Visualizzazione post con etichetta Politikós. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Politikós. Mostra tutti i post

sabato 28 gennaio 2012

L'Italia dei Commendatori, Cavalieri, Ragionieri etc. .

E' finita .

C'era una volta l'Italia divisa in due grandi gruppi: quelli che lavoravano e quelli che avevano dei privilegi. L'Italia che lavorava, indipendentemente dal titolo, produceva ed aveva. L'Italia dei privilegi sapeva che con un titolo, uno qualunque anche di "Presidente dell'associazione Amici delle bocce" (nulla togliere alle bocce) poteva andare dai lavoranti e farsi garantire/mantenere i privilegi .
Fatta l'Unità, passato il Fascismo e finita la Guerra, per l'Italia lavorante e senza titoli si aprì una congiuntura socio/economica per cui si poteva far studiare i figli fino all'università, far acquisire un titolo e sperare che almeno loro avessero potuto continuare la tradizione familiare del lavorare.
I figli di questa generazione "semplice", che sperava in un futuro migliore per i pargoli, riuscì grazie alla congiuntura a laurearsi e ad assumere un titolo.
I più fortunati videro i figli con un titolo e continuare la tradizione del lavorare.
I fortunati videro i figli raggiungere un titolo, ma morirono prima di vederli continuare la tradizione del lavorare .
I meno fortunati videro i figli raggiungere un titolo, ma capirono che non avrebbero continuato la tradizione familiare del lavorare, dato che una volta raggiunto l'obiettivo capirono che lo stesso permetteva di andare dagli altri e farsi mantenere i privilegi.
Gli Sfortunati videro i figli raggiungere un titolo, ma non capirono che i figli non volevano continuare la tradizione del lavorare, perché farsi mantenere ed avere dei privilegi era molto più facile che rimboccarsi le maniche e lavorare.
I figli degli Sfortunati via – via hanno prodotto un ceto "dirigente" italiano vorace e affamato, a fronte di una Italia lavorante sempre più esigua, stanca ed invecchiata. Ceto che vedendosi crescere i titoli, aumentava la propria voracità e motivazione che lo spingeva a sfamarsi con l'altra parte del paese.
Con il passare del tempo il paese Italia è cambiato, depauperato, stretto tra la speculazione, l'ingessamento e l'incapacità di rinnovarsi. Invece di espandersi, ha preferito mantenere ad oltranza lo status quò, finché ha potuto. Ciecamente ha mantenuto tutto ingessato, ma solo fino a quando ha potuto. Ma intraprendere la strada del mantenere lo status quò vuol dire non crescere, ovvero l'anticamera della crisi di cui oggi noi nuove generazione paghiamo lo scotto.
Sul gruppo della generazione degli stupidi che si ostinavano a far studiare i figli per forza ne parlerò in un altro post.

AVE ATQUE VALE e che Dio ci aiuti in questa crisi strutturale.

giovedì 17 marzo 2011

Futuro, presente, giovinezza.

Come dell'acqua che scorre .

Ero collegato su MSN che chattavo con una amica, tra una battuta ed un'altra mi uscì fuori una frase:

Sei giovane e ti diranno che sei il futuro, ma ricorda tu oggi sei il presente ed il futuro ti appartiene.

Un po in sintesi il pensiero di vivere che da oltre 5 anni ho iniziato a seguire: nel bene e nel male.

sabato 1 gennaio 2011

IMMANUEL CASTO - Escort 25 .

Ben venuti in Italia.

Erano le prime ore del capodanno quando per puro caso fui attirato dal titolo del video. Lo vidi e rimasi un po perplesso . La sensazione generate: Sdegno e vomito, non per il cantante, ma per la maledetta corrispondenza intercorrente tra il cantato/descritto con quello sentito nel nostro Paese.

Se 2 anni orsono descrivevo il paese come una casa logora, oggi quella casa non la vedo. Scorgo un recinto contenete bestie da mattanza: giovani/e che si aggirano vorticosamente ed affannosamente all'interno. Po scorgo ai cui bordi vecchie bestie lussuriose che si aggirano ed arpionano le bestie da macello rinchiusie all'interno per passarsi i loro "porci comodi".

Eloquente la frase cantata:

- Perché studiare i congiuntivi se posso fare pompini a Saint Moritz?

Raga, ma scherziamo? Come diamine si fa a studiare in questo paese? O peggio ancora farsi una cultura?

Ed Io e altri miei coetanei ci si dovrebbe metter a risolvere i problemi di stò cesso di paese? Con un benemerito branco di bestie xenofobe nordiste alleate con malavitosi meridionali al governo? Dove il Presidente del Consiglio dei Ministri va a PUTTANE oltre che risolversi i personali problemi con la giustizia piuttosto che fare il Primo ministro dell'intero Paese? Ma stiamo scherzando? Lavorare per loro? Ma dai, lavorare per noi.

Postfazione: Di seguito eccovi il link ad un post che personalmente ritengo in grado di esporre la complessità e la bravura di questo brano musicale con obiettività e bravura:

Link al post

mercoledì 28 ottobre 2009

'68ini .


Razza tossica .

Breve telefonata con un caro amico che si è fatto il '68 a Torino.
Informato di un urgente ordine da portare a compimento, visto che il bene in questione è agli sgoccioli, risponde uscendosene con una bella idea: 'ntartarata ( ndt. Tartarica ), faticosa e che nessuno ha portato a compimento fino ad oggi ( nemmeno lui ) e meravigliosamente me la vuole scaricare.
L'idea è di non fare l'ordine con la solita ditta con cui abbiamo già il canale di comunicazione, ma vai Tu (cioé Io) in un'altra città vicina, parla Tu (cioé Io) del primo ordine in questione con l'altra azienda che si trova lì, aggiungigli Tu (cioé Io) un secondo ordine ( di cui nessuno si è preso la briga di evadere ) e fammi sapere.
Faccio gentilmente notare che ora come ora tempo non ne ho, così come lui si è fatto promotore della bella idea la porti avanti lui stesso, in modo da poterla realizzare visto e considerato che di tempo sono a corto e che sto seguendo altri progetti.
Morale dell'esperienza: I '68ini sono persone che vomitano belle idee, stupende ed esaltanti, ma come tali non si prendono la responsabilità delle stesse  nel realizzarle, limitandosi semplicemente a delegare/scaricare ad altri per restare seduti sulla sedia ad attendere i risultati da criticare.
Come dice il buon Ministro della Paura di Antonio Albanese: “Ecco dove nasce la violenza”.

mercoledì 7 ottobre 2009

Unità Sociale .


L'immagine rappresenta la moneta da 1 €, unità elementare per gli scambi economici, dotata di un potere di acquisto. Fino a qua prendo in considerazione il concetto prettamente economico dello strumento, ma se mi fermassi un attimo a pensare e lo guardassi con occhi sociali, la moneta acquista dei valori in più .
E' una unità elementare che può essere investita in ambito sociale, sanitario, civile, prevenzione  ed in tutti quei contesti dove si possano comprare servizi che a loro volta abbiano degli effetti a breve, medio e lungo termine su gli utenti oggetto dei servizi.
In pratica 1 moneta può essere benissimo una unità elementare di investimento sociale, dove la decisione porta la moneta in oggetto verso un mercato piuttosto che un altro, di conseguenza determinando una influenza su chi vende, su chi acquista e su chi riceve l'acquistato. Il denaro quindi si arricchisce di una componente sociale, diventando strumento di scelta politica ( stiamo alla larga dai discorsi estremi o estremizzati ).
Se decidessi di investire 1 € nell'acquisto di un'auto a basso impatto ecologico piuttosto che una ad olio combustibile, farei una scelta economica di investimento in ambito ecologico, cioè politica ecologista.
Se decidessi di investire 1 € nella formazione giovanile, farei una scelta politica di investimento in ambito culturale ottenendo a medio – lungo termine un effetto di elevazione culturale sulla popolazione interessata.
Se decidessi di investire 1 € per rinnovare il vestiario delle forze dell'ordine, farei una scelta politica in ambito di sicurezza.
Se decidessi di investire 1 € per comprare una barretta di cioccolata in un negozio equo e solidale, piuttosto che un prodotto di multinazionale, non solo faccio una scelta di politica sanitaria ( l'alimentazione ), ma anche una scelta politica in ambito etico dove decido di supportare forme di produzione eque.
In definitiva voglio dire che “1€” diventa una unità di scelte politiche, in particolare si apre la strada del controllo collettivo dei processi sociali, dove si può far far prevalere l'interesse e il bene comune sugli interessi privati che in questi ultimi tempi ci hanno condotto ad una situazione sociale, economica, lavorativa ed ambientale tutt'altro che rosea.
Questa non vuol essere un esplicita dichiarazione di abolizione totale o parziale della proprietà privata dei mezzi di produzione, ma semplicemente una finestra per introdurre nei mezzi e modi di produzione l'interesse collettivo come valore aggiunto e da rispettare, fermo restando l'interesse personale al profitto. Senza scordare che il profitto di per se stesso non è un male da condannare, ma un elemento utile per nuovi investimenti in ambito sociale. Signori sto semplicemente delineando in neo – socialismo del terzo millennio, dove l'interesse collettivo è un bene da rispettare ed il profitto un traguardo da raggiungere per ottenere strumenti di politica sociale.

L'immagine appartiene al rispettivo proprietario .

domenica 24 maggio 2009

Politikós .

Combattenti di terra, di mare e d'aria....

Politikós è una parola greca che nel linguaggio corrente viene tradotta con “Politica”. E' il nome del nuovo pezzo di Isola di Melee apertosi per necessità.
Da tempo sono tornato a pensare alla politica e all'evoluzione che l'idea personale ha avuto nel tempo. Sono partito da idee molto spinte ed estreme, per poi veder via via farsi strada tra esse un senso di praticità nelle cose, dove la purezza e correttezza delle idee lasciava spazio ad un concetto: In pratica cosa facciamo ?
La foto satiricamente ed appositamente vuole esprimere un concetto tramite la caricatura, e cioè che duri e puri non si va da nessuna parte, le idee totalitarie per me sono belle e morte da un pezzo, ho bisogno di trovare un nuovo modo di pensare e ragionare, dove questa necessità non si riduca ad uno scontro NOI/LORO, ma ad un punto chiaro “CONDIVISIONE”.
Chi vivrà vedrà... Non sono bello in posa mussoliniana? Peccato che quella polo ROSSA proprio non ci sta :-)

lunedì 1 dicembre 2008

Il discorso della torta .

La torta in questione.

C’è la torta ( ma potrebbe essere qualunque altro bene) ed intorno gli altri che la vogliono: Io, Te, Lui, Tu, Egli, Lei, Esso, Essa.

Se dovessi dire: La torta è TUTTA MIA! Di certo farei uno sgarbo a chi mi sta accanto. Viceversa se Egli ( o qualcun altro del gruppo ) dicesse la medesima frase, farebbe il medesimo sgarbo.
Se la torta l’ho preparata io e me la tengo tutta per me, non è che ci abbia concluso molto nella vita.
Se la torta l’ho fatta / trovata / procurata ( o quant’altro ) io, posso scegliere se condividerla o no con gli altri.
Una cosa è certa, se dovesse arrivare una seconda persona, che dovesse affermare che la MIA TORTA è sua, lì mi incazzo.
Nel condividere con gli altri, posso seguire varie strade. La prima via che mi viene in mente potrebbe essere la suddivisione della torta in parti tutte eguali, per cui avrò:


Ho ripartito la torta in parti uguali, senza scontentare tutti, dato che ad ogni persona possiamo dire di aver ripartito il bene in parti eguali e distribuito. Bella scoperta, magari abbiamo dato un pezzo di torta il doppio di quanto ne potrebbe mangiare Essa, mentre Egli con il pezzo equo neanche si sazia.
Un aggiustamento potrebbe essere che Essa dia ad Egli la parte in sovrappiù, fermo restando che Egli si farà carico di Essa in un altro momento.
Altre strade percorribili sono al momento in fase di percorrenza, suggerimenti e consigli sono bene accetti.


martedì 8 aprile 2008

Paese dalle istituzioni logore .

Come un muro vecchio e dismesso dalle intemperie, anche il nostro paese cade a pezzi…E non è bello .

Lo stato Italiano potrebbe essere paragonato strutturalmente ad una casa, dove ogni cosa ha la sua funzione ed è necessaria. Se le varie parti della casa non vengono riparate o meglio ancora sostituite nel momento del danneggiamento, si avvia la strada del decadimento della struttura.

Con questo paragone voglio dire che se in un paese che non è cresciuto, dove i posti di lavoro sono sempre gli stessi di 20 anni fa, aumentati non per una crescita strutturale con nuove opportunità lavorative, ma con una scelta politica di dividere il lavoro esistente in 2 parti o peggio ancora in tante piccole parti, con contratti a termine e precariato lavorativo, da una parte abbiamo aumentato l’occupazione sulla carta, dall’altra abbiamo dato un colpo alla struttura dello stato italiano, fondato sul lavoro.

Aggiungo un’altra considerazione, se i ragazzi di oggi, futuri cittadini dello stato italiano di domani, sono formati da una classe docente: vecchia, non aggiornata, confusa dalle continue riforme scolastiche e circolari di governo, demotivata, malata e non rappresentata. Cosa credete che esca fuori da quegli istituti scolastici? Cittadini ? Nooo, gente incazzata che non vuole imparare nulla, demotivata e soprattutto ignoranti.

La lista potrebbe continuare con altri pezzi del nostro paese che se ne vanno, peggiorando la situazione, alterandola e rischiandola di comprometterla. Cosa possiamo fare? Singolarmente tanto, anzi tantissimo, perché poi noi singoli individui siamo i mattoni dello stato italiano e se non c’è il cemento dei servizi dello stato, facciamo già un primo passo pagando tutti le tasse, poi il resto vien da se…


giovedì 27 settembre 2007

Parlar di Politica ?

Un’idea del luogo dove ci ritroviamo.

Si parla tanto e pure troppo di politica. Accendi la TV ed i Telegiornali sono propagande politiche per politici, come se TV = politica, senza scordarsi Quotidiano = Politica. Politica che ti assilla e non ci capisci nulla, dove ognuno dice la sua tanto per parlare, politica sputata sui quotidiani, politica in rete. Si anche la rete, dove sbarcano i politici e si aprono il loro Blog, mamma mia non ci voglio credere alle stronzate scritte.

È un continuo parlare e riparlare del nulla, un vagare senza meta, in tondo, non si risolvono i problemi, passano i giorni, i mesi, gli anni ed il cazzo nel culo ce lo prendiamo noi comuni mortali delle annose situazioni irrisolte: disoccupazione / crescita dicono positiva / ignoranza latente / costi di gestione / uffici che non funzionano / servizi pubblici assenti / infrastrutture vecchie di mezzo secolo / salari non garantiti / inflazione salente / corporativismo strutturale italiano / legge elettorale inutile / precariato / sfruttamento del lavoro giovanile / etc.

La classe politica passati due anni e mezzo dall’inizio della legislatura ha il diritto alla pensione, noi comuni mortali ci ritroviamo con un paese dilaniato, sfiduciati, un debito pubblico assurdo ed un nostro futuro ( mio, tuo, del mio vicino di casa, del tuo vicino di casa, etc. ) già sbranato, venduto ed ipotecato in nome della scritta: Repubblica Italiana. Fermo restando che chi scrive ricorda a tutti voi lettori ed in primis a me:

Sorridi! Non andremo mai in pensione .

W sto cesso di paese!