Lembo di terra dove pensare, esprimere la propria opinione e ragionare nell'Oceano di Internet.
mercoledì 26 novembre 2008
Pornocchio.
giovedì 31 gennaio 2008
Liquore Galliano .
Si chiama proprio Galliano .Era la mattina del 1 Gennaio, quando con Tizy ci siamo recati al bar Alabatros sulla cortina del porto. Un buon latte macchiato ed un superbo cornetto, ci hanno fatto salutare l’anno nuovo.
Alzatomi per prendere un bicchiere d’acqua al bancone, l’occhio finisce su una bottiglia, slanciata, lunga e dal colorito giallo intenso. Incuriosito chiedo al barman se gentilmente me la faceva vedere ed il nome era: Galliano. Come il paese di mio padre !
Da una accurata ricerca su internet, però il nome del liquore ( una variante dello strega ), non prende il nominativo dal paese, bensì da Giuseppe Galliano, Capitano del 3° Battaglione Indigeni Eritrei, nato a Vicoforte Mondovì (Cuneo) nel 1846 e morto ad Adua nel 1896.
Intorno al liquore poi c’è una storia che lo lega alla penna di Emilio Salgari, ma per correttezza e onestà intellettuale, vi rimando al link dove in maniera accurata e approfondita affrontano tutto l’argomento , buona lettura:
http://www.emiliosalgari.it/appunti_di_viaggio/schiavo_somalia.htm
mercoledì 26 settembre 2007
Arturo e Kiwi - Crostini di fegatini.
Mi sembra di essere a casa dei miei nonni in Toscana. Antipasto per stuzzicare il palato in occasione dei grandi pranzi, dove i crostini di fegatini avevano un gusto tra il dolce e l’amaro, difficile da capire, ma buoni da gustare.
La nonna li faceva principalmente in periodo invernale ed era festa quando li portava in tavola. Grazie a questo filmato, mi sono tornate in mente tante belle cose.
Grazie Ragazzi!
giovedì 13 settembre 2007
Galliano.
Galliano, frazione del Comune di Barberino di Mugello. Il paese dove è nato e cresciuto mio padre. Vi ho trascorso periodi dell’infanzia e dell’adolescenza e ci sono un po’ di miei parenti, vecchi amici, un po’ di tristezza per i miei cari nonni ormai chiamati dalla terra e tanta noia.
Salvo i pochi amici che mi sono fatto e qualche parente stretto, non è che abbia mai legato molto con le persone del posto. Come tutti i buoni toscani sono diffidenti con lo straniero, chiusi a branco come i calabresi ( di cui manca il lato disponibile verso gli altri ) e razzisti ( un lontano cugino coetaneo mi urlò spacca ananas per il paese e mi diede del terrone davanti a tutto il paese ).
Sotto sotto, fatte le dovute eccezioni, tra cui Jacopo ed il Ghega, Milena, Vanna, Vittorio ed il figliolo, Learco e l’Elena, la tabaccaia, Marcello e tanti altri ancora, che mi permettevano di resistere sul posto con un sorriso, una battuta, una parola, i restanti abitanti sono duri da digerire, abbarbicati ai piedi dell’Appennino, con gli occhi non vanno più lontano della collina.
Per passarvi un paio di giorni è tollerabile, poi la noia ti rode e vuoi andartene via . Fortuna che ci sono le persone a me care, tra cui Roberto e la Caterina.
In occasione del compleanno di mio padre ho creato una rima fatta apposta per lui e per il momento, in quella occasione devo dire grazie a Roberto che mi ha detto: Ora ti possiamo accettare tra i veri fiorentini. Per la prima volta in vita mia mi sono sentito accettato in questa terra al di fuori della casa dei miei nonni .
lunedì 27 agosto 2007
Non tutto quel che si chiama o assomiglia a Galliano è nel Mugello .
Non siamo nel Mugello, ma a Troina!I miei nonni erano di Galliano, nel ferragosto scorso sono stato a Troina ed ho trovato l’insegna per la strada di Gagliano. Era un po’ come sentirmi a casa….
domenica 24 giugno 2007
Ho trovato un Berti .
I Berti sono un po’ come i Rossi, siamo da tutte le parti d’Italia! In particolar modo nel Nord del paese. Mio padre è di Galliano, frazione di Barberino del Mugello, provincia di Firenze. Lì Berti non ce ne sono, perché l’ultimo ( il mi nonno ) è morto. Nei paesi vicini ho trovato dei “parenti”, nella fattispecie a Scarperia, paese famoso per la produzione di coltelli. Il “parente” ha un negozio, ed indovinate cosa vende ? Se guardate l’immagine avrete un aiutino… Si, proprio coltelli!
Ecco l’indirizzo web:
http://www.coltellerieberti.it/
Peccato che quando l’ho scoperto era sera ed il negozio era chiuso, se no gli facevo una visita e vedevo l’effetto che gli faceva quando mi presentavo ;-)
Devo dire che i Berti e l’acciaio vanno d’accordo, non a caso mio padre se ne intende un po’ delle varie tipologie di metallo, in base al lavoro che faceva ( assistente meccanico addetto alla manutenzione ) ed a Scarperia mi ritrovo un altro Berti appassionato di coltelli in … acciaio!
Fa uno strano effetto trovare un omonimo in un paese vicino, dato che nel mio caso io, mio padre e mio fratello siamo gli unici Berti di Milazzo.
domenica 17 giugno 2007
Tortelloni alla Mugellana .
I Tortelloni alla Mugellana sono un piatto forte di casa mia, che il mi babbo tira fuori per le grande occasioni quali: natale, pasqua o qualche compleanno. La preparazione è tanto complessa quanto poveri sono i componenti, parliamo delle vecchie patate che avanzavano in dispensa e che difficilmente riuscivi ad utilizzare, allora si decideva di bollirle.
Lessate ed omogeneizzaate al passatutto, bisognava dare un po’ di sapore alle patate. Si riusciva sempre a trovare un po’ di pancetta nel frigo ( quando c’era ), ma era troppo poca per tutto l’impasto. La risposta era di passarla al tagliere con la mannaia o la mezzaluna, lentamente, in modo da ridurla in una poltiglia il più omogenea possibile.
Fatta la pancetta e preparato un battuto di cipolla, carota e sedano sminuzzati lentamente al tagliere con la mezzaluna, si univano in una padellina con olio caldo a soffriggere fino alla doratura . Il soffritto ottenuto era una bomba di gusto, una volta mescolati proprio quello che serviva per insaporire le patate.
Nel frattempo si stirava una sfoglia di pasta fresca con farina e uova. Stesa sul tavolo vi si adagiavano dei cucchiaini di ripieno alla patata in serie, distanziati in modo tale da coprire il composto con un lembo di pasta e premere con il palmo della mano tra un Tortellone e l’altro per far aderire la pasta. Con una rotellina dentata si tagliava la sagoma del Tortellone e per assicurarsi la buona chiusura del composto si passavano i denti della forchetta sul contorno.
Preparati i Tortelloni il giorno prima con un buon sugo di cinghiale dell’appennino, a mezzogiorno del giorno successivo ( domenica a pranzo ) si portava ad ebollizione l’acqua in una larga casseruola non troppo alta. Appena bolliva vi si buttavano i tortelloni per una decina di secondi, che una volta cotti salivano a galla e si scolavano con un mestolo bucato. Ricordo che per fare questa operazione ci volevano di solito due persone ben coordinate, quali mia nonna e mia madre. Ho dei bei ricordi delle due donne dietro i fornelli che si muovevano sincronizzate per non rovinare i trotelloni.
Una volta cotti si adagiavano su un piatto di portata, si coprivano con uno strato sugo ed una abbondante grattugiata di parmigiano.
La festa fatta ai tortelloni sulla tavola era una cosa indescrivibile, i sorrisi si aprivano sul volto dei commensali mentre la pasta saltava dalla portata al piatto tra complimenti e considerazioni.