lunedì 24 ottobre 2011

Un grande Dolore .

Ti può mangiare da dentro .

Leggendo "Il Venerdì di Repubblica" del 12 Agosto 2011, l'occhio mi è caduto sull'intervista al neo scrittore Alistair Morgan circa il suo primo romanzo intitolato "Nessun dorma" .
Un concetto presentato dall'autore mi ha colpito :

Il dolore può consumarci e portare ad occuparci solo di noi stessi. Di certo, aiuta a capire la nostra vera natura, e non è detto che sia una scoperta piacevole e rassicurante.

Tempo fa, prima di entrare e durante la terapia, mi accorsi ( anche dai Post scritti ) che ero pieno di dolore. Un dolore nero, becero, continuo, interno, costante, come se a poco a poco cominciasse a mordermi da dentro, consumarmi lentamente, come un tarlo o una malattia dentro ad un albero.
Il sorriso sul volto mi si spense, chi mi stava accanto attaccò una poesia sul sorriso nel punto della casa dove trascorrevo più tempo. La cosa mi fece incazzare in una maniera inaudita, spingendomi ad ignorarla, visto che il dolore mordente mi attanagliava e mordeva dentro. Mi chiusi a riccio sul dolore, per proteggermi e provare a mitigarlo.
Provai in molti modi a placare questa sensazione, ci volle tempo, denaro, pazienza, comprensione (pagata e cercata altrove), voglia di mettere nero su bianco cosa provavo e a poco a poco riuscii a metter fuori la testa da quella chiusura a riccio verso me stesso e verso il mio dolore.
Quello che scoprii ancora devo digerirlo e di certo non è stata unta trovata piacevole e rassicurante.
Più volte ho trattato nel blog l'argomento Dolore, a differenza dell'argomento Memoria non sono riuscito a raggrupparlo in un unico scaffale, non trovando un filo conduttore che leghi le numerose sfaccettature di questo stato. Parlare di dolore è come cercare di rimettere assieme uno ad uno i granelli di sabbia che compongono un essere umano e che il dolore stesso ha buttato giù da una carriola e li ha sparpagliati.

giovedì 15 settembre 2011

Se telefonando....

Drin – drin. Drin – Drin. Driin – Driiin. Drin – Driiiin!!!!! (Una volta).

Il telefono è un grande strumento di innovazione, permette nn solo di telefonare, ma di fare tante altre cose: musica, video, scrivere, leggere, navigare sul web, far foto. Praticamente un coltellino svizzero elettronico.
Partiamo dalla funzionalità principale: telefonare. Questa può essere usata o abusata. Se mi attacco al telefono continuamente, telefonando e ri-telefonando ad una persona, forse guardo solo ai miei interessi invadendo altresì il campo altrui. Un po fastidioso, non trovate?
Se poi fosse un continuo telefonare senza motivo, solo per il gusto di sentirsi, diventa fastidioso e logorroico.
Soluzione? Staccare il cellulare :-D .

martedì 13 settembre 2011

Il blog .






Un bel giorno di tanti anni fa (era il 14 Maggio 2007), decisi di aprire un blog. L'idea di pubblicarvi cose personali mi dava e da tutt'ora ribrezzo, ma l'idea di poter dire la mia su argomenti che andavano dalla cultura alla politica, passando per i nomi più strani delle acque minerali, mi elettrizzava.
Bazzicando nei blog altrui, capii che la sola scrittura era un veicolo pesante, bisognava sintetizzarla ed arricchirla con un potente strumento: l'immagine. Ciò che scrivevi poteva e deve essere rappresentato da una immagine, l'immagine a sua volta rappresentata deve dare un'idea di cosa volessi intendere o di cosa c'è scritto nel post.
Poi arrivarono musica, suoni e filmati, grazie a youtube ed altri server di video sharing. Un grazie va all'utilizzo di software di video editing, oltre alle preziose dotazioni di foto/videocamere digitali dei cellulari o macchine digitali odierne, così facendo il ventaglio di possibilità espressive aumentava e si ampliava.
Il resto l'ha fatto il mio girare per la Sicilia, scenario naturale di drammi umani quotidiani che quotidianamente si consumano. Alla Trinacria altri scorci di luoghi del resto del mondo si aggiunsero tra gli scenari, l'importante è il comunicarmi un'emozione.
Grazie Isola di Melee, grazie per avermi dato la possibilità di dire la mia allorquando non mi si dava altra possibilità di parlare.

giovedì 8 settembre 2011

100esimo Post .

Dello scaffale "L'isola di Melee" .

100esimo post, sono tanti se si tiene conto dei 913 post nel totale del blog. Un altro scaffale del blog contiene tanti altri post, se non erro "Esperienze", con i suoi 99 post pronti a diventar 100.
Senza scordare il mio scaffale preferito "Il microscopio allontanatore", da cui sono gemmati tanti altri scaffali/argomenti: casa e famiglia, acqua passata, il mirino del cecchino, anima e musica, l'armata brancaleone e d altri.
Un post per riflettere e continuare a ragionare ed esprimere la mia opinione nell'oceano di Internet.

Rimozione 002.

Riduce a brandelli la trama della mente .

Cosa è la rimozione? Croce? Delizia? Strumento di salvataggio o di condanna dell'individuo? La rimozione mnemonica a pelle, la descriverei come un calare improvviso di un meccanismo paragonabile ad un autocarro che nel cuore della notte, o quando meno te lo aspetti, fionda sulle tue cose, sui tuoi ricordi, di peso li prende, li raccoglie, li strappa dagli altri, ne lacera i legami con il resto delle trame di fili mnemonici e li porta via.
Taglia, strappa, sega, lacera tutto quello che di nocivo, tossico e dannoso possa essere per la mente: idee, fatti, pensieri, eventi. Nella normalità delle cose potrebbe essere un meccanismo di difesa della memoria, della persona, ma quando questo meccanismo prende il sopravvento? Cosa succede? Succede che la persona si ritrova l'arazzo della memoria ridotto a brandelli.
Cosa può fare l'Io? Accetta o non accetta questa riduzione a brandelli di se stesso? Credo proprio di no. E pur di negare la riduzione a brandelli della sua memoria, ricorre a meccanismi accessori, o pericolosi, o perniciosi, o altro ancora pur di non accettarlo.

lunedì 29 agosto 2011

Ho perso le parole .



O forse non ci sono mai state .

Ieri era il 1994, Ligabue cantava "Ho perso le parole e pure ce le avevo qua un attimo fa"; oggi è il 2011, se prima avevo l'intenzione di trovare le parole che poi si riduceva ad un reale non ci sono, ora mi sento di dire che le parole non ci sono .
Non ci sono parole per raccontare i problemi affrontati, le delusioni raccolte e la difficoltà/impossibilità nello spiegare cose quali malattia mentale a gente che non ne vuol sapere.
Ho perso le parole o forse non ci sono mai state, o forse è giunto il tempo di crearsele per poterne parlare.

domenica 28 agosto 2011

Ho Fame ...


Era il 20 Gennaio del corrente anno e mentre ero sul treno per Palermo, notavo che:
Circa 1 ora fa ha cominciato a far capolino una sensazione di appetito, quasi fame. Via - via che le stazioni scorrevano, la sensazione di fame si è fatta corposa, intensa.
L'acquolina alla bocca, una sensazione di vuoto nella pancia, nella parte alta al di sotto dello sterno.
Un buco, un vuoto, una voglia di riempirlo con qualcosa trovato, sensazione simile a quella provata nel periodo arrabbiato, solo che allora era molto più marcata, forte, definita e piena .