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martedì 2 febbraio 2016

Fase preferita .

Tra due poli.
Le fasi Up & Down che si alternano nell'altalena. La fase preferita è la fase 0, quando toccato il fondo inizia la risalita. In quel momento parte il cammino per arrivare alla vetta; varie le fasi, l'Eutimia, la Nonsochesia e giungere alla fase del "sacro vento caldo", invidiata da molti.
La parte bella di tutto questo è il cammino intrapreso per risalire dal punto 0, è come se arrivassi sulla cima di una montagna. Il "bello" è nel percorso intrapreso (le persone incontrate sul cammino per tornare a vivere) e non nella vetta raggiunta che sappiamo esser la "mania".

martedì 1 luglio 2014

La nebbia .


A gli occhi
Chiacchierata familiare passata (12 di aprile). Solita nenia sentita e risentita centinaia di volte e soliti contenuti assoluti: fallito, cretino, incapace, incompetente, buono a nulla etc. . In questa occasione decido di staccarmi da questa maledizione di Sisifo, dichiaro che se l'altra persona decide di impastare tutto e mesco 12 dilarlo all'infinito, lo può far pure, lui prende la sua strada ma Io non lo s pril più. Ribaditi i concetti che dalla merda me ne sono uscito da solo e che non ho la benchè minima intenzione di seguirlo, lo faccio prendere per la tangente ascendente della sua bolla di sapone di retorica. “Ciao – ciao” dico tra me e me, mentre gli ribadisco sbattendo la mano sul tavolo “Tu della mia vita non ti devi permettere di dire più alcun che”. Constata una capacità innata di amnesia selettiva delle cose, per cui decide di dimenticare quello che non gli conviene e passa avanti come un carro armato sovietico con la fanfara dell'armata rossa in sottofondo.
Finita la predica dal pulpito della chiesa mi alzo e me ne vado, scegliendo di non dar più retta. Basta. Con questa tiritera.
L'effetto lo conosco, è come la tempesta elettromagnetica che prendeva la TV prima del digitale terrestre, la mia “nebbia”.
Iersera la mia “gelida amica”, viene a trovarmi dopo il periodo di risalita. Mi lecca i piedi, le gambe, lo stomaco, lambisce il torace ed il suo contenuto e stamattina arriva la “nebbia a gli occhi”.
Una forma di brusio, retro-oculare, come di formiche che camminano negli occhi, un bruciore nel guardare le cose, una difficoltà a star fermo. Un vagare come cieco per le stanze, prima camminando, poi correndo. Infine la constatazione che da gli occhi non ci vedo bene, nel senso affettivo, qualcosa mi dice che non va. Una parte interiore, il mio Io, mi dice di fermarsi, di prendere e scriverne, di trovare un punto di partenza da cui descrivere come mi sento, poi snocciolare le idee ed infine metterle per iscritto, magari con una bella fotografia.

venerdì 27 giugno 2014

Maledetto Martedì .

Suona la sveglia, la solita, prima o poi mi dovrò decidere a cambiarla. Scappo in bagno appena salto giù dal letto. Torno in stanza e la prima cosa è alzare la serranda.
Un pezzo dei ferro dalle tapparelle mi cade in testa, più impaurito dal rumore di tonfo metallico che dolorante, mi sposto indietro. Raccolgo le idee ed accendo la luce sul comò. E' un pezzo dei ganci interni della serranda. “Poco male” dico tra me e me, “Dopo colazione lo sistemo”.
Finito il pasto mattutino, torno alle tapparelle. Fiducioso penso “E' solo uno, che vuoi che sia”. Prendo la mia cassetta degli attrezzi ed inizio a mettermi all'opera.
La situazione non si prospetta delle più rosee. Più ganci si sono staccati ed uno è rotto. Cerco i “nuovi” comprati ( non ricordo più quanti anni or sono) ed inizio ad armeggiare con l'immancabile cacciavite a taglio e le pinze, la mia preferita è quella con i becchi storti.  
Allineo i ganci usciti dagli incastri, sostituisco i rotti, sblocco i pezzi non allineati e dopo una montagna di polvere vecchia finitami nelle mani ed in faccia la tapparella è nuovamente funzionante.
Noto che i fermi di fine corsa sono stati divelti. Era una delle cose che mi ero prefisso di fare. “Mentre sono in ballo, balliamo!” una vocina dentro suggerisce. Guardo com'è stata la riparazione nell'altra serranda del balcone e decido di avventurarmi.
Il pezzo di legno messo da parte a Palermo per non ricordo cosa, sbuca dalla cassetta e farà al caso mio. Un breve consulto con mio padre e sono in garage a tagliarlo. Tagliato e limato, lo rifinisco con la pomice e viene un discreto lavoro. Nel frattempo ho avuto modo di parlare pure con una vicina.
Tinteggio il legno per non farlo saltare all'occhio, vado a montarlo e mi domando “Ma non è meglio passargli una mano di flatting?”. Cerco la vernice, ma invano. Inforcata la bici, direzione ferramenta. Forse sbaglio a comprare il prodotto top a 12,00€ ma so che la vernice servirà anche un domani per finire il lavoro ai remi del Kajak.
Tornato a casa tinteggio i due parallelepipedi di legno e li lascio al sole. Avranno modo di asciugarsi mentre pranzo. Alle 2 e mezza passate torno in garage, prendo le rondelle ricavate dai precedente fermi, i nuovi asciutti e passo a montarli. Una mezzoretta di lavoro, un'ultima passata di vernice nella parte seduta per l'asciugatura del fermo ed et voilà la serranda di 37 anni è nuovamente riparata e funzionante.
Non nego il forte scoramento presomi nel momento in cui ho capito che ci sarebbe voluto un bel po per raggiungere la soluzione, senza scordarsi la sensazione di privazione nel dover comprare la vernice. Fortunatamente gli attrezzi ho usato in parte quelli di mio padre ed in parte i miei. Il pezzo di legno veniva da Palermo, le viti sono state prese in prestito e la rondella è stata recuperata da un precedente pezzo e riadattata.
Il martedì non è uno dei miei giorni migliori, lo vivo male e non mi sento proprio bene. Sarà una coincidenza? O vorrà dire qualcosa? Forse che il Lunedì lo posso affrontare con meno impeto, non partendo in quarta, dato che la settimana è lunga e se mi sparo tutte le forze il primo giorno i restanti 5 che faccio? Vegeto. Fortunatamente ieri mi sono trattenuto un po, sentivo che stavo salendo dalla Domenica pomeriggio all'imbrunire e che il giorno dopo correvo con le cose e con la mente, testimone ne è la montagna di cose sbrigate per me, l'associazione e gli altri, ma ho da continuare a lavorare di più su me stesso, continuare ad ascoltarmi e fare le cose con calma.
Calma, non comodo. La stessa messa in campo per la manutenzione della bici a Bergamo e che era ed è il mio modo di fare ed essere. Non per forza lo devo vincolare ad una persona od un contesto, è mio e lo metto in campo Io e non quella persona.
Aggiungo che quella persona lo stesso giorno mi ha “sfanculizzato” su Facebook e mi ha tolto l'amicizia. Valevo molto, davvero. 

Bloody Sunday: Derry (Northen Ireland) Jenuary 30, 1972

lunedì 20 gennaio 2014

Come Vetro .

Come vetro caldo mi trasformo.
Modello il mio Io assumendo la forma più congeniale a Te.
Assecondandoti e compiacendoti, ti accolgo tra le mie spire che come un caldo nido ti avvolgono.
Ma quando cessano le fiamme che bruciano dentro e mi lasci,
il freddo avanza.
Si irrigidisce ciò che prima era caldo, duttile e malleabile .
Irrigiditomi in una fragile statua di ghiaccio, provo a muovermi.
Ti cerco.
Al primo passo sento scricchiolii di ossa spezzate.
Al secondo passo, sento cadere pezzi per terra.
Al terzo passo mi fratturo in migliaia di pezzi che come pioggia maledetta e tagliente mi frantumo rovinandomi per terra.

lunedì 12 agosto 2013

Prostrato .

Stamane, alzatomi dal letto, mi prende un senso generale di indebolimento. Iersera prima di andar a letto le idee che mi balzavano in testa sul cosa dovevo fare, sulle possibili cose da dover fare, obiettivi da raggiungere, idee da sviluppare, pensieri da scrivere, eruzione di idee da fermare sulla carta per poi fare in momenti come questo in cui scrivo, hanno lasciato il passo alla sensazione di fiacca.
E' come sentirmi privo di energia fisica. Fintantoché è lei non mi scombussolo più del dovuto, un buon sonno mi ridesta, ma quello che mi abbatte è lo svuotamento di energia psichica, un generale ronzio mentale, idee offuscate, ragionamenti lenti ed un mal di testa che Io ben conosco da Meloni in fronte mi accompagna.

PS. Come una penna che abbia terminato l'inchiostro ;-)

lunedì 29 luglio 2013

Lacrime .

Per svuotare...
Quando si è troppo felici o si è troppo tristi, scatta il meccanismo di protezione delle lacrime. Per il troppo ridere si piange, sensazione piacevole che ogni tanto capita di provare, e per il troppo dispiacere si piange. Il punto qual'è? Attivare un meccanismo di compensazione per cui si fronteggiano gli eccessi imposti dalle situazioni esterne, cercando di svuotare il troppo pieno che si è venuto a creare dentro di noi.
Finchè si riesce a svuotare e a donare quella meravigliosa sensazione di svuotamento dopo una risata a piangere o un pianto liberatorio, siamo in regola, va bene. Ma quando piangiamo, piangiamo e continuiamo a piangere, la sensazione di svuotamento non sopraggiunge (magari per tristezza), lì c'è qualcosa che non quadra.
L'ho provata questa sensazione, ritrovandomi a piangere per giornate intere senza concluderci nulla.
Che culo.. .

domenica 12 maggio 2013

La cenere .

Ciò che resta di un bel fuoco.

Qualche giorno or sono (erano i primi del mese di aprile di 2 anni fa) ascoltai alla TV una frase circa il Bip, nella fattispecie: la depressione è la cenere di quel che resta della mania. Visti questi due elementi (cenere e mania) cuciti dal filo del tempo, diventano aspetti diversi della medesima medaglia, assumendo contorni più naturali, organici ed unitari.
La fase down, depressiva, prostrata e sfinita, è ciò che resta di una mente dopo che vi è passato il fuoco della mania.
Fuoco che avvolge, riscalda, solletica, ammalia con guizzi di ragionamenti rapidi e fulminei, come fiammelle danzano nella propria mente ammaliando chi ci guarda e noi stessi. Fuoco che avvolge noi stessi ed avvolge gli altri nello spaziare, travalicando i limiti personali e coinvolgendo gli altri. Fiamma che fa scorrere su concetti, idee, pensieri, emozioni, sensazioni con una velocità sostenuta, riscaldando ed aizzando noi stessi ed i vicini.
Questo fuoco dalle tante e suadenti componenti ammalianti, ha un piccolo particolare, al suo passaggio lascia cenere di ciò che era prima; per cui quando si è in fase Up/Maniacale, quando le fiamme del fuoco produttivo avvolgono e si scambiano per piacere euforico il bruciare della nostra mente, in quei momenti sarebbe un passo avanti il ricordarsi che si stà bruciando sulla pira della mania e che sarebbe bene fermarsi  o almeno ricordarsi che dopo le fiamme ci attendono le ceneri della depressione.
Forse si proverà a mettere un freno a queste fiamme, e forse quello che scambiavamo per felicità o momento pieno di vita, assumerà i suoi contorni realistici: di carne che prende fuoco.
Forse inizieremo a curarci le bruciature e a trovare le cicatrici delle trascorse, forse inizieremo a rispettare noi stessi e a vivere meglio.
Forse ...

sabato 11 maggio 2013

Giocare di fantasia : Storie di un sopravvissuto nella terra degli zombie.


Da un po ci pensavo, precisamente dal 2011 01 02 , ed in questi giorni dove ho trovato spazio per confrontarmi con me stesso, ho maturato l'idea: la situazione creata da M. & A. è al limite dell'assurdo, vivo nella stanza come un rinchiuso in un bunker, assediato da zombie.
Perchè non trasformare le situazioni di cannibalismo viste e vissute in un racconto o una serie di racconti? Magari scimmiotto Manel Loureiro, ma almeno provo a dare un senso a queste idee che mi frullano per la testa ed agghiacciano il cuore.
Le sensazioni di fratture interiori vissute, sono simili alla sensazione di farsi macellare in mille pezzi. Le fratture interiori passate sono state come maciullamenti del mio ragazzo, del mio Io.
Perchè non immaginarsi dei racconti da brivido? Perchè non trasformare il brivido provato interiormente in un brivido letterario da far accapponare la pelle, così come mi si attorcigliano le budella quando arrivano le fratture?
Ora sono stanco, questo attacco di leggerezza dell'essere mi costa un po di ore di sonno, le migliori del cuore della notte. Forse è meglio che stacchi il cellulare ed inizi a far planare la mente verso il sonno. 

venerdì 15 marzo 2013

109

I 109Kg di peso corporeo si sentono, aggiungendo una stanchezza alle giornate che trascorrono tra gli sbalzi di polarità. Oggi ho voluto ricavarmi uno spazio per me, aprire l'armadio e buttare ( NB nella differenziata ) i vestiti vecchi che non mi stanno più. Si potrebbe obiettare: ma se dimagrisci potresti tornare a metterli. Ok vero, peccato che io sono cambiato e non ritorno ad essere quello di prima. Quando avrò qualche Kg di meno, me ne prenderò degli altri, magari ancora più colorati ;-) Ps. Un maglioncino fico però l'ho conservato.

giovedì 28 febbraio 2013

Giornata Bip


Mi desto dal sonno e qualcosa non quadra, una reticenza interna mi ferma. Apro gli occhi e guardo l'orologio: 5:45 è presto. Chiudo le palpebre e fattesi le 8 provo al alzarmi.
Mentre in bagno ho Asterix qualcosa non quadra, non riesco a riconoscere le parole e fatico a leggere. Sento il freddo prendermi, torno a letto e guardo un po di TV.
Non voglio farmi assalire dai sensi di colpa, mi dedico a me stesso con porta chiusa, serranda alzata verso la bella giornata e qualche programma interessante alla Tele ( Rai 5). I minuti scorrono, mi salutano i miei che escono ed Io resto inchiodato a letto. Suonano alla porta 2 volte, non riesco ad alzarmi; non me ne faccio una colpa, non posso.
Arriva la telefonata della mia Ale e piango senza un motivo. Lascio scorrere dell'altro tempo prendendomi cura di me, ma mi do un limite: Finita la Top Ten del Late Show mi alzo. E' fatta, mi sono alzato. Il freddo mi prende e vado a farmi una doccia. Per una trentina di minuti l'acqua calda scotta la mia pelle, ma il calore non entra dentro, poco male, mi scongelo un po. Taglio le unghia, del profumo e vestiti puliti, comincio ad avere un'aspetto più compatto. Mi è arrivata un po di fame, buon segno, rispondo con un caffè e dello yogurt (Yomo scelto con cura il giorno prima).
E' fatta posso iniziare a camminare a piccoli passi, magari una passeggiata sotto il sole mi aiuterà. Mi ri-telefona la mia Ale, problemi su problemi su problemi in cui mi tira dentro per risolverli. Le urlo dal dolore/rabbia e le chiudo la telefonata, ritrovandomi a pezzi per terra. Risolvo i problemi in cui sono stato tirato dentro, il credito telefonico scivola via allegramente, ma riesco a trovare una soluzione.
Il passo successivo è recuperare la mia Ale, condivido le emozioni & impressioni, senza risparmiarmi e senza ricorrere alla ragione o al torto ( a cosa diamine serviranno in un rapporto di coppia? ). Il mal di testa mi assale, come se avessi nebbia al cervello e le formiche che mi camminano sui lobi frontali, ma riesco a chiarire ad Ale che se stò male ( e sappiamo bene cosa voglia dire), stò male, senza crearmi lo stigma di dover giustificare cosa ho e cosa non ho: Stò male, non ci sono per gli altri perché ho bisogno di me. Un brindisi con la novalgina mi dice che il peggio è passato, ma mia madre, padre e sopratutto mia nonna si sono 'nzuppati la scena.
A fine giornata vado al cimitero, a salutare mio nonno. Un nodo alla gola mi prende man mano che mi avvicino al cappella, si scioglie in lacrime copiose dai miei occhi ed un senso di leggerezza mi prende. Oggi fanno 7 mesi che mio Nonno se ne è andato via..

lunedì 7 novembre 2011

Frattura Psicotica .



Dell'Io .

Immaginiamo che il mondo interiore (credo i tecnici lo chiamino ES) di una persona affetta da psicosi inizi ad avere una serie di problemi, evolva ad uno stato paragonabile ad un sasso: duro, freddo, secco e difficile.
Immaginiamo che sempre per la persona psicotica in causa, quello che i tecnici chiamano Super – Io ma che Io preferisco chiamarlo "l'inquilino del piano di sopra" (perché rompe i coglioni) sia paragonabile ad un martello: preciso, battente, decisivo, incidente, duro e battente sulla pietra.
Immaginiamo che per via dello stato psicotico l'Io della persona sia fragile, rigido e facilmente frantumabile come una bottiglia.
Immaginiamo di mettere la bottiglia/Io tra l'ES/mondo interiore ed il Super Io / Inquilino del piano di sopra/martello.
Ad un certo punto l'Es scaglia un colpo sull'Io; bloccato tra martello e pietra, cosa credete che succeda? L'Io va in frantumi in centinaia di pezzi, il dolore è atroce e indescrivibile e la cosa più orribile di tutte è che ti senti andare in pezzi, vedi scomporti nelle parti e dopo che il martello ha finito (magari impugnato da tuo padre), non hai neanche le lacrime per piangere, perché non sai di cosa piangere e a cosa sia dovuto il dolore.
Non riesci neanche a assemblarti, perchè trovi un pezzo, lo metti da parte, ne trovi un altro, lo metti da parte e dopo ancora ne trovi un altro ancora, ma non riesci a ricordarti dove hai appena messo gli altri .
Provare a ricordarti dove sono gli altri 2 pezzi che fino a poco fa avevi messo da parte e sapevi dove erano, ti fa ancora più male; meno rispetto alla martellata, ma è un nuovo dolore sommatosi al pre- esistente, non capisci più nulla. E' come se ti mettessi a camminare su una gamba fratturata.

mercoledì 29 giugno 2011

Scelta di come ...



Morire .

Era il 19 Maggio del corrente anno, mi ero appena dinito di vedere la serie Survivors, e dopo un lungo ragionare e pensare presi il PC ed iniziai a scrivere:
C'è stato un periodo della mia vita, non saprei dire precisaemnte quando, ne tanto meno per quanto, o forse lo so ma non voglio ridestarlo dalle acque profonde dell'oblio, in cui vissi come un sopravvissuto. La sensazione di esser in un campo di sterminio e non in un contesto familiare si faceva avanti passo dopo passo.
Le urla, le privazioni, il dover combattere per un posto a tavola, per esser ascoltato, per avere un paio di pantaloni, di calze, di libri o quant'altro, vedeva una escalation di violenza.
Le urla erano all'ordine del giorno, i nervi tesi, le grida erano il pane quotidiano, a volte non si arrivava alle mani perché mi facevo piccolo – piccolo e cercavo di scomparire, discorsi propagandistici erano il pane quotidiano e problemi su problemi si sommavano sul tavolo della casa all'inverosimile.
Non saprei quando, ma si insinuò una strana idea nella mia mente, piuttosto che reagire ed esplodere, non reagii ed implosi. Mi chiusi dentro me stesso, mi trincerai come un sopravvissuto nipponico in un isola del pacifico, iniziai a grattare e racimolare frustoli di pane qua e la, spazi, angoli, libri, manga, fumetti, scrivere, pezzettini sparsi qua e la di me stesso, dove la sera a luci spente nelle altrui stanze potevo andare furtivamente a recuperare e cibarmene.
Poi venne un nuovo periodo di magra (però mi son perso il preriodo di grassa), la risposta fu nuovamente la medesima, implodere e resistere chiuso in un angolino, in me stesso, sempre più asfittico, sempre più serrato, sempre più muto, sempre più vuoto.
Purtroppo in quel periodo non ci fu chi bussò alla porta dell'uscio dicendomi:
- E' la cosa peggiore che le sia mai successa.
- Ma non sarà la cosa peggiore che accadrà a lei.
- Non so quanto cibo abbiate lì dentro, ma...
- Quando scarseggerà, non si arrenderà facilmente.
- Cercherà di farlo durare più a lungo. Sempre più a lungo.
- Sarà veramente, veramente lenta.
- Ma questo lo sa, giusto? Già. Lo sa, è tutto ciò che potrà offrire al suo bambino.
- Oppure può scegliere oggi.
- E' uscito il sole.
- Fa un po di freddo, ma cosa ci aspettiamo in questo periodo dell'anno, no?
- Come sua figlia ha detto, nessuno sa cosa succederà.
- Non è più obbligato a nascondersi così.
- Può decidere di vivere.
Mi viene il freddo a leggere le righe del discorso tradotto. Mi viene il freddo perché all'epoca non sarebbe stato un soliloquio ma un discorso che pressappoco avrebbe avuto queste risposte:
- E' la cosa peggiore che le sia mai successa al suo Ragazzo.
- Lei non sa quante privazioni sono andato in contro per salvarci la pelle.
- Ma non sarà la cosa peggiore che accadrà al suo Ragazzo.
- Non so quanto cibo abbiate lì dentro, ma... Quando scarseggerà, non si arrenderà facilmente.
- Cercherà di farlo durare più a lungo. Sempre più a lungo, perchè le hanno insegnato con la violenza a non chiedere aiuto.
- Sarà veramente, veramente una morte lenta, lentissima, per lei e per il suo Ragazzo.
- Ma questo lo sa, giusto?
- No, non lo so e non so a quale strada mi porterà questa strada di fame e privazioni che ho intrapreso per me ed il mio Ragazzo. Ma ho paura, tanta paura, una paura nera, che mi imbavaglia, mi cuce le labbra, mi smonta in mille pezzi e mi congela dal di dentro.
- Già. Lo sa, è tutto ciò che potrà offrire al suo Ragazzo. Oppure può scegliere oggi.
- E' uscito il sole.
- Fa un po di freddo, ma cosa ci aspettiamo in questo periodo dell'anno, no?
- Come sua figlia ha detto, nessuno sa cosa succederà.
- Non è più obbligato a nascondersi così.
- Vorrei crederle. Vorrei non nascondermi più, trovare una famiglia che mi dia una mano, che mi aiuti, ascolti, sostenga in questo periodo difficile. Ma qui tutti nascondono tutto, nascondono l'impossibile, anche il sole con le reti alla luce del sole. Per poi esplodere come degli zombie avventandosi come delle bestie a farti a pezzi in mezzo alle urla.
- Può decidere di vivere...

Oggi ho scelto di vivere.

martedì 19 aprile 2011

28 12 2010 L'IO morto ammazzato ....

L'altra notte piangevo, in sogno mi sono passate tante scene di una stessa persona fatta via via a pezzi. Era come se stessero ammazzando mio figlio, una parte di me stesso; lo vedevo venir spappolato pezzo a pezzo, come se un'ascia gigante ne spaccasse in due il ventre (come vidi in un film horror), andare a pezzi, brandelli, finisse in un tritacarne dalla parte dei piedi ed Io dall'altra parte a tenerlo e trattenerlo affinchè non andasse via in pezzi.
Urlavo e piangevo, come il padre del ragazzo ucciso da Voldemort: Il mio ragazzo!! Me lo hanno ammazzato!!!! Il mio ragazzo.... E mi scioglievo in una valanga di lacrime per aver perso mio figlio, il mio Io, la mia parte più importante. Vorrei chiedergli scusa, vorrei rimediare in qualche modo, non so come, ma lo vorrei fare. Ci tengo, è mio, sono suo, è il mio... ragazzo (anche se in cuor mio lo vorrei chiamar bimbo mio).
So di aver già scritto un post molto simile a questo, ma ancor oggi non sono riuscito a trovare le parole per dare una senso a questa sensazione. Capita..

giovedì 31 marzo 2011

Strano cocktail .

Il colore rende l'idea .

Poco fa stavo compilando un curriculum vitae da presentare a Posteitaliane e ad un certo punto dentro si sono fatte strada due emozioni: Paura e Solitudine. Come due bevande versate in un medesimo contenitore, i due liquidi si sono mescolati, si sono fusi, dando origine ad una nuova sensazione: più strana, più fredda, più forte.
Forse sarà la stanchezza per una giornata piena, forse sarà la paura del futuro che mi prende, del nuovo, dell'ignoto, forse avrei voglia di un angolino dove poter accucciarmi e riscaldarmi. Forse....

L'immagine appartiene al rispettivo proprietario.

sabato 19 marzo 2011

Diversità .

Rudy Garcia Tolson of the U.S. swims during the men's 200m individual medley SM7 heat at the 2008 Paralympics in the National Aquatics Centre, also known as the Water Cube, in Beijing September 7, 2008. (REUTERS/David Gray).

L'immagine è eloquente, non c'è nulla da spiegare. Forse un giorno riuscirò a trovare una foto che riesca ad esprime la mia diversità senza dovermente vergognare o generare un profondo stato di imbarazzo. Intanto un passo è stato fatto .

L'immagine appartiene al rispettivo proprietario.



Codaliscia .



Era la sera del 04 Settembre 2010, quando una ragazzina di 11 anni prese una sedia, il libro di "Harry Potter e il calice di fuoco" e mentre Io lavavo i piatti me ne lesse alcuni capitoli. Mi colpì molto il suo modo di leggere ed un passo, da cui poi iniziò a balenarmi l'idea di leggerlo, ma senza troppa definizione. Riporto il passo in oggetto:

Era come se Codaliscia avesse rivoltato una pietra per rivelare qualcosa di brutto, viscido e cieco: anzi, peggio, cento volte peggio. La cosa che Codaliscia aveva portato fin lì aveva la forma di un bambino rannicchiato, ma Harry non aveva mai visto nulla di meno simile a un bambino. Era privo di capelli e coperto di squame palpitanti, di un cupo nero rossastro. Le braccia e le gambe erano sottili e deboli, e il viso - nessun bambino al mondo poteva avere un viso del genere - era piatto e serpentino, con occhi rossi scintillanti.

Forse in quel momento, per la prima volta, riuscivo a trovare le parole per descrivere come era ri-nato il mio Io . Dopo un lungo periodo di spappolamento per terra, alcuni pezzi tornavano assieme, si assemblava un qualcosa che aveva sembianze deformi di un bambino invecchiato ma non cresciuto.

martedì 1 marzo 2011

Uova fritte .

.

Del 10 Settembre 2010.

Prende la fase Up e tutto sembra facile, semplice, immediato. Le cose scorrono davanti a te, le pensi e le fai. Macini Km su Km, senza accorgertene, senti come le ali sotto ai piedi e vai, voli via.
Ad un certo punto senti come "puzza di bruciato", stai cadendo a pezzi, ti sei quasi fritto il cervello per quanto l'hai utilizzato ed impegnato a risolvere problemi, magari stupidi e di altri.
E' come se si fosse senza la nocicezione nella somatosensibilità, ti rompi una gamba e continui a camminare lo stesso, perché sul momento non senti il dolore della frattura. Alla fine ti fermi non perché senti finalmente (il normale e dovuto) dolore, ma perché ti rendi conto che cammini strano rispetto all'andatura normale: hai spappolato le gambe per terra.
E che diamine! :-D

lunedì 28 febbraio 2011

Lotta impari.

Con me stesso.

E' una lotta impari con me stesso, quando mi trovo a far qualcosa ed inizio ad andare sulla scia dei ricordi. Ricordi di momenti brutti, dove avrei voluto dire la mia, dove avrei voluto gridare e chiedere giustizia, equità, senso, ragione o anche torto, ma non ho parlato, vuoi per cause esterne o interne.
Momenti che danno rabbia, fastidio, che ritornano a galla dalle profondità dell'animo umano ed accecano la vista. Un po quello che ho già descritto in questo post e per questo non mi va di ri- scriverne:

Il punto è che oggi il tutto mi sembra una lotta impari di me stesso contro me stesso, dove alla fin – fine la vittoria di uno sull'altro si trasforma inevitabilmente in una sconfitta per il vincitore. Meccanismi strani a cui ogni tanto riesco a sottrarmi ed altre volte no, il fatto è che dopo quei momenti sono a pezzi, il vincitore si prende un bel trofeo: un mal di testa come se la parte frontale del cervello si volesse fluidificare, scomporsi ed andare via dalle arcate sopraciliari.
Bella guerra, peccato che ci vado di mezzo solo Io..

giovedì 10 febbraio 2011

Dissennatore 01 .


Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, pag 72:
Poi la cosa, la quale che fosse, trasse un lungo, lento, incerto sospiro, come se cercasse di respirare qulacosa di più dell'aria.
Un freddo intenso calò su di loro. Harry sentì il respiro mozzarsi nel petto. Il freddo penetrò fin sotto la pelle. Era dentro di lui, s'insinuava fino al cuore...
La descrizione di un attacco depressivo, grande JK Rowling; peccato che poi non c'è un patronus per mandarlo via..

domenica 6 febbraio 2011

Ed il mio turno..

Non arrivava mai .

Ed il mio turno non arrivava mai, aspettando una buccia di fava di materna attenzione, un consiglio anche stupido che potesse arrivare al cuore: una frase di consolazione, un abbraccio, un aiuto, un sostegno od un "ce la fai" disinteressato, scevro di aspettative personali frustrate da illusioni nate dal puntare tutte le risorse personali su un coglione tanto sveglio da prendersela molte volte nel culo. Ed invece arrivavano giudizi e critiche snervanti, parole simili a terriccio fine, secco, vuoto, asciutto, sabbia che sferzava il cuore, parole buttate così, tanto per togliersi l'ennesimo impiccio di una donna già persa dietro ad un altro figlio che le creava così tanti problemi.
D'altronde come dargli torto? Madre impegnata: lavoro, casa, figlio testa di cazzo, marito. I conti non tornavano, sempre di fretta, soldi pochi anche per le immancabili sigarette, parole tante. Promesse di aiuto a iosa, a cambiare, a migliorare, a fare meglio a valanghe: treni pieni o meglio navi da carico cariche di container pieni di cambiali senza scadenza di “cambierò”, tutte accettate dalla madre.
E quando arrivavo Io a chiedere aiuto? Bhè, il credito è finito, non so che darti. Restavo in un angolo con i miei problemi a cercare di resistere, aspettando spasmodicamente che quel momento di aiuto materno arrivasse, aspettando buono – buono, in un angolino che mamma sarebbe arrivata ( mi viene in mente il film AI) a darmi una mano, un piccolo conforto, aspettando i secondi che si fanno minuti, i minuti che diventano ore, le ore che diventano giorni. I giorni che scorrono in settimane e le settimane diventano mesi. I mesi arrivano a gli anni e gli anni in lustri, decenni.
Poi un bel giorno raccolti da solo i pezzi di me sbriciolati per terra e capito che nessuno mi avrebbe dato una mano in casa, mi raccolsi i pezzi ed andai da uno specialista a farmi dare una mano, da lì la mia vita cominciò a cambiare. .