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giovedì 25 maggio 2017

Bunker .

Virtuale ?
Non rispondi alle telefonate, agli inviti a vedersi, a sentirsi nella vita. Ti trinceri in  bunker virtuali, ora Whatsapp, Facebook, Instagram, da dove cementata nella tua ragione e presunzione, spari rancore sull'altro, versandogli odio di sopra e proseguendo con la propria vendetta.

lunedì 22 maggio 2017

Una Nissan .

Micra .
Sabato 25 Febbraio, ho voglia di vederti e forse anche Tu, spero, ma i motivi sono differenti. Io ho voglia di intimità, Tu chissà di cosa.
La serata a lavoro scorre bene, si è lavorato ma abbiamo preso una bella volata, smontiamo la sala e la rimontiamo celermente, i restanti lavori proseguono e sedutasi la brigata a tavola, resta poco da fare.
Ti mando un messaggio, magari riusciamo a vederci e stare un po in intimità. Rispondi, ci sei, aspetti. Con la scusa del dolore alla spalla riesco a sbolognarmi il collega dal portarlo a casa, ti chiedo cinque minuti per farmi una doccia e togliermi la puzza di sala. Mollo il borsone sul mobile e schizzo verso la piazzetta. Una telefonata è l’annuncio che sto arrivando, la spalla mi fa male, ma tra non molto avrò di che non pensarci più.
Parcheggio vicino alla tua auto, sali in macchina e qualcosa non quadra. Dici che senti freddo, ti trema la gamba per il nervoso, provo a massaggiarti il collo per rilassarti, un bacio alla noce del collo, un accarezzare i fianchi, un massaggio alle tempie, niente, non ti sblocchi.
Ti indurisci ed irrigidisci come un pezzo di marmo, qualcosa sotto sotto mi dice che è pronta una tua crisi.
L’occhio mi cade ad una macchina parcheggiata davanti a noi: è una Nissan. Penso “come quella che aveva Federica”, ma il colore è differente e chi la guida è una donna dai lineamenti differenti dai Federiciani.
Anche a te cade l’occhio sull’auto, sopratutto dopo che se ne è andata via sfrecciando. Iniziano le domande pretenziose, distorte, maliziose e fuorvianti, dove l’unica risposta possibile è quella pre-costituita nella tua mente che ha già sentenziato che quella è la macchina di Federica:
- Chi era in quella macchina, Federica?
- Di che colore ce l’ha Federica la macchina, era lei?
Devio il discorso, lascio andare la discussione, non voglio alimentarla anche se Tu fremi ad aprirla e farla esplodere.
Torna l’auto, a bordo sono forse in tre o due. Loro stasera forse faranno qualcosa, Io mi sto preparando ad una eruzione vulcanica basaltica, una delle tue solite crisi. Stavolta qualcosa dentro di Me è diverso, non ho voglia di espormi troppo.
Tornata la Nissan ti ci fissi, vuoi credere che sia di Federica. Ti faccio notare che non è lei ma imperterrita ti convinci che in auto ci sia lei. Dato che non ti schiodi, accendo la macchina ed andiamo in riva al mare, forse riusciamo a sciogliere meglio la tensione da viste inopportune.
In riva al mare l’eruzione vulcanica inizia a prendere corpo, inizia a sfociare sui cellulari, vuoi vedere il mio a tutti i costi ed è un già sentito, un ripetere di Federica, del passato, del tradimento, della tua presunta innocenza, dell’altrui ambiguità.
L’unica soluzione che mi si prospetta è mostrare il mio cellulare e si risolverà tutto. Il cellulare mi viene afferrato e strappato dalle mani, la cosa mi da fastidio.
Con tono poco cordiale dico “No. Guarda che i cellulari sono bombe a amano e tu ci stai giocando. Non voglio tu lo prenda. So benissimo cosa non voglio. La differenza con un malato di mente è che so bene cosa non voglio e non voglio che il mio cellulare sia violato”. Urla, insulti e grida da parte tua, le stacco il cellulare dalle mani e nella manovra le tocco il dito mignolo tagliatoti con la scatoletta di tonno.
Urli di dolore, forse un po troppo, inizi ad insultare la mia persona, il mio corpo, la mia famiglia, il mio passato per arrivare ad un presente in cui è convinta che ce ne siamo andati dal parcheggio perché in quella macchina c’è Federica. L’eruzione ha preso corpo e forma.
Dentro Me so benissimo che in quell’auto non c’era Federica, ma una donna che è andata a prendersi il suo uomo e dopo è tornata lì con lui per starsene per i fatti propri.
Forte del passaggio precedente, accendo l’auto. Con un tono di voce tutt’altro che cordiale la obbligo a seguirmi in auto a vedere quella macchina. Costi quel che costi, se fosse Federica la tanto minacciata scenata di gelosia la farà, se non fosse Federica la tanto minacciata scenata la dovrà fare.
Partiamo, la macchina sobbalza sui fossi. Mi immetto in carreggiata asfaltata ed i pieni regimi della seconda non sfogano in una terza, un’auto restringe la carreggiata ma Io la ignoro e vado avanti. Lei urla di paura perché crede che investiamo.
L’auto a 70 fa i 100 metri che ci separano dal precedente parcheggio. Freno dietro la Nissan, rincuorato che ha un colore diverso da quello di Federica. Mi volto verso Valentina e le intimo di scendere a fare la scenata di gelosia.
Non vuole scendere. Le intimo che se non scende dall’auto a fare la scenata di gelosia a Federica, la butto fuori a calci nel culo. Come un topo in gabbia che ha trovato la via di fuga, scende dall’auto e scappa nella sua. Vi si chiude, accende i fari e mentre le urlo contro che aspetto questa scenata di gelosia, Lei se ne va via lasciandomi solo.
Lunedì mattina, 27/02. Penso a scrivere un post sull’accaduto, avrò bisogno di uno scatto di nissan micra. Uno è a portata di mano, quello di mia madre, poi cammin facendo ne trovo delle altre ed altre ancora, Milazzo è disseminata di Nissan micra, è un modello diffuso.
Un’idea si fa strada nella ragione: Doveva avere le allucinazioni per vedere in quella NISSAN MICRA di colore differente proprio a Federica.

lunedì 13 febbraio 2017

Foro .

Fuori le mura.

Andrea Carandini, 753 a.c. la fondazione di Roma. Vedo e rivedo il video in diverse occasioni, il modo di esprimersi dell'archeologo mi affascina e mi prende.
Arriva il punto della narrazione in cui parla del "Foro romano”, con una semplicità a lui consona spiega seccamente "foro vuol dire fuori dalle mura", una struttura fuori le mura all'interno della quale tutti i membri del Septimonium romano possano riconoscersi e ritrovarsi.
L'idea mi colpisce, cade nel dimenticatoio.
Passano giorni, ricordo un mio post sul pomerio in cui trovai parte dei concetti espressi dell'archeologo e che in base alla visione storica avevo fatto miei.
Un paio di minuti li trascorro a pensare, la mente va a Valentina. La vedo in una nuova ottica, come Me e chiunque altro chiuso all'interno delle propria mura personali. Qualcosa non quadra? Ci penso.
Torna la parola "Foro", fuori le mura, uno spazio comune in cui identificarsi. Penso che ognuno è chiuso in sé stesso, ma se vuole una relazione con un'altra persona, deve uscire dalle proprie mura e costruire assieme all'altro un Foro dove potersi vedere, incontrare, parlare, conoscere, darsi appuntamento e tutto quello che serve in un rapporto da fare l'amore a venirsi in contro. Più il foro è grande, più cose ci sono e più il rapporto/Foro cresce. Cresce..
Ora i conti tornano: cresce. Si, col cazzo! A costruire quella merda di Foro ero Io, Lei era lì pronta a fare a pezzi il costruito, con l'aggravante che non voleva fare la sua parte, lasciando Me da solo a costruire come un cretino.
Fuori le mura si deve uscire se si volesse venire a contatto con altri e pure si possono costruire Fori di diverso tipo, Fori per amici, Fori per colleghi di lavoro, Fori per amanti, Fori per conoscenti, architetture costruite da entrambe le parti, fuori dalle Mura della propria esistenza singola, per dar spazio a se stessi e ad altri. Con Valentina quando costruivo. Ri – costruivo e ri – ri costruivo il Foro, era lì pronta a spaccarlo, a non far nulla e data l’ennesimo colpo di spugna alla lavagna della memoria, tutto cancellato e si ri - comincia d’accapo.
Alla fin fine non voleva fare nulla e che cazzo..

sabato 7 dicembre 2013

Guardare con Occhi diversi.


La storia passata è passato, il tempo è galantuomo e presenta le cose per come sono. Ciò che non mi ammazza mi fortifica, stavolta ci sono andato vicino a farmi mettere KO. Capita, ma non dovrà più capitare, per me e la mia salute.
Ho deciso di uscirmene da questo pantano in cui mi divincolo da più di un mese, senza scordarsi che c'è stata la fase prima della fine, una lenta agonia durante la quale chi ci soffriva alla fin fine ero Io. Peccato.
Ne uscirò guardando le cose da un'ottica diversa, trovandovi nuovi sensi e significati che prima ignoravo perchè guardavo le cose con gli occhi dell'innamorato, poi con gli occhi di chi veniva lasciato, ora con gli occhi di Fabio, i miei.
Una prima piccola e fugace conferma positiva all'aver cambiato occhi con cui vedere l'ho avuta da un “mi piace” sfuggevole, subito tolto da parte di un conoscente in comune, circa un mio commento “La sensazione di aver incontrato la persona sbagliata al momento sbagliato emerge”. Avrà compreso dei possibili rischi a cui si sarebbe esposto ed avrebbe compromesso il rapporto con Lei; ha fatto un immediato dietro- front.
Bene, ora comincio a guardare quello che c'è stato con occhi disillusi, quasi cattivi, perchè alla fin fine quello che deve uscirsene dalla merda sono Io. Non c'è nessuno che viene a darti una mano. Pardon, qualche coglione del club aiutiamo il prossimo c'è, tra i suoi iscritti risulta il mio nome, ma del nome di Lei neanche l'ombra.
AVE ATQUE VALE ed ora sono “cazzi acidi” tuoi.
Il materiale audio e video appartengono ai rispettivi proprietari.

giovedì 8 agosto 2013

Nascondi, nascondi .

Ma poi vien fuori .
Era il 31 di Agosto di 2 anni orsono e scrivevo:

Ultimamente ho una impressione poco definita, di tipo negativa e difficile da descrivere. Sarà la stanchezza dell'Agosto passato a lavorare, sarà che le cose viste in lontananza hanno altri connotati, il fatto è che sta uscendo fuori una situazione poco chiara e pruriginosa.
Pruriginosa perché è come un fastidio che si presenta e ri-presenta, si cela solo dopo grattamenti, la poca chiarezza sta nella scarsa esposizione dei fatti da parte di chi è il diretto interessato.
Praticamente è da più di 2 mesi che non faccio l'amore, una volta perché ci sono le altre in casa, un'altra volta perché c'è la tensione dell'arrivo degli altri, una volta dell'arrivo dei miei, un'altra ci si è scordati (in)volontariamente il lubrificante, un'altra perché sono troppo infoiato ( dopo 1 mese che non ne vedo ), un'altra perché non sono dolce, etc. . In pratica non la vedo da un pezzo.
A questa situazione si aggiunge una riduzione delle possibilità di parlare, oltre ad una non ben chiara situazione di salute che sembra assumere i connotati sempre più cupi del cercare una malattia di cui si è affetti, piuttosto che capire il generale malessere. Siamo partiti con delle tachicardie, su cui ci si fissa e ci si concentra in modo tale da poter arrivare a vaneggiare possibili morte per cardiopatie, per passare a sospetti micro-noduli tiroidei non visionabili all'ecografia. Scansione eseguita ben due volte, una in struttura pubblica che non andava bene perché non rassicurava e la seconda in struttura privata, dove però pagando ci si è rassicurati del nulla che si aveva. Morale della favola ci sono da un po di cose montate a rogne da pelare  .
Nonostante tutto come un crasto mi devo sentire le paturnie ad SMS su un post pubblicato di cui chi ha letto non ha capito una beneamata “minchia”, snervanti e prolungate per una giornata intera ma d'altronde che vuoi: Qualcuno la giornata se la deve passare no? Il Post viene letto e riletto fino ad impararlo a memoria, non ci si capisce molto e ti si perseguita ad SMS, giusto, no? Non finisce qua..
C'è da pulire il frigo della casa a Palermo, pieno di vermi. Perché devo andare io con lei a pulirlo, se no casca il mondo, si deve chiamare l'ufficio di igiene pubblica, ci si deve andare a mettere a culo a ponte per 4 mongole di merda con cui condivide la casa, ma se ne subiscono le angherie e non è in grado a 29 anni di mandarle a fare in culo e farle rigare dritte.
E no cari miei, troppo facile ragionare per inculare il prossimo che ti incula, porgi l'altra guancia è la cosa ragionevole da fare. Andiamo bene andiamo.
Infatti alla fin fine è uscito fuori.

martedì 30 luglio 2013

Chi bussa alla mia porta .







Chi bussa alla mia porta con il volto celato,
troverà l'uscio sbarrato .

martedì 25 settembre 2012

3 Settembre 2011 Qualcuno si è.. .

Svegliato .
Sabato 3 Settembre, tra gli anfratti di una cala di Capo Sant'Alessio, qualcuno si è svegliato. Copiose lacrime si sono fatte strada sul suo tenero volto davanti ai problemi di una dozzina di mesi durante i quali si sono presentati, ri – presentati e ri – ri – presentati.
Molti i "No" alle possibili cose da fare, la reticenza a muoversi li impasta e li tiene uniti. Cosa dire se non una sveglia forte e decisa è stata suonata in quell'anfratto e chi l'ha ricevuta non ne è stato tanto contento, dato che uscirsene fuori da quel sonno/torpore/bozzolo in cui per del tempo si è scelto di vivere dava si l'apparente sicurezza di tutto calmo, tutto tranquillo e tutto risolto, ma a quale prezzo?
Pezzi della propria persona sacrificati per gli altri. Problemi su problemi che si sommavano e diventavano una montagna di macerie tra cui era impossibile districarsi o scorgere soluzioni/futuro, speranze non tirate fuori, sogni tenuti nel cassetto, un ripetere da topi tarantolati di andare all'Ikea, per poi far cosa? Spender soldi e basta? Oppure alimentare quella speranza di farsi da se un angolo dove stare? Ma con tutta quella maceria di detriti di "No" che inondava...
Io mi sono incazzato e non avevo un bell'aspetto a vedermi e a sentirmi, ma a differenza delle altre volte i problemi altrui non li ho interiorizzati; riuscendo a mantenere quella calma necessaria a far uscire quello che si ha dentro, senza scordarsi di dimenticar dentro nulla e senza distruggere chi hai accanto.
Le sveglie sono difficili, a volte dolorose, l'importante è alzarsi e camminare.

lunedì 1 giugno 2009

Avere oltre 50 anni e...


Ho un amico con cui per ora mi capita di parlare e confrontarmi, che da un paio di anni ha superato il mezzo secolo di primavere trascorse .
Il confronto con lui per ora è deleterio, perché il suo modo di ragionare e gestire fa a cazzotti con il mio, ma ciò non toglie che dal confronto delle idee possa nascere qualcosa di buono.
Peccato che il confronto voglia dire “cosa Tu mi puoi portare/dare”. La prima volta va bene, la seconda ok, la terza comincio a dubitare della persona, la quarta volta non lo sto più a sentire, dato che ogni volta mi si chiede: Tu cosa mi puoi dare? Chiedere aiuto a gli altri è normale, ma se quando gli chiedo una mano in un mio momento di difficoltà, la persona interessata si nasconde dietro a problemi personali per i quali non riesce ne a muoversi, ne ad aiutare, per la serie mi dice che c'è:
La morte del padre .
Il divorzio .
Il trasloco.
La morte della sorella.
La morte della madre.

Prima o poi gli finiranno i cari! Ad un certo punto tutti i suoi cari se ne andranno, e a quel punto? Si inventerà qualcos'altro oppure sarà il suo turno di andarsene? Io comunque me ne voglio stare alla larga, meno lo sento meglio è, per cui da certi stronzi momentaneamente preferisco sganciarmi.

lunedì 13 ottobre 2008

Il “Non lo so”.

Le possibili scelte.

Di fronte ad una scelta, ad un bivio, ad una risposta da dare, le scelte canoniche sono 2: SI o NO . A volte vien fuori il NON LO SO.
Questa tipologia di risposta è composta da: lungaggini nel riferire oltre i tempi dell’evento stesso per cui si è chiamati in causa, da tentennamenti, risposte evasive che sono la reale risposta, da giri di parole senza senso.
In definitiva il NON LO SO è un NO educato, o un NO senza decisione, o un semplicemente “Me ne lavo le mani”.


lunedì 6 ottobre 2008

Capire chi ti sta accanto .

Quello si sente Garibaldi, l’altro Napoleone...

Capita di ritrovarsi all’interno di una riunione, sentendo parlare e discutere i presenti. Tra questi può presentarsi l’occasione di sentirne di cotte e crude, iniziando a pensare se i parlanti siano un tantino collegati con la realtà dei fatti.
Uno fa discorsi da Duce, programmando azioni di manifestazioni di forza come se alle sue dipendenze vi fossero manipoli di uomini, un altro urla da grande imperatore a cavallo come se ne valesse della sua esistenza, un altro organizza campagne esterne contando su legioni inesistenti, etc. etc. etc.
Certo è che se mi volgessi attorno e tutti si comporterebbero in tal modo, chi da Napoleone, chi da Duce, chi da Garibaldi, chi da Cesare, sarei il primo a dire che c’è qualcosa che non va e me ne andrei a gambe levate. Fortunatamente di “personaggi storici” ce ne sono pochi ed in minoranza, dato che la maggioranza è di Mario Rossi e Giuseppe Bianchi, con il polso della situazione, sapendo cosa voglia dire e fare qualcosa “Oggi” e cosa ci voglia dal punto di vista di risorse umane, tempo e denaro per realizzare quello che si pensa.
A questo punto, capito che i condottieri sono pochi e che le persone normali sono in maggioranza, preferisco rivolgermi ai sani di mente, piuttosto che ai visionari.

lunedì 18 agosto 2008

Forme di comunicazione .

Per essere sempre più isolati .

I mezzi di comunicazione odierni sono sorprendenti, ce ne sono di tutti i tipi e vari formati. Per sentire una persona puoi:

  • Telefonare.
    • Videochiamare.
    • Mandare un SMS.
    • Inviare un MMS.
    • Scrivere una lettera.
    • Spedire una cartolina.
    • Mandare una e-mail ( e qui sbizzarrirsi con gli allegati).
    • Chat quali MSN ( scrivere sul momento, webcam, ascolto).
    • Gruppi di discussione.

    E chi più ne ha più ne metta. Viviamo nella costante comunicazione, ma alla fin fine ci si ritrova come tante isole nel mare

venerdì 8 agosto 2008

Frollini .

Pacco da 800g .

Mercoledì 30 luglio mi reco al supermarket per fare un po’ di spesa. Tra le tante cose da comprare ci sono i biscotti per la colazione. Mi guardo un po’ attorno per constatare l’ampia offerta, anche variegata, ma una cosa salta subito agli occhi: La maggioranza sono da 700g.
Un po perplesso, cerco di guardare meglio le offerte ed i numeri sono sempre gli stessi 700g, 800g 1 Kg o addirittura 2Kg! Per prendere 3 tipi diversi di biscotti si sono dovuto prendere quasi 2 Kg e mezzo di roba.
Vi sembra normale che si debba dover comprare per forza un pacco così grosso, perché di più piccini non ce ne sono? In questo modo o ti finisci il pacco per forza o se no lo devi buttare. E chi è disposto a gettare nella pattumiera del mangiare con tutta la fame che c’è nel mondo? Non è che le imprese ci lucrano nel proporre solo pacchi maxi? Dove sono finiti i pacchi da 350g, pratici, economici, razionali e non obesizzanti ?
Si parla tanto di salute delle persone, ma perché non cominciamo a ridurre le quantità dei cibi inscatolati?

venerdì 20 giugno 2008

Si fa presto a dire: Siciliani = MAFIOSI!


Fabrizio Moro - Pensa.

Se penso solo un attimo alle parole di questa canzone, le lacrime riempiono il volto. Mi fanno ricordare le volte che mi hanno domandato:

- Ma te… di dove sei?

Ed io ingenuamente rispondevo:

- Sicilia…

Mio Dio! Meglio se avessi detto: sono lebbroso! Sguardi lunghi e truci, complimenti che andavano dal classico Terrone al peggiore di tutti: Mafioso.. Posso capire ma non condividere se lo dice uno straniero, ma quando te lo spara un connazionale ( addirittura anche dei meridionali ), li le braccia mi cadono per terra.

Il bello di queste persone è che si fermano solo all’esteriorità delle cose, alla superficialità. Non sanno che la storia della Sicilia è stata scritta con il sangue di santi laici e cristiani. Faccio alcuni nomi:

- Giovanni Falcone (http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Falcone )

- Paolo Borsellino (http://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Borsellino )

- Rosario Livatino (http://it.wikipedia.org/wiki/Rosario_Livatino )

- Peppino Impastato (http://it.wikipedia.org/wiki/Peppino_Impastato )

- Don Pino Pugliesi (http://it.wikipedia.org/wiki/Pino_Puglisi )

Quando te lo dice un connazionale ti senti davvero abbandonato, ti senti preso dallo sconforto, dalla rabbia. Sconforto perché alla fin fine lo Stato Italiano su questa terra di Sicilia ti lascia solo, ti sale la rabbia perché quando rivendichi la parola “legalità” sei solo e non potendo neanche contare sulla solidarietà di un connazionale, ti senti davvero solo. Ti ritrovi solo a dovertela arrangiare, a cercare di non finire in qualche mala fila di clientelismo, dove il tuo futuro viene legato con un filo di melassa al tuo voto, dove diventi un Cliente, qualcosa più di un servo, ma ti devi accodare.

Dicendoti mafioso, diventi una bestia, perché tu di mafioso non hai un bel niente, ma intanto ti presentano un conto dettato dall’ignoranza e da coppe che tu mai bevesti. La gente è proprio stronza...

Comunque vadano le cose, si è prodotto abbastanza dal punto di vista letterario, musicale, cinematografico, libri, riviste ed altri mezzi culturali per poter uscire dalla gabbia dell’ignoranza sull’argoemnto e farsi una propria opinione.

Che ben vengano i volenterosi.

sabato 17 maggio 2008

R.E.M. - Losing My Religion.

Correva l’anno 1991, i R.E.M. saltarono sulla cresta dell’onda musicale con l’album: Out Of Time. Ero un bimbo che giocava a fare la guerra con gli amici, mentre intorno a me mezzo secolo di storia europea cadeva a pezzi.

Cadevano i miti che per 50 anni avevano dilaniato e straziato il vecchio continente.

Crollava il mito dell’uomo sovietico sotto i colpi al muro di Berlino.

Crollavano i miti delle religioni totalitariste, sotto i duri colpi del progresso scientifico e delle applicazioni in ambito medico – sanitario.

Crollavano i miti delle potenze militari sotto i colpi prima dei Viet Cong in Vietnam, e poi dei Mujaheddin in Afganistan.

Crollava il mito dell’energia nucleare sotto il peso delle centrali nucleari impazzite e delle scorie radioattive che avvelenavano ( ed avvelenano ) il presente ed il futuro ( cioè oggi ).

Crollava il mito della classe operaia sovietica, sotto il peso del sistema burocratico dell’URSS che non riusciva a sfamare il suo popolo.

Crollava il mito della sicurezza militare, sotto il peso dei missili nucleari intercontinentali puntati ogni giorno su una capitale di questo o dell’ altro continente.

Crollavano… Crollava tutto…E meno male, perché di quella epoca ricordo solo l’insicurezza generale: oggi ti svegliavi ed avevi paura che qualcuno nella stanza dei bottoni potesse sparare qualche testata nucleare, mentre il giorno dopo non potevi mangiare il latte perché contaminato dalle radiazioni nucleari, oppure si sventolavano bandierine per tifare da una o dall’latra parte…

giovedì 1 maggio 2008

Paura ...

Teste rosse cominciano a cadere,

Son tornate le camicie nere.

Son tornate con spranghe e manganelli,

Son tornate per la morte dei fratelli.

Boia chi molla un grido di battaglia,

Boia chi molla la gioventù si scaglia,

Questa è la storia di un piccolo fascista,

Che ammazzò quel bastardo comunista!

Poche cose mi fanno paura nella vita:

1. L’ignoranza .

2. I mafiosi dalla faccia pulita .

3. I neo - fascisti.

Vorrei capire dove nasca un odio così profondo per delle persone, come se l’altro diventi avversario, nemico, bestia, animale, oggetto da picchiare, annientare, ammazzare, uccidere, scannare e spaccare.

Forse il problema sta nell’ideale di base: Per me gli uomini sono tutti uguali. Dove uguale non vuole assumere un tono dispregiativo, bensì paritario. Forse mi sbaglio, ma ci continuerò a credere fino a prova contraria in ogni cosa che faccio o persona che incontro, anche perché la strada delle armi in Italia ci ha già portato ad ammazzarci tra fratelli.

lunedì 7 aprile 2008

Scambiare la Collaborazione per la Sostituzione .

Mi è capitato che un collega con tranquillità e spontaneità abbia provato a scaricarmi un suo adempimento legale nei confronti del datore di lavoro.

L’evento era l’esser bloccati su un’isola minore e mi si delegava, senza preventivamente chiedere e senza educazione, di informare Io il responsabile di progetto.

Da parte mia vista la non mia sottoscrizione del suo contratto lavorativo, visto l’obbligo personale all’adempimento delle parti amministrative, visto il chiaro riferimento contrattuale all’obbligo personale di comunicazione di disservizi, visto il mio esser in ritiro di studio in frazione di Milazzo e visto che si pretenda dalla collaborazione verso altri, una sostituzione del facente funzioni, me ne sono semplicemente lavate le mani, dato che oltre ai cellulari per le chiamate vocali, abbiamo i cellulari per gli SMS, gli MMS, abbiamo la rete fissa telefonica per le chiamate a voce e per i FAX, abbiamo internet per mandare e – mail e VOIP, tanto per citare i canali più conosciuti per contattare una persona, magari anche da un Internet Point..

Mi domando: Ma se gli indigeni riescono a collegarsi ad Internet dal cuore della foresta Amazzonica, per mandare e-mail, dalle isole non si riesce neanche ad esplicare la comunicazione degli obblighi personali di contratto?

La cosa mi ha puzzato molto di scarica barile e non nego mi ha fatto incazzare molto. Infatti poi si è sentito lo schianto per terra del barile quando nessuno lo ha preso mentre veniva scaricato, qualcuno ha sbattuto con il culo per terra e si è fatto male.

lunedì 18 febbraio 2008

Pubblicità Mc Donald’s .

McDonald's Happy Meal Ad Cha Cha Slide.

Le pubblicità della McDonald’s sono sempre delle opere di ingegneria Psicologica. Tutto è calibrato e calcolato con cura, nulla viene lasciato al caso. Qui gli ingredienti sono tutti studiati per benino: musica, ballo, vestiario del ragazzino, famigliola, un mix esplosivo.

Il ragazzino si muove con una sicurezza dei passi da breaker consumato, il papà ha una faccia tra lo scemo ed il sorpreso, mentre la madre e la sorellina si intravedono.

La canzone scandisce ogni singolo passo, mentre una pseudo – felice famigliola è intorno al desco. Sono tutti vestiti benino – benino, la tavola sembra uscita essa stessa dal cellofan e poi arriva sta canaglia che li impressiona a tutti.

Simpatica come pubblicità, chissà quanti milioni di dollari gli avrà riportato indietro come acquisti e come immagine.

I fast – food ogni tanto mi fanno proprio paura, sarà perché sono italiano e alla fin fine ho una cultura alimentare, per cui quando mi si propina qualcosa di nuovo facci sempre il paragone con quello che so, ma qui si ceca di vendere la merda paventata per felicità o simpatia!


domenica 17 febbraio 2008

Anoressia


Anoressia
Caricato da catetom

Truce da vedere, un cazzotto nello stomaco a sentire .

Ho le lacrime agli occhi mentre scrivo questo post.

Come è possibile che noi esseri umani arriviamo a questi livelli di…. Non saprei come definirlo. Malattia? Forse. Forse necessità di aiuto? Magari.

Penso che queste persone hanno bisogno di aiuto, tanto aiuto.

La prima cosa che mi verrebbe da fare è accogliere la persona in un caldo abbraccio. Una avvolgente presa, che faccia sentire sicuri, pieni, non più soli. Si, non più soli, perché penso che la solitudine spinga le persone a fare cose strane, estreme, come l’anoressia. Forse però così facendo rischierei di far più male che bene, ma cosa ci posso fare se penso che un abbraccio dica molto più di 1000 discorsi scritti e parli più di innumerevoli ore di discussione?

lunedì 11 febbraio 2008

Pubblicità bimbi obesi .

W i bimbi obesi !

Per ora è un periodo che mi piace vedere pubblicità americane su YouTube, la curiosità per il modo di pubblicizzare i prodotti negli altri paesi mi è sempre piaciuta fin da bambino, infatti ricordo che guardando la TV a Parigi capivo solo la pubblicità.

È il momento delle pubblicità sulla pizza e nella precisione sulle catene di pizzerie. Una di queste mi ha colpito, la catena della “Hungry Howies”, ed in particolare la pubblicità riportata dal nome “Hungry Howie's Howie Rizzo"”.

La prima volta che la vidi, rimasi sbalordito! Una pubblicità con bimbi obesi! Ma che facciamo? Scherziamo? Bambini malati in TV, presentati come modelli di felicità e contentezza? Ma diamo i numeri. Questa la risposta a caldo, a freddo, dopo settimane di piccoli spot pubblicitari visti sul PC, un Oceano che mi separa dal rischio di andare a comprarmi tutte le porcherie presentate, una visione delle cose il più possibile obiettiva, sono riuscito ad avere uno spaccato degli USA.

E’ un paese affogato nel grasso, dove i suoi figli moriranno schiacciati dal loro stesso peso e la cosa più orrenda di tutte è che c’è gente che sul loro star male ci guadagnano e ci vivono bene. Mi fa paura pensare che se un domani avessi un figlio, la prima cosa da cui dovrei proteggerlo fosse proprio il cibo che gli permette di vivere. Che orribile futuro, peggiore dell’inverno nucleare con cui mi spaventavano durante la guerra fredda.

giovedì 6 dicembre 2007

Accanimento… .

Quale è la sottile linea che basta superare per trasformare un gesto di bene in male ?

Mercoledì pomeriggio, turno pomeridiano in sede, sulle spalle un arduo compito: organizzare la lista delle visite per giorno 8 Dicembre in AVIS. Si proprio 8 Dicembre, il giorno dell’Immacolata.

Stanchezza alle spalle per una mezza giornata piena di studio, spesa, commissioni e cucinare. In strada mi si rompe il cambio della bici ( il meccanico poi mi dirà che ci vorranno 40 € ), arrivo a lavoro con ¼ d’ora di ritardo ed il pranzo salito in bocca.

Con la collega ci facciamo un caffé e giù a lavorare da matti, lei a compilare pratiche ed io a chiamare. La prima telefonata è stata la più deleteria, una madre che si opponeva alla donazione di sangue della figlia. Mi ha tirato fuori una valanga di stronzate sulla donazione dettate dall’ignoranza sull’argomento ed una paura matta che la donazione di sangue potesse far male. Aggiungo pure la frase che mi ha portato alla saturazione: Voi dell’AVIS avete aspettato che mia figlia facesse 18 anni per poi convincerla e prenderle il sangue. Non ci ho visto più, il cuore mi si è spaccato dal dolore e ci sono rimasto di merda .

L’ho ascoltata per una decina di minuti, poi ci sono andato pesante dal punto di vista medico / sanitario: gli ho spiegato passo dopo passo tutte le caratteristiche legali della donazione, tutte le caratteristiche legali per cui è possibile donare, senza le quali è impossibile fare la donazione. Non ho trascurato alcun particolare, ci sono andato pesante, rimarcando il fatto che se solo vagamente il medico trasfusionale deciderebbe per l’inidoneità, tutta la procedura si sarebbe fermata.

Morale della favola mi sono avventato contro la persona per difendere la donazione della figlia. A quale prò? Si l’obiettivo è lodevole, la figlia con la sua donazione ha salvato una vita, qui non si scampa, ma l’accanimento con cui ho riferito tutti i dati, tutte le informazioni, senza lasciar fiato o risposta all’altra persona, battendo e ribattendo le notizie, senza far trapelare il minimo dubbio dalla mia voce o dalle notizie che conferivo, quasi come se le informazioni mediche fossero un verbo… Mamma mia che brutta linea ho superato, la linea dell’accanimento… donazionale. Ci stò di merda …

La prossima volta che mi capita una cosa del genere, mi fermo 5 minuti, faccio parlare la persona e dico semplicemente: Ma lei si rende conto che sua figlia/o con il suo gesto d’amore ha donato ad un’altra persona la possibilità di vivere? Si rende conto che sua figlia con i 5 minuti della donazione ha salvato una vita? Sua figlia ha salvato una vita, una vita umana, una vita di un padre di famiglia o madre di famiglia che potrà tornare dai suoi figli. Si rende conto di cosa ha fatto da sola sua figlia a soli 18 anni?

Quando il mondo sembra girare all’impazzire e la testa sembra seguirla, fermarsi prima di procedere e domandarsi: Quid prodest ?