lunedì 2 febbraio 2026

Black Summer .

Un abbraccio prima di un addio .
Pol condivide il suo profilo su Netfix. Ogni giorno che passo dubito di più del ragazzo. Avrà condiviso con me l’accesso perché avrà delle intenzioni personali nascoste da un miserabile velo di altruismo. 
Sulle prime cerco di vedere “Il Gattoparto”, su indicazione della prof di Catalano. A stenti finisco la serie. Qualcosa mi frena ad utilizzare Netflix, sarà l’altruismo poco credibile altrui o la reticenza sulla piattaforma dopo la Loli? 
Avevo chiesto alla Mariadolores se avessimo potuto condividere il suo profilo Netflix, in maniera da poter guardare alcune sere una peli a casa mia dopo avervi quasi sempre  cenato. Magari anche Io avrei potuto vedere qualcosa in più rispetto le solite stronzate in Catalano ogni santa sera. La risposta è reiteratamente la stessa: No. Ci resto di merda , dopo aver condiviso con Lei la spesa, l’auto, le chiavi di casa, il tempo, il letto, la casa, la cucina e quel poco che sapevo di manualità, questo “no” arriva come un fulmine a ciel sereno e non è un buon presagio. Di lì a poco la storia finirà con un portone di casa sbattuto ed una marea nera che inonderà la mia vita.
Qualcosa mi spinge a girovagare su questa opportunità concessami di andare su Netflix. Non mi sento tanto sicuro o comodo, già una volta l’abbonamento di Pol era stato sospeso per il non avvenuto pagamento e l’idea di restare a metà a vedere qualcosa non mi affascina molto.
A poco a poco cerco di fare delle piccole incursioni sulla piattaforma per capire prima di tutto cosa c’è. Poi per capirvi quanto i prodotti sono lunghi e quindi il rischio di espormi ad un taglio del servizio. Ricordo ancora quando Pol calò la maschera e disse:
- “Perché non prendiamo Netflix per casa?”
Pronta la mia risposta:
- Ok, apritelo sul tuo conto corrente e Io al mese ti verso la mia quota.
Progetto finito in discarica. Pol non era in grado di aver un minimo di stabilità economica o pianificazione.
Una notte in cui ancora non era stato tagliato il servizio per insolvenza, mi metto a cercare sulla piattaforma qualcosa da guardare. Cartoni animati, no. Film, magari di fantascienza, trovati ben pochi. Andiamo sulle serie. The walking dad? Ma anche no, qualcosa di più corto. Entro e rientro senza decidere il da farsi nella sezione Serie, fino a quando una sera Pol mi consiglia “Black summer”. La studio, 2 stagioni, non troppo lunga, si può fare.
Do al play e mi immedesimo nella pellicola. Dal primo capitolo temi forti, lo stare assieme in famiglia, l’amore di una coppia, la voglia di proteggere chi hai accanto costi quel che costi. Argomenti forti, troppo forti per Me durante il lutto e poi quella somiglianza di Jaime King con la Loli, il colore degli occhi, il taglio dei capelli, il colore della pelle, i tratti marcati ma femminili, la silhouette. Mi ricorda Loli.
Mi lascio prendere dalla peli. 
Rose ( Jaime King ) è sposata, con il marito sono genitori di una bimba. Sono rinchiusi in casa perché fuori c’è in corso una pandemia, aspettando il loro turno per essere evacuati dal quartiere. Il marito ha problemi non troppo precisati di salute, febbre, stanchezza, sul fianco ha una strana ferita che sanguina, avrebbe bisogno di aiuto medico. 
Giunti nei pressi dei camion militari, provano a lasciare la casa. Prima di salire sull’automezzo, che li condurrà in un luogo di raccolta sicuro, devono passare un controllo sanitario. Lui risulta contagiato, le autorizzazioni in possesso non servono a nulla, carta straccia, non può imbarcarsi con i suoi cari. Lo mettono da parte e continuano controllare i restanti della fila, fino a quando la situazione in generale si mette pericolosa. Scorrono urla, dispari, allarmi, i responsabili fanno tirare su le scale di accesso e gli autoveicoli scappano con il carico di persone, tra cui la loro figliola che ha superato il punto di controllo. 
Lei resta con lui, non lo lascia fino alla fine. Mi immedesimo con il marito, finalmente posso piangere che non vengo abbandonato. Lacrime messe da parte da tempo imboccano la via dei dotti lacrimali, uscendone alla luce dalle profondità dell’animo in cui erano state guardate, piango. Piango, lacrime fredde, salate, quasi senza emozioni vive, quasi acqua di mare che proviene dagli abissi interiori. Piango si della situazione avuta, ma grazie ad una serie di zombie. Finalmente piango.
 Ma la serie non smette di aiutarmi. Grazie alle due stagioni con i  capitoli, riesco a “rivedere” e a “risentire” la Loli. E’ come se avessi avuto un’occasione per separarmi da lei e dirle addio .
C’è dell’altro. Il nome stesso della serie “Black summer” mi fa riflettere. Estate nera. Com’è un’estate nera? Scartabellando su internet, scopro riferirsi ad un’estate durante la pandemia in cui gli zombie sono fuori controllo, il tempo è impazzito, non c’è modo di produrre alimenti e la gente muore, o di fame, o per mano degli zombi o per mano degli altri umani per mangiarseli.
In pratica una estate senza speranza, senza vita, senza sole, senza estate. Mi fermo a riflettere, mi sono fatto 2 black summer? Si, il ‘24 ed il ‘25 sono stati anni bui, dove non ho avuto/sentito la stagione estiva. Vuoi per il lavoro, vuoi per la solitudine, vuoi per il poco sole preso, ma all’appello mi mancano 2 estati. Ho provato più volte ad andare nella spiaggia condivisa con Loli, ma è stato difficile, quasi impossibile tornarvi, troppi ricordi ( o i ricordi sono troppo pochi ) legati a quella battigia, a quella spiaggia, a quel sole che accarezzava e riscaldava. In questi due anni ho avuto troppo freddo e troppo poco calore.
Mi sono sparato le due stagioni di Black summer, sapendo che la terza non arriverà. Sto tornando a cucinare per Me, a fare la dieta, a scendere di peso in modo da pote vivere il mio corpo e lasciare spazio, metri e magari chilometri tra Me e le estati nere trascorse. Anche fermarsi a prendere un po di sole in faccia aiuta a mettere spazio tra Me e quella valanga di morte che entrò nella mia vita dopo che Loli scomparì dalla mia esistenza, abbandonandomi.
 

giovedì 10 luglio 2025

Fotografia .

Un’estate di tanto tempo fa .
Da tempo la foto in questione mi torna in mente. 
Un sabato pomeriggio dei primi di settembre del 23. Come ogni buon fine settimana pranzo a lavoro, la Loli è libera e mi invia una foto da bimba. Le cose che mi colpiscono dello scatto sono la luce, la pace, la tranquillità, un ambiente in mezzo alla campagna.
Si apre una botola di un passato personale che vado a rivivere: le estati Io, Cla-clà e la Crì a Capo Milazzo. Vestiario simile, sorrisi convergenti, pace e tranquillità in mezzo ad una campagna dove stavamo bene, ed il tempo trascorreva sicuro.
Scivola la chiacchiera sullo scatto di Lei. Casa dei suoi in campagna dove assieme ai cugini passavano le estati assieme. L’identificazione si fa più forte perché Io, Cla-clà e la Crì non avevamo cugini ma ci facevamo da cugini tra Noi e passavamo le estati assieme a casa dei compari in campagna. Una bottiglia di empatia si stappa. Sento la Loli più vicina ed umana dopo questo scatto.
Scorgo e studio la foto alla ricerca di Lei. Il ragazzo in alto a sinistra è escluso, è maschio. La bimba sotto scartata perché ha i capelli scuri. La Loli gioca ad indovinare dov’è Lei nello scatto ed Io partecipo, a modo mio, giocando , lasciandomi andare ma usando la ragione con cui da una parte capire e dall’altra parte fargli aprire porte chiuse quando le emozioni vi bussavano da dietro.
Vado alla parte destra dello scatto. Due bimbe che si assomigliano, possono essere sorelle e potrebbero essere la Loli e la sorella. La supposizione viene confermata. Ora tocca trovare Gatita. Una guizzo di barlume mi fa dire che quella sotto potrebbe essere la sorella, dipendente e sottomessa, il buongiorno si vede dal mattino. Quella in piedi ed indipendente è la Loli, ne riconosco pure le belle gambe che ha fin da piccola.
- Sei quella in alto a destra!
- Indovinato.

La Loli mi spiega dei capelli a caschetto portati in quel periodo, sulla scia della moda di un’attrice. Mi ricordano i capelli a caschetto che portava la Crì, un’altra porta nell’immedesimarsi nella foto si apre. Sento questo scatto vicino, molto vicino. Oggi dico troppo, maledettamente troppo.
Mi colpisce da subito il sorriso della bimba in alto a destra, mi porta un treno di emozioni belle verso lei. 
Mentre il gioco logico a due scorre, scruto i particolari della bimba. Il colore dei capelli, il loro taglio, gli occhi, il sorriso, le braccia e le gambe lunghe e nuovamente il sorriso. Mi innamoro della bimba. 
Da una delle porte precedentemente aperte dalla ragione alle emozioni chiuse dietro, giusto giusto da una di queste si affaccia l’idea di voler avere una bimba, una bimba simile a lei, che la possa coccolare, crescere, aspettare, desiderare ed amare. Cosa avrei dato in quei momenti per poter avere una figlia così. Il mio sentimento di paternità ha nuovamente fatto capolino.
Passano i giorni e l’idea prende piede. Cerco di parlarne con la Loli.
Il caso vuole che da lì a poco vengo informato della delicata situazione di salute di lei e che i risultati della visita di controllo non sono dei migliori. Passata la visita con il Chirurgo la terapia è lapidaria: Isterectomia. L’istinto di paternità che aveva fatto capolino inizia a gridare dentro di me di dolore, rancore, odio, rammarico, è vecchio, è solo, è canuto e senza speranza. Scelgo di vestirlo a lutto, zittirlo e metterlo in un angolo, scegliendo di continuare con la Loli. 
Successivamente verranno fuori i suoi venturi 50 + 1 anni, omessi ma da festeggiare, assieme a la sua acquisita sterilità  ed alla sua non voglia di ripetere l’istinto materno.
Il mio sentimento di paternità è a pezzi e mandato nel Tartaro.
Oggi tolgo l’abito di lutto a quella mia parte, è furtiva, senza fiducia, sconfitta, avversa a me, sono passati 2 anni ed una mare di merda da rimuovere. Ce la faccio, ma il prezzo è nuovamente alto, devo recuperare tutte le parti lasciate dietro, chiederle scusa, sperando che le accettino, ripulirle, ricomporle e ricostruirle. Una bella tonnellata e mezza di merda da mangiare, ma anche un meccanismo di Horcrucx che si è ripetuto.

 

martedì 8 luglio 2025

Horcrux .

 

- Ero in biblioteca l’altra sera, nel reparto proibito ed ho letto una cosa alquanto strana riguardo una rara magia, si chiama se ho ben capito “un Horcrux”.
- Come hai detto, scusa?
- Horcrux. Mi sono imbattuto nel temine leggendo e non l’ho capito appieno.
- Non so cosa tu abbia letto Tom ma questa è roba molto oscura. Molto oscura. Davvero.
- Perciò. Adesso sono da Lei.
- Un Horcrux è un oggetto in cui una persona ha nascosto parte della sua anima.
- Ma non capisco come funziona, Signore.
- Uno divide la sua anima e ne nasconde parte in un oggetto, così facendo sei protetto se venissi aggredito ed il tuo corpo distrutto.
- Protetto?
- La parte nascosta della tua anima continua a vivere. In altre parole non puoi morire.
- E come si divide la propria anima, Signore?
- Credo che tu conosca già la risposta. Tom.
- Omicidio.
- Si, uccidere fa a brandelli l’anima. È una violazione della natura.
- Si può dividere l’anima solo una volta? Per esempio sette, non è..
- Sette? La barba di merlino, Tom! Non è abbastanza orrendo pensare di uccidere una persona. Strappare l’anima in sette pezzi! Sono tutte ipotesi, non è così Tom? Tutta accademia.
- Certo Signore. Sarà il nostro segreto.

 
Quando conobbi Herry Potter per le saghe dei film e dei libri, capì che le opere avevano vari livelli di lettura. Uno superficiale, forse per bambini ed uno profondo, molto profondo, oscuro, nero, freddo, da depressione.
Sono tornato più volte su gli spunti datomi da questa serie e credo che l’argomento Horcrux sia un punto importante che mi è scivolato dalle mani varie volte ed ora che sono a casa mia, con la mia vita, il mio lavoro, la mia stabilità e la mia tranquillità mi sento sicuro nel poterlo affrontare, guardando la tempesta dalla finestra di casa mia.
Sono giorni che ci giro attorno, leggendo post vecchi, riorganizzandoli e ricollocandoli in scaffali differenti. La sezione Up et Down si sta via via riempiendo di punti convergenti sul Horcrux. Credo che sia il momento di aprire una nuova ala dell’isola e farvi convergere il necessario.

giovedì 7 marzo 2024

Confondere .

Il cxxxo per un farmaco .
Il cxxxo per un farmaco .

Finiamo di farlo. Forse ti è piaciuto, o almeno credo. 

Ti rilassi, come una gatta che ha appena mangiato a sazietà, ti lasci andare alle coccole, con un musino da bimba mi dici “mi fai stare bene”. 

Da una parte, ieri, ne vedo il lato positivo, bello, romantico della cosa; dall’altra, oggi, riguardandolo, mi rendo conto del pericolo di questa affermazione. Lo stare assieme ti permette di tranquillizzarti, di calmare l’ansia, di frenare le idee, di rilassarti, come se fosse/i un tranquillante, un rassicurante, come se fossi un farmaco che ti allevia l’esistenza. 


 

giovedì 29 febbraio 2024

Giorno bisesto .


Giornata buona
Mattina, devo andare al corso di catalano, sono stanco e non vorrei recarvi. Ogni cazzo di giorno è un problema alzarsi dal letto, ma qualcosa oggi cambia. Una di queste è nel prima di uscire, mi concedo un po di televisione, vedere cosa passa per il mondo prima di buttarmici. 
Ritardo l’uscita da casa. 
Mentre chiudo la porta di casa, sento per la tromba delle scale un suono familiare di portone in chiusura, seguito da un latrare di cane dalla taglia piccola, credo di sapere chi sia. Vado per la mia strada. Una curiosità mi prende, mi piacerebbe vederLa, sapere come sta. 
La incrocio con la vista sulla rambla, mentre mette fretta a Nuka per i suoi bisogni, sa che sto uscendo e non vuole incrociarmi. Mi rendo conto di questo particolare e mi dico “So che lei non sa che Io so un particolare e cioè on disturbarla”. 
Rallento, non attraverso la strada, non mi innesto la sua stessa traiettoria; ne prendo una differente, più larga, come se volessi prendere tempo sul da farsi.
Non voglio dare molto nell’occhio, mi calo la visiera del berretto sul volto e prendo le distanze, la studio. Entrambi abbiamo la spazzatura da conferire, lei è davanti a Me e si dirige allo stesso gruppo di cassonetti. 
Qualcosa dentro si muove, ma perché devo incontrarla per forza? Ho un altro gruppo di cassonetti dove buttare il cartone? Si, nella via de la Creu. Prendere tempo e distanza mi ha aiutato, attraverso la strada e cambio direzione. Di questa stronza e miserabile non voglio avere più niente a che fare, mi comincia a fare schifo.
Questo livello di considerazione nasce dalla chiamata telefonica di ieri con mia madre. Erano settimane che volevo uscire a camminare per i fatti miei e ci son riuscito. So che mi piace parlare e mi dico “chiamo mamma”. Mi risponde e riusciamo a parlare, no da figlio a madre, ma da uomo a donna e finalmente mia madre mi da un consiglio “Te lo dico da donna, quella ti vedeva come una scopata per riprendersi”. “Mà , a me sta cosa fa schifo, è da miserabili, perché io da uomo ho messo tutte le cose che potevo in chiaro, che a me queste cose in questo periodo difficile non mi vanno e per di più che lasciandoci ci dovevamo sedere da persone adulte per lasciarci”. “Lo so Fabio, sono come cose che ti fanno male e poi si convertono in vagoni che si portano dietro”. Mi si illumina un punto luce nella nebbia. 
Il punto luce mi si riattiva oggi guardando il treno passare. Perchè caricare un altro vagone di miseria alla mia vita? Cambio strada ed almeno questo vagone di miseria me lo evito di incrociarla per la strada.
La giornata continua, a lezione c’è lo studio delle “queixes i reclamacions”. L’occhio mi cade sulla frase “Aquest silenci genera molta rabia” mi dimentico del successivo “perquè”, non devo dare specificazioni, ora non più. Scritto e descritto il meccanismo della mia vita che mi ha portato ad intossicarmi di rabbia. Rossana, Loli, Valentina, Alessandra, fino a mia madre, persone che si sono chiuse nel loro silenzio, lasciandomi abbandonato come un cane e mettendo in moto la mia rabbia. A 44 anni prossimi forse ho trovato una pista saltata del mio cervello.

martedì 29 novembre 2022

Wok Dao

 

Ci sono tornato .

Mercoledì 16 11 22, torno a pranzare al Wok Dao. Stavolta sono nuovamente solo, “nuovamente solo”, perché in questa occasione nessuno è con Me. Trovo un tavolo, mi siedo, ordino da bere ed inizio a girare per l’ala di esposizione alimenti. 

Stavolta c’è prosciutto crudo, l’angolo dei caldi, l’isola fredda con carne, pesce, verdure e sushi, l’angolo dei dolci e bene o male le stesse cose rispetto al lunedì 29/08/22, ma sono passati precisamente tre mesi ora che scrivo e ci sono tornato con occhi differenti.

Quel lunedì eravamo rimasti per mangiare assieme con Miriam e Luna, in compagnia del ragazzo Domenicano che non ricordo il nome e della tossica Mili. Io ed il ragazzo Dominicano arriviamo sul posto in orario, le ragazze si fanno aspettare. Riunitici, guadagniamo il tavolo e ci sediamo. Già dalla disposizione del sedersi qualcosa mi suonava strano. Mili ed il suo lui ad un capo del tavolo e Miriam con la Luna all’altro capo. Io in mezzo.

Miriam passa il tempo dedicandosi a Luna ed al suo piatto. Parlo più con i ragazzi che con loro due. Mangiamo, ma ognuno per i fatti suoi. Una vaga sensazione di solitudine si presenta, rimandata giù dai piatti pieni di mangiare e tumulata da un finale di bignè ripieni di panna. Sono solo e sto mangiando solo, sono solo e non stò in una coppia, anzi con una mezza fusa ed una bambina che ha un disperato bisogno di un adulto. 

Quando ci sono tornato, la sensazione di mangiare da solo era presente, ma non disturbata da estranei, ho potuto gustarmi il pranzo e verificare che la mia sensazione era corretta. Ero solo il 29 e sono continuato ad essere solo il 16.

Voglia che capiti nuovamente non ne ho. Ora che ho chiara la sensazione, non la voglio ne perdere, ne ignorare. Ma tenerla ben in vista e saperla riconoscere.

martedì 31 marzo 2020

España .

Olé .
Apre una nuova ala del mio Blog, la sezione España, in funzione del fatto che dal 10 Aprile 2019 la vita mia ha portato nella penisola Iberica.
Mentre scrivo è passato quasi un anno dal mio arrivo; nel bene e nel male di cose ne sono accadute, come una epidemia di Coronavirus che mi costringe a stare a casa e non lavorare. Ma di questo ne scriverò ( forse ) più in là.
Ora inauguro questa nuova sezione e che vada bene.