Lembo di terra dove pensare, esprimere la propria opinione e ragionare nell'Oceano di Internet.
venerdì 3 agosto 2012
American Pie: Ancora Insieme .
venerdì 22 giugno 2012
Il comico .
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Almeno
questo fa sorridere .
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giovedì 23 febbraio 2012
Credo.. .
Credo al doppio suono di campanello del padrone di casa che vuole l'affitto ogni primo del mese.
Credo che ognuno di noi si meriterebbe di avere una madre e un padre che siano decenti con lui almeno finché non si sta in piedi.
Credo che un'Inter come quella di Corso, Mazzola e Suarez non ci sarà mai più, ma non è detto che non ce ne saranno altre belle in maniera diversa.
Credo che non sia tutto qua, però prima di credere in qualcos'altro bisogna fare i conti con quello che c'è qua, e allora mi sa che crederò prima o poi in qualche Dio.
Credo che se mai avrò una famiglia sarà dura tirare avanti con trecento mila al mese, però credo anche che se non leccherò culi come fa il mio caporeparto difficilmente cambieranno le cose.
Credo che ci ho un buco grosso dentro, ma anche che il rock n' roll, qualche amichetta, il calcio, qualche soddisfazione sul lavoro, le stronzate con gli amici ogni tanto questo buco me lo riempiono.
Credo che la voglia di scappare da un paese con ventimila abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso, e credo che da te non ci scappi neanche se sei Eddy Merckx.
Credo che non è giusto giudicare la vita degli altri, perché comunque non puoi sapere proprio un cazzo della vita degli altri. Credo che per credere, certi momenti ti serve molta energia." .
Così scriveva e ripeteva all'inverosimile un mio compagno di classe quando uscì e fu il tempo di Radiofreccia, credo, credo, credo. Parole strappate dal film, modi di dire, frasi e pensieri ripetuti all'inverosimile, come se dovesse colmare un vuoto, il vuoto che ci portavamo dentro e trapelava dai nostri volti.
Prese queste parole e se le appiccicò addosso, come quando da piccolo indossi un maglione di tuo fratello maggiore (troppo largo) o la giacca di tuo padre (smisuratamente gigante) e li scimmiotti. Sembrava questo l'intento, ma mi accorsi e solo oggi riesco a trovare le parole per dire che non indossava vestiti larghi, bensì stretti, logori. Vestiti/idee / pensieri vecchi, che puzzavano di naftalina, come quando riesci a trovare il coraggio di tirare fuori un vestito sepolto nell'armadio e lo indossi. Io ne sentivo il tanfo di naftalina, quando provarono a farmelo indossare lo rifiutai perché sentivo che mi stava troppo stretto, era logoro, vecchio e sopratutto passato, strangolava. Un po come se oggi andassi al matrimonio di un tuo caro amico indossando un vestito anni '70 americano: pieno di pizzi, merletti e strasse.
All'epoca mi rifiutai, ma quel vuoto mirabilmente descritto nel film non seppi con cosa colmarlo ogni tanto. Capita..
giovedì 19 novembre 2009
Halloween .
Innanzitutto l'auto, non ce l'aveva nessuno ed io fresco-fresco di mezzo appena preso ( dopo 18 anni di catamarano ), mi si venne a scassare le palle finché non la presi tra raccomandazioni ed anatemi dei miei .
La seconda fregatura era nella ripartizione delle spese, nessuno voleva mettere mano al portafogli, dissi chiaro e tondo che io soldi da buttare nel cesso per far divertire gli altri non ne avevo, o si ripartivano le spese o per me potevamo starcene belli e buoni a casa. Dopo esser stato accusato di essere veniale, attaccato ai soldi e polemico, ci fu la colletta con la ripartizione delle spese: 2 si facevano carico del diesel, mentre io ed un altro pensavamo all'autostrada ( pessima accoppiata ).
Partiamo belli e pimpanti per il capoluogo a prendere l'unica “femmina” della comitiva. Preso il doppio cromosoma XX usciamo allo svincolo di Tremestieri.
Mi arrampico con la macchina nuova – nuova per vicoli e vicoletti, mentre l'altro con cui facevo coppia a pagare l'autostrada era eccitato come un sorcio a cui avevano appena dato un tozzo di cacio ( la femmina ). Ricordo che non volevo rovinarmi la serata più del dovuto, per cui scelsi di lasciar scorrere le cose.
Prima di entrare nel locale di fece una lunga sosta all'auto. La femmina del gruppo si sistemò il vestito e i tacchi a spillo neri da cui spiccavano i coloratissimi calzini a righe, prese una busta di plastica.
Tirò fuori una bella bottiglia di Tequila, sale, coltello e rivolgendosi ai maschietti disse:
Come facciamo? Mi sono scordata i limoni a casa.
Quello con cui facevo coppia per pagare l'autostrada/eccitato come un sorcio datogli un soldo di cacio, iniziò a squittire non so che cosa, gli altri 2 avevano gli occhi pieni di smarrimento sul da farsi. Io mi guardai intorno e notai che eravamo parcheggiati sul bordo di una strada che tagliava in due un agrumeto.
Pensai:
Sarebbe il colmo se non trovassi un limone nel bel mezzo di un agrumeto
siciliano.
Mi scostai dalla comitiva in preda al panico e mi avventurai tra gli alberi. Tornai con un paio ( forse anche più ) di limoni. La femmina del gruppo fu contenta, i due placarono lo sgomento, mentre il sorcio con cui facevo coppia saltellava tarantolato.
La femmina iniziò a preparare il primo giro di Tequila. Mandammo giù tutto di un fiato, la gola mi bruciava peggio del Rum e nel giro di pochi secondi l'alcool mi andò alla testa. Mi domandai:
Ma se mi ubriaco, chi la porta l'auto? Ma sopratutto come faccio se mi dovessero fermare?
Mi guardo attorno e vedo uno della coppia caricare bicchieri di Tequila senza freno seguito dalla femmina, il sorcio bere smodatamente, l'altro preso dall'alcool. Dissi tra me e me:
Ecco l'altra fregatura, non mi posso ubriacare se voglio portare indietro l'auto nuova a mio padre.
A malincuore, con una coscienza ancora troppo vigile e poco annebbiata dai fumi, dovetti chiudere il rubinetto dell'alcool.
L'allegra comitiva quasi tutta brilla, tranne me, fece direzione barcollando verso il locale da cui uscivano note di disco – music .
Staccato il biglietto e varcata la soglia, una marea di ragazzi e ragazze dislocati su più piste da ballo si mostrò al nostro cospetto. Mi guardai intorno e notai un piccolo particolare: Erano tutti minorenni, se avessero avuto 18 anni era un miracolo. L'idea di conoscere qualcuna oltre la femmina del gruppo svaniva (altra fregatura nascosta) e mentre focalizzavo il concetto nella mente, la femmina della comitiva veniva marcata stretta dal Sorcio.
Quello che aveva tracannato Tequila a tutto spiano era in uno stato beato di menefottoebbasta dicendo continuamente “L'alcool non mi fa effetto”, l'altro con cui faceva coppia se ne era sgattaiolato a fumarsi un bel Joint per amplificare l'effetto sballato, io al mio solito rimasi a domandarmi:
Perchè?
Provai ad avvicinarmi alla femmina del gruppo, ma lei non mi cagava di striscio, oltre che il sorcio le si era attaccato di sopra. Questi due si baciavano, ballavano, un altro po scopavano sulla pista, con la femmina interessata a fare un Ménage à trois con il Sorcio ed il Tracannato di Tequila. Il Tracannato ripeteva “L'alcool non mi fa effetto” e rifiutava le proposte della femmina con un menefottoebbasta, il sorcio cercava di farsi strada, ma non trovava spazio. Pensai tra me e me di propormi, ma segò di brutto la proposta. ;ollai tutto e me ne andai in giro.
Girovagai per il locale, vedendovi ragazzine e ragazzini presi dall'euforia del ballo adolescenziale. Luci sparate sulla folla, fumi ed effluvi mischiati nell'aria. Percorsi il locale in lungo ed in largo senza trovare un cazzo di posto dove ballare o trovare qualcuna di interessante.
Il tempo scorreva, il Tracannato continuava a ingurgitare alcool e ripetere “L'alcool non mi fa effetto”, il Sorcio era attaccato alla femmina, la femmina non mi cagava di striscio ed il terzo aveva finito di farsi la canna.
Non saprei dire quanto tempo passò, ma mi ricordo che ci ritrovammo seduti su delle sedie di metallo smaltate di bianco nel giardino del locale. La femmina sulle gambe del Tracannato sempre più di la che di qua e ripetente la solita frase “L'alcool non mi fa effetto”, il Sorcio con la morte sulla faccia perché la femmina non lo cagava di striscio, mentre era interessatissima al Tracannato ed al Fumato. Mi avvicinai al gruppetto con una sedia per parlare un po, mentre i coglioni mi giravano a 1000.
Manco vado a sedermi, che il Tracannato vomita pure le budella per terra, il Sorcio inizia a squittire, la femmina strilla, il fumato se ne fotte. Io mi domando:
Che c'è da fare?
Risposta:
Acqua, spazzolone e fazzoletti.
Chiedo alla femmina se ha qualcosa a portata, mi risponde male. Mi alzo velocemente alla ricerca del necessario: acqua e fazzoletti ( pensando alla povera auto nuova ).
Convinco quello del BAR a darmi una bottiglietta e fazzoletti, facendomi seguire da un cameriere con il mocio. Arrivo con il necessario e la situazione si normalizza, tra me e me spero : E cazzo! Se non me la da stavolta, allora la femmina ce la deve avere per forza con me!
Sistemiamo tutto, mi carico sulle spalle il Tracannato e lo avvio all'auto, mentre il sorcio squittisce e saltella dicendo: Se vuoi guido io, se vuoi ti aiuto io, se vuoi ti do una mano etc. etc. Gli avrei sparato un siluro di vischio per ratti dentro al buco del culo.
Preso un panno vecchio e sporco nel bagagliaio dell'auto, tra 1000 reticenze di tutto il gruppo con frasi: ma perché lo devi mettere? Ma non lo vedi che ha vomitato tutto? Ma dai che te la pulisco io ( la femmina) se vomita. Ma è sporco? Ma lascia stare etc. etc..
Sono arrivato. Esco fuori un ghigno con la bava alla bocca e dico: L'auto è mia e decido io. Se volete decidere voi la prossima volta portatevi la macchina e ne parliamo. Io questo che vomita non lo voglio in auto. Finalmente scende un silenzio tombale . Giro l'auto, facciamo salire il Tracannato, salgono gli altri e ci avviamo verso l'autostrada.
A 100m dallo svincolo dell'autostrada intravedo un posto di blocco dei carabinieri, faccio un breve calcolo:
1 è ubriaco fradicio. Il Fumato è fumato, ubriaco e senza maglietta ( per averla data al Tracannato ). Io ho bevuto. Se mi fermano mi portano in questura e sequestrano l'auto.
Prego affinché non ci fermino. Qualcuno lassù mi pensa e vedo i caramba fermare l'auto dopo di noi. Che culo e che altra bella fregatura!
Vado sparato in autostrada, mentre il sorcio è avvinghiato a pomiciare con la femmina e pretende di spaparanzarsi con i piedi sulla moquette dell'auto e comandare che musica mettere. Lo brucio con una frase come un pezzo di pane vecchio nel forno, zittendolo.
Mi arrampico per delle stradicciole costeggianti le fiumare di Messina e scaricare a casa la femmina. La mollo subito senza quasi un ciao, lei mi domanda:
Ce l'hai con me Fabio?
Le rispondo:
Di certo non ho avuto una bella serata e mentre tenevi tutti in considerazione a me non mi hai cagato di striscio.
Senza aspettare replica volto le spalle e me ne vado. L'auto è a debita distanza quando dallo specchietto retrovisore la femmina cerca in strada le chiavi di casa.
L'avventura continua con me che guido fino a Milazzo. Al casello il Sorcio che doveva pagare l'autostrada fa finta di dormire profondamente pur di non pagare , il Tracannato è in uno stato di oblio, il Fumato mi dice di non avere soldi e di non svegliare il Sorcio, dietro suonano, arrivo alla conclusione: Pago io..
Mi incazzo e dico chiaro e tondo che io auto non ne metterò più, dato che questa esperienza è finita con una serie di fregature.
Da quella sera me ne sono andato a ballare solo 1 altro Halloween, ma questa è un'altra storia
sabato 19 settembre 2009
L'amicizia.
Non ci demoralizziamo e cerchiamo di costruire qualcosa: partita di calcio, pizza, vino et voilà! La settimana entrante ci si sente verso mercoledì, lui mette la TV ed io il vino. Di certo prenderò Porto Palo e se lo trovo un bel Syrah della cantina Settesoli.
Passano gli anni, ma le amicizie è bene tenerle vive e segare i rami secchi. Praticamente una pianta da curare. Ci vuol costanza e dedizione ed un pizzico di umiltà nell'affrontare le situazioni.
martedì 4 agosto 2009
Non servono supereroi .
Uno di questi per l'ennesima volta mi si presentato in tutta la sua “bontà”... Troppa.. ma davvero troppa.
Sempre disponibile, sempre alla mano, senza una lite con gli altri, sempre affabile, sempre altruista, sempre pronto a caricarsi dei problemi altrui, mai una presa di posizione o una lite con gli altri, sempre in amicizia con tutti. Praticamente un Santo, o addirittura potrei dire un Supereroe, magari uno a caso “L'uomo ragno”.
Qualcuno negli anni ha preferito scavarsi il suo cantuccino, dove poter sclerare indossando la maschera del supereroe preferito, qualcun altro ha preferito uscire da quell'angolino e farsi la propria vita, nel bene e nel male. Se poi arrivano le critiche in base al piccolissimo spicchio di vita altrui che si vede, apostrofandolo “Vecchio”, pazienza, che ci posso fare.. Capita.
Preferisco esser quello che sono, piuttosto che con la mascherina dell'Uomo ragno. Toglitela, fai ridere i polli.
Deciditi a crescere che nella vita di tutti i giorni servono Uomini con le loro cicatrici, con i loro pro ed i loro contro, con i loro punti di forza e di debolezza, con la loro volontà e la loro indecisione, con e loro amicizie e con le loro liti, con la pace e con la guerra, non Supereoi asettici, solo e sempre buoni in calzamaglia.
venerdì 14 novembre 2008
Chi diventa cretino...
Ennesimo incontro con un cretino. Solita storia, solito modo di pensare, copione visto e rivisto centinaia di volte per anni.
Battuta per sembra intelligente, la capisce solo lui, seguita dalla immancabile battuta provocante, cercando di tutelarsi dietro ad un perbenismo dello spessore di un foglio di carta.
Minchia ma non ha un cazzo da fare nella sua vita? Che macinare e ri- macinare sempre le stesse stronzate?
lunedì 27 ottobre 2008
Lo stare assieme prevedere delle regole .
Il Calcio .I ruoli funzionali sono innominati, affettivi, ai quali si reputano delle funzioni varie, vedi il miglior giocatore, il maggior disciplinato o il più altruista.
Sono ruoli a badare bene, il cui accesso non è secolarizzato, ma dinamico. In pratica se l’anno X hai fatto il capitano, non è detto che l’anno seguente lo rifarai, si vedrà come condurrai il campionato e come lo condurranno gli altri, fermo restando che ci potrà essere l’imprevisto o la novità. Può capitare a chiunque di perdere le staffe durante un match e di comportarsi di conseguenza male, pagandone lo scotto.
Come nel calcio, anche nello stare assieme ci sono vari elementi, quali regole da rispettare, varie figure e Ruoli. Soprattutto nello stare assieme, valgono le regole, da cui poi derivano i Ruoli. Ma attenzioni, nulla è scritto! Ci si deve mettere in gioco, in dubbio, valutare il merito, chi rifiuta ciò ha già messo il piede nella fossa.
Se poi si dovesse aggiunger di volere fare sempre le stesse cose, la situazione non può che peggiorare. Aggiungiamo pure che il pretendere di avere sempre una condizione di superiorità nei confronti dell’altro non per merito, ma per virtù divina, comincia a dar fastidio. Se poi ci dovessi mettere un non rispettare le regole, perché ti senti al di sopra di esse, vedi: io ti posso fare scherzi, ma tu a me scherzi non me ne puoi fare, si cominciano a delineare una figura amicale goffa, stupida, arretrata, che nel tempo non vuole che ripetersi all’infinito.
Fortuna che di stì stronzi me ne sono lasciati alle spalle, ed a parte un ciao – ciao, non è che ci scappi molto.
venerdì 3 ottobre 2008
Perché una amicizia si surgela .
La fase dell’affiatamento vide molti interessi in comune, quali studio, amicizie condivise dove io entrai in contatto con molti suoi amici e ci apprezzammo a vicenda e addirittura con il ragazzo del periodo ci capimmo bene e ci affiatammo. Un bel periodo che sembrava aver le basi per poter durare ( io ne combinavo di cotte e di crude ), ma il tempo passa e le amicizie pure, modificandosi così anche il terreno dove attecchiva l’amicizia tra noi.
I cambiamenti arrivarono che lasciò il ragazzo con cui stava, molti amici se ne andarono o i rapporti si raffreddarono, l’interesse comune dello studio iniziò a divergere con lei proiettata in avanti ed io bloccato da problemi ingombranti, insieme ad un nuovo manipolo di amici che iniziarono ad entrare nella sua vita.
I nuovi acquisti all’inizio sembravano aver le carte in regola: buona famiglia, bella presenza, frequentatori della parrocchia, educati, colti e non nego che nel mezzo della comitiva c’erano un paio di belle ragazze. Con le prime uscite, le prime esperienze condivise ed i primi momenti insieme, la reale pasta di cui eravamo fatti cominciò ad uscire fuori.
Un ragazzino che davanti predicava democrazia e libertà, mentre dietro aveva il culto della personalità del presidente del consiglio, a cui si aggiungeva un modo di fare mieloso con i genitori, ed un comportamento da sensale in cui difendeva la roba del padrone.
Un omonimo, dedito all’intrigo, dalla parlata vischiosa ed appiccicosa, che fintantoché lo facevi parlare senza contraddirlo, stavi muto e lui si illudeva che avevi le medesime sue idee, non c’era alcun problema, nel momento in cui una sera mi disse: Domani quando vai a votare, non votare da coglione, io mi segnai questa battuta sul taccuino e dissotterrai la falce da guerra. Alla tolleranza ed al silenzio sostituì la favella e lo scontro di idee, diventato evidente quando lui sostenne l’opinione che gli esseri umani erano diversi, c’erano razze e razze, mentre io me ne uscii con la più bella frase che abbia mai imparato in vita mia: Gli uomini son tutti uguali…
Aggiungici pure un bel pezzo di “Pilo abbampato”, incrocio tra un corpo da vamp ed un cervello da pulcino, in cui si professava un amore sfegatato per i quadri di Monet insieme ad un balzicare la chiesa e predicarne i precetti, senza scordare il silenzioso e nascosto intreccio di mani durante la visione di un DVD durante il quale capii bene la filosofia: alla luce il moralismo e all’oscuro facciamone di interessanti.
Ricordo che un pomeriggio, seduti davanti ad un tazza di the avevo i coglioni fracassati, si parlava di leggere di fondi del the e delle razze soatiche. Io presi la palla al balzo e sguinzagliai le poche conoscenze sulle razze umane che conoscevo. Guardando i fondi nella tazza ne ebbi per tutti, mi tolsi un sasso dalle scarpe, ma raffreddai ulteriormente le cose.
Aggiungi al tutto una mia scelta a lei non gradita di chi all’epoca mi stava accanto, chiudendo poi con un messaggio simile ad un necrologico dove leggendolo ci rimasi di merda perché sembrava parlare di una persona morta piuttosto che di un vivo. Il risultato finale fu che ognuno di noi prese la propria strada.
La ri – incontrai una sera sul tardi alla stazione di Messina, in concomitanza del mio viaggio a Lecce. Già avevo il cuore gonfio di tristezza, fermarmi a parlare con lei e con la sua famiglia, non mi andava proprio, dato che per quella sera una tarantata mi aveva abbastanza frantumato il cuore.
Ora siamo qui.. Vediamo
giovedì 25 settembre 2008
Ogni generazione ha i suoi problemi.
La mente mi è balenata al periodo in cui da semplici compagni di classe affrontavamo la vita e della serie di problematiche che in quell’epoca adolescenziale si presentarono a tutti noi. Problematiche nuove, sconosciute, al più se ne parlava in TV e non si pensava potessero colpire le persone vicine o te stesso. Sto parlando di problematiche quali:
Anoressia- Ho scoperto come dimagrire!
I presenti un po’ increduli gli chiedono:
- Cioè come? Fai la dieta?
- Semplice. Mangio tutto quello che mi pare, senza remore. Appena finito vado in bagno e ficcatomi 2 dita in gola, vomito. Così non assorbo nulla. Ho già perso 4 chili in una settimana.
Il sangue nelle vene ti si ghiacciava come la birra nel boccale.
Perché una persona che prima stava bene, te la ritrovi davanti con gli occhi di fuori e rossi, piange senza motivo, triste, a cui non importa nulla della vita, degli altri e di te. Ti vomita addosso non so quanti problemi, dubbi, domande a cui non sai e non puoi rispondere perché sei entrato da poco nella maggiore età e non è cambiato poi così molto da prima.
A questi problemi i genitori, il corpo docente, e chiunque altro faceva finta di nulla, o si ignoravano, o non se ne parlava, o si evitava di parlarne, o addirittura se se ne parlava si cambiava squisitamente discorso. I problemi però restavano e la mia generazione, da sola, ha cercato di trovare delle soluzioni.
Alcune volte si è avuto comprensione, altre volte si è ignorato il problema, il fatto sta che molte volte i genitori non c’erano e preferivano ignorare piuttosto che ammettere che il proprio figlio soffrisse di quelle cose strane, viste solo in televisione e quindi così lontane, eteree, inesistenti.
lunedì 22 settembre 2008
I conti, anche se del passato, si pagano .
Scorcio della “Piazza Grande” ove eravamo soliti parlare fino a tardi.Parliamo di amicizie che affondavano radici negli ultimi anni di scuola elementare e nei primi anni di scuole medie. Conoscenza e curiosità per chi sta nel tuo stesso condominio, possibilità di giocare assieme, ridere e scherzare. Potendo trasformare una occasionale partita di pallone in qualcosa di più periodico, come mangiarsi una pizza assieme, andare a mare, giocare al PC o a pallone, uscire assieme, le prime girate in motorino e poi le esperienze delle superiori.
Fintantoché ci muovemmo in un contesto para-infantile, cioè in un periodo in cui eravamo appena usciti dalle elementari e troppo presto per pensare solo alle ragazze, la comitiva tenne.
Quando si fecero i primi passi nell’adolescenza ed arrivarono le prime cotte per le ragazze ( arrivate perché mie compagne di classe ) iniziarono dei piccoli problemi, ma niente di preoccupante, dato che la voglia di giocare e stare assieme presero il sopravvento e tutto scorse via.
Nel momento in cui ci avventurammo nella fase adolescenziale “piena”, dove le cotte volevano dire amori ed ognuno muoveva i suoi primi passi nel terreno minato dell’amore, i nodi vennero al pettine .
La seconda ondata di “pilo” ( non me ne abbiano a male le lettrici perché sono sarcastico ), vide un paio di signorinelle dalla lunga lingua, inclini al parlare alle spalle, al complotto, a tessere e sfilare intrecci, amicizie, alleanze e conoscenze. In breve tempo si crearono tante di quelle tensioni, incomprensioni, male intenzioni che l’aria divenne irrespirabile.
Salutati gli ultimi rimasugli dell’adolescenza, con un’estate di maturità conclusasi con più cattiverie, litigi, battute acide ed infinite guerre che bei momenti, alcuni di noi cominciammo ( altri avevano già iniziato ) a fare rotta per lidi differenti, mentre altri iniziarono ad investire tutto quello che gli restava sulla comitiva.
Chi lo faceva per attaccamento, chi per difficoltà ad adattarsi, chi per amore o presunto tale. Colui che investì per questo sentimento, già da tempo aveva sacrificato l’amicizia per la ragazza, senza crearsi pudori, remore o dubbi. Il risultato finale fu che tutti, io compreso in capofila, si mise da parte, lasciandolo a se stesso e tirando ognuno di noi per la propria strada.
Trascorso un lustro dalle stronzate combinate dal Tizio, egli stesso cercò di riallacciare i rapporti ( me compreso ) senza chiedere scusa per le cazzate fatte, tra cui ricordo la prima di tutte: mancare di rispetto nei confronti degli altri. Lo feci cuocere nel suo brodo ed ogni tanto mi accorgo che in quel consommé ci sguazza bene e ce lo lascio, ma il mio amico in questione quando ne parla, ha l’amarezza in bocca per quello che ci sarebbe potuto essere e non c’è stato.
C’è sempre tempo per rimediare alle stronzate fatte in passato, basta chiedere scusa e i rapporti si possono sempre riallacciare, ma alla fin fine prima di riallacciarli ti devi mettere a saldare i vecchi conti. Sei fortunato se non ci sono interessi, ma questo è alla discrezione della bontà del creditore.
martedì 4 settembre 2007
È utile questo argomento ?
La locandina del film di Mario Monicelli .In questi ultimi giorni ho pensato a questo argomento di Post, interrogandomi sulla sua utilità: serve parlarne oppure no? Sono un po’ dibattuto, tra la voglia di affrontarlo ( sempre più fievole ), e la voglia di cantonarlo nel cesso per proiettarmi e focalizzarmi sul presente ed il futuro, dato che s iparlerebbe di eventi e persone passate.
Vediamo un po’ cosa mi frulla per la testa, magari vi posso scrivere all’occorrenza, oppure sfottermene altamente, date le innumerevoli cose da fare. È aperto il periodo di riflessione / prova, i consigli sono bene accetti.
Le immagini appartengono ai rispettivi proprietari
lunedì 20 agosto 2007
L’ armata Brancaleone .
Gente piccola, meschina, approfittatrice, capace di prendersela nel culo per una miseria, ma tutti furbamente astuti nel venire a rompermi i ciglioni a me nel momento del bisogno, cercandomi difesa e comprensione . Potessi sputargli in faccia oggigiorno…
Vengono descritti i lati negativi dei soggetti, tutti caratterizzati da una menomazione mentale che purtroppo mi faceva pietà. Se qualcuno si sente punto mi faccia sapere, tanto non uso ne i nomi di battesimo o peggio ancora cognomi, solo soprannomi e considerazioni mie personali. Che si possano fottere tutti quanti all’inferno.
mercoledì 1 agosto 2007
Amicizie.
Requiem Mi capita ogni tanto di passare sui blog degli altri e veder foto, pensieri, filmati, poesie, fiumi di inchiostro digitale investiti su argomenti ora futili, ora intensi ed ora personali. Nell’eterogeneità dei post, vi è un argomento costante: gli amici. Una parola molto grossa, forse inconsciamente usata, a me rivoltatasi contro.
Gli amici sono come i preservativi, quando ti servono non li trovi mai.
Per gli amici sono stato come un padre, mi hanno scassato il cazzo per la qualunque, in ogni momento, in ogni situazione. Mi hanno chiesto la qualunque e sistematicamente lo hanno preso senza neanche dirmi grazie. Li ho tirati fuori da situazioni impossibili, ho fatto tanti favori, ho appianato tante spigolature per aiutarli, ho creato gruppi e super gruppi per incontrarci, ho aiutato persone in situazioni in cui neanche i loro stessi genitori consanguinei volevano tirarli fuori, lasciandoli marcire nella sporcizia, nel disordine, nella fame e nella miseria, con il rischio di non aver più ne luce, acqua e gas.
Forse sbagliavo sull’etichettare le persone come “amico”.
Non chiami amico uno che ti usa per uno scopo.
Non chiami amico uno che scappa dalla città, non dicendoti nulla.
Non chiami amico uno che non ti da neanche un orecchio per ascoltarti.
Non chiami amico uno che ti chiede solo favori.
Non chiami amico uno che se un giorno decidi di cambiare la tua vita sentimentale fa finta di non vederti per la strada.
Non chiami amico uno che ti invita al suo compleanno e non ha neanche il coraggio di dirti che la tua ragazza non può venire, facendotelo capire sotto le righe.
Non chiami amico uno che ti cerca solo per romperti il cazzo raccontandoti i problemi del gruppo che frequenta ed in cui c’è anche la tua ex.
Non chiami amico uno che ti cerca perché ha bisogno di una seduta psicologica ad incontro.
Non chiami amico uno che quando uscite sbava per terra al primo pezzo di fica che vede, piangendoti che non lo vuole nessuna .
Non chiami amico uno che quando incontri ti rompe il cazzo sui suoi problemi con la sua ex e poi se ne và.
Non chiami amico uno che ti cerca solo per gli appunti universitari.
Non chiami amico uno che ogni volta che gli telefoni non c’è mai.
Non chiami amico etc…

Una pianta da curare.
Amicizia surgelata .