domenica 12 maggio 2013

La cenere .

Ciò che resta di un bel fuoco.

Qualche giorno or sono (erano i primi del mese di aprile di 2 anni fa) ascoltai alla TV una frase circa il Bip, nella fattispecie: la depressione è la cenere di quel che resta della mania. Visti questi due elementi (cenere e mania) cuciti dal filo del tempo, diventano aspetti diversi della medesima medaglia, assumendo contorni più naturali, organici ed unitari.
La fase down, depressiva, prostrata e sfinita, è ciò che resta di una mente dopo che vi è passato il fuoco della mania.
Fuoco che avvolge, riscalda, solletica, ammalia con guizzi di ragionamenti rapidi e fulminei, come fiammelle danzano nella propria mente ammaliando chi ci guarda e noi stessi. Fuoco che avvolge noi stessi ed avvolge gli altri nello spaziare, travalicando i limiti personali e coinvolgendo gli altri. Fiamma che fa scorrere su concetti, idee, pensieri, emozioni, sensazioni con una velocità sostenuta, riscaldando ed aizzando noi stessi ed i vicini.
Questo fuoco dalle tante e suadenti componenti ammalianti, ha un piccolo particolare, al suo passaggio lascia cenere di ciò che era prima; per cui quando si è in fase Up/Maniacale, quando le fiamme del fuoco produttivo avvolgono e si scambiano per piacere euforico il bruciare della nostra mente, in quei momenti sarebbe un passo avanti il ricordarsi che si stà bruciando sulla pira della mania e che sarebbe bene fermarsi  o almeno ricordarsi che dopo le fiamme ci attendono le ceneri della depressione.
Forse si proverà a mettere un freno a queste fiamme, e forse quello che scambiavamo per felicità o momento pieno di vita, assumerà i suoi contorni realistici: di carne che prende fuoco.
Forse inizieremo a curarci le bruciature e a trovare le cicatrici delle trascorse, forse inizieremo a rispettare noi stessi e a vivere meglio.
Forse ...

sabato 11 maggio 2013

Torni in fossa .


Era mercoledì 6 Luglio, quando presi il cellulare e vi feci un po di pulizia tra i contatti. Il primo a saltare fu Tommaso.
Un paio di anni fa avevamo provato a ricucire, o meglio aveva bisogno di ricucire, più che altro per una necessità di psicanalisi. Probabilmente lo psicanalista gli disse: Ho cerchi di trovare questa persona e gli dici quello che non gli hai detto 8 anni orsono o se no vivrai con un buco nella mente di dimensioni assurde.
Quando ne parlai con Catia, convenimmo che la situazione non era delle più chiare. Quando ne parlai con Ale il responso fu lo stesso, quando ne parlai in famiglia fu un apriti cielo.
Visti i risultati:
Una serata a parlare a ciclo continuo.
Il riportarmi una lettera di un periodo dove avevo più problemi che altro, e quindi caricarmi di ulteriori pesi .
Il presentarmi il tanto amato aggettivo "vecchio", da una parte di conoscenti in comune che del malparlare altrui ne hanno fatto motivo di vita, oltre che a scaricare all'altrui spalle problemi su problemi.
I bidoni per vederci a ferragosto.
I bidoni per vederci a capodanno.
Oggi mi domando: ma a quale pro ho dato retta ad un gran coglione di questo? Quale significato può avere dare ancora retta ad una persona che si laurea e manco te lo dice ? Ma in base a quale filo di saldatura tra mondo affettivo e ragione gli ho dato retta? Pietà? Compassione? Miseria? Forse pietà per Lui e per Me.
Se ne torna in fossa e ci resta. 

Giocare di fantasia : Storie di un sopravvissuto nella terra degli zombie.


Da un po ci pensavo, precisamente dal 2011 01 02 , ed in questi giorni dove ho trovato spazio per confrontarmi con me stesso, ho maturato l'idea: la situazione creata da M. & A. è al limite dell'assurdo, vivo nella stanza come un rinchiuso in un bunker, assediato da zombie.
Perchè non trasformare le situazioni di cannibalismo viste e vissute in un racconto o una serie di racconti? Magari scimmiotto Manel Loureiro, ma almeno provo a dare un senso a queste idee che mi frullano per la testa ed agghiacciano il cuore.
Le sensazioni di fratture interiori vissute, sono simili alla sensazione di farsi macellare in mille pezzi. Le fratture interiori passate sono state come maciullamenti del mio ragazzo, del mio Io.
Perchè non immaginarsi dei racconti da brivido? Perchè non trasformare il brivido provato interiormente in un brivido letterario da far accapponare la pelle, così come mi si attorcigliano le budella quando arrivano le fratture?
Ora sono stanco, questo attacco di leggerezza dell'essere mi costa un po di ore di sonno, le migliori del cuore della notte. Forse è meglio che stacchi il cellulare ed inizi a far planare la mente verso il sonno. 

martedì 7 maggio 2013

Ho ripreso a gestire il Blog. Abbastanze idee si sono accumulate ed intasano il blog, anche la mia vita. Vedrò di smaltirle.

lunedì 6 maggio 2013

Raccomandazioni per il freddo .


Prova a fare tutto quello che puoi per resistere, a cominciare dall'alzarti presto la mattina e coricarti presto la sera, passeggiare, prendere sole, lavarti e mangiare regolarmente.

venerdì 3 maggio 2013

Roma 48h vissute pienamente.

L'orologio al polso segna le 00:05 di un mercoledì appena nato (2011 06 15), che in grembo porta la partenza da Roma: destinazione Sicilia.
In questi due giorni trascorsi nella capitale, è stato piacevole lasciarsi andare nella corrente della vita romana. Spettacolare la serata trascorsa con Marcolino camminando per Roma, dove la capitale ha mostrato tutta la sua bellezza e dolce.
Alzo gli occhi e vedo il Corso, in fondo il Vittoriano. Una voglia di camminare mi prende, camminare e sentirmi vivo; perchè come dice Davide "Cu camina pò puru travagghiare" ed aggiungo "Camminare mi riporta alla vita".
Dovrei dedicare un momento della giornata al camminare, o magari una giornata della settimana, nel quale il tempo è dedicato al cammino.
Camminare per vivere, camminare per pensare, camminare per essere me stesso, camminare per capirmi.
Credo che il bucaniere debba riprendere la sua bandana, legarla intorno alla fronte, scrutare l'orizzonte e volgere la sua falcata verso lidi non conosciuti.

lunedì 8 aprile 2013

La mia bici .

Una city – bike Atala del 1989 .
Da un paio di anni mi ha ripreso l'idea di andare in bici. Ma un'idea che a poco a poco si è dovuta sfoltire da concetti tossiche quli morire sui pedali e pantagrueliche sudate; la prima mi onorava, mentre la seconda mi faceva sentir vivo. Di queste sensazioni non ne avevo e non ne ho tutt'ora voglia, per cui mi approcciai al velocipede con un'idea: costanza.
La costanza si paga, anche con le delusioni e le soluzioni affrettate. La prima delusione venne quando ripresi tra le mani la vecchia Atala, malridotta dall'eccessivo utilizzo e la poca manutenzione. Inservibile, pensai osservando la ruota anteriore a terra figlia di una camera d'aria distrutta, oltre a tante altre cose da manutenzionare.
La soluzione affrettata fu di prendere la Chiorda, buona per i brevi tragitti cittadini, una trappola per i dolori da lombosciatalgia, a sentirsi i piedi addormentati fino all'intorpidimento sul tragitto del ritorno.
Sentiti i piedi come morti per un paio di volte, mi decisi a manutenzionare la mia bici. Smontai la ruota anteriore e trovai la causa dell'afflosciamento, la valvola di sicurezza era rotta. 
Camera d'aria con 8 riparazioni.
Contando le 8 riparazioni con tip – top dai colori assortiti ( arancione – giallo e pure un pezzo di camera d'aria adattata ) mi ha preso una morsa al cuore, pensando ai Km macinati con lei mi decisi a cambiarla. Trovato il pezzo al Dechatlon, la bici fu traghettata nel nuovo millennio. Per l'occorrenza ho scoperto un modello di camera d'aria con la valvola Schrader o Auto (AV), detta anche Americana, con un requiem per la vecchia ma affidabile valvola tipo italiana. La Schrader ha il "vantaggio" di poter esser gonfiata con il manometro per pneumatici di auto con il compressore. Bello, ho subito pensato, ma non sempre si trova a disposizione un compressore per gonfiare il pezzo, mentre una pompa per bici si. Tempi nuovi.
Smontando il copertone anteriore, alla successiva prova su strada dopo la riparazione notai che il pezzo era andato. La gomma era piena di screpolature, si attaccava alla ribava del cerchione, l'elasticità era andata ed il battistrada era liscio. Feci un nuovo giro dei fornitori, ma dovetti approdare nuovamente al Dechatlon, dato che l'Ipercoop languiva di ricambi.
Tornai a casa e montai il nuovo copertone, elastico, teso e robusto, manovrai un po prima di montarlo correttamente. 

 
La successiva prova su strada dovette esser rinviata, il sellino si era spaccato e non mi andava di salire in sella alla bersagliera Fantozziana. Avevo già adocchiato un nuovo sellino tra i 2 negozi, optando per il modello medio dell'ipercoop con un costo prezzo / benefici favorele. Preso il sellino e montato, testai su strada. Riuscii a correre per 20 minuti, arrivando a lambire le sponde del fiume Mela.
Sulla strada del ritorno notai che i freni dovevano esser equilibrati, data l'insufficienza di frenata dei pattini anteriori. Stavolta mi procurai uno scatolone di cartone che aperto e taglaito avrebbe accolto come un letto la bici. Nelle sessioni di riparazioni precedenti avevo sofferto della disomogeneità del piano di appoggio della citybike, pronta a cadermi ora di sopra o in fuori appena l'equilibrio precario veniva meno.
Il cartone per la messa a punto dei freni non mi servì molto, ma per le riparazioni successive assolse ed assolve tutt'ora il compito. Aggiungo che ha una foratura tipo maniglia che facilita la presa e la distesa per terra, per cui mi posso ritenermi soddisfatto dell'invenzione da riciclo/riutilizzo.
Messi a punto i freni e provata la bici nuovamente in strada, tornai al garage. La appoggio sul cavalletto, volgo le spalle per aprire la saracinesca e sento un patatrack. Il cavalletto non ce la fa a tenere la bici, ritrovandola rovinata per terra. Da manutenzionare. Fortunatamente, mentre cercavo i pezzi nel reparto bici tra gli scaffali dell'Ipercoop, notai i cavalletti esposti. Quando mi recai nuovamente al Supermercato, ne presi uno e lo montai sulla bici. Andava bene, anche troppo, dopo aver smontato il precedente, pulito il telaio e l'alloggiamento, il cavalletto scattava e supportava la bici con decisione. Perfetta.
Ora è un paio di giorni che vado in bici, le manutenzioni si sono susseguite con scadenza quasi regolare, una stretta ai bullorni, una controllata alle luci, un'oliata ai dadi, una gonfiata alle ruote, il recupero della borraccia per la bici etc. La perfezione è difficile da raggiungere, specialemnte con una signora maggiorenne che va per i 20 anni di vita e a cui è stato tolto già il primo rocchetto della ruota posteriore, con l'incredulità dipinta nello sguardo del meccanico, del tipo "Ma fusti tu?".
La messa in strada della bici ha visto le seguenti spese fatte con occhio attento, un po volto alla qualità senza fronzoli ed un po rivolto al risparmio fatto di scegliere pezzi non all'ultima moda ma funzionali.
In pratica ho speso:
Sella 8,90 €
Cavalletto 4,90 €
Copertone 8,95 €
Camera d'aria 3,00 €

Con una spesa totale di 25,75€ sono riuscito a rimettere in strada la mia vecchia ma fidata Atala.
Un piccolo fremito di gioia ed orgoglio ora mi prende, un po per la costanza dedicatagli ed un po per aver affrontato la riparazione del velocipede da me, un po per la speranza di riuscire a camminare a lungo su di essa e poter sentire nuovamente il vento in faccia quando pedalo ed il sole che mi accarezza tutto il corpo nei momenti in cui l'intorpidimento mi prende.
Speriamo..