In questa occasione capito che i miei legumi preferiti ( ceci ) accompagnavano della pasta, all’interno del piatto “Ciceri e Tria” , la scelta fu obbligatoria.
Il piatto in questa occasione aveva un bell’aspetto, ma come sempre il gusto era squisito. Una goduria di ceci, olio, pomodori di pachino, pasta ( la locale Tria) bollita e addirittura fritta! Non lasciai nulla nel piatto.

venerdì 8 agosto 2008

Cecca maritu.


L’aspetto sembra disgustoso, ma il sapore è buono!
Durante il penultimo Sabato di Maggio ( era il 24 ) mentre girovagavo per i vicoli di Lecce, sul Corso V. Emanuele fui colpito da un ristorante: La magiàda locanda.
Il modo di presentare il menù del giorno mi ricordava tanto Firenze, la corte che si apriva prima di entrare nel salone mi sapeva tanto di Sicilia ed i nomi dei piatti erano curiosissimi. Tenendo conto di questi particolari e che l’altra prospettiva era mangiare al Mc Donald, la decisione era presa, cenavo a “La magiàda locanda”.
Portato il menù e consultatolo, con gioia nel cuore, scoprì che erano tutti piatti locali! Visto che a pranzo mi ero mangiato un panino e volevo un po’ di verdura, consultai la voce minestre / zuppe. C’era di tutto e di più, dove la parte principale erano l’accostamento di verdure a legumi e forti sapori. Già ora mentre scrivo ho l’acquolina in bocca al ricordarlo.
Tra i tanti nomi invitanti e poco comprensibili ( se non ricorrendo a quel minimo di greco antico fatto per i fatti miei ), la scelta cadde sulla zuppa chiamata: Cecca maritu.
La cameriera, dall’aspetto giunonico e gentile nel modo di fare, mi spiegò perfettamente e senza fretta il contenuto della zuppa. Avevo già deciso, ma l’aggiunta di questi particolari mi fecero ulteriormente confermare il piatto.
Una abbondante bruschetta con pomodori aprì la danza culinaria, accompagnata da un buon boccale di birra alla spina ghiacciata. Quando arrivò il piatto, ci rimasi un po’ male, l’aspetto non era dei migliori, dato che come si evince dalla foto sembrava una paccottiglia di roba verde con cose bianche. Un po’ deluso dall’aspetto inforcai la forchetta ed assaggiai.
Tripudio del palato! Verdura dolce accompagnata da farro, disseminati delicati pomodorini di pachino ( siciliani… ci siamo sempre ), tocchetti di pane fritto giustamente dosati per dare quel rinforzo di gusto e dulcis in fundo un olio dal sapore fragrante, come un bacio dato sotto un ulivo, le cui fronde nascondono i cuori di due amanti all’occhio del sole autunnale, mentre la brezza di mare sposta le fronde ed accarezza i volti dei due. Davvero squisita!
Mentre mangiavo facevo una considerazione sul nome del piatto e la terra dove venne creata, il Salento. La fantasia correva verso un’epoca non molto lontana, magari la prima età del secolo scorso, quando l’economia del posto era contadina.
Immaginavo una giovane ragazza, tutta intenta a preparare questa minestra dai poveri ingredienti ( verdura di campo soprattutto ) e l’amore che ci avrebbe messo nel realizzarla. Amore e passione per preparare il piatto per quell’uomo seduto al suo desco tutto intento ad esaminarla, per capire se era una donna da prendere in moglie o no. Pensavo alla ragazza che ce la metteva tutta per preparare bene, perché con quel piatto si giocava il suo futuro che sarebbe stato con un uomo in una loro casa con figli attorno, o da sola nella casa paterna, aspettando la morte e seccandosi giorno dopo giorno.
Penso proprio che quella ragazza, per convincere quell’uomo a prendersela, abbia proprio cucinato la zuppa Cecca maritu.
Il mio consiglio spassionato è semplice:
Andate a “La magiàda locanda”, prendete un tavolo, sedetevi comodi e godetevi il concerto di sapori che vi presenteranno, perché lì si mangia davvero bene.

domenica 29 giugno 2008

Puccia con mortadella .


Panino tipico Salentino, dagli ingredienti poveri. Al normale impasto vengono aggiunti prodotti semplici contadini, quali: pomodori e olive.

Il pomodoro nell’impasto ti permette di mantenere il pane morbido, soffice. Da solo riesce quasi a condire il panino, rendendolo mangiabile così come si presenta, semplicemente pane. Però affidandomi al salumiere mi è stato suggerito l’insaccato da accostare: la mortadella.

Le olive sono l’altro particolare dell’impasto. Della variante piccola ( che noi siculi localmente chiamiamo ‘Munacedde perché ricordano le castagnole di mare ), con i noccioli interi all’interno. Per cui quando compri il panino, ti pesano il pane, i pomodori, le olive ed i noccioli. In pratica ti compri il pane ed i noccioli.. Pane dei furbi o pane della povertà del Salento?

Pane della povertà, perché per poterlo finire c’è voluto un bel pezzo, ogni morso doveva essere masticato con cura, per trovare i noccioli e non ingurgitarli. Ogni nuova scoperta di nocciolo, mi obbligava a fermare il pasto, cercar l’intruso e portarlo fuori.

Il risultato finale di questo escamotage sono state il ritrovarmi con le dita nere e l’esser sazio a metà panino. Non sentivo più l’appetito perché non potendolo mangiare di continuo, date le pause forzate, la sensazione scompare.

Potremo dire che è l’esatto opposto del concetto di panino che troveresti in un Mc Donald: La Puccia ci metti un po’ a mangiartela, per un Hamburger impieghi al massimo 1 minuto. In definitiva, se non sei cultore del cibo mediterraneo, rischi di non apprezzare questo pane che urla la storia della terra di cui è fatto.

La tecnica di interrompere l’atto del pasto, con l’uso di corpi estranei nella pietanza, lo trovai in una novella del Verga, dove una madre doveva affrontare la fame vorace del figlio maggiore.

Il ragazzo ogni volta che si sedeva al desco poveramente contadino, divorava velocemente il suo magro pranzo, per poi buttarsi sui piatti dei fratellini ed “aiutarli” a finire la loro misera pietanza.

La madre sconcertata e disperata sul da farsi, dato che non aveva modo di aumentare la portata dei piatti, chiese consiglio ad una amica, che le suggerì di mettere dei “bottoni” nella minestra del figlio, in modo che ad ogni boccone doveva fermarsi a cercare il corpo estraneo.

La madre mise i bottoni nella minestra, il figlio ad ogni boccone doveva fermarsi a cercare il bottone e poi sputarlo, in modo tale che alla fine era l’ultimo della tavola a pulire la scodella, alzandosi dal desco sazio.

Cosa voglio dire con questo accenno storico / medico / culturale, che il Salento oggi è una terra in fermento, ieri era una terra dove la FAME ammazzava.

martedì 19 febbraio 2008

Sfincione Palermitano .

Delizia del palato .

Poteva mai mancare nell’isola lo Sfincione Palermitano? Naaaaaa.

Comprato alla bancarella del mercato del Capo, insieme a Peppe ( che colgo l’occasione per salutare ), le mani esperte del venditore hanno preparato questa delizia.

Contrattata la quantità da comprare, attenzione al venditore che di pomeriggio cerca di rifilare più di quanto chiedete se no gli rimane, il pezzo è stato subito messo a riscaldare. Oliato abbondantemente e condito con un pizzico di sale, ci è stato presentato nella carta.

Morbido più del pane, ovvero soffice come una sfincia, cede gradevolmente al morso. L’odore è stuzzicante, perché sa di olio, cipolla e formaggio, solo a guardarlo ti viene l’acquolina in bocca. Ad ogni boccone senti racchiusi tanti sapori, che si mischiano, si fondono e ti danno lo sfincione, un piatto povero alla portata di tutti.

E’ stato bello camminare per le bancarelle del mercato del Capo di Palermo ed intanto mangiarsi il proprio pezzo di sfincione, molto forte, molto SICILIANO e ne vado fiero.

Per approfondire l’argomento, vi segnalo un bellissimo link dove ai meno esperti spiega tutto e presenta degnamente il piatto:

http://www.palermoweb.com/panormus/gastronomia/sfincione.htm

Buona lettura!

domenica 2 dicembre 2007

Arancino / arancina al pistacchio .

Un bello e succoso arancino al pistacchio .

L’ultima domenica di Ottobre sono andato all’Ottobrata di Zafferana Etnea ( è già passato un mese ) . Tra le tante delizie del palato, ho avuto modo di assaggiare l’arancino in questione.

Una buona frittura senza troppo olio, caldo, il riso non troppo scotto ed un ripieno indimenticabile. Il pezzo da rosticceria era venduto dai pasticceri, e questo particolare del venditore, non fa altro che ampliare la dicotomia che lo rende unico, perché il ripieno era di carne, pistacchio e besciamella, ma il pistacchio stesso non lo si può definire o solo salato o solo dolce, è mutevole al palato. Per cui un po’ masticavi dolce ed un po’ assaggiavi il salato, in un gioco di sapori che stuzzica il palato.

In definitiva una cosa buona ed interessante.

sabato 27 ottobre 2007

Panino di Maio .



Stavolta si parla di qualcosa di importante, andiamoci piano e con calma.

Nella foto è ritratto non “un panino”, ma “il panino” di Milazzo, cioè “il panino di Maio”. Questo panino è caratteristico della zona e lo trovate solo qui, in nessuna altra luogo.

Le peculiarità sono varie ed io per poterle captare tutte mi sono dovuto sacrificare a mangiare il panino, non sapete che sacrificio è stato vederlo finito.

Innanzitutto non è un classico piccolo pane, ma un trancio di ciabatta. Il panificatore è Luigi Bevacqua, il panificio in via “Umberto I”, che da anni fa questa ciabatta, sottile, con poca mollica, ben cotta in superficie, se poi è calda diventa qualcosa di spettacolare. Nell’impasto dovrà esserci dell’olio, data la lucentezza del crosta appena sfornata, comunque il pane è ottimo anche da solo.

Se il pane è la base, non ci scordiamo che il contenuto è altrettanto importante. Abbiamo una base di pomodoro affettato finemente, senza troppa acqua, sale, origano ed olio.

Il panino viene schiacciato dalle sapienti mani del salumiere, per poi ricevere l’insalata “particolare” di Maio. L’insalata è fatta di funghi trifolati sott’olio fatti in casa ( la ricetta è sua e non li vende al dettaglio), giardiniera sottoaceto e tonno sott’olio.

La base di pane è sovrastata da provola affettata, e per i tradizionalisti c’è la pancetta che chiude il panino; per i più piccini c’è il prosciutto cotto, ma decisamente fuori luogo la mortadella ( non ho mai sentito parlare di un panino di Maio con il salume Bolognese ).

La ciabatta viene pressata più volte in modo che la poca mollica si riempi del companatico e si formi il gusto del panino, per poi esser tagliata a pezzi in base alla tua fame….. ho l’acquolina in bocca solo a pensarci. I pezzi in vendita variano, da un minimo di 1,50€ a tutta la ciabatta, del costo di circa 15€. Una volta c’era il panino da 1.000 £ ed io feci fuori una ciabatta intera, giocando al PC!

In conclusione: Pane ottimo, imbottitura eterogenea e gustosa i cui componenti si fondono in un concerto di sapori. Decisamente da provare se vi trovate a Milazzo, per trovare la panineria non disperate, qualunque buon milazzese sa dove è Maio e quindi sarà facile individuarla!

giovedì 25 ottobre 2007

Arancino a arancina ?

Un primo piano dell’apice della rosticceria sicula .

Un paio di settimane fa mi trovavo a passare dal forno all’angolo, lo stesso della mezzaluna formaggio e spinaci. L’orario era quello delle 19 circa e l’occhio mi è caduto sul bancone pieno di pezzi di rosticceria.

Stavolta non avevo voglia di provare cose nuove, ma di assaggiare qualcosa di già assaggiato in altri locali, per poter paragonare. La scelta è caduta sul classico arancino al sugo.

Era un po’ freddo, fritto da più di una ora, messo in dell’olio non ancora caldo, dato che si è intriso di olio.

L’eccessivo olio si nota alla prova del fazzoletto: la trama di carta di impregna di olio e diviene lucida. Il riso era scotto, il sugo era accettabile anche se scarso, l’unica cosa che salvava il pezzo ( che non ho finito ), era la forma tradizionale locale che viene data all’arancino alla carne: un cono, contro la forma rotonda usata da altre parti.

Conclusioni: il panettiere non è che se la cavi tanto a fare il rosticciere, meglio un pezzo di pane con della mortadella, piuttosto che un pezzo di rosticceria non proprio buono.


martedì 16 ottobre 2007

Mezzaluna formaggio e spinaci.

La Mezzaluna in questione .

L’altra sera, verso le sette, mi avvicino al forno all’angolo dell’isolato, per comprare del pane. Nel banco della pasticceria / rosticceria panaria, intravedo la Mezzaluna. Chiedo alla commessa di cosa si tratta, ed n po’ contrariata dalla domanda fuori dalle righe ( tu compra e tu mangia no parla ),mi spiega il contenuto della stessa . Incuriosito la compro, la voglio provare.

Si tratta di pasta soffice, fritta e cosparsa di pangrattato. Il ripieno è formaggio non meglio specificato ( probabilmente scamorza ) e spinaci. Soffice al morso, croccante alla masticazione, il sapore del formaggio è dubbioso, perché grasso.

Conclusioni personali: Buona.

domenica 23 settembre 2007

Focaccia Fave & Ricotta .

Una delizia del palato .

Giovedì scorso sono stato a Ragusa, finito il colloquio mi sono messo a girare per la città in compagnia. Erano le 18 ed il passeggiare mi ha messo un po’ fame, mettici pure che c’era un po’ di tensione, mi sono scelto con calma il posto dove consumare il pasto.

La scelta è caduta sul panificio “ La piccola Forneria ”, ho scelto il panificio perché il pane insieme all’acqua portano i sapori di un posto. La commessa è stata gentilissima, appena gli ho chiesto qualcosa di tipico, mi ha presentato una sfilza di proposte, una meglio delle altre, ma poco sfagiolanti: focaccia con spinaci e ricotta, melanzane e ricotta, salsiccia e verdure ed infine lei: Fave e ricotta.

Sulle prime ero un po’ perplesso sulla scelta, dato il primo morso, il dolce del legume si è sciolto e mischiato con il dolce della ricotta, ed è stata subito poesia. Santi, il ragazzo che era con me, sulle prime non la voleva assaggiare, poi si è sfagiolato pure lui e l’ha assaggiata.

Questa esperienza culinaria è andata bene, ma non tutte posso essere buone, questa è andata di lusso!

lunedì 17 settembre 2007

Cecìna .

Buonissima .

Era il Maggio dell’anno scorso, quando salii al paese di mio padre. Tra le tante persone ritrovate, ecco che spunta il mio caro e buon vecchio Jacopo. Baci, abbracci, saluti ed una idea comune: Una giornata da universitario a Firenze!

L’idea è stata buona, giriamo la facoltà di Medicina Fiorentina ed è tutta un’altra musica, un altro posto, un altro modo di ragionare.

Giunge l’ora di pranzo e la pancia inizia a brontolare, dove si pappa? Chiedo a Jacopo, sottolineando l’idea di andare in un posto tipico fiorentino. Al grande Jacopo viene la felice idea di portarmi in una salumeria dove ci rimpinziamo di panini al prosciutto crudo di cinghiale, cervo e focacce. Per chiudere una porzione di Cecìna.

Gusto inconfondibile di ceci, in una teglia rotonda di rame ben oliata si versa l’impasto liquido a base di farina di ceci, si mette in un forno al legna ben caldo e si gusta calda con un filo d’olio e una spolverata di pepe nero. Buonissima !

Dicono che fu importata da Genovesi, dato che loro facevano uso di farina di ceci ed insegnavano alle genti con cui venivano in contatto commerciando, ad utilizzare questa farina preziosa dai mille utilizzi. Uno per tutti, a base di farina di ceci oltre alla cecìna : le panelle!

W la Toscana e W la Sicilia!


sabato 15 settembre 2007

Cannoli siciliani .

Un pasticcere mentre riempie i cannoli .

Sono fragranti, ripieni di tenera crema alla ricotta, ricoperti di praline di cioccolato e zucchero a velo, ce li invidiano tutto i mondo: sono i cannoli alla siciliana. Summa ed apice della pasticceria siciliana, o li ami o li odi.

Ripieni della classica crema alla ricotta, o nella variante crema o crema cioccolata, l’importante è che siano riempiti sul momento e subito gustati, se no la cialda si inzuppa e non ne senti l’inconfondibile crack mentre l’addenti.

Dolce da domenica a tavola, dolce da merenda, dolce da consumare per strada, in pasticceria mentre scegli la prossima pietanza o seduto in un angolo. Versatile e buono, semplicemente da mangiare.

domenica 9 settembre 2007

Mangiare da strada .

Pane e panelle, panelle e crocchette, una delizia Palermitana ( ringrazio Mario per le sue mitiche foto ) .

Un nuovo scaffale si aggiunge nell’Isola di Melee, dove si raccoglieranno i vari tipi di cibo da strada incontrato. L’idea trova ispirazione nella rubrica del Tg2 Costume e società dove si parlava di questo argomento, ma volete mettere l’esperienza che farò? Il piacere di scoprire nuovi sapori e descriverli, e magari valorizzare Milazzo ed i posti che incontrerò. Ho già l’acquolina in bocca.