lunedì 24 giugno 2013

Generazione Cerniera .

O Caronte?
Da tempo mi frullava per mente di aprire un nuova area dell'isola, da dedicare alla generazione nata a ridosso degli anni '80, poco prima o poco dopo il 1980, i quali sono stati dimenticati dagli antropologi sociali perchè troppo presi dalle generazioni degli anni '70 o del nuovo millennio .
Sentii il concetto per la prima volta ad una trasmissione in radio un paio di mesi or sono, forse era Radiorai 1 o 2, dove lo studioso di turno individuò una generazione a ridosso del 1980, la quale ha vissuto sulla propria pelle i forti ed ampi cambiamenti sociali, culturali e personali che la società Italiana andava in contro e che venivano metabolizzati per “immersione negli eventi” nei bambini/ragazzini/ragazzi dell'epoca. Fu un breve accenno a piccoli fatti, quali il crollo del muro di Berlino, alla diffusione dei PC, cellulari ed internet nella vita quotidiana, poi vista la vastità dell'argomento se ne fece solo un accenno.
L'impressione che ho avuto ed ho tutt'ora è come se la propria vita privata fosse stata fortemente influenzata e determinata dai cambiamenti “epocali” che si succedevano, dando per scontato che li avremmo digeriti e fatti propri, senza un collante che facesse da continuum degli eventi. A quale prezzo li abbiamo vissuti ed accettati?
Voglio dedicare questa ala dell'isola proprio al confronto su questo argomento, per potervi analizzare, discutere, confrontare circa le problematiche con cui la mia generazione si è cimentata e che da sola ha avuto il compito (ove glielo hanno permesso di fare ) di traghettare come Caronte la società italiana verso sponde nuove .

Complimenti .

Ogni tanto ci azzecco qualcosa .
Non aggiungo altro a quello già scritto ;-)

martedì 18 giugno 2013

A far del bene...

Se non si sta attenti ci si rimette .
Un pomeriggio, mentre lavoravo alla casa di accoglienza al Capo di Milazzo, si ferma un'auto. Lato guidatore scende un volto noto, lo guardo e vi riconosco "Lo Sballato". Un po sorpreso, cerco di capire cosa vuole ( non toccate i ragazzi ! ) e tra una chiacchiera ed un'altra esce fuori che tra amici hanno raccolto dei fondi per comprare sotto le festività degli alimenti ai ragazzi ospiti della comunità .
Contenti e felici (eravamo rimasti a secco), accettiamo di buon grado. Con lo Sballato resto che a breve ci saremmo sentiti, una volta scambiati i numeri.
Spinto dall'idea di un Fund-rising alternativo, dove quello da sbloccare sono risorse elementari in campi da altri non trattati, partorisco l'idea di coinvolgere le persone tramite donazioni non di origine economica, bensì materiale. Allorquando in una famiglia vi è un lutto, nel momento in cui si decide di svuotare gli armadi dei vestiti del caro, si potrebbero donare i capi che si è deciso di dismettere ai ragazzi, in modo che possano continuare a vivere confortando i figlioli e non prender  polvere e suscitar rimpianti accatastati negli scaffali.
L'idea funziona, il responsabile di struttura approva, divulgo l'idea e come ritratto in foto, da i suoi frutti buoni e cospicui; ma data la presenza di 19 pargoli in struttura, finiscono in un batti baleno. Tutto da ricominciare.
Condivido l'idea su gruppi facebook, recepisco delle disponibilità, chiamo lo Sballato e condivido l'idea. Ne è entusiasta, proferirà tra colleghi a lavoro e restiamo che a breve ci vediamo. La telefonata si chiude per l'impegno a Domenica, Domenica.. Si..
Arrivano i turni di lavoro e guarda caso sono in turnazione di Domenica, ma di mattina. Chiamo lo Sballato e gli comunico di esser in struttura proprio domenica mattina. Inizia a tentennare, dubbi, ripensamenti, frasi di circostanza del tipo "Ma sai. Aspetto gli altri. Non ho tutto. Rischierei di fare dei viaggi a vuoto". Fermo la discussione e gli dico che non c'è bisogno di venire per forza Domenica, possiamo fare un altro giorno. Lo Sballato insiste per Domenica ed Io nonostante ribadisca che non è obbligatorio, prendiamo appuntamento per Domenica mattina. A far del bene ci saranno pure dei sacrifici da fare.
Arriva la notizia dello stato di agitazione in Cooperativa dopo l'ultima riunione. Mi avverte il responsabile della situazione ed Io lo seguo, dato che avevo già informato della mia indisponibilità a salvare la patria, ne tanto meno a portare da solo il Santo. Prima di rimanere tra i pochi con la vara di sopra, comunico che fino a nuovo chiarimento con i quadri cooperativi, avrei interrotto la prestazione lavorativa che a sua volta attende un rinnovo di contratto.
Nel frattempo un conoscente tramite Facebook mi invita a camminare tutta la giornata sui Peloritani: di Domenica. Rigorosamente devo rinunciare per l'impegno preso per i vestiti dei ragazzi. Mi invita la mia ragazza a stare con lei in questi giorni che mi si sono liberati, ma visto l'impegno preso per i ragazzi ho da rimandare.
Arriva Domenica mattina del 13 Gennaio del 2013, il tarlo del dubbio insinuatomisi la sera precedente prima di andar a letto, prende coscienza: Non è che lo Sballato mi da buca? Ricordo che quando viaggiavamo, non è che era tanto affidabile. Quando l'ho visto alla casa al Capo non è che mi aveva fatto una buona impressione la sua fretta di andarsene via. Ho un preconcetto su di lui, figlio della mia persona e della mia esperienza. Decido di telefonargli per conferma, il tarlo mi inquieta. Il telefono è staccato. Il tarlo rosica la mente.
Batto al PC un calendario di date per le Assemblee Comunali e l'occhio mi cade al cellulare che fa uno strano squillo. Era un 1/2 squillo di qualcuno che provava a chiamarmi. Alzo il coprischermo e scopro che è lo Sballato. Il tarlo del dubbio si alimenta di questa mancata telefonata. Vado a chiamarlo ed allegro e sballato, lo Sballato mi informa che gli hanno dato "buca" i suoi colleghi e che non potremmo vederci in struttura. I nervi mi salgono a fior di pelle. Tutto contento e sballato mi chiede un secondo appuntamento per Martedì, stavolta ho imparato la lezione e rispondo "non lo so". Insiste per un nuovo nostro incontro, ma ribadisco il "non lo so", anche se questo è vero vista l'incertezza lavorativa in cui verso. Riattacchiamo il telefono e mi rendo conto di essermi messo troppo a disposizione degli altri proprio quella domenica in cui ero finalmente libero, dopo circa 3 mesi di turni in cui venivo piantato a lavorare proprio di Domenica.
Arrivato a questo punto, signori miei, va bene che ho preso l'impegno per la consulta provinciale dei Presidenti di Sabato pomeriggio e mi sono fracassato le palle, vada che me ne sono rimasto a mangiare una pizza con i colleghi dopo la riunione e la pizza è arrivata con 1 ora di ritardo, vada che ho preso l'impegno per una birra con gli altri colleghi ed ho fatto le 2 e passa di mattina quando sono tornato a casa mezzo ubriaco, vada che ho preso l'impegno per Domenica mattina per i ragazzi, vada che ho preso l'impegno per la Consulta di Domenica sera circa la Shoah a Milazzo. Ma cazzo dai, mi sono perso una giornata spettacolare da dedicare a me. Vedete un po voi che tempo perfetto per andarmene a camminare che c'era. Ora è bene che cambio registro.    
   

Pagliara, Lunedì 27 Agosto 2012

E diamine! Uno lavora una giornata intera, dalla mattina alle 8.00 AM fino alle 23.00 PM, finendo così tardi l'unica cosa che vorresti è farti una bella doccia, una accurata pulizia, passare dal bagno e buttarti sul letto, perché sai che la giornata nuova ti attende dietro l'angolo. E cosa devi fare? Devi uscire con la ragazza. Ok, va bene, ma scusa almeno usiamo il tempo a disposizione bene: una passeggiata, una camminata da qualche parte. E purtroppo no! E devo fare benzina. E devo fare la ricarica del telefono, mezzanotte è passata, la stanchezza bussa alla porta e tu non ce la fai. Gentilmente chiedi di esser portato al dormitorio. E si è fottuta un'altra serata. Ce ne sarà un'altra? Non credo, prima penso alla mia pellaccia e poi se ne parla, dato che il rapporto si è ridotto ad un continuo scontro e lo stare assieme è dato dal negare le altrui esigenze elementari quali dormire, mangiare, cacare e scopare.
Siamo agli sgoccioli.

domenica 16 giugno 2013

Manutenzione Blog .

L'isola di Melee è stato ed è il mio blog da 6 anni, da quel 14 Maggio 2007, qunado iniziai a solcare le acque del web con un mio blog/isola.
Il sito si è rivelato un prezioso strumento. Imparando diverse cose  sull'argomento e fermandovi momenti importanti di vita, con filmati, pensieri ed immagini.
Sono proprio le immagini gli elementi che maggiormente mi preoccupano /interessano del blog, dato che parto dal presupposto che un post ha la sua immagine, a parte la sezione "Diario" con una filosofia di realizzaizone diversa, ma che fa parte del progetto in se.
A spese mie ho imparato che è meglio realizzarsi un'immagine piuttosto che recuperarla dal web, principalmente per 2 motivi:
1° Diritti di copyright.
2° Disponibilità delle stesse.
Al momento in cui scrivo, vi sono dei post dove le immagini recuperate dal web, per motivi di caduta dei server o cancellazioni varie, sono scomparse. Togliere un'immagine è come depauperare i post e la mia memoria, mi sa che c'è abbastanza per lavorarci.
Un'altro particolare che mi ha colpito della vita del blog è il periodo degli ultimi 2/3 anni, in cui i post si sono ridotti di molto in numero e la latenza tra ideazione, scrittura, elaborazione, recupero immagine adatta  e pubblicazione si è enormemente allungato. 2 anni per focalizzare un concetto? Ma scherziamo? O è segno di una mia "era glaciale"?
La sensazione a pelle che mi prende è che sono stato avvolto, per abbastanza tempo, dalle bende maleodoranti della pigrizia.
Vediamo.

venerdì 14 giugno 2013

Mi siedo ed inizio a...

Mangiare .
Non ricordo precisamente quando il meccanismo è iniziato, ma ho ben chiara la prima volta in cui ho preso coscienza del meccanismo stesso.
Ero a Roma, a casa dello Squalo. Per una serie di motivi ero rimasto da solo per un bel po di tempo in cucina.
Lo stress del viaggio, il sovraccarico di lavoro Romano dopo un lungo periodo di lavoro senza pause, l'aver conosciuto la Iena dell'Est ed il conseguente scombussolamento indotto dal ridestar vecchi ricordi silenti e sopiti in un angolo, l'aver cucinato per tutta la giornata, l'aver visto la iena dell'Est entrare nella stanza dello squalo con nel volto un'espressione da Ius Prime Noctis, non saprei quale sia stato l'evento scatenante, oppure se sono stati una serie di eventi concatenati, il fatto è che ad un certo punto ho cominciato a sentire dentro un vuoto.
Una sensazione di mal di testa unita a vertigini mi offusca la coscienza, percepisco come la sensazione di un calo di zuccheri, ma è qualcosa di più profondo, una forma di disagio più nera, quasi depressiva. Arrivo a sedermi su una sedia, fissando gli stipiti bianchi.
Passano in mente flasback di dove erano le derrate alimentari viste in giornata, ma a mio rammarico per la maggior parte sono alimenti da preparare e c'è ben poco di già preparato.
Vado al frigo, apro l'anta e trovo semi-cucinati dell'Est. Uno schifo di roba immangiabile in quel momento, ho bisogno di zuccheri e grassi, roba da mangiare e basta, masticare ed ingoiare quasi solida.
Afferro un pacco di biscotti ed inizio a mangiare. Agguanto un pacco di crostini e non lo lascio. Trovo il barattolo della nutella ed ogni cosa di commestibile lo inzuppo all'interno prima di ingollarlo. Vado avanti così finché non finisco i crostini, visto il fondo del sacco, mi fermo per un momento, ma riprendo con i biscotti.
Mangio senza sosta, come un trattore che ara la terra, mi fermo quando svuoto la boccia media di nutella. A quel punto, realizzo che la nutella è della Iena dell'Est e che me la farà pagare. Pieno di terrore per il fatto, butto le confezioni svuotate nel fondo della pattumiera: Per trovarli dovrà svuotare il sacco.
Torno a sedermi nuovamente ed un senso di colpa mi prende, mi guardo attorno e mi domando: Ma che ci faccio quì?
Questa la prima volta, altre occasioni si sono susseguite, lo dimostra la massa corporea che oggi mi porto appresso. Sono deformato dal grasso, la cosa non và.

Pantaloni .

La cosa mi preoccupa, pubblico post vecchi di 2 anni.. questo risale al 4 Giungo del 2011. Mah ...
Squilla il telefono, dall'altra parte della linea mia madre mi domanda:
- Hai bisogno di belle magliette, dall'outlet?
- No grazie, mi servirebbero dei pantaloni. Se ci fossero taglia 56, ma di meno non prender nulla. Continua la discussione e si chiude la telefonata, sotto-sotto sono convinto che i pantaloni non arriveranno.
Passano i giorni, tornano i miei a casa e mi portano dei pensieri. Un po sorpreso trovo dei pantaloni, schoccato ne trovo 2 paia. Ma scherziamo? 2 paia di pantaloni? Provo il primo paio e calzano come un pennello, taglia 56 splendida. Passo ai secondi, guardo l'etichetta e scopro taglia 54, sono jeans con le tasche laterali e a prima vista mi sembrano elasticizzati. Li indosso, la tela scorre sulle cosce, arrivo ad abbottonarmi e mi guardo allo specchio. Stirati e tesi come dei fusò! Mannaggia, che faccio?
Prendo il paio e vado da mia madre, le chiedo che taglia mi ha preso. Per risposta mi arriva la storia per cui il venditore le ha detto che essendo elasticizzati, vestono più larghi e quindi mi sarebbero andati bene. Le chiedo: 
- Ti avevo chiesto di non scendere sotto la taglia 56?
- Si.
- Hai comprato per me o per quello che vende?

Silenzio, ritorna la favola dei jeans attillati. Incalzo dicendo, mi fa piacere che non mi ascolti e che fai gli interessi altrui. Lascio i pantaloni sul tavolo e me ne vado, non per superbia, o cattiveria, ma perchè ho sotto-sotto un giramento di palle che sento da diversi anni, ma ho imparato a dargli voce ed il rumore di fondo è più tollerabile. Mhà... .