Ti regalo le mie scarpe, sono nuove,
prendi anche qualche libro, può servire,
saprò alzarmi in volo e vedere dove sei,
ti manderò a dire goodbye,
ti regalo la mia giacca, ti sta bene,
ti lascio una valigia, da riempire,
ti lascio anche il mio numero, perché non si sa mai,
Quanti sogni, viaggi, colori, antichi rancori,
e una fantasia, piena di amori,
e andare contro vento, non è difficile lo sai,
lo è, senza un saluto, casomai...
Saprò alzarmi in volo e vedere dove sei,
ti manderò a dire goodbye
prendi anche qualche libro, può servire,
saprò alzarmi in volo e vedere dove sei,
ti manderò a dire goodbye,
ti regalo la mia giacca, ti sta bene,
ti lascio una valigia, da riempire,
ti lascio anche il mio numero, perché non si sa mai,
Quanti sogni, viaggi, colori, antichi rancori,
e una fantasia, piena di amori,
e andare contro vento, non è difficile lo sai,
lo è, senza un saluto, casomai...
Saprò alzarmi in volo e vedere dove sei,
ti manderò a dire goodbye
Ti lascio, ti regalo, una giacca, una valigia, un numero, anche solo una parola prima di andare, per non lasciar solo contro al vento, durante al viaggio, all’ignoto, al vuoto.
Parole semplici, gesti spontanei, forti perché ricchi di contenuti, che senti e ne capisci l’importanza se ti è capitato di partire senza un saluto, un ciao, un addio, un arrivederci, uno sguardo. Parti senza niente di umano, di caldo, di vivo, senza un cane o una cagna che ti saluta.
In quei momenti capisci l’importanza del sorriso di tuo padre che ti dice “ciao” mentre il treno scorre sui binari, apprezzi il significato delle scene sdolcinate delle persone che corrono ai piedi del treno per non perdere lo sguardo di chi vogliono bene, capisci che partire da un posto, senza un saluto, è la cosa più schifosa e meschina che ti possa capitare, è come morire dentro.
Mi è capitato un paio di volte, la prima quando partì un mio amico, di notte. Partì senza dir nulla, come fanno i ladri, senza un ciao, un arrivederci, un “io vado”, niente di niente. Credevo fosse morto, non sapevo a chi chiedere aiuto, o semplicemente qualche nuova. Il nulla se lo era inghiottito.
La seconda occasione si è svolta alla mia partenza con un bus. Volti mai visti, luoghi sconosciuti, niente e nessuno a dirmi ciao. Solo una famigliola di venditori ambulanti di panini, nello spiazzale antistante la fermata dell’autobus, erano l’unica cosa che riusciva a darmi un po’ di calore umano prima della partenza.
Fortuna volle che quando i miei occhi si posarono sul mare dello stretto, la morsa che stringeva il cuore si allentò, perché dentro una voce mi sussurrava: Casa….
Parole semplici, gesti spontanei, forti perché ricchi di contenuti, che senti e ne capisci l’importanza se ti è capitato di partire senza un saluto, un ciao, un addio, un arrivederci, uno sguardo. Parti senza niente di umano, di caldo, di vivo, senza un cane o una cagna che ti saluta.
In quei momenti capisci l’importanza del sorriso di tuo padre che ti dice “ciao” mentre il treno scorre sui binari, apprezzi il significato delle scene sdolcinate delle persone che corrono ai piedi del treno per non perdere lo sguardo di chi vogliono bene, capisci che partire da un posto, senza un saluto, è la cosa più schifosa e meschina che ti possa capitare, è come morire dentro.
Mi è capitato un paio di volte, la prima quando partì un mio amico, di notte. Partì senza dir nulla, come fanno i ladri, senza un ciao, un arrivederci, un “io vado”, niente di niente. Credevo fosse morto, non sapevo a chi chiedere aiuto, o semplicemente qualche nuova. Il nulla se lo era inghiottito.
La seconda occasione si è svolta alla mia partenza con un bus. Volti mai visti, luoghi sconosciuti, niente e nessuno a dirmi ciao. Solo una famigliola di venditori ambulanti di panini, nello spiazzale antistante la fermata dell’autobus, erano l’unica cosa che riusciva a darmi un po’ di calore umano prima della partenza.
Fortuna volle che quando i miei occhi si posarono sul mare dello stretto, la morsa che stringeva il cuore si allentò, perché dentro una voce mi sussurrava: Casa….
Messaggio in una bottiglia .


