Visualizzazione post con etichetta Il mio quotidiano. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Il mio quotidiano. Mostra tutti i post

mercoledì 2 gennaio 2019

Ogni cazzo di .

Giorno .
Ogni cazzo di giorno sei lì, a combattere affinché non indietreggi, a rimanere dritto, a non piegarti, a mantenere la tua dignità, la tua persona, le tue idee.
Ogni cazzo di giorno, gli altri fanno un passo aventi e tu resti al palo nel migliore delle ipotesi, se no indietreggi e finisci in un mare di melma nera Infiammabile, dal fuoco nero .
Ogni cazzo di giorno speri che sia meglio di domani. Speri che arrivi il giorno libero e quando arriva sei attanagliato da dubbi, pensieri, problemi, che non vedi l’ora che finisca per non pensarci più, sprofondare nel lavoro, dimenticare che hai 38 anni, stai ancora a casa dei tuoi, non hai una casa tua, una macchina, una famiglia, una compagna ed hai solo qualche euro grattato come un pazzo e messo da parte, per sperare di tornare a lavorare e staccare completamente il cervello.
Speri che domani sia migliore, ma a sera non ci arrivi. Speri che la prossima volta che passa un evento ci sarai, magari sarà la volta buona, ma sei solo a lavoro ed appena ti ci allontani hai subito le vertigini e vuoi tornarci.
Ogni cazzo di giorno fai la check list delle tue ex, ti fai il conto di quante te ne sei scopate, ma alla fin fine resti solo e non hai una famiglia.
Ogni santo cazzo di giorno sali sulla bilancia ed i responsi sono a cifre che ti inquietano e ti domani “Come mai?”.
Ogni cazzo di giorno speri che sia l’ultimo di questa marea di merda, ma poi ti rendi conto che la marea di merda ti sta sommergendo e tu rischi di lasciarti andare.
Ogni sacrosanto cazzo di giorno inizia la mia guerra ed ogni sacrosanto cazzo di giorno patteggio una cazzo di battaglia.

domenica 30 dicembre 2018

277 .

E passa di giorni di silenzio .
E’ da quasi 1 anno scarso che non pubblicavo e scrivevo sul blog, complice le numerose e poche cose accadutemi in questo periodo che mi hanno rosicato il poco di tempo a mia disposizione.
Sono diventato caposala, guadagno qualcosa in più, ma ho anche molte più responsabilità . Ho iniziato e finito il corso del primo livello per Sommelier e di tempo se n’è portato. Ho scoperto il vino ed i suoi fratelli, più piccoli, più grandi, coetanei, avi ed antenati, un meraviglioso dono dei miei 38 anni.
Poi ho conosciuto Lauretta e ci siamo lasciati 5 volte in 4 mesi, con una media di una interruzione di relazione ogni 20 giorni. Eravamo partiti benissimo, forse troppo e già nelle prime 48 ore ci siamo arenati e lasciati. Indimenticabile per Me la notte di capodanno trascorsa assieme, tra una bottiglia di spumante, le fiaccole, i calici e le candele per salutare il nuovo anno su al borgo nell’ex vivaio comunale. Poi però ci siamo lasciati e rimessi troppe volte ed alla fine siamo diventati due estranei dentro ad una storia.
Non ho conosciuto molte persone, ho perso amici e spero di farmene altri, vivo ancora a casa dei miei e spero di andarmene a stare da solo.
Vorrei costruirmi una relazione, con una donna, ma per ora sono attratto o dalle molto giovani o dalle molto mature, è come se cercassi l’essenza della femminilità o ai suoi primi albori, quando il sapore è intenso, non ancora corrotto oppure quando la donna sui 40 anni sboccia nuovamente con una femminilità nuova, più forte e più intensa. Voglio una donna e credo che il primo passo sia uscirmene da casa e farmi Io una mia casa.
E’ cambiata la gestione dove lavoro, ora ho molta meno tensione su di Me e respiro meglio, lavoro meglio e mi sento anche bene. Ovviamente le situazioni di conflitto ci sono, ma sono di più i momenti di confronto, chiedere scusa, capire dov’è stato lo sbaglio per poi ripartire con una bagaglio di esperienza maggiore.
Sabato ho visto Valentina alla guida della sua 313 nell’asse viario, il cuore da una parte gli è mancato un battito, dall’altro ha sparato una tachicardia di fuggi via dal pericolo e non guardarti indietro non indifferente. Tra le due sensazioni, quella più forte era quella di fuggirsene via, il più lontano possibile.
Mi manca il sesso, quel poco che c’è stato con Laura era come acqua salmastra bevuta per molta sete, piuttosto che acqua dissetante. Ogni acqua toglie la sete, ma ci sono alcuni tipi di acqua che proprio è meglio non berle.
Sto imparando a non investire, disinvestire, evitare, aggirare, rimandare, ignorare, guardare da un’altra parte, pensare ad altro. E’ un modo taccagno e parsimonioso di fare cambiamento nella vita, ma per ora tra tempo libero ridotto a lumicino, i 40 anni che si avvicinano, il peso dei pensieri in testa, le fregature prese, comincio ad affinare il fiuto come a Grenouille e se devo cambiare strada, la cambio, senza pensarci su molto.
Mi sono iscritto a ben due siti di incontri, ma stavolta ho avuto il culo impressionante che chatto da oltre 1 mese e a parte pizzicare una che sembrava gonfiata come un pallone di calcio dal napal, non ho conosciuto un bel niente. Sarà che sono fuori dall'universo femminile da un po di tempo e forse per avvicinarsi è meglio prima farsi un’amica.
Per il resto sono qui e qui continuo a vivere.

martedì 2 febbraio 2016

Tempo

Scorre, come acqua . 

Il passato è archiviato.
  
Il presente si vive.

il futuro mi appartiene.

Vivo con i piedi saldi nel mio passato, le mani armeggianti nel presente e lo sguardo rivolto al futuro. 

lunedì 5 gennaio 2015

Ritornare sui propri passi .



L'angoscia lo spingeva a frugare dovunque senza metodo e senza precisione e poi a ritornare sui suoi passi nella convinzione di non aver cercato abbastanza bene.. .

Manfredi V. M. , L'oracolo, Stabilimento NSM – Cles ( TN ), giugno 1992, Arnoldo Mondadori Editore SPA, pag 82.

Stai per uscire. Ti fermi davanti lo zaino o la borsa e fai mente locale su ciò che dovrai fare mentre sarai fuori. Le prime immagini si focalizzano sul pavimento dell'attenzione, ma quasi subito le mattonelle saltano ed altre idee si fanno strada, come spinte da una molla molto e da troppo tempo carica.
Il pavimento si sgretola, le idee si affollano e sei lì a dover preparare la borsa per uscire.
Ricominci, magari con l'ausilio di un foglio di carta per scrivere il da fare, lasciando uno spazio tra il margine foglio ed il rigo di scrittura. Dopo darai un ordine cronologico o topografico per quello da sbrigare, aggiungendovi un semplice numero.
Le idee si materializzano sul pavimento dell'attenzione. Scritte alcune cose, il pavimento si sgretola sotto la spinta di geyser. Idee interrotte prendono il sopravvento, trovano fessure tra gli interstizi delle mattonelle e sputano fuori tutta la loro energia, facendo saltare i cocci proprio lì dove prima si focalizzavano le idee.
Ri – provo, la lista è stata fatta a metà e forse riesco a riprendere il lavoro interrotto. Leggo dal vetta lista, proseguo. Aggiungo alcuni particolari non scritti ed appena sono alla fine, iceberg di ghiaccio squarciano il calpestio. Lame appuntite emergono dal profondo degli abissi a notevole velocità, con spinta senza eguali e freni, puntano al pavimento della coscienza, lo urtano, lo rompono con gran fragore, spezzando il sartiame alla base della coscienza.
Riprendo a leggere la lista dal vertice. Scorro sui punti, arrivo verso la fine e la concludo con gli ultimi punti. L'elenco è finito. Torniamo a preparare la borsa. Questo mi potrebbe servire, quell'altro pure, cerco di immaginarmi cos'altro potrebbe servirmi, ma le idee che hanno iniziato a scorrere sul pavimento della coscienza vengono interrotte da un'esplosione di rabbia interiore. Una colata piroclastica di lava lancia in aria lapilli e lava, la rabbia gratta dalle profondità dell'abisso frustoli e brandelli di anima per poi sputarla più alto possibile. Il filo della ragione è perso.
Cerco gli occhiali. Cerco la custodia, ma il loro “solito” posto è vuoto. Mi metto a cercare nell'ingresso, ma la mensola è vuota. Torno nella stanza e ri – apro il cassetto del comodino, forse non ho cercato bene. Ri-frugo senza gran precisione, rovistando tra la marea di oggetti ivi depositati senza un senso o un perchè, sedimentati nel tempo per pigrizia, con la scusa “poi gli troverò una sistemazione”.
Non li trovo.
Ritorno all'ingresso nuovamente, stavolta cercherò con metodo questo guscio. Passo in rassegna i vari oggetti allocati, concludendo che gli occhiali lì non ci sono. L'angoscia mi dice che non ho usato precisione nel cercarli nel cassetto. Torno sui miei passi e rovisto magari prima sul tavolo, poi sulla libreria, ma una voce interiore mi dice che quello non è il loro posto.
Mi rivolgo alla memoria, ma un moncherino amputato risponde. Cerco con angoscia nel cassetto. Prende un annebbiamento della coscienza, come se fosse calata la bruma nella stanza, si fa strada un mal di testa di formiche fameliche che mordono il cervello.

Spiegelman A., Mause, Einaudi Tascabili Stile Libero .
Rabbia, rabbia, rabbia e nuovamente rabbia, arriva, verso gli occhiali, verso la custodia regalatami e non c'è più, verso la memoria che non risponde, verso la coscienza fatta a pezzi, verso quelle emozioni emerse con insistenza e forza dalle profondità del fiume lete per far a pezzi quell'angolo di pace costruito per poter uscire fuori. Rabbia verso la stessa rabbia.
Mi fermo, tra me e me una scena di un fumetto si focalizza, Art Spiegelman, MAUSE, “Lascia stare quel cuscino e si porti via tutti i nostri guai!”. Ripeto tra me e me “Lascia stare gli occhiali! Si portino via tutti i miei malanni!”. Una risata tra me e me scorre sulle labbra. Un venticello di leggerezza entra nella stanza della ragione da una finestra apertasi. Prendo un cappellino e lo indosso, se ci sarà sole mi riparerò gli occhi con questo.
Prendo lo zaino ed esco a sbrigare le commissioni, meno male che non sono subentrate le abitudini che incarcerano tutto e ti asfissiano.

L'immagine appartiene al rispettivo proprietario.
Il materiale letterario appartiene al rispettivo proprietario.

lunedì 30 giugno 2014

Dove è finita la sensazione di sazietà

Miseria e nobiltà, by Me .
Mi siedo a tavola mangio, mangio meccanicamente, ingurgitando ogni cosa presa a tiro, fino a quando la sensazione di sazietà piena al basso ventre appaga i sensi ed ammutolisce la ragione.
Ma da un paio di anni a questa parte non la percepisco . Me ne resi conto alla cena sociale dell'AVIS Milazzo del 2012, quando seduto al desco e ripercorrendo le sensazioni percepite in quel momento, mi resi conto che avevo ingurgitato una mole di alimenti, ma la sensazione ebbra di appagamento non arrivava. Dovetti alzarmi da tavola ed uscire a camminare, tra rutti e peti per poter sgomberare l'intestino e far scorrere la nausea di vomito attanagliante.
Da un po di tempo la situazione sembra essersi calmata, ma dietro l'angolo c'è una fame nera ed un sonno nero che lambiscono la coscienza.
Forse dovrei dar attenzione alle sensazioni quando sono a tavola, non forzarle, capirle e dargli un senso. Forse ho cercato a tavola quello che altrove non riuscivo a saziare avendo fame, ma non c'era di che sfamarsi. E forse il non aver fatto i conti con questa sensazione di mancata sazietà ed eccessiva fame, mi ha portato prima a mangiare cibo contaminato e poi alimenti tossici.

martedì 30 marzo 2010

Sono pieno...


...Non è che non voglio, non posso! E che CXXXO.

Solita situazione: fai questo, fai quello, fai quell'altro, impegni, programmi, appuntamenti, volontariato, studio, corsa, amicizie, quotidiano.
Tante le cose da fronteggiare quotidianamente, dalle più semplici alle più complesse, che richiedono programmazione, organizzazione e scadenziazione per poter esser fronteggiate e risolte .
Poche le risorse: fisiche, mentali, economiche ma fortunatamente tanti i progetti e le idee che vorrei realizzare. In questa situazione poco felice si delimita un quadro generale dove il tempo da dedicare ai cari e a se stessi è poco .
Le giornate vanno a corrente alternata, oggi si lavora bene, domani non si sa. Sarebbe bello poter dire domani sarà un buon giorno come oggi, o magari domani sarà meglio di oggi, per ora posso solo sperare che domani sia meglio, ma è una certezza flebile, limitata, da non attaccarvisi troppo se no si rompe.
In tutto questo trambusto arrivano le persone vicine, dove tra una cosa e l'altra è un continuo recriminare: Non ci sei mai, non ci vediamo mai, dove sei finito, una volta avevo un amico, non mi pensi mai, che fine hai fatto, etc..
La solita pappardella di frasi fatte, fritte, ri-fritte e stra-fritte dove si prende avanti per non restare indietro, pur di non riconoscere a se stessi e all'altro: Scusa se non ti ho cercato.
Delle scuse se non si è stati cercati non è che ne abbia ascoltate molte, poche le persone che hanno una capacità di porsi all'esterno dei problemi ed analizzarle in modo differente, fortuna vuole che con queste ho tenuto buoni contatti, nonostante numerosi fogli di calendari sono finiti nella pattumiera. Dei soggetti che si fanno avanti armati di tutte queste frasi di circostanza, non so proprio che cazzo farmene, sono un intralcio ed un problema.
L'ultima è di un'amica. Periodo di burn-out, risorse mentali al lumicino, necessità di svagarsi e non pensare a nulla. Comincia il tam-tam di messaggi e telefonate con: ci vediamo perchè ho bisogno di ridere, di parlare, di scherzare, ho bisogno in pratica di farmi i miei porci comodi con te. Semplicemente la solita tiritera a due palle fermentate come kiwi troppo tenuti nella cesta della frutta.
Non è possibile che una persona dopo aver trascorso una giornata a corrente alternata, affrontato di tutto e di più pur di restare a galla e poter resistere, si debba dedicare a del volontariato coatto nei confronti di una persona che ti cerca solo per farsi i suoi porci comodi. E diamine!
Il volontariato lo faccio all'AVIS, quando esco dalla sede non voglio rotti i coglioni.

venerdì 19 febbraio 2010

Demolire .

E' una scienza tecnologica precisa.

Il lunedì per me difficilmente è una giornata piacevole, ci sono impegni, studio, lavoro in arretrato. Si è freschi da un week-end, gli impegni associativi incombono e ci sono tante voci in arretrato anche a livello personale da riprendere. Mi riferisco nel particolare a lunedì 18 gennaio del corrente anno.
Si arriva alla sera un po fusi, come se la materia cerebrale volesse sciogliersi e fuoriuscire dalla teca cranica dal naso. Si ferma nello spazio tra le ciglia della fronte, si ingorga, inizia a premere, vien fuori un bel mal di testa.
Tutto quello che si vorrebbe è un po di pace, un po di tranquillità, mettere da parte le funzione cerebrali superiori e dedicasi all'ambito umano dei rapporti. Parlare, scherzare, ridere, discutere, raccontare, cercare di ritagliarsi un angolo di tranquillità ed umanità.
Arriva una telefonata, dall'altra parte della cornetta c'è una persona cara e si inizia a parlare. Vengono fuori un paio di problemi, li glissi e pensi ad altro.
Non te la senti e non vuoi affrontare problemi . La testa è da una altra parte, ti metti a cazzeggiare da tutt'altro posto. Chi è dall'altra parte del telefono se ne accorge e ripresenta il problema.
Ribatti rimettendo il problema al mittente, dato che voglia, forze e sopratutto interesse momentaneo per l'argomento non ne hai perché hai priorità maggiori a cui pensare.
Le decisioni, come tali, prevedono uno sforzo mentale, che non tutti vogliono fare o affrontare. Ciò non toglie che si può pure sbagliare, basta non irrigidire il ragionamento stesso.
Chi è dall'altra parte del telefono decide. Il risultato non mi piace, perché in questi momenti tutto voglio fare tranne che decidere per dopo, progettare, trovare risorse, impegnarle e vincolarle, in special modo per quanto riguardo un fine settimana.
Parte la mia incazzatura, erroneamente inizio ad urlare. Sarà pure sbagliato ma in quel momento è la mia parte stanca, dolente, che non vuol esser disturbata o svegliata ad urlare. E' dolore e vuole esser lasciata in pace, chiudere la discussione e mettersi in stand-by.
Forse questo concetto non riesco a formularlo bene verbalmente, ma momentaneamente mi riesce per iscritto, il fatto è che chi sta dall'altra parte non gli va giù per via del modo di come mi sono posto.
Chiusa la telefonata, iniziano i consolidati messaggi di demolizione, dove si va al cuore dei rapporti umani che legano le persone e si comincia metterli in discussione. Si comincia a dubitare del legame, dello stare assieme, si vedono solo i problemi, si dimentica quello che si è fatto, quello che si è ricevuto e si comincia a pestar i piedi per terra.
Inizia da chi ti sta accanto un processo consolidato e collaudato di mesa in discussione/demolizione di quello che c'è tra due persone. Come se si volessero mettere delle cariche di dinamite sui pilastri portanti di un rapporto, innescare una miccia che porta alla detonazione.
La Fortuna momentanea vede le cariche piazzate su pilastri che non reputo fondamentali, sopratutto non detonando ad unisono. La struttura regge, peccato che qua e la si percepisce qualche incrinatura.
Capita..

Assillare .

Come una zanzara.

L'avete riconosciuta? E' la famosa Aedes albopictu, volgarmente chiamata zanzara tigre. La caratteristica dell'insetto è che se ti prende di mira, decidendo di doverti pungere, inizia a ronzarti in torno e non ti lascia più.
Ha un sibilo più acuto e fastidioso della zanzara locale, percepito con maggiore seccatura quando ti ronza vicino all'orecchio. Ma attenzione! Non è il classico paio di giri intorno all'orecchio come il vecchio pappataceo, che una volta fatti decideva a morderti. Quando sentivi la vecchia zanzara la seconda volta accendevi la luce e la trovavi bella pasciuta del tuo sangue. Non ci pensavi due volte e la facevi fuori: Tak! Un colpo di ciabatta o alla meno o peggio a mani nude e la signorina diventata un quadro cubista sulla parete.
La tigre ti punta, gira e rigira più volte, ti sveglia altrettante volte, insistentemente . Accendi la luce e la cerchi con lo sguardo, per contrasto sullo sfondo del muro bianco la individui e localizzi.
Provi a prenderla, ma non essendosi appesantita e saziata del singolo pasto ematico, è sfuggente e velocemente vola. Provi ad intercettarla, ma niente, allegramente va via facendosi beffa di te.
Spegni la luce e torni a dormine, dato che domattina ti svegli per andare a lavoro e lei semplicemente no.
Ti addormenti, inizi a sognare e di nuovo la signorinella torna a ronzarti. Ricomincia la processione. Vai avanti così per un po, fino a quando si realizzano le seguenti possibilità:
  • Hai una fortuna della malora e riesci a spiaccicarla quando è ancora vuota.
  • Ti addormenti, la fai pappare e dopo la spiaccichi, sempre se riesci a svegliarti.
  • Ti addormenti e non fai nulla, ma devi avere un sonno da caterpillar per ignorare il ronzio.
  • Accendi il fornello del Vape per gasarla, mentre ebro ti addormenti tra gli effluvi della vittoria.
  • Gli dai la caccia sfrenata per la stanza tipo Jonathan Livingstone, armato di ciabatta o della iper-tecnologica salvietta per cucina umidificata. Rischi di svegliar casa se imprechi quando non la prendi, ma quando è fatta festeggi e gozzovigli.
In definitiva ti trovi con una grandissima disgraziata che ti infastidisce, che si potrebbe definire aggiungendo l'aggettivo insistente, dato che si apre una guerra tra te e lei all'ultimo sangue. Lei ripetutamente ti pinza per avere il tuo sangue e tu ribatti punto per punto .
Buona Batracomiomachia! E vinca chi si dota di armi tecnologicamente avanzate!

martedì 8 dicembre 2009

Succede qualcosa?

E si viene a rompere i coglioni al sottoscritto.
Ormai è una dinamica consolidata: Succede qualcosa, a chi ci si rivolge? Al sottoscritto. Un computer, una pratica, un ordine, una campagna, una caldaia, un piedino, un contrattempo, formazione troppo lunga, formazione troppo corta, giornata no, distanza, lontananza, paturnie, pensieri negativi, depressione, soldi, cellulare, casa, la qualsiasi cosa è una buona occasione per venire a rompere i coglioni al sottoscritto! Ma andatevene a fare inculo tutti quanti e cominciate stare sulle proprie gambe senza cercare un supporto su cui scaricarsi..

martedì 1 dicembre 2009

Obiettivo .

Centrato.

Sabato 28 esco con un amico a fare 4 passi per il Capo di Milazzo. Scherzi, risate e tante idee messe a confronto. Nonché racconti di esperienze vissute. Parliamo degli ultimi eventi accadutici, lui con prossimi progetti, io con esperienze realizzate, di cui una delle ultime condivisa con lui.
Racconto l'atipicità dell'evento, di come sia stato improvviso e senza alcun preavviso, le difficoltà nel realizzarlo, fatto di discussioni, appuntamenti, piccoli passi, momenti in cui si era molto presi dal realizzarlo, la carica e la voglia di riuscirci.
Finalmente l'obiettivo viene centrato, le condizioni ci sono tutte, si realizza grazie alla disponibilità delle parti ed il risultato è nostro. Sembrerebbe aprirsi una bella pagina, ma invece si chiude subito e per intero il cantiere aperto.
La chiusura improvvisa è stata la fase successiva che mi ha sorpreso, dove una volta raggiunto l'obiettivo ognuno per la propria strada. Ci sono restato male e l'ho condiviso con il mio amico.
Chi mi era accanto mi faceva notare che anche se si è centrato l'obiettivo una volta, non è detto che si debba centrare anche altre volte ( cosa che avrei gradito ), l'importante è esser riusciti a raggiungere un punto reale e concreto.
Forse dovrei riformulare il mio modo di ragionare in funzione degli obiettivi raggiunti, ed una volta arrivatici lasciarli scorrere via, per dedicarsi ad altro, piuttosto che concentrarmi sul ri-centramento del medesimo obiettivo nel tempo.
Esploratore o Stanziale ? Bel dilemma. 

martedì 24 marzo 2009

Mi è arrivata voce che...


Bisbigli pesanti.
Mi è arrivata voce da perfetti sconosciuti che io ho problemi con l'università, con i miei genitori, con mio fratello, con il lavoro, che ho un quaderno con racconti pornografici, che sono la causa del tentato suicidio di una persona, o peggio ancora che volevo un figlio da una persona con cui stavo. Spero vivamente che queste male lingue si diano proprio una calmata. E' un consiglio vivo.

L'immagine appartiene al risepttivo proprietario.

sabato 14 marzo 2009

Momento difficile .

 Antonio Ligabue - Tigre con serpente, olio su faesite, cm 66x80.

Il 2009 è entrato con un Gennaio annunciante la crisi economica ed ora alla metà di Marzo non è che si presenti tanto allegro, ma soffocante e battagliero, con le forze a lumicino.
Vuoi per i calci nei coglioni ripetuti di chi ti stava accanto, non te li aspettavi, ma ti sono piombati addosso a più riprese.
Vuoi l'andare a scoperchiare gente morta e sepolta per il solo gusto di romperti le palle.
Vuoi che uno cerca di aprirsi un conto corrente e ci sono mille problemi da fronteggiare, l'ultimo la mancata consegna del lettore Bancoposta e gli interessi che scappano sui soldi bloccati in un conto corrente a vicolo cieco: NON APRITE IL BANCOPOSTA CLICK PERCHé I SOLDI VERSATI MANCO LI POTETE USARE.
Vuoi che uno prende la nomina a vicepresidente AVIS e viene preso per stronzo e lasciato come tale, da vecchi ormai decrepiti: potessero morire e far spazio.
Vuoi che uno cerca di rifarsi una vita privata di amicizie e ci si ritrova: grandi, sfatti e delusi.
Vuoi che uno prova a rifarsi una vita sentimentale e ti ritrovi attorniato dalla gente più strana. Del tipo ti invito a venirmi a trovare dove abito per la settimana entrante e a partire dal Venerdì faccio perdere le mie tracce. O magari l'ultima che mi è capitata è di una che prima mi da sboccate di acido di vecchia data e dopo mi da un appuntamento. Mi dice : ho il fine settimana libero, sono libera, ci vediamo. Prendiamo appuntamento per le 19 davanti al bar.
Arrivo puntuale. Si fanno le 19 e 15, e 30, e 45. Vedo se ci sono notizie sulla mail, ma niente. La serata è umida e sento freddo. Si fanno le 20.00. Alle 20.05 bestemmiando e maledicendo il genere umano me ne vado via inferocito come una bestia.
Ma se ne possano andare a fare in culo tutti quanti. Per ora è un periodo di merda, non ci posso fare molto per cambiarlo, se non sperare che passi il prima possibile e stare un po più accorto, in modo da non espormi troppo e da non farmi male. Meglio che si rompano il culo gli altri che io .

mercoledì 28 gennaio 2009

Ghostbusters, The Real Ghostbusters e Ghosthunters .



Prima c'erano i Ghostbusters, dove sulle ali della fantasia spinta da uno scimmione, una macchina parlante, una casa tetra, lo smaterializzatore, l'immaginazione iniziava a funzionare e non la finivi più di pensare a mille avventure.





Poi giunsero The Real Ghostbusters, sulla scia del film “Ghostbuster”, dove il cartone faceva molto meno effetto del film, dato che nella pellicola se ne vedevano “realmente” di cotte e di crude: da fantasmi che smerdavano, a zaini protonici accompagnate da trappole, senza scordare la mitica ecto1:
Ed infine arrivò il Dylan Dog con i Ghosthunters, a stimolare la fantasia di un appena adolescente con racconti dell'orrore, voglia di avventure ai confini della realtà, realizzatesi in seguito con scorribande per ville abbandonate, visite notturne cimiteriali, appostamenti al castello e tanto freddo, ma con la mente piena di emozioni regalate da tantissime avventure.
Facessero girare un po di questa roba nei palinsesti televisivi odierni, al posto di soli manga o altri cartoni spudoratamente adolescenziali, eviteremo di trovarci con bimbi di 5 anni in piene crisi adolescenziali ed avremo un po più di intraprendenti spericolati, vogliosi di avventure.

lunedì 19 gennaio 2009

Olive .

Quel che resta delle olive alla calabrese.

Ieri mentre con Davide si pasteggiava a salame tipo Sant'angelo, provola sfoglia di Floresta, lardo al peperoncino qb con un filo di pancetta affettato, pane di Floresta ed il tutto annaffiato con del Nero d'Avola Torre dei Venti, mi sono ricordato delle olive alla calabrese in sacca e le ho messe sul desco.
Eravamo seduti sul crinale di una montagna, dalla quale si dominava un paesaggio di vallata invernale che spaziava da Floresta a Randazzo, con l'Etna innevata e le sue bocche di fuoco secondarie dominanti la scena.
L'argomento della discussione è caduto sulle olive ( da me sbadatamente dimenticate ) e sulla passione condivisa per il frutto. Condite, semplici, nere greche, in salamoia, passuluna ( che si avvizziscono addolcendosi ), praticamente in tutte le maniere.
Le migliori olive per entrambi erano e rimangono quelle preparate e vendute dalle zie di Davide, nella storica bottega del Capo di Milazzo delle “ Signorine ”. I loro cavalli di battaglia erano le “olive verdi condite” e le “olive nere greche”, delizie del palato, che si sposavano perfettamente con gli insaccati per i panini imbottiti.
Da qui nasce una considerazione personale: La rievocazione di un evento passato, è piacevole, ti permette di riassaporare le emozioni sentite in quel momento.
C'è da aggiungere un altro particolare. Il momento passato, insieme a tanti altri, sono stati come piccoli momenti che andavano a cesellare e ad abbellire un momento più grande vivo di presente ( mentre scrivo passato ), in cui spettacolarmente ci siamo inerpicati per montagne, avventurati per boschi, camminato per strade costeggianti torrenti, rotto per curiosità lastre di ghiaccio simili a vetro, goduto di paesaggi mozzafiato, parlato con gente del posto e tra noi di vita quotidiana con i rispettivi problemi, corse di una 600 Vs fuoristrada ( Cavallo pazzo & Batman ), visto 2 cavalli liberi neri prati che si rincorrevano ( 1 maschio l'altro femmina e capirete cosa voleva fare il maschietto ) e tantissimi altri momenti stupendi di presente.
Per cui rievocare i momenti belli del passato è una cosa piacevole, se momenti belli non ce ne sono stati non c'è nulla da rievocare, ma comunque vada il momento di rievocare è un momento finito e definito colto tra due momenti di un inizio ed una fine, mentre intorno ci deve essere un presente vivo e spettacolare. Se no si rischia di giocare al Dott. Frankenstein, dove il momento presente è morto e svuotato, il cui unico obiettivo è riempirlo all'inverosimile di momenti passati.
Se i momenti passati per i rievocatori sono piacevoli, che facciano pure, ma se per me i momenti passati sono spiacevoli, io che ci faccio ? Mi fracasso i coglioni tutta la serata, giornata, pomeriggio o qualunque intervallo di tempo dedicatovi, mentre il presente scorre via? E a me quel tempo trascorso così chi me lo restituisce? Degli altri momenti di frenetica rievocazione ? Ma dai..
W il presente e che il passato sia bello o brutto che sia trascorso.


mercoledì 31 dicembre 2008

Aspettando il 2009 .

I secondi sul quadrante dell’orologio scorrono lesti, gli ultimi respiri di un 2008 morente passano, mentre un nuovo anno comincia a dare segni di se dietro la porta.
Attendo l’anno nuovo rassettando un po di cose nella stanza: fogli, carpette, libri ( cerco un certificato di garanzia e non lo trovo ma non voglio prendermela troppo ), faccio qualche progetto e torno a sperare nel futuro.
Si, sarà un anno di crisi economica, ma la speranza non la può togliere nessuno, ed io sono fiducioso. Fiducioso per lo studio, il lavoro, le amicizie, la vita affettiva, me stesso, che il passato continui a scorrere via senza intossicare il presente nella sua bellezza, nella sua purezza, nella sua unicità ed in tutte le possibilità che offre.
L’anno morente si porta dietro a se tante cose, le più disparate, così come il 2007. Mentre il 2007 era nato vecchio, il 2008 nascerà e sarà sicuramente giovane.

A tutti i lettori dell’Isola di Melee: amici, parenti, conoscenti, amicanti, sconosciuti, a chi mi ama, a chi mi odia, a chi non mi può vedere ma torna sempre tra queste sponde a chiedere di me, auguro di cuore un buon 2009, dove si possano aprire tante porte e poter vivere la propria meravigliosa vita.

martedì 26 agosto 2008

Cade la pioggia .



Nello stesso momento che scrivo il post, sono seduto alla mia scrivania. La porta della camera è aperta per far entrare il rumore del temporale, qualche lampo, un tuono, il rumore della pioggia sulle cose: la strada, l’erba, le foglie.
Sembrerà strano, ma nel tornare dal lavoro, ho rallentato il passo per assaporare le gocce di acqua baciare la pelle, passi lenti, sguardo all’insù, come per salutare la pioggia e quasi – quasi baciarla. Potesse piovere almeno una volta a settimana..

martedì 29 luglio 2008

Soldi per strada .

Quasi 1€.

Venerdì 25 luglio raggiungo la locale sede AVIS a piedi.
Nel tragitto, guardando per terra cercando di evitare le feci canine amorevolmente lasciate dai padroni, scorgo un paio di monete. Mi fermo ad osservare la scenetta inusuale, trovandone un bel po’.
Gli elementi inusuali erano il loro numero e l’esser gettate per terra, a bordo strada. Ma la gente che fa butta i soldi? Gli fanno schifo? MHA!


domenica 1 giugno 2008

Primo bagno di stagione .

Chiare, salate, fresche o meglio ghiacciate acque .

Quest’anno mi sono voluto concedere un anticipo di stagione balneare, sarà per il caldo portato dallo scirocco, sarà per la tentazione del mare sotto casa, il fatto è che mi sono tuffato .

A gli inizi ero un po’ titubante, l’acqua era abbastanza fredda. Trovato il coraggio, e chiusi gli occhi, mi sono buttato. Freddo pieno su tutto il corpo, ma ripagato dalla sensazione di libertà delle bracciate e dall’acqua limpida.

Non curante, ho nuotato a largo, finché l’eccessivo blu percepito dagli occhi mi ha detto: non stai andando troppo a largo? Focalizzato il concetto e sentito il cuore pompare forte nel petto, mi sono concesso un po’ di relax a largo. Le teste piccoline dei bagnanti, le case rimpicciolite, i cretini con le moto d’acqua che mi passavano a pochi metri. Bello e brutto.

Zampettando a ranocchia ho guadagnato la riva, volendomi sdraiare sulla tovaglia, ma l’ho dimenticata a casa! Mi sono asciugato sotto i caldi raggi solari, gustandomi il primo bacio del sole sulla pelle bianca.

Buona nuotata a tutti!


domenica 4 maggio 2008

Buon compleanno …..

A me….

Oggi compio gli anni : - ) Tra alti e bassi è stata una buona giornata . Meglio così che peggio, comunque la torta era buonissima.. Non ne è avanzato neanche un pezzetto !

martedì 29 aprile 2008

Riprendiamo la navigazione .

Magari da un buon caffé .

Sveglia biologica che suona alle sei e mezza, il micio ( appena rientrato da fuori ) mi fa i grattini sul petto. Terminali accesi tra cui un PC per ricevere le e-mail in arretrato da una settimana, caffettiera sul fuoco e tovaglia stesa sul tavolo per preparare la colazione ai miei appena tornati a casa .

Le prime ore della mattina sono preziosissime, ti permettono di affrontare un bel po’ di cose da fare. Alla fine riesci a fare tutto e di più, così hai il tempo per metterti a studiare un pò.

L’orologio segna mezzogiorno, rigorosa pausa caffé. In mano una tazzina di caffé, mentre scorrono sul cellulare le foto digitali di una meravigliosa gita a Filicuti gustata tra il 25 ed il 27 di Aprile. Una breve pausa di riflessione mentre scrivo questo pensiero per il blog e finisco il cofee . Cosa dire se non che ogni tanto ci vuole un stacco dal solito Tram – tram?