lunedì 7 settembre 2009

Filosofia del rospo .

Croak.

Da un po di tempo paragono il tempo all'acqua, entrambi scorrono e sono mutevoli. Ora l'acqua è calma e cristallina, ora è stagnante e torbida, un altro po è putrida e melmosa, mentre in altri momenti è vorticosa e pericolosa.
Ci penso da un bel po, dato che l'acqua è uno dei miei ambienti preferiti fin da piccino, se potessi vi trascorrerei il maggior tempo possibile.
Il pensare all'acqua come metafora di situazioni di vita si è presentato molte volte alla mia attenzione, potendo pure ragionare su persone incontrate. Una in particolare: Anna.
Quando la conobbi ebbi l'impressione di avere davanti una bella persona, limpida, trasparente, da cui si notava e si vedeva tutta la sua normalità di donna. Ma le apparenze ingannano, come qualunque stagno chiuso, sul fondo vi era un bel crogiolo di acqua stagnante e putrida, nel quale mi ero tuffato a capofitto. Come un pesante masso lanciato in uno stagno feci riemergere dalle sue profondità un bel po di putridume che lei aveva messo a decantare da un bel pezzo nel suo specchio d'acqua.
Oltre a riconoscere l'acqua come metafora di vita nelle persone, ho avuto occasione di sognare posti e luoghi che avevano a che fare con l'acqua. Mi ritrovavo in scenari post inondazione dove vi erano infinite distese di pochi centimetri di acqua, che arrivavano giusto – giusto a bagnare le ruote del cinquantino con cui le attraversavo, un cielo limpido dove la vista si perdeva all'orizzonte vi era un sole alto e caldo .
Successivamente fu il periodo di tsunami di acqua cristallina che si abbattevano intorno ad una fabbrica abbandonata, senza sfondarla o distruggerla. Seguiti dall'invasione di squali che si avventavano su cadaveri dei morti a pelo di quest'acqua cristallina che copriva e faceva vedere tutto.
Sognai scenari apocalittici post – scioglimenti ghiaccio (tipo cartone animato Conan, il ragazzo del futuro) dove ci si poteva spostare solo su imbarcazioni sempre su un'acqua limpidissima, di cui però non mi soffermavo a vedere il fondo.
Prima di questo periodo l'anno scorso sempre di luglio/settembre inaugurai la stagione di nuoto nella scogliera a ponente dopo la Puntitta. Un nuotare in apnea tra i meandri delle pietre per esplorare il posto e navigare nei meandri della mia persona.
Memorabile fu l'attacco di panico in concomitanza di una immersione a largo. Decisi di spingermi ad un paio di metri di distanza dalla parete della scogliera e scendere in profondità. Feci gli esercizi di respirazione e quando mi sentii sicuro mi immersi. Scesi in fondo fintantoché i timpani me lo permisero ed il fiato non venne tirato.
Mi stabilizzai vicino ad una roccia ed inizia a scrutare cosa vi era intorno a me. Mentre mi voltavo a guardare il mare aperto, vidi come una macchia grigia a bordo del campo visivo. Il conto fu facile: largo + macchia grigia = squalo ( dato che un paio di giorni prima ne erano stati avvistati ).
La fifa più blu mi prese, cercai di riemergere, ma mi resi subito conto che ero ad una discreta profondità oltre che lontananza. Dovetti faticare per calmarmi e riprendere la padronanza di me stesso, riemersi e potei avvicinarmi alla parete della scogliera per riposarmi un po a pelo d'acqua. Che esperienza!
Comincia a notare che le situazioni di vita iniziavano a somigliare ad ambienti acquatici con cui in altre occasioni mi ero confrontato: mare, laghi, fiumi, stagni, ruscelli, per placidezza o furia delle acque, per facilità di restare a galla o semplicità di andare a fondo.
Tutte queste esperienze, con il tempo sono confluire in una filosofia detta “del rospo”.
Tale modo di pensare è molto semplice, il rospo è un anfibio, capace di nuotare e di andare all'asciutto. Quando l'acqua lo permette, senza rischiare di rompersi il collo, il rospo si immerge nella corrente e nuota. Quando la corrente è troppo ripida e l'acqua non lo convince più, magari perchè putrida, stagnante, movimentata, piena di insidie, gorghi, salti o cascate, cateratte, scogli o melma, il rospo se ne sale sul primo scoglio a tiro ( anche terraferma ) per riposarvisi, fino a quando le condizioni acquatiche non permettono di riprendere la navigazione/nuotata.
Non vuol essere ne una massima di Confucio e neanche un nuovo credo, semplicemente una osservazione pratica e concreta sul vivere quotidiano, sperando che questa esperienza possa essere di aiuto ad qualche altra persona.

venerdì 4 settembre 2009

Speranze altrui .

Rischi di affogare se non sai nuotare.

L'immagine presa a prestito vuol esser spunto di una risata, base di partenza per aprire il discorso.
In più occasioni di vita quotidiana, porto con me la mia umanità con i suoi pro (qualcuno) ed i suoi contro (tantissimi). Un mio contro rispecchiato nel modo di fare altrui è che gli altri si aspettano da me grandi cose o comunque grossi risultati. Questi risultati sono attesi comunque, ovunque e sempre, come dire se ci sei tu allora si può sempre stare tranquilli sul sicuro risultato positivo.
Peccato che questo vizio alla base del ragionamento, porta a scontrarsi in situazioni in cui dati i miei intrinseci limiti, non riesco a realizzare/ fare / risolvere l'evento/cosa/problema, innescando nell'altrui persona la sensazione di non avere le grandi cose sperate da me. Questa sensazione genera una emozione sgradevole, la delusione, particolare spiacevole con cui la gente dovrebbe fare i conti, motore a sua volta di un modo di fare / comportamento che spinge l'altro ad attaccarsi ostinatamente a me. L'attaccarsi a me ( effetto patella allo scoglio ) è così forte, stretto, soffocante, asfissiante, che in me genera la sensazione di soffocamento / asfissia (mettiamoci pure panico), in pratica mi sento come se mi stessero strangolando.
Ieri da queste situazioni ne uscivo quasi morto asfissiato, oggi prima di sentirmi asfissiato taglio bruscamente e me ne vado via.

L'immagine appartiene al rispettivo proprietario.

mercoledì 2 settembre 2009

Calende .

Sembra bellino.

Da un po di tempo ho come voglia di sentire che il tempo passi, che riesca ad immergere le mani nel torrente del tempo ed apprezzi lo scorrere dell'acqua del tempo tra le mani.
Il tempo passa, si vede nel volto, nella mente e nello spirito. Avanti la prossima occasione o esperienza con cui confrontarsi, per ora è un periodo in cui si cambiano alcune cose, tra cui si toglie il superfluo e si lascia l'essenziale.

lunedì 31 agosto 2009

Film in Streaming .

Non è Youtube.

Navigavo sul web alla ricerca di uno spezzone di film, quando sono incappato nel seguente Blog:

Film in streaming

Tutto sorpreso ho approfondito l'indagine e sono arrivato a Megavideo:

Megavideo

Praticamente vi trovi di tutto e di più. Praticamente posso buttare alle ortiche il telecomando e vedermi quello che voglio nella lingua preferita. Buona visione .

martedì 18 agosto 2009

Inno nazionale .


Ascoltarlo piuttosto che criticarlo.

Un esponente dell'attuale maggioranza di governo ha criticato un valore della nazione: l'inno. Che si ne parli di questo importante tassello è una punto civico lodevole, ma piano a criticarlo è pur sempre un signore di una certa età.
Nato dal risorgimento italiano e approdato ai giorni nostri dopo secoli di lotte e piccoli passi, l'”Inno di Mameli” o “Il Canto degli Italiani” è un nostro tassello nato da un'Italia ancora divisa ma che sapeva e sperava che unita sarebbe diventava un Paese e non un'accozzaglia di paesini.
Forse ce lo scordiamo ma: dal Trentino a Pachino noi siamo semplicemente ITALIANI.
Per chi volesse approfondire il discorso ecco un interessante link a l'inno in questione:

mercoledì 12 agosto 2009

Il carro dei buoi .

Una volta c'era un carro da portare in una posto ed il boaro decise di trainarlo con una triade di buoi. Alla partenza i buoi erano felici e contenti, si prometterono di tirare il carro assieme, di fare la strada aiutandosi l'un l'altro, di raggiungere la meta.
Alla prima curva, il bue di sinistra se la svignò alla chetichella. Restarono così in due a tirare. In due si fa per dire, perché il bue di destra iniziò a fare discorsoni sociali, pieni di principi e buoni propositi. Appena il bue di centro si volse a guardar la strada per non inciampare, l'altro si sciolse le redini e continuò a camminargli affianco senza tirare.
Il carro rallentò, ma la strada era sempre la stessa. Di chilometri se ne iniziarono a far di meno rispetto a quelli fattibili giornalmente in tre.
Il boaro iniziò ad infastidirsi del rallentamento. Prese a ringhiare, rumoreggiava sbattendo l'asta sulla cassetta, tirava calci, bestemmiava e si incazzava.
Il bue di centro vista la situazione non se ne preoccupò più del dovuto e continuò per la sua strada.
Le salite si susseguirono alle discese, la pianura era poca ma il carro venne trainato alla meta.
Appena giunti al posto il boaro scese dalla pensilina e tutto arrabiato si avvicinò al bue gridandogli:
Brutto disgraziato! Siamo arrivati in ritardo!

Il bue senza scomporsi di molto risponde:
Non lo vedi che son solo? Non mi ringrazi per averti portato a destinazione? Preferivi che tiravo le cuoia e ti bloccavi in mezzo ad una strada? O preferisci quello che ora hai di esser riuscito ad arrivare ?

Il villano, sorpreso dal parlare dell'animale, si ammutolì e non disse più nulla.

sabato 8 agosto 2009

Mercoledì 10 Giugno 2009 .

Wellcome.

In quel giorno a Milazzo è venuta a trovarmi una cara persona. E' stato bello e voglio lasciare una piccola pietra miliare nella mia Isola.