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lunedì 14 agosto 2017

Il segreto di pulcinella .

Leggendo il titolo del post con la mente andrebbe subito a Napoli, città piena di vita, canzoniera, colorata, casinara, dove tutti sanno la cosa da nascondere ma nessuno la dice e solo i fessi non la sanno, si proprio i fessi, ma darsi del fesso è dura, uno ha una dignità da difendere ed una personalità che ha già avuto un po troppi siluri in stiva da parare, pertanto mi si perdonerà se mi appellerò con “buono” e non “fesso”, anche se fesso lo pensiamo, però, cortesemente non lo diciamo.
Vi prendo per mano e vi faccio salire lo stivale, non ci fermiamo sotto al Vesuvio, neanche nella città eterna. Arriviamo all’appennino e navighiamo nella pianura padana, fino a lambire le Alpi Orobie. Ci fermiamo a Bergamo, perché il nostro segreto di pulcinella è stato lì.
Arriva  il 18 di Ottobre dopo mesi di attesa. Giornate lunghe, passate cercando di migliorarmi e di far del mio meglio. I pacchi per festeggiare il compleanno viaggiano con vettori ora privati ed ora no. I pacchi sono stati preparati con cura ed amore, pezzo dopo pezzo sono stati inseriti e preparati, dai salumi ai formaggi, passando per le conserve e non scordandosi della cassata. Con un grande lavoro di sincronizzazione nei tempi di preparazione e spedizione, riesco a far arrivare tutto lì nei giorni prefissati. Solo il pacco dei vestiti non arriva in tempo, ma saranno così gentili da ritirarlo e mollarlo solo come un cane davanti al garage con l’imballaggio mezzo sfasciato. Brutto presagio e brutta sensazione provata nel vederlo lì.
Arriva la sera, tutti i pezzi sono pronti, dalla tavola imbandita alle sedie prese in prestito dai genitori di Rò. Io vengo sfanculizzato fuori casa per preparare la casa, “Rò dice che non vuole nessuno mentre prepara”. Io colgo l’occasione per farmi una passeggiata in collina e scattar qualche foto. Un pensiero bussa alla mia coscienza “Perchè non resti in penombra e vedi cosa accade?”. L’idea di passare per il padre di quella del liceo dietro le persiane non mi alletta.
Passa il tempo, mi lavo, mi preparo, indosso i vestiti che avevo preparato per quella sera e la festa ha inizio.
L’amica del cuore pompa affinché Io e Rò fossimo una bella coppia, come se volesse mettere fuori uso a Rossana, perché la posta in gioco dovrebbe essere Massimo. Non ci faccio molto caso, Massimo sembra una persona “buona” e non mi sembra capace di certe porcate alla “Cornetti alla crema”.
La festa ha corpo, si svolge. Dietro al tavolo di casa, Rossana tiene banco a tutti, tenendo un occhio di riguardo per Massimo seduto sulle scale di continuo provocato, invitato, chiamato e solleticato.
Arriva il momento dei regali, il mio è la torta fatta arrivare dalla Sicilia, quello del gruppo è uno scherzo da arrampicatore sulle rocce, a qualcuno sfugge che massimo è l’istruttore, ma nessuno dice che è di Rossana. Giovanni, che mi sembra un buono come Me, ogni tanto mi guarda come si guarda un agnello portato al macello e non si degna di parlarmi molto, stasera è stranamente freddo, più del solito. Ne parlo con Rò e mi dice un semplice “è tutto normale che sia schivo”.
Ci sono tanti conti che non tornano. Uno tra tutti “Io sono il fidanzato della festeggiata e nessuno mi fa battute o chiama in causa”. Ad un certo punto aperta la finestra sull’arrampicarsi di Rò sulle rocce “la invito per sfruttare la bravura e raccogliere assieme capperi su pareti di rocce inaccessibili”. Il silenzio cala in sala, tutti si rivolgono a Me del tipo “Ma tu che cazzo ci fai qua? Vorresti pure parlare?” Mi sento ghiacciare le vene.
Arriva il momento delle fotografie. Quando è il mio turno con Rò, lei si butta a far smorfie e sfuggire come una bambina al compleanno delle elementari. La cosa mi suona strana.
La serata finisce e finisce che facciamo l’amore, ma la sento sempre più distante e fredda.
Dovrà arrivare il martedì 1 aprile dell’anno successivo per capire che Rossana e Massimo Stavano già assieme ed Io ero il “fesso”, pardon il “buono” da spennare. Che tutti sapevano, amici, Giovanni, Paolo, Massimo (ovviamente), l’amica del cuore sarda, la falsa amica del cuore ed i genitori di Lei (anche la madre ), tutti sapevano e nessuno diceva nulla al “buono” spennato.
Era il segreto di pulcinella, che Io avevo sotto gli occhi ma non vedevo, non perché non volessi o non ne fossi in grado di leggerlo, ma perché era maledettamente assurdo ed incomprensibile. E’ capitato, non capiterà più.
Ora sono sposati, gli auguro tutto il bene possibile, ma chi di segreto di pulcinella ferisce, di segreto di pulcinella perisce e Massimo ha già una famiglia fatta a pezzi.
Fottetevi. .

L'immagine appartiene al rispettivo proprietario.

sabato 13 maggio 2017

Buoni propositi.

Per l’anno che verrà.

Il 2013 si chiudeva come un anno difficile. Alle spalle due storie importanti chiuse, una situazione combattuta tra la possibilità di prendere la strada della Discesa, semplice dolce e dal retrogusto amaro via via più intenso; o la via della Salita, difficile. Doversi arrampicare e tirarsi fuori dal guano, a patto di affrontare le difficoltà.
Scelsi la seconda strada, tirarmi fuori dal guano in cui scivolai nella seconda parte dell’anno e ricompormi pezzetto dopo pezzetto. Fu dura, ma ci riuscì.
Verso la fine del ‘13, preso dalla cordata positiva di migliorarmi, mi inventai la “lista di buoni propositi per l’anno che doveva arrivare”, con l’intento di viverlo come se fosse un’opportunità piuttosto che una condanna. Prevedevo di pormi obiettivi, programmarli e realizzarli, con caratteristiche principalmente piacevoli per Me stesso.
Le ristrettezze economiche erano dietro l’angolo, ma ciò non mi impedì di stilare una lista. Era anche un periodo di ristrettezze di conoscenze, le persone che avevo accanto erano più un problema che un supporto, ma questa è un’altra storia.
Decisi di stilare la lista ( il 8/12/13) per l’anno 2014 che entrava :
  1. Ascesa a Vulcano ( rimandata ).
  2. Ascesa a monte Scuderi fatta il 4/5/2014 .
  3. Escursione a Marinello fatta il 4/1/14.
  4. Mandare a quel paese un po di Persone (nel particolare una), fatta il 8/11/14 .
  5. Scrivere.
  6. Fare apnea, fatta il 16/03/14.
  7. Andare a funghi, fatto il 30/11/14.
  8. Leggere, fatto il 3/12/14.
  9. Fare una vacanza, , fatta il 29/4/14 e ed 2/5/14.
  10. Ridere, fatto il 03/12/14.
Si aggiunse:
  1. Ascesa all’Etna, fatta il 29/06/14.
La lista iniziale doveva essere di soli 10 punti. Mi ero dato un limite, in modo da scegliere, essere sintetico e non perdermi, non affollarmi di buoni propositi e non concluderli, non ritrovarmi con buoni propositi di impiccio ed intralcio. Sarebbe stata una lista di aiuto, non per affossarmi nei buoni propositi.
Messo il limite dei 10 punti, iniziai a buttarli giù. Mano a mano che la stilavo e le possibilità di aggiungere si riducevano, mi rendevo conto che l’anno sarebbe finito e le cose che avrei potuto fare sarebbero passate in cavalleria, o peggio ancora rimandate.
Riformulai la lista, in modo da escludere le cose inutili e concentrare il tempo su cose interessanti/positive. La lista fu stilata ed affrontai il 2014 con una serie di punti da svolgere.
I giorni passavano e diventavano settimane, le settimane si sommavano ai mesi e 9 punti su 11, furono portati a termine. Cammin facendo si aggiunse un altro obiettivo e mi concessi questo sfizio in più, conscio del fatto che sarebbe stato un solo punto in più, utile, sintetico, di aiuto, di supporto e non di intralcio.
Ne restavano 2: 1 Ascesa a Vulcano ed il N° 5 Scrivere.
L’anno volse al termine e decisi di affrontare il 2015 riprendendo le fila dal 2014.
La lista, fu fatta ad anno avviato, correva il 4/8/14 e fu come una ri – edizione della precedente, arrivando quella per il 2015 :
  1. Ascesa a Vulcano ( rimandato ).
  2. Buttar roba vecchia.
  3. Andare a trovare i nonni in Toscana.
  4. Mandare a quel paese un po di persone ( bis ).
  5. Scrivere ( sospeso ).
  6. Fare apnea (bis ).
  7. Scattar foto.
  8. Leggere (bis ).
  9. Farmi una vacanza (bis ).
  10. Ridere (bis ).
  11. Conoscere nuove persone.
  12. Camminare.
  13. Regolarmi di peso.
  14. Fare spazio.
  15. Partire.
  16. Ascesa a Stromboli.
  17. Cucinare .
  18. Ciaspolata.

La lista originale si fermava a 12 punti, gli altri 6 nacquero confrontandomi con altri ed esperienze colte al volo.
La cosa che saltò all’occhio fu l’aver re – introdotto gli stessi elementi dell’anno precedente un seconda volta ( Mandare a quel paese un po di persone - Fare apnea – Leggere - Farmi una vacanza – Ridere ), praticamente 5 punti sui 12 originali.
Quasi la metà dei punti erano la copia dell’anno precedente, come se volessi star fermo su dei passi ritenuti fermi, ma rilevatisi effimeri, uno tra questi fu l’apnea. Metti il lavoro, gli orari non coincidenti, vuoi lo scontro con Carmelo, vuoi la partenza di Egidio, questo punto saltò come altri e mi ritrovai in una condizione di dover ricalibrare la lista. La cosa non fu fatta.
In totale realizzai 10 punti su 18:
  1. Ascesa a Vulcano ( rimandato ).
  2. Buttar roba vecchia. Fatto: 15/5/15 et al.
  3. Andare a trovare i nonni in Toscana ( rimandato ).
  4. Mandare a quel paese un po di persone (bis ).
  5. Scrivere ( rimandato ).
  6. Fare apnea (bis ). Fatto: 15/03/15
  7. Scattar foto. Fatto: 12/04/15 et al.
  8. Leggere (bis ). Fatto: 2015, ma il 2016...
  9. Farmi una vacanza (bis ) Fatto: 12- 14/05 a Palermo; 13 -15/07 a Palermo; 24-25/08 a Lipari; 10-11/09 Sant'Alessio Siculo; 10-11/11 Palermo.
  10. Ridere (bis ).Fatto: 20/02/15 et al.
  11. Conoscere nuove persone. Fatto: 10/03/15 et al.
  12. Camminare. Fatto: 31/5/15 et al.
  13. Regolarmi di peso ( rimandato ).
  14. Fare spazio ( rimandato ).
  15. Partire ( rimandato ).
  16. Ascesa a Stromboli ( rimandato ).
  17. Cucinare . Fatto : 6/11; 13/03 et al.
  18. Ciaspolata. Fatto: 15/02/15

Durante il 2015 veniva meno la gioia di segnare la lista con foto di un traguardo raggiunto e lanciandomi verso il 2016 con una lista non aggiornata ed una non fatta. E di roba sotto i ponti ne è passata: Pepe, Federica, Università. I viaggi ci sono stati: Palermo, Lipari, Capo Sant’Alessio ed ho finito le camminate al Capo preparando 12 pacchetti di escursioni pronti all’uso. Ho conosciuto Noemi, Alessia F., Clara . Dall’altra parte verso la fine dell’anno è arrivata la “chiusura” a “Il Promontorio”.
Il 2016 è stato un anno di bivaccare, ho continuato la scia di libri letti l’anno precedente e l’anno ancora prima (horror zombie ), arrivando a stufarmi/ deludermi. Mi rendo conto che la lista divine un problema e non un supporto.
Passa del tempo, il 2016 volge al termine, l’anno si porta via Federica, tante persone conosciute e la storia con Valentina mai iniziata. Rispolvero un po quei punti lasciati in sospeso con me stesso e su Me stesso.
Arrivano le vacanze Natalizie, finalmente del tempo da dedicare a Me stesso. Il primo giorno libero utile, lontano dalle festività è il 27/12.
Cammin facendo trovo un compagno di Viaggio ( Davide R.) con cui condivido il progetto. E’ interessato ed affascinato, convergiamo sull’obiettivo ed è fatta. Programmiamo l’ascesa a Vulcano e via. Giornata meravigliosa passata in un posto unico e stupendo, incontrando belle persone .
La lista del 2014 si chiude con un altro punto realizzato e finalmente trovo un po di pace con Me stesso.
Ma la strada è lunga e la concentrazione è poca. Il 2017 sarà un anno importante, lo sento.

martedì 5 gennaio 2016

Escursione in compagnia.

L'Etna vista da monte Kalfa.

Domenica sera. Pasquale posta sul gruppo Facebook di una sua escursione a monte Kalfa. Qualcosa mi dice che Io lì ci voglio andare. Ci ragiono un po e mi ricordo che è il monte veduto in lontananza passando da Taormina, promessomi a più riprese di visitarlo.
Non tentenno, decido di andarci dopo aver fatto il punto delle cose da risolvere ed in quale ordine, non poche.
Prendo il pane di lunedì mattina dopo una serie di necessarie e rocambolesche scelte. Porto avanti il lavoro per il locale e mi faccio dare una mano da mio padre. Mi libero e parto per la piscina, strada facendo chiamo Pasqualino e gli propongo l'escursione al monte. Lui mi dice di Si ed è un piacere re-incontrarci.
Scappo a nuoto, finisco la lezione, e contatto Pasqualino. Finita la lezione un paio di telefonate in questa mia solitudine multimediale e torno a casa. Cena al volo, termino di preparare il borsone già iniziato in mattinata. Sembra esserci tutto.
Preparo i panini per l'indomani, apparecchio la tavola per la colazione e via a nanna. Resto in chat a parlare un po del più e del meno, ma nulla di che, non prendo sonno e la tensione accumulata in giornata è molta. Punto la sveglia e scopro di avere meno di 4 ore di sonno davanti. Male, stò tirando la corda ripeto tra me e me.
 Suona la sveglia durante uno dei miei sogni confusionari, colazione, assemblo i pezzi finali dell'attrezzatura, scopro di essermi dimenticato gli occhiali da qualche parte ma riesco a rimpiazzarli con gli altri neri di riserva. Tutto a posto e macino strada con l'auto. Chiamo Pasqualino e lo informo del mio sopraggiungere presso il luogo dell'appuntamento.
Sono abbracci e sorrisi ed il nostro piacere di parlare e stare assieme che non si perde. Abbiamo strada da fare e punti da ricongiungere, è un piacere confrontarci e discutere, un grande.
Luogo dell'appuntamento a Messina, dopo vari giri e rigiri capisco che è vicino l'orto botanico. Pasquale arriva ed attendiamo il formarsi della comitiva. Ci riduciamo in un'unica auto e via, destinazione A18 uscita Taormina, con Pasquale che borbotta “è tardi”. Continuerà a borbottare per il resto del tragitto, interrompendosi solo durante l'escursione.
L'auto si arrampica per stradine sconosciute ma dalle caratteristiche a me note. Strette, curve a gomito, dissestate, alti dislivelli e sgangherate. Ho imparato a transitarvi bene quando stavo con Alù. Poi la scritta Mongiuffi Melia, la memoria non può che andare a Mona, una linea di tristezza mi prende, ma non vado a fondo, magari vedrò di affrontarla in un altro momento.
Il mezzo si arrampica al santuario della Madonna della Catena. Scendiamo e ci prepariamo.
Torneremo nel primo pomeriggio sul posto, dopo una bella escursione, ma non scevra di problematiche, una tra le tante i fuori pista di Pasquale, nati per accorciare, ma che macinano persone ed ossa.
Però bella :-)

venerdì 6 marzo 2015

La volpe .

E l'uva .
Richiamare il senatore e mandarlo a farsi friggere o far finta di niente e cercare di conciliare le due cose con il minor male. Oppure tentare e in  caso che nessuna idea valida venisse alla mente, allora rinunciare adducendo l'onestà intellettuale che non consente il compromesso.
La volpe e l'uva.
Merda...

sabato 14 febbraio 2015

Recupero pezzi .


 
Vari e dolorosi .
E' la sera del 2 Giugno, torno da un'escursione sui Peloritani voluta e cercata, per rompere il solito tram – tram, per buttare le carte sul tavolo e rompere la brutta piega assunta dal gioco.

Nel pomeriggio ricevo una telefonata, forse lavorerò per la stagione. E' felicità, è speranza, forse si ricomincia a poter progettare, su un nuovo campo, su un nuovo livello, forse si riuscirà a togliersi qualche sassolino dalla scarpa.

Mi concedo un bagno caldo e rilassante, voglio coccolarmi e riprendermi. Penso a cosa potrei fare con quei soldi che prenderò e già i progetti si snocciolano nella mente: Vestiti, Apnea, qualcosa messa da parte, un po di spesa, un viaggio e se dovessi aver bisogno, della Terapia .

“Un viaggio?”, mi domando tra me e me. “Dove?”, cerco di restringere il campo di ragionamento. Una parola affiora alla coscienza: Bergamo. Dubbi su dubbi si susseguono, ma un dolente nucleo di dolore interiore è lì che preme. Inizio a giocare al “bersaglio” per capire dove voglio arrivare, costi quel che costi, lavoro e me lo posso permettere di far quel che voglio:

- Vuoi vedere Rò? Si, ma non proprio di persona, magari di sfuggita o senza esser visto. Anzi, non voglio esser visto. Effettivamente non voglio esser visto ne da lei, ne da nessun altro.

- Cosa vuoi fare a Bergamo? Voglio rivedere dei posti.

- Quali posti vorresti vedere?

Il ragionamento si inceppa. Tante immagini si susseguono dalla memoria, ma non puntano a voler vedere Rò nuovamente lì, è come se una parte di me è ancora lì e mi manca. Sento vuoti dentro, percepisco pezzi mancanti, non rispondono più all'appello e vanno dal fare fotografie alla città di Bergamo, dal Circolino al vino, la città alta, le mura, il vicolo dell'assemblea Nazionale dove credetti di vederla. Una lista vertiginosa di posti si fa avanti, assieme al cimitero ed al parco Redona.

Ricordo i posti ed un forte dolore mi prende, come se qualcosa dentro mancasse, come se avessi bisogno di andare lì per rappacificarmi con me stesso, per chiedermi scusa, per vedere i luoghi con occhi diversi e dirmi scusa.

E' assurdo, voglio vedere Bergamo ma non voglio vedere Rò. Voglio vedere i posti in cui sono stato con Lei, ma non voglio ripercorrerli con Lei, voglio andarvi da solo, per i fatti miei, guardarli, capirli e sentirli ora, dopo che la tempesta nera è passata.

Inizio a ragionarci su. Stilo una lista di luoghi dove andare, ma fino all'ultimo minuto non sarà completata. Metto i soldi da parte ed i giorni scorrono. Non sono convinto di andare a Bergamo, perché potrei vederla e nuovamente mi dico tra me e me “non la voglio vedere”, anzi “voglio esser dimenticato”.

Scorrono i giorni e la confusione si accentua. Poi un pomeriggio parlo con mia madre e dell'idea che mi frulla in testa. Mi chiede “Vuoi andare a vedere nuovamente qualcuno?”, “No mà, sento che devo andare a recuperare dei miei pezzi che ho lasciato lì, non una persona”.

Prendo il coraggio a due mani, chiedo i giorni di ferie in anticipo e prenoto il volo. Nel frattempo mi sento con Davide e l'idea di unire il viaggio per Bergamo ad altro di utile mi suona bene. Coglierò l'occasione per andar a trovare Davide a Brescia, così non resto a Bergamo, stacco e mi allontano, non so come reagirò al tornare in quei posti e l'idea di un supporto non è male. Si farà base a Brescia.

Compro il biglietto, qualcosa è cambiato. Ho un po più di fiato e potrò partire da Catania, ho i mezzi per arrivarci per i fatti miei e pagare il parcheggio. Posso permettermi di comprare un extra di bagaglio per i precedenti motivi e non dover rompermi il collo a spedire pacchi. Vorrei prenotarmi il posto, ma la vedo come una cosa pacchiana, mi accontento dei distinguo realizzati finora e lascio scorrere. Per carità al ritorno un posto distinto mi potrebbe velocizzare l'imbarco, ma a me quello che serve è un sbarco veloce a Catania, onde poter mettermi prima in auto e dirigermi verso casa e poi al lavoro.

Nei giorni a seguire mi preparo, valuto che lo sbarco agevolato non esiste e che alla fin fine non guadagno minuti per tornare a casa prima. Organizzo cosa portare a Davide, conserve fatte in casa ed addirittura della verdura selvatica del Capo, spero gli farà piacere. Assemblo i pezzi e tutto scorre via fino a quando l'aereo si stacca dal suolo Siculo. Lì sento davvero che la partita si apre e che dovrò stare attento. Vado a recuperare pezzi miei, come un uomo discreto nel sottobosco vado a cercare per trovare, ma senza voler dare nell'occhio o infastidire, o sopratutto esser notato. Ma su questo punto dovrò scendere a patti con me stesso, dato che dal primo momento che arrivo a Bergamo una forte voglia di andare a casa sua mi prende, ma un'altrettanta voglia di non vederla mi prende.

E' stata difficile, ma ce l'ho fatta.

mercoledì 24 settembre 2014

La Riabilitazione .

Dell'aranciata.

Era il 13 di Gennaio del ca, quando mi ritrovai a far spesa. Aggirandomi tra gli scaffali trovai dell'aranciata, una botola si aprì nella stanza della coscienza e precipitai nei ricordi.
Esselunga, facciamo la spesa. Siamo a gli scaffali delle bevande, un'offerta capeggia nella mensola centrale, attirando la tua attenzione. Con un gesto semiautomatico allunghi la mano per prenderla, ignorando il private label della catena di distribuzione. Credo in Noi e le cose se si vogliono fare bisogna mettere in campo qualcosa, metto in gioco la mia conoscenza ed esperienza nata dal Blog SpesaOculata per far la spesa.
Prendo il cartone ed inizio a leggerlo, con la calma e voglia di costruire usata per la bici. Scopro che il produttore di aranciata presa in offerta, è lo stesso del private label che costa pure meno dell'offerta. Ti faccio notare il medesimo sito di produzione e brevemente ti spiego la possibilità nata dal rivendere prodotti sotto altri marchi quali i private label nei propri punti vendita. Chiudo con l'esempio dei prodotti a marchio Coop, mi becco un “Comunista del cazzo”, mentre metti nel carrello il prodotto scevro dei costi di pubblicità e distribuzione a carico del compratore. Ci farà compagnia la mattina seguente, mentre spalmi miele caldo su pane tostato e bevi l'aranciata, Io controvoglia bevo l'aranciata, ma farlo assieme ha un sapore in più.
Finisce il ricordo, la botola si richiude e torno al presente. Capisco che se voglio andare avanti ho da prendermi la mia aranciata, comprarla Io, portarla Io a casa, berla con calma la mattina mentre faccio la Mia colazione. Come tutti i gesti che facemmo assieme ed ora ho fatto, faccio e farò da solo e per conto mio per riappropriarmene, farli nuovamente miei e tornare alla mia vita. Togliergli la polvere del “noi” (almeno per me) e farlo “Io”, “mIo”.
Da quel giorno ho dovuto far tante cose Io, per traghettarle da “Noi” a “Io”, una lunga riabilitazione.

martedì 19 agosto 2014

Ma che ve state a dì .



Acab – Chiacchierata in cucina .

Vai in Sicilia, incontri una e ve la raccontate: Te che sei una persona meravigliosa e Lei che te ama. Quando tornate alle vostre case, sempre due precari di merda restate. Allora non ve la raccontate più. Tornate ad essere un Precario del Cazzo e nà Zoccola de Bergamo.”

Fortuna che non ho fatto una figlia...

Ricordo l'ultima telefonata con Marilena, poco prima di partire. Parlammo della storia che stavo vivendo, tenendo a mente questo filmato e con una frase che mi girava in mente “Ma che cazzo ve state a dì? Sempre du precari de merda siete”. Marilena condivise la mia osservazione e l'idea chiara che avevo in mente. Partii rincuorato e tenni salda l'idea.
Giunsi a destinazione. L'idea era ben chiara in mente, non la lasciai perdere, almeno fino all'inferno di Piazza Dante.
Lì crollai. Come un naufrago lasciai la presa da questo pezzo di legno a cui mi ero aggrappato fino ad allora, lasciandomi andare per le correnti della tempesta e naufragando per un mare blu e freddo, da cui ora sto uscendo lentamente, grazie anche al lavoro.
Capita..

martedì 1 luglio 2014

Anello .


Anticoncezionale, non solo per me .
Primo Atto: Cala la sera, ci ritroviamo seduti di fronte al mare a parlare di argomenti difficili. Mi parli del tuo rapporto con Luca ed Io ascolto attentamente, molto attentamente. Sento che hai preso la via del blues quando accenni all'esser restata in cinta e di come questo si sia rivelato un problema per Voi e non una soluzione. Resto agghiacciato dalla descrizione dei colpi alla pancia. Non ce la faccio più, soffoco. Sto male. Il mio Marte interiore urla con la sarissa in mano, non tanto per il comportamento di Lui, quanto ad un concetto ovvio non utilizzato. Ma è poi tanto ovvio? Forse per Me. << Giò, guarda che in un rapporto esiste la contraccezione condivisa, ma a patto che essa non venga scardinata o tolta dalla concezione condivisa. Come dire una coppia decide quando aver figli, ma il fatto di voler amarsi senza il rischio di gravidanze è un punto di partenza per un rapporto>>. Il mio Marte interiore urla di gioia. Hai chiarito questo punto, bravo. Gli occhi di lei cambiano, come se avesse avuto un cambiamento di direzione e vira dal Blues.
Secondo Atto: Ti è rimasto il boccone in gola, ma la tua fame è tanta ed altri appetiti vogliono esser soddisfatti. Vuoi esser presa e fatta mia da ogni parte, anche Lì. La cosa mi inquieta un po e ti ricordo che abbiamo scelto la contraccezione condivisa. Ma non chiudo la porta alla possibilità di instaurarla e parlarne assieme.
Terzo Atto: La notizia dell'anello anticoncezionale mi giunge all'orecchio in un momento particolare, è festa . La macchina scorre sull'asfalto, abbiamo superato un paio di semafori e prendo l'argomento della contraccezione condivisa. Ti chiedo di parlarmene e sei restia, quasi infastidita. Percepisco dell'astio nelle tue parole, ma voglio andarci a fondo su questo punto. Ti chiedo di spiegarmi il funzionamento dello strumento. Una descrizione scarna di particolari giunge, ti “giustifico”, sei alla guida.
Ma qualcosa non torna, appena ti chiedo di condividere la spesa del contraccettivo, salti dal sedile, come se avessi provato a metterti un cappio in gola. Come già ti dissi in altra occasione, se siamo una coppia allora dobbiamo condividere anche la spesa dell'anticoncezionale. Porti su di te la scelta del non condividere, che l'acquisto è tuo e che non ce n'è bisogno. La cosa mi lascia turbato ed infastidito, un altro pezzo di rapporto è saltato e la cosa non mi piace.
Ora capisco che l'anticoncezionale non era solo nostro, o meglio l'anticoncezionale non era solo per me, ma per un altro Noi che era un Voi ma con Massimo. Se a posteriori non glielo comprò addirittura lui l'anticoncezionale, come dire “La vacca che si fa mettere il giogo di sopra dal proprio padrone”.

Lì morì la mia giovinezza .

Una Citroen verde pistacchio sfreccia nella tangenziale, direzione aeroporto. L'autista corre un po troppo per i miei gusti e per l'incolonnamento di mezzi sul largo nastro grigio. La percezione è che abbia fretta, togliersi un pacco di sopra.
Discorsi di incolonnamenti, incidenti ed ore perse in auto si susseguonoi mentre fuori una nebbia attanaglia tutto e morde i lineamenti della campagna, ieri produttiva, oggi inerte pronta ad esser preda della cementificazione .
Un'uscita dal nastro grigio attraversa una carreggiata a tre corsie, regolata da un tenue semaforo che “gestisce” lo svincolo. Il guidatore taglia sfrecciando la carreggiata ed Io mi afferro alla maniglia dello sportello. Troppa fretta, cosa celerà? Sono troppo preso da discorsi per far breccia sul futuro, ma una cortina di nebbia impenetrabile cela le intenzioni altrui.
Parcheggiamo l'auto, l'ennesima sbuffata su “si deve pagare anche il parcheggio”. Lascio scorrere, penso tra me e me “ti offrirò un caffè”. Guadagniamo l'entrata della stazione, nuovamente questo casermone nero dai lineamenti rifugio post – nucleare anni '80 inghiotte le nostre sagome.
Andiamo al BAR, cerco di capire il volo e scopro che è già in ritardo. Lo comunico a chi mi sta accanto, ma Lei preme per farmi superare il gate ed andarsene. Non passeremo dell'altro tempo assieme. Le propongo un caffè e rifiuta, gli dico che potrebbe essere l'ultimo ed infastidita lo accetta. Dallo sconforto mi metto a parlare addirittura con dei poliziotti, tanto è l'ermetismo di chi mi sta accanto. Pure il barrista/cassiere mi sembra più propenso al dialogo.
Il caffè senza zucchero scende per la gola, ma amara è la sensazione provata in quell'aereoporto piuttosto che il caffè non zuccherato. “E' una bevanda della pace Araba”, ripeto tra me e me, ma dall'altra parte vedo una persona con il cappello calato, una sciarpa avvolta al collo, quasi a voler celare il volto.
Gli dico che ho del tempo prima di dovermi imbarcare, mi risponde che il parcheggio si paga e tra non molto scadrà. A quel punto basta, non ce la faccio più, lascio le rendini e capisco che è andata, Un bacio stampato sulle labbra strette come una saracinesca è il preludio dell'incamminamento verso i cancelli di controllo. Mi volto una prima volta e scorgo un volto tagliato da un sorriso cinico sul volto, incorniciato da cappello e sciarpa. Faccio altri metri, mi volto e non vedo più nessuno alle spalle. Arrivo al cancello, supero i controlli, guardo ancora indietro e davvero sono solo.
Come un malato all'ospedale, cerco il parcheggio dove era messa l'auto, guardando da dietro le giganti finestre a vetro. Vuoto.
Sento una parte di me morire. La mia Giovinezza affoga nella melma della pianura del Serio per una persona sbagliata.
Ciao ragazzo mio, ciao.

giovedì 5 giugno 2014

Bivio .

Dopo il logorio di attesa impotente, evolutosi in attesa costruttiva, seguito da una snervante da posta, arrivo a scoprire il numero di telefono degli squilli anonimi, un 377 etc. Sono tra il contento e l'infuriato, so finalmente chi diamine si diverte a farmi squilli anonimi alle ore impossibili. Ma è solo un passo, altri ne servono e non posso permettermi di rovinare i risultati ottenuti.
Secco
Segno il numero su un foglio di carta e ragiono sulle possibili evoluzioni dello stesso. Se fosse un prefisso Telefonia Coop, i miei sospetti si indirizzano verso una specifica persona, se il prefisso fosse un Postemobile, allora l'indirizzo sarà verso una direzione diversa. Scarto altre possibili evoluzioni, troppo assurde.
Il prefisso è Postemobile, lo stalker diventa una stalker ed ha un possibile volto. Una sera di Sabato faccio uno squillo all'ex numero anonimo. Attendo che mi risponde. Arriva lo squillo di risposta. Telefono.
Riconosco l'interlocutrice e gli chiedo come mai il sabato precedente mi aveva chiamato da questo numero. Chi è dall'altra parte della linea cade dalle nuvole, come un verme scoperchiato dalla terra in silenzio ascolta.
Il mio è uno sfogo rammaricato, infastidito e stanco. Gli dico in maniera chiara che se vuole parlarmi è meglio di persona a quattrocchi, magari davanti un caffè offerto per chiedere scusa di persona.
Le scuse arrivano al telefono, affrettate e malcelate. La telefonata si chiude. Spero vivamente sia finita, ma in cuor mio so che un animale ferito e abituato a vivere nell'ombra, prima o poi tornerà alla carica. Spero il più tardi possibile. Alla minima cazzata stavolta scatta la denuncia come stalker alla polizia postale.

mercoledì 12 marzo 2014

Quando finirà ?



Amelie Soundtrack - Yann Tiersen - Album completo

Avevo cercato di evitarla con Etta, che felicissima mi aveva dato il film ed Io non volli vederlo volontariamente. Lo evitavo come si evita un appestato . Sapevo che mi avrebbe toccato parti dolenti, sofferenti, maciullate, doloranti. Mi ritrovo a 1'300 Km lontano da casa, con Te che vuoi farmi vedere il Film. Mi domando “Perchè no?”, acconsento ed il film scorre sullo schermo.
Appollaiati come una coppia, ci stringiamo sul divano l'una acconto all'altra, il video inizia ed Io mi sento trascinato per quella mia parte dolente, sofferente, di eccessiva fantasia e sensibilità, come se mi avessero tirato fuori da una bara e mi avessero messo alla luce.
Mi sento catapultato dentro al film, assorbo fotogramma dopo fotogramma, fortunatamente la squadra rimozione entrerà in azione per rimuovere queste marchiature a fuoco della memoria. Guardo il film apprezzando le inquadrature, le luci, le ombre e la colonna sonora. Le note mi entrano nell'animo e lo solleticano, come vento caldo d'estate.
Capitolo, crollo, sono a pezzi, per le emozioni, per il film, per Te, per la situazione irreale che sto vivendo, perchè so che sto perdendoti, per il poco sonno notturno. Sprofondo in un sonno nero, torvo e senza sogni, come un pugno in faccia, crollo sul divano e dormo.
All'aumentare della musica in sottofondo mi desto, ho perso una parte del film, trovando il tuo volto contrariato a riprendermi nel dormire e non seguire il film. Sorpreso, evito di esser contrariato, condivido l'esser solito dormire di pomeriggio e che in questi giorni non ce n'è stato modo, aggiungendo un pizzico di ilarità ed allusività alle possibili cause. Cerco di sdrammatizzare e riderci su, ma noto che per te è un altro casus belli a cui appigliarti. Mi dico tra me e me “maledizione”.
Poi sono nuovamente preso dalla colonna sonora e la mente va ai momenti di quel pomeriggio diventato sera, con in sottofondo la colonna sonora che girava per ore.
Dove sei finita? Dove sono finito? Chi sei Te? Ma sopratutto, cosa ci faccio Io qua? E vorrei piangere, scappare, ma devo attendere altri giorni prima di potermi imbarcare e tornare a casa. Giorni che saranno uno stillicidio mortale, dove a poco a poco danzerai sempre più sola in un sabba per me mortale, mentre Io bruciai a poco a poco nell'altrui indifferenza.

domenica 23 febbraio 2014

Fiducia .

Un filo .

La fiducia è un filo donato alla mia amata, affinché confezioni una coperta con cui avvolgersi, proteggersi, abbracciarsi, amarsi, crescere la famiglia e riscaldare il Talamo ove giacciamo assieme.

Questo, candidamente credevo e ripetevo fino a qualche tempo fa, ma...

Un bel giorno sulle mure della cinta Aragonese del castello Milaito, irradiato dal sole Estivo scaldante il corpo e rincuorato dal sorriso di chi avevo accanto, mi permisi di condividere il pensiero sopra esposto, intimo e personale .
Non ricordo come la discussione giunse al punto della fiducia verso il partner, ma l'interlocutrice aveva preso una brutta via per il Blues. Emersa la mia solita generosità verso il prossimo ( virtù che mi porta più problemi che vantaggi ), condivisi questa massima partorita durante un difficile viaggio di ritorno da Tropea, durante il quale avevo filo da torcere nel contenere una Giusy eruttiva ed esplosiva .
Non so quale sia il motivo, ma ho il problema di condividere/donare i frutti dei momenti più difficili della mia vita con gli altri, piuttosto che tenerli gelosamente stretti e sottochiave. Credo che sia un'alterazione ben marcata di quella virtù chiamata “generosità”. Che culo..
Conclusa la frase ad effetto, incorniciato dal Golfo di Milazzo e la spianata del castello, vidi l'interlocutrice scattare come una molla di fucile subacqueo e spararsi da sopra le merlature della cinta al calpestio del torrione. La cosa mi colpì e mi domandai tra me e me “Questo effetto hanno le mie parole?”. Mi incuriosì e volli andarci a fondo . Sottolineo a fondo, perchè mi scavai la fossa con le mie mani.
Cominciai a dar fiducia a quella persona, vedendola armeggiare con questo filo donatole . Pian – piano questa persona è diventata più vicina a me e più intima, fino al punto che divenne la mia “ragazza”, o almeno per me con il senno di poi .
La fiducia chiamava altra fiducia ed Io ormai aperte totalmente le spagnolette dei fili/fiducia, gli occhi velati ed ottusi i sensi, seguii la mai “amata” per mare, per terra, per treno, per aria, per aereo etc. etc.
Giunge la festa di compleanno. Una persona che Io ritenevo a me vicina mi domanda, con lieve accenno Orobico << Fabio, ma Te con la Lei come farai?>>. La domanda particolarmente intima tirata fuori in un contesto pubblico, con amici solo di Lei, i Genitori, Io a 1'000 e passa Km di distanza, ospite, mi trova un po smarrito e mi affido alla mia cultura dei detti.
Rispondo in perfetto Siciliano << Codda Longa a boe sabbaggio!>>. Credendo che una frase in Siciliano potesse “scantare” (ndr. Spaventare) e distogliere l'attenzione su altro. Un volto perplesso da chi ha appena sentito parlare un arabo mi chiede << Ma in Italiano cosa vorrebbe dire?>> Abituato a dover tradurre detti Siculi in Terra di Dante, spolvero il mio repertorio di intermediazione culturale e traduco letteralmente << Corda lunga a bue selvatico>>. Mi guarda ancora con il volto di chi non ha capito e mi chiede il significato esoterico del detto. “Cazzo! A questo non ero preparato!” ripeto tra me e me, “Non mi è mai capitato in anni di traduzione in Toscana tal accanimento sul significato delle cose!”.
Cerco di abbozzare una spiegazione political-correct di fronte a gli occhi incuriositi dei presenti e rinforzo << Carlo, ne più e ne meno dar fiducia ad una persona che vuole la sua libertà >>. La spiegazione esoterica non ha sortito l'effetto riuscito tra gli ascoltatori, sguardi increduli e carichi di dubbio mi vengono rivolti, della serie “Ma questo viene dalla luna?”.
Un bel giorno la persona che avevo accanto termina di confezionare la fiducia donatole. Vedo che qualcosa si concretizza, tra me e me mi dico “Una bella coperta!”. Con occhi increduli mi ritrovo legato con corda ad un albero ed infisso di frecce come San Bastiano.
Ma questa è un'altra storia.

Permanganato di potassio.

Da “Altri tempi” .

 
La prima volta che varcai la soglia di casa feci una considerazione: Sembra si una casa, ma troppo piccola per essere una dimora e troppo grande per essere una stanza. Non volli indagare più del dovuto, anche perchè Io stesso non ho in proprietà una mia magione. Feci una fugace considerazione “Sembra una camera da adolescente più grande, con bagno e cucina in modo da non dover andare da mamma e papà” .
Depositai le cose per terra, baci e carezze mi fecero dimenticare i pensieri ed il viaggio alle spalle. Trascinandomi dove volevi Tu.
Ci scordammo giorno ed ora. I baci iniziarono mentre fuori il sole era alto, ci demmo l'ultimo bacio che fuori era già buio e le prime stelle spuntavano nel firmamento. Cristo come ero felice di accarezzarti, coccolarti, baciarti, tenerti forte tra le braccia.
Giunta l'orario di cena, più per fame che per altro dato che da te non c'era niente da mangiare se no si sarebbe potuto continuare sino all'indomani mattina, a malincuore ci staccammo l'uno dall'altra per dirigerci in bagno.
Un fastidio ed un bruciore intimo ti prese. La mia prima reazione mentale fu “cazzo è colpa mia”. Mi fermai a riflettere, dicendomi tra me e me “Scusa Fabio, ma Tu stai bene, non è che hai qualche bestiaccia di sopra, anzi sei un donatore di sangue e finora, da quando l'avete fatto la prima volta tu non hai avuto problemi e non sei stato con nessun altra..” Io non ero stato con nessun altra, ma Lei? L'idea fu troppo brutta, la ricacciai nel dimenticatoio, assieme a tante altre fino a farlo esplodere .
Entrati in bagno apristi l'acqua del bidet e lo riempisti. Prendesti una boccetta di vetro ambrata e ti domandai:
<< Giò, che è? >> Con nonchalance mi rispondesti << Permanganato di potassio >>.
Tra me e me riflettei “Gli promisi che gliela avrei consumata e l'ho fatto”. Risi inorgoglito, ma fu riso amaro .
Tornato a casa, dopo un paio di settimane vidi la fiction “Altri Tempi”. Preso e coinvolto perchè l'attrice ha i suoi lineamenti, rimasi di stucco e piansi nel vedere le puntate a spezzoni durante la pausa pranzo. “Ma piango per cosa?” mi chiesi. Sulle prime risposi nel veder una donna amata ritrovarsi a far questo mestiere, tanto che ne parlai con Lei in un sms a cui mai ebbi risposta .
Con il passare del tempo la scena del permanganato di potassio si coagulò a poco a poco. Nella mente cominciai a percepire un particolare già visto, vissuto, sfuggito. Come quando si è su una macchina ad alta velocità. Si ignorano o quasi i segnali di pericolo, ma vengono visti e si sedimentano nel subconscio. Come un sassolino nella scarpa che infastidisce la camminata, è si piccolo, ma è presente.
Sedimentano nel subconscio anche i tuoi continui discorsi sulle difficoltà ad arrivare a fine mese, su i soldi che non bastano, l'ansia nell'ascoltarti, a volte per non sentirti lamentare ero pronto a prestartene dai miei. Ma qualcosa mi diceva di non darli, forse quel piccolo particolare in base al quale i soldi prestatiti non venivano onoravi. L'idea dei piccoli “prestiti” fatti dal secondo giorno che ci siamo visti, e non onorati: I soldi per il tabacco, la quota della luce delle scale nel condominio, tanto per citarne alcune.
Un altro particolare si coagula, esce allo scoperto, il rifiutare i regali: Il portatabacco in pelle colorata, la mia camicia tanto piaciuta, le rose del supermarket. Se una persona ti ama, riceve i doni altrui senza discriminazione, se vuole o ti fa capire che vuole solo doni particolari, allora è altro. Anche questa acuta osservazione finì nel dimenticatoio con le altre.
A mesi di distanza, riesco a recuperare il filmato, individuarlo, sceglierlo e tagliarlo, montarlo e far coagulare i pensieri.
La casa è ne più e ne meno la stanza del filmato, dove si accolgono i clienti. Soldi, fumo, favori, tutto va bene purchè frutti qualcosa ed Io sono stato trattato ne più e ne meno da cliente e non credo di esser stato il solo in quel periodo. Un dubbio supporta questa affermazione, quando ci rivedemmo la terza volta facesti in modo affinché Io potei percepire odore di altra persona su di te.
Anche questa è un'altra freccia nera conficcata nel mio cervello che sono riuscito a togliermi dopo 3 mesi e passa di sofferenza infernale nella mente.
Lavande vaginali con Permanganato di Potassio in acqua.. Ne so un'altra.

martedì 11 febbraio 2014

Squilli .

Anonimi .
C'è stato un periodo in cui mi giunsero squilli anonimi . Questo periodo si è ri-presentato, cambiano i soggetti, l'intensità degli eventi, ma le dinamiche sono le medesime.
Squilla il telefono, 1, 2, 3 volte, fino a quando non rispondo. Appena sente la mia voce stacca la chiamata.
Il telefono squilla, rispondo e cerco di parlare alla Tipa. Parole dolci, magari si convince a dir qualcosa per rompere il muro del silenzio. Niente.
Arriva una telefonata, anche 2 in una giornata, provo a farla parlare, ma niente di che. Appena è il suo turno di rispondere, stacca il telefono.
Comincio a scrivere su Facebook per tenere un diario degli eventi. A parte la generale curiosità ed il sarcasmo preso per compiacenza all'evento, non ottengo grossi risultati, se non capire che la Stolker è tra i miei contatti del social-network. Tra questi un'amica mi consiglia un'applicazione da impiegare verso le chiamate anonime, ma consiste nel riuscire a rifiutare la chiamata.
Si apre una gara a chi stacca per primo. Snervante e non esauriente.
Un'altra amica mi suggerisce di finirla: cambia numero e spanna un po di gente da Facebook . Oltre ad un consiglio legale di presentare una denuncia per stalker alla locale stazione di polizia.
Per ora ho deciso di ignorarla. Dopo si vedrà, prima o poi si dovrà stancare della sua vita e di quello che fa, uscendosene dal porcile dove grufola rotolandosi per terra.
Ho la netta sensazione che sia quella persona a cui ho dato poco per poco tempo, ma che siano stati i più grossi doni e conforti in un periodo difficile. Il problema è che nella situazione in cui sta, ci sta bene e non vuole uscirsene, tirando dentro chiunque possa aiutarla a puntellare e tenere in vita una situazione assurda ed invivibile.

martedì 28 gennaio 2014

Valanga di ...

Grasso .
Quando questa valanga di grasso passerà, lascerà le sue stimmate. Quando ho cominciato a prendere l'ascensore per i 100 non volevo crederci, 90, 92, 95, 99 e 100kg.
Arrivato in quota sono diventato una persona con il peso a 3 cifre, la cosa mi ha cominciato a dare i nervi, ma intorno non c'era spazio per muoversi o giostrare. Le attività intraprese venivano boicottate, negate, ostacolate.
La proposta di una passeggiata si risolveva in una “passiata” per vedere le vetrine, guardare i prezzi e non per camminare.
L'ultima escursione in montagna fu una continua lite sul non procedere sull'andare avanti, metafora di una storia ferma da troppo tempo oltre a portarsi appresso una mole di materiale che faceva peso sulla schiena e si doveva trascinare.
Poi ho ripreso una scelta fatta ad inizio anno, riallacciare le fila con una associazione di camminatori nata a Milazzo di cui ero socio. Sapere che quella data era un appuntamento fisso e che cominciavo ad attendere, mi ha permesso di guardare le cose in maniera diversa, affacciarmi a poco a poco al di sopra di quel manto di grasso che mi avvolgeva ed ottundeva.
Ho cominciato a camminare piano – piano, mi sentivo bene per il movimento, per i rapporti umani che si intrecciavano, per i bei posti che vedevo con un'ottica diversa. Le idee si placavano, la coscienza era più sgombera, cominciavo a sentirmi meglio, ma non con chi stavo accanto.
Ho cominciato a guardare come il mio corpo reagiva a questa valanga di grasso che l'ha investito: il grembiule di pelle sulla pancia, i seni ingrossati, il volto arrotondato, il sottomento, le alucce a gli arti che pendevano, le gambe via – via meno toniche. Mi ha fatto male vedermi cambiare in peggio ed intravedere le stimmate che cominciano ad affiorare all'orizzonte, le smagliature, la pelle pendente, la perdita di tono dovuta anche all'età ed all'inattività.
Quando affioreranno del tutto vedrò di trovargli una soluzione o l'accettazione o altro. Intanto oltre al camminare, si è aggiunta l'apnea, ma questa è un'altra storia ;-)

Una pinta ...

Di bolle ...
E' sera, quasi notte. L'altrui silenzio mi fa impazzire, sento scavare dall'altra parte  un profondo fossato per tendermi un agguato. Decido di far sortita, travestitomi di vesti non mie, mi aggiro per la piazza e scatto foto sui muri delle altrui dimore .
Ciò che ne esce non è piacevole, anzi, è un pugno allo stomaco, forte, secco e ben assestato. Dolore da animale ferito si sguinzaglia dal ventre, come nero inchiostro sgorga a fiotti avvelenandomi l'animo. Dolore e rabbia si stringono la mano, soffocando in uno strangolamento simmetrico quel poco che resta di rispetto altrui. Una frenesia nel raccoglier pezzi si scatena.
Una cronistoria lunga quasi un anno e se non di più, con tanti momenti passati assieme, foto di Lui che abbracciava Lei, Lei che metteva la mano sulla coscia di Lui,  cuoricini postati sull'altrui bacheca e tag vari su altrettante fotografie. Stasera quello che mi sono andato a ricordare, tanto per farmi incazzare quel poco che mi serve per farmi contorcere le viscere è la poesia dedicata davanti ad una pinta, non di birra.
Quelle braccia ora fanno gesti, suggerendo idee e pensieri: non solo fumo gli passava, pure denaro. Visto che la situazione è difficile, le due braccia mimano una scenetta da teatro dei burattini: forse sarà tornata tra le sue braccia. O in quelle di chissà chi altro?
I miei calci nei coglioni me li sono presi abbondantemente per questa sera.

venerdì 24 gennaio 2014

Lei gli aveva fatto le corna .

Ma lui non era il solo ad esser cornuto .
Lei gli avrebbe fatto le corna, ma lui non era il solo cornuto, perchè a sua volta l'aveva tradita in un altra occasione. Lei saputa la notizia corre tra le braccia di un altro e cerca conforto.
Potrei continuare riportando esempi sentiti fino ad ora di amici, conoscenti, parenti, social network quali Facebook, Badoo, colleghi di lavoro, di corso, universitari, chi più ne ha più ne metta. Un'umanità che corre per ogni dove alla ricerca di …
Credo che una coppia dove nasca il tradimento sia una coppia scoppiata, qualcosa si è rotto. Non vi sono colpe, ma mancanze da una e dall'altra parte, dato che in un rapporto le cose si fanno in 2. Mancanze sono quegli spazi che si creano tra i due e ledono la continuità del noi, creandovi vuoti e brecce attraverso le quali altre persone possono passare e transitarvi in funzione dell'apertura del pertugio. Marcare stretta la persona? Magari no, si ottiene l'effetto di auto-assediarsi, creando anche altre numerose lacune sempre più ampie.

Non parlerei di colpa Si e colpa No, troppo facile ridurre tutto ad un semplice SI e NO, ad un Bianco ed un Nero. Ma cercherei di ragionarci su e chiederei il confronto sull'argomento, dato che se no si finisce su questa strada:

 IL riassunto di 23 anni di Beautiful in 6 minuti

In definitiva meglio chiarirsi ed andare a vanti. Individuare i problemi che hanno fatto nascere le corna e cercarvi una soluzione. Se la situazione non migliora, meglio che ognuno vada per la sua strada e si eviti di farsi del male.

venerdì 20 dicembre 2013

Pota .

E polenta .
Domenica a pranzo, fuori 18 °C ma ti sei fissata che dobbiamo cucinare la Polenta per il brasatino preparato. Dici di averlo fatto per me, lo ribadisci, ma io su quest'ultimo passaggio ho dubbi.
Tiri fuori il paiolo elettrico per la polenta e la mia radice toscana, mai recisa anche se ipotrofica rispetto a quella sicula, alza un'obiezione. Dato che non sono abituato a soffocarmi le osservazioni, cerco di capirmi. Il ricordo del nonno Nando e della nonna Gina che preparavano la polenta si fa avanti. Il paiolo era si di rame, ma ci si alternava a girarla, era un fare le cose assieme e quindi esser famiglia. Il concetto è troppo vecchio, mi dico tra me e me. Cerchiamone uno recente.
Ricordo il Babbo in Sicilia, per una festa natalizia che armeggia con un pentolone, bastone per polenta preparatosi in Trinacria e chino a girare. I maschi della casa, Claudio ed Io, ci alterniamo per girare la ramata. Una cosa fatta assieme, sempre famiglia, sempre casa. Le dosi di acqua e polenta insegnatomi, mi portano a ricordar che  all'inizio deve esser lenta, perchè cuocerà 40 minuti e verrà girata continuamente.
Mi dico tra me e me: forza piccolo Berti! Raggomitolati le maniche e tira fuori la tua cultura Toscana.
Ti dico: Giò guarda che la Polenta la dobbiamo girare per 40 minuti, dov'è il mestolo? Mi guardi con occhi di una SS verso un Ebreo:
- Non ce n'è bisogno, abbiamo il paiolo elettrico.
- Qualcosa mi dice che non faremo questa cosa assieme.
Armeggi con il trabiccolo elettrico, lo monti, mi racconti la storia di come hai avuto la pentola elettrica tutta fiera e cominci a dosare, farina bramata ( la stessa marca della nonna riconoscibile dalla corona sulla testa del re ) ed acqua. Con una domanda travestita di innocenza ti chiedo se quell'acqua basterà per la cottura di 40 minuti. Come un Professore universitario in camice bianco rispondi allo studente nella corsia che ti ha fatto notare una tua minchiata:
- Ma perchè? Sapresti fare la Polenta Te?
- Guarda che i miei nonni paterni erano Toscani e lì son cresciuto a Polenta. Oltre che a casa mia per Natale potevi benissimo trovarti Polenta come primo e Spada come secondo.
La faccia che fai non suggerisce di proseguire con la discussione, l'acqua è quella e resterà quella. La chiudo lì. Avrei preferito avessimo cucinato qualcosa assieme, anche di bruciato, scotto, scondito, crudo, ma fatto assieme di domenica, magari giocando tra i fornelli, un bacio, una carezza e perché no far l'amore ed infischiandosene se il mangiare brucia sui fornelli.
Niente. Ti sei intestardita che c'è il brasatino e la polenta. Contenta Te, contenti tutti.
A metà cottura l'acqua della polenta è bella e asciutta, profumo di popcorn si sprigiona dal paiolo. La cottura procede e l'odore di popcorn diventa altro. La massa gialla si attacca ai bordi, dato che il braccio elettrico non gira omogeneamente il composto. Sul margine il composto da marrone diventa nera, un puzzo di bruciato inonda la cucina. Guardo in alto e tra me e me penso "Diamine, ora i vestiti mi puzzeranno anche di popcorn bruciato".
Apro il finestrone e la cosa non ti aggrada. Mi domando "Sono ospite o prigioniero?".
Arriva il momento di fine cottura, guardo con apprensione i fronzoli di nero che cadono nell'impasto duro come il pane di 3 giorni e mi rendo conto quanto sia lontana la polenta che mi preparava la nonna.
Apri l'acqua del lavandino, appoggi il piatto al bordo del lavello, cerchi di girar il paiolo, ma le tue braccia non ce la fanno. Ti vedo armeggiare un paio di volte fino a che non capisco che non scenderai a chiedermi di aiutarti e che la polenta rischierà di cadere in acqua:
- Ti aiuto.
- Ma lo sai fare?
- Spiegami come.
Una spiegazione infastidita e frettolosa a chi non vuol svelati i “segreti” dello chef, mi giunge, mentre tento di tener un sorriso tirato. Ho poco spazio per muovermi, il piatto in bilico sull'acqua corrente e Tu incazzata come una biscia alle spalle. Giro il pentolone ed et voilà in un colpo il composto è capovolto nel piatto. Lascio il campo a Te, ma come si dice dalle mie parti “cugghiunii”. Non capisco se per farmela apposta o perchè hai da digerire l'affronto di un Marucchin che sa armeggiare con la polenta. Mi sposto e ti lascio libero il campo, ma non avanzi. Il piatto è in bilico sul lavello e stà per cadere nell'acqua corrente.
Il falsh di pochi attimi, l'equilibrio instabile con baricentro spostato verso il fondo del lavello inizia a far smuovere il mattone a cupola gialla. La corsa è lentissima, i centesimi di secondi si allungano e nonostante stai “armeggiando” ai fornelli, non fai una beneamata minchia.
In modo garbato ti scosto e con le mani nude afferro la cupola gialla. Capisco come si sente una salsiccia nella polenta, cotta. Il dolore si fa forte sulle dita, non resisto. Sposto con un gesto secco le cose dal lavello spingendo al sicuro il pranzo. La polenta è salva, ma io mi ritrovo imprecante con le dite dolenti sotto l'acqua corrente.  E' ovvio che non ti viene spontaneo di darmi della crema per ustioni se non te la chiedo dopo Io: Come dire, hai fatto più del tuo dovere e non rompere i coglioni.
La polenta era dura e secca, si sgretolava sotto la pressione della forchetta ed il sugo del brasato non era abbastanza lento per dar liquido in cui intingere.
Fatti un po te i conti se sai farla e quanto vali.

L'immagine appartiene al rispettivo proprietario.