lunedì 15 agosto 2011

Incontri in una Palermo Multietnica .

Portone di palazzo Mirto a Palermo .

Era il 27 Giugno del 2010, Io & Ale abbiamo incontrato una ragazza di nome Viviana durante un ricevimento interculturale tenutosi nella corte di palazzo Mirto. Ho avuto modo di scoprire il mezzo coltello rettangolare ed il coltello rettangolare per tagliare i formaggi stagionati e quant'altro necessiti per la divisione una buona forza concentrata a colpo.

venerdì 12 agosto 2011

Cortocircuito.

Con due cose simili si rischia di confondersi .

Era l'11 Novembre 2010 quando l'Avvocato mi disse di andare a prenderlo a Roma. Con il mio bel borsoncino seven, mi imbarcai sull'aereo: direzione Roma. Varcata la soglia dello studio, una voglia irrefrenabile di piangere mi assalì. Davanti a me c'era una ragazza (quella a sinistra), che assomigliava molto ad una mia ex . Volevo piangere ed andarmene.
Guardavo quegli occhi e mi sembrava di ri-vederla, la guardavo e riguardavo e le espressioni del volto di quella donna che tanto amai nella mia vita si riprensentavano.
Con un grande sforzo iniziai a fare un po di spazio dentro a me stesso, per tornare a respirare, per poter continuare a vivere. Mi si spalancò l'armadio dei ricordi, ed una ventata di ricordi dal forte odore di naftalina mi investì, allungai la mano per tirarli fuori, per capirli e capirmi, ma stavolta invece di tirarli fuori e darli in toto all'altra persona, li presi e controllai, per capire se potevano andar bene.
Il risultato finale fu di buttarne via molti, con una scelta attivamente voluta, piuttosto che una necessità affrettatamente accettata e mal sopportata.

martedì 19 luglio 2011

Lettera .

Di Manfredi Borsellino .

Qui di seguito riporto il link del testo della lettera di Manfredi Borsellino. Oggi è ancora il 19 Luglio e sono passati 19 anni da quell'inferno.

Link

Una frase mi ha colpito, figlia di quel dono che Paolo Borsellino fece al figlio che fu la sua lucidità nel trattare gli eventi umani, dando un spazio ponderato alle cose, senza grossi eccessi. La riporto di seguito:

E vorrei anche dirgli che la mamma dopo essere stata il suo principale sostegno è stata
in questi lunghi anni la nostra forza, senza di lei tutto sarebbe stato più difficile e
molto probabilmente nessuno di noi tre ce l’avrebbe fatta.

C'è qualcuno su questa faccia della terra che nonostante abbia ancora il padre e la madre, non gli può dire che tutto è stato più difficile senza aver ricevuto forza e praticamente 1 dei 2 non ce l'ha fatta. Capita..

L'immagine appartiene al rispettivo proprietario .

venerdì 8 luglio 2011

C'è taglia .

E taglia .

Un po di tempo fa scopro di aver bisogno di pantaloncini nuovi, quelli dell'anno passato non mi stanno più e la voglia di colore si fa avanti. Cerco in giro e ne trovo qualcuno. Contento e felice di averli trovati e di avere i soldi per comprarli, prendo il primo paio (giallo).
Passo ad un secondo market, dove mi sento a casa e c'è tutto e di più. Parlo con un commesso per sapere a che punto è la stagione, solita risposta: ogni settimana ci arrivano i container di roba. L'esperienza mi insegna che una volta portata la collezione dell'anno in corso, quella è e quella resta fino ad esaurimento. Cioè portano uno stock di roba e resta sugli scaffali fino al consumo, senza esser rimpinguato, potendo durare oltre la fine della stagione .
Memore dell'esperienza cerco un commesso con cui sono in maggior confidenza. Scambiamo quattro chiacchiere e gli porgo la domanda, risposta chiara ed esaustiva: la stagione è finita.
Un po deluso mi rivolgo agli scaffali alla ricerca di una taglia comoda. Cerca e ricerca, l'occhio cade su un pantaloncino Columbia, taglia 56. Lo indosso, mi calza giusto ma lo voglio. Decido di prenderlo ( ma di questa scelta precipitosa ne pagherò le conseguenze) e lo metto in carrello.
Continuo la ricerca, trovando un pantalone di cotone con le mie inseparabili tasche laterali, l'unico 56. Lo provo, mi calza largo, ha una buco nella tasca ed uno strappo sul fianco. Ho bisogno di pantaloni, lo prenderlo.
A conti fatti mi hanno fregato con i prezzi terminanti per 0,95 e 19,00, mi sono svuotato le tasche per pagare, con una commessa tutta schifiltosa nell'attendere i soldi. Pago ed esco più confuso che persuaso, forse avrò fatto degli acquisti affrettati.
Da questa esperienza ho iniziato a studiarmi con calma tutto quello che c'è scritto nelle etichette, provare i vestiti almeno 2 volte, non prendere pantaloni stretti ed arrotondare le cifre dei prezzi in eccesso, oltre che un pantalone prodotto in Bangladesh non ha le dimensioni di uno prodotto in Sud Africa o in Madagascar.
Scusate se è poco..

mercoledì 6 luglio 2011

Ricordi .



Da gestire .

La saga di Harry Potter, sia film che libri, mi ha dato molto da riflettere circa i sentimenti, le emozioni e ciò che si trova sotto la linea della coscienza .
Un argomento più volte toccato dalla scrittrice riguarda il ricordare, il dimenticare, una delle tante essenze dell'essere umano.
In questo spezzone di filmato si mette l'accento sui ricordi, visti come pezzi, oggetti palpabili, o come qui rappresentati in fiale contenenti parti di vita andata via. Non perfette ed inviolabili, ma fragili come vetro, perdibili, amalgamabili.
Il modo con cui la figura di Albus Silente si presenta con i propri ricordi ne rispecchia la personalità: preciso, meticoloso ed ordinato. Non tanto per pignoleria, ma per riuscire ad avere la mente sgombera, nella vita asseconda il processo del dimenticare, non lasciando le cose a se stesse, buttate in un angolo, o ignorate, bensì seguendole, accettandone il percorso del dimenticare dove lui si trova ad esser il primo attivamente interessato.
C'è da aprire una parentesi e cioè che il dimenticare nel filmato è molto strutturato ed organizzato, un dimenticare si, ma come voglio Io; questo non si può nella vita di tutti i giorni, dato che del dimenticare si conosce poco o nulla. Per questo suggerirei di studiare la memoria al rovescio, partendo non tanto dal ricordare ma dal dimenticare.
Quello che si può fare è assecondare lo scorrere delle acque del fiume Lete, che lambiscono i ricordi e a poco a poco ne trasportano via granellino dopo granellino, risucchiandoli nel fondale. Si può lasciar defluire l'acqua evitando l'ingolfamento dei ricordi, facendo spazio tra di essi, con lo scrivere, il disegnare, lo scattare foto, filmati, il parlarne, la musica, lavorando e quant'altro.
In questi ultimi tempi l'argomento della memoria mi affascina sempre di più e da autodidatta mi ci sto avventurato principalmente per capirmi, perché ogni tanto la mia memoria si inceppa, si blocca e resetta tutto quello che fino ad allora aveva accumulato. Quel momento lo chiamo "la memoria dei pesci rossi", "Tutta questa memoria e buff! Buio totale, hanno dimenticato tutto e tutto è bello ed interessante da scoprire daccapo".

sabato 2 luglio 2011

2011 04 16 Silenzio e Solidutine .

Nella 'Ricchia .

Stefano D'Arrigo scrive a pag 707 nell'Horcynus Horca:

Il silenzio deserto della 'Ricchia se lo sentiva dentro nel sangue, come ridotto in forma di un ago, un ago dalla punta di gelo rovente che gli camminava nel sangue e si muoveva verso il cuore, e il peggio era che se lo sentiva come sarebbe stato sempre così, sempre come in punto di trapassargli il cuore, sempre a quel punto.

L'autore gioca con tre figure, la solitudine, il gelo e quella parte di animo dove risiedono i sentimenti caldi chiamato cuore.
La solitudine viene rievocata più volte da Stefano D'Arrigo, come una bestia dietro l'angolo pronta ad uscir fuori e ad espandere il suo carico di gelo. Gelo penetrante, intenso, che scivolando si fa strada nelle corde dell'animo a ghiacciarle una ad una. Ghiacciata la prima, congela la seconda e così via, fino a trovarsi con un parte di se stessi ibernata.
A poco a poco ti ritrovi tu fermo solo soletto in un angolino, ibernato poco a poco. Vorresti alzarti, ma intorno trovi vuoto e solitudine. Provi a suonare le tue corde dell'animo, ma appena le tocchi con dita gelate, incallite e dalla sensibilità intorbidita, non senti sotto i polpastrelli la loro vitrea consistenza, la fragilità del nuovo stato in cui si sono evolute.
Si vorrebbero suonarle con ruvide e mezzi assiderati arti, ma si sgretolano tra le dita in tante piccole schegge di ghiaccio diffuse intorno. Si sparpagliano in ogni dove portando con se un briciolo di animo or ora smembrato. Si sprigiona un dolore profondo, intenso, nero, becero, sordo, che non da tregua, non conosce anestesia, non da calma o grazia, incalza come una marea nera che invade e rovina, guasta, scassa, smembra.
Vorresti gridarlo questo dolore, come una donna grida il dolore che prova nel dare la vita, ma l'urlo ti si gela in gola e se ne esce, fuoriesce un fievole gemito impercettibile tra le labbra.
Come un fischio di vento del nord che suona dei flauti di pan in bambù, appesi per un filo alla porta e cosparsi di ghiaccio, mentre il vento li smuove facendoli tintinnare tra di loro.
Brutta bestia la solitudine, cammina assieme al gelo, di cui ne è cane da compagnia..

giovedì 30 giugno 2011

Qualcosa di profondamente oscuro .

Come un elenco.

  • Carattere particolare, terribilmente chiuso, riservato, scontroso .

  • L'evento del lutto ebbe una influenza negativa sul suo carattere .

  • Si dedicò totalmente ad una persona .

  • Non uscì più di casa .

  • Comportamento infantile .

  • Non voleva riconoscere la realtà .

  • Non voleva riconoscere la morte del padre .

  • Paura .

  • Paura di restare sola .

  • Paura di restare orfana .

  • Paura di non avere qualcuno a cui potersi aggrappare .

Un elenco di cose nere, profonde, sdegnose, difficili da affrontare, problematiche da discutere, un po appartenenti, un po distanti, un po te stesso, un po diverso, non proprio te ma in cui potersi specchiare.