martedì 17 novembre 2015

Concerto di Jovanotti.

“Ghimmi Faiv !”
Concerto Jovanotti, prossimo 18 Luglio, la nostra storia è appena iniziata e procedo con cautela. Non piedi di piombo, ma piede felpato, attento a non schiacciare le “formiche” per terra. Samuele và, Tizia và, Adriana pure, Tindara dovrebbe andare e Noi due che vorremmo andare, ma non capisco perché l'idea non procede.
C'è una botta d'arresto, un conto che non torna. Vorrebbe venire anche Claudia, ma è un tergiversare. Si, No, domani andiamo a comprare i biglietti, oggi no, domani si.
Manda e rimanda i posti economici finiscono, restano i biglietti, cari. Rimandiamo e lasciamo cadere nel dimenticatoio. Claudia non scioglie il nodo se non a ridosso dell'evento ed è tardi, settimane prima i biglietti erano terminati. Dell'amaro traspare in bocca.
Volevo andare al concerto. Ma anche non andarci.
Quando mi ci recai l'ultima volta, stavo con Ramona e la cosa portò male. Ma stavolta saremmo stati tutti e due assieme al concerto, non separati. Le differenze ci sono, basta scrutarle, osservarle, discriminarle e farle emergere, così solo le cose non si ripetono.
Matilde preme per andare a fare un tuffo ai laghetti di Venere. Antonio pure,  Fede è d'accordo, Gemma gli piacerebbe ma di Martedì. Appena lo sente Marilisa dice Si, ma non Martedì, possiamo spostarlo per lei a Mercoledì? Cazzo, Io Mercoledì ho un impegno semiserio di lavoro al locale (riparare una porta quasi gratis). Federica in chat “decide” di Mercoledì. Rimando l'impegno semiserio lavorativo perchè la foto del gruppo di ragazzi condotti farà pubblicità e comunque curriculum.
Dalle 16.00 l'appuntamento viene spostato alle 17.00, Fede deve andare dal dietologo. Matilde a quell'ora non può, Gemma nei giorni precedenti (fino alla sera prima) ha fatto notare che non la si è voluta spostando l'evento a Mercoledì, ci metto una pezza ripetendo che ci sarà altra occasione. Marilisa è la prima che salta dicendo di non voler venire. Cazzo, proprio Lei che aveva insistito per andare nel suo giorno libero? Poco affidabile e dalla volontà precaria la ragazza.
Qualcosa non quadra, problemi su problemi, troppi. Nuovamente troppi punti da accontentare e poca disponibilità. Butto la carta Io, alle 16.00 sarò lì, chi vuol venire è bene accetto.
Vediamo chi gioca a “coglionare” e chi No. Chi verrà, manterrà la parola, chi non verrà mi darà indicherà in modo chiaro di quanto potrà valere la sua parola: assente = niente.
Una di queste è Federica, ha detto che verrà, ha spostato l'orario e poi non viene. Hmm... torna a galla una dinamica che mi sfugge, la dinamica è riferita Marilisa ma qualcosa non mi quadra con Fede.

giovedì 16 luglio 2015

Affondamento .

Della Santo Stefano .
22/07/2012, muore il nonno, primo siluro a babordo. Perdita pesante, ma l'abbraccio con Claudio e Teresa mentre chiudono il nonno nella cassa fa sentire ancora vivo.
28/08/2012, un messaggio, “Mi hai lasciata sola alla mia laurea”. L'aver cercato di non fargli mancare nulla quel giorno mi ha permesso di star ancora in vita. Una torpedine nel bel mezzo del nulla arriva alla fiancata.
Febbraio 2013, un giorno non meglio specificato dopo il 9. Riunione nuovo Direttivo AVIS, non vengo eletto Presidente e chi credevo vicino mi volta le spalle. La ciurma assale la cabina di pilotaggio ed una guerriglia si protrae per il natante. Amara delusione. 
30/08/2013, è finita. Una storia di quattro anni volge al termine, ancora non è chiara l'entità dei danni, ma è stato un grosso buco in cabina di pilotaggio. Il richiamo di un'altra sirena si sente in lontananza ed i pochi piloti al timone fanno rotta verso il canto.
3/11/2013, è finita. Un grosso e pericoloso squarcio a dritta sventra la chiglia, con anima e corpo mi butto a lavorare. Si tiene la rotta, ma si imbarca abbondante acqua. Il lavoro non manca, ma qualcosa non quadra.
11/01/2014, ultimo giorno di lavoro. Dopo non rinnovano, nessun impegno e non c'è niente. Conoscenti mi promettono che avrò una risposta, qualunque essa sia. So già che sarà un “fine”. Ultimo siluro sulla fiancata Capitano, la nave non può andare avanti, bisogna navigare verso un'insenatura sicura.
Faccio rotta verso il letto e lì mi areno per i mesi venturi, in un febbrile assemblare pezzi, riparare, aggiustare, imprecare e cercare di ripartire, far riprendere in qualche modo la navigazione.
Ma la nave non ne vuole sapere di ripartire. E nel frattempo l'idea di abbandonare la nave per sempre si fa avanti.
Si stringono i denti e si va avanti, ma a quale prezzo.

Gli irrazionali.



Don abandons Alice - DayZ edition  .


La sede è stata invasa dagli irrazionali, alcuni dei miei stessi “amici” di percorso sono diventati degli irrazionali a loro volta, aggredendomi e fattomi a pezzi.
Maciullato e dolorante sono andato via.
Troppo tardi aggiungo
.

Il materiale audio e video appartengono ai rispettivi proprietari.

Elementi chimici .


E reazioni chimiche .
L'incontro di due personalità è come il contatto tra due sostanze chimiche: se c'è una reazione, entrambe ne vengono trasformate.

Carl Gustav Jung .

Qualcuno era un forte catalizzatore e qualcun'altro si incendiò.

giovedì 25 giugno 2015

Danza Macabra.

Clusone, oratorio dei disciplini, danza macabra .

Seduto, scorrono le dita sui libri.
Scende la bruma ed ovatta le cose, a voler celare l'occhio indiscreto e creare uno spazio riservato. 
Il mal di testa sale come note di flauti e tamburi suonati per invitare alla danza. 
La confusione avanza, come scheletri che voglio prender parte alle danze. 
Le idee si fanno irrequiete, come bimbi che hanno voglia di partecipare ai balli, vogliono buttarsi nella mischia, volendo uscir fuori.
La bocca si apre ed i concetti prendono forma, è un fluire di parole, idee, pensieri dirompenti, gridano di esser risolti, di avere una risposta, una sistemazione, un perché, una fine o un nuovo inizio.
Incalzano, si fanno avanti, travolgono la concentrazione, l'Io scompare, o meglio ora si fa da parte per farli scorrere via come fiume in piena e non bagnarsi più del dovuto.
Le idee danzano intorno una una mente che si arrovella, come uovo cotto in padella, o come legna bruciata su un falò intorno al quale anche i pensieri, le emozioni e le sensazioni che non hanno trovato pace e sistemazione, iniziano a danzare vorticosamente.
L'Io è invitato da queste idee di morte e tossiche a danzare. 
Ieri ballava con loro in un turbine senza senso, oggi prova a farle scorrere, non da la mano per esser preso a danzare, si fa da parte, le lascia stare.
E' ora di alzarsi ed andare a passeggiare, senza prima aver chiuso i libri, sistemato le cose, messi gli occhiali e chiuso il portone. Via a camminare. Perché a volte, se una di queste danze mortali viene presa in tempo, una camminata aiuta a spegnerla.

 L'immagine appartiene al rispettivo proprietario.

lunedì 16 marzo 2015

Vieni via...

Da quel ricordo .
Preparazione alla statica. Egidio scandisce i tempi, sono partiti i tre minuti. Inizia il percorso mentale di avvicinamento all'Io. La ricerca dei bei ricordi può aver inizio. Scorrono le immagini, la vallata di monte Trino, fiori di primavera, sono solo e mi ritrovo ad incamminarmi verso cala Grottaccia.
E' un sentiero già preso durante una sessione di bagno Turco. Qualcosa mi dice che la strada non porta a nulla di buono, ma devo ritrovare un equilibrio per fare questo viaggio nella statica. 
Mi trovo a camminare verso il mare, contrada Trinità. Supero il prato di acetoselle, iniziano gli ulivi. I passi procedono e mi ritrovo con Franco a raccogliere verdura selvatica, alle Tre Pietracce, la prima volta che scorgo bieta selvatica e qualcuno me la spiega, gioia.
Un'immagine di volto in controluce, Rò ed il suo sorriso, le fossette intorno alle labbra, noi due a mare, la festa di compleanno. Cazzo! Capitano via da quella cazzo di stanza! Chi cazzo aspetta? Via da questa stanza maledetta di ricordi! Andiamo via!!!! Viaaaa!! Perchè cazzo ci devi far fare a pezzi? Capitano invertiamo la rotta, in quella stanza dei ricordi c'è solo morte e ghiaccio! Cazzo capitano tra poco ci immergiamo! Cosa cazzo sta combinando? Viaaaa!!
Panico, silenzio, dolore, contrazioni nell'addome, un treno che fischia nella notte, paura e freddo.
Arrivano i due minuti scanditi dal Mister. Un segnale esterno, sovrasta gli innumerevoli segnali di pericolo interni, come un corno da guerra suonato da una collina.
I passi procedono in retromarcia, la mano accompagna la maniglia per chiudersi e finalmente si stacca, stavolta ci sono entrato, ma non è detto che la prossima volta ci debba ritornare, anzi, credo proprio che quella nota di emozione impressa seduto meditante sul vertice della roccia del torrente Santo Pietro, sarà un nuovo ground-zero da cui ripartire.  

Avere un Io.. .

Un Io, non tanti .
Avere un Io è una bella cosa; bella perchè le azioni fatte o da compiere, hanno un inizio, un centro da cui partire e da cui proseguire.
Permette l'inizio di un discorso, di un ragionamento, di un'azione, in pratica un punto di partenza: la tua persona.
Non più un inizio a casaccio, random, a 360 gradi come sabbia sparsa per terra che non riesce a trovare un punto di aggregazione.
L'Io ti permette di fare scelte, perchè è la postazione da cui osservare la situazione, con la visuale ed i suoi limiti, legati a te.
Non una miriade di posti di osservazione sparsi per terra da cui non è possibile avere una visione univoca, le cose frammentate in miriadi di punti di osservazione, incoerenti e sparsi, persi e a pezzetti, dove tali e tante sono le visuali da non riuscir ad omogeneizzare e vedere alla fin fine un bel nulla.
Avere un Io ha anche il suo prezzo, a volte dolce, altre salato o addirittura amaro.
Dolce perchè hai il tuo punto di inizio delle tue azioni.
Salato perchè se fai delle scelte affrettate, sbagliate, dirompenti o errate, quello che è al centro dell'azione e a cui ricadono gli effetti dell'azione sei tu.
Amaro perchè non ci sono gli "altri" a cui addossare la colpa, cosa voglio dire: se una persona compie una “minchiata”, ed avendo un Io da dove valutare col proprio punto di vista e  decidere di  andargli dietro, non posso e non voglio addossare la colpa delle conseguenze delle azioni iniziali. Un Io che dice SI ed anche NO alla “minchiata”, queste scelte sono mie e non di altri, alias se il primo che ha fatto un'azione ed IO la giudico una minchiata e di conseguenza non la voglio condividere il gioco si ferma; ma se Io  scelgo di condividerla sono IO ad averla condivisa e non che la “minchiata” è di altrui proprietà.
"Mi è arrivato un sms, o è roba da pagare, o è Dona o Marco.” Era Marco.
Mentre scrivevo pensavo a mio padre, a quanto duri e puri, sferzanti e moralisti, pesanti e opprimenti, psicotizzanti e schiaccianti erano i suoi discorsi quando iniziava a far capolino il mio Io.
Ricordo la durezza di risposta quando quello che usciva fuori non gli andava a genio ed i duri colpi verbali a botte di questioni sociali e morali venivano sferzati come un bombardiere su di una città.
Ricordo la sensazione di panico, di sgomento, di ansia, di terrore, di demolizione interiore che vivevo, la paura di morire da un momento all'altro, la claustrofobia che mi prendeva ed il senso di strangolamento che mi attanagliava la gola.
Ricordo che era come se mi mollava una delle sue pizze in faccia, dopo le quali mi ritrovavo steso per terra, peccato che era il mio Io sbrindellato/sdirinato/spappolato in 1000 pezzi.


Come se un rabbino una volta deciso di costruire un golem di sabbia, decida di prenderlo a pugni fino a sgretolarlo a pezzi per terra.