lunedì 10 febbraio 2014

Apnea .


Guillaume Nery base jumping at Dean's Blue Hole .

Vorrei indossare il costume, per poi volgere al mare e scendere a “gamba di donna”. Prepararmi per l'apnea con dovizia di particolari, pinne, calzari, maschera, boccaglio, muta integrale, pesi per un corretto assetto.
Adagiarmi a pelo d'acqua per la respirazione sul bordo del marciapiedi a vermenti ed iniziare a toccare con mano interiore tutti, ma proprio tutti i bei pensieri e ricordi della vita. Dal primo ricordo felice in culla guardando i puà Rossi della volta del cesto, a quando venne a prendermi a scuola il nonno, senza scordarmi del primo bacio. Li passerei in rassegna, accarezzandoli, sentendoli nuovamente miei, come quando ti abbracciai sulla pensilina alla stazione di Milano.
Raccoglierli tutti, tenerli in un grande abbraccio e tuffarmi nel mare, sprofondando nel blu profondo. Arrivare a vedere con i miei occhi interiori tutti questi momenti, salutarli, ringraziarli e lasciare giù, proprio la sotto i momenti negativi. Magari lavarli e stemperarli, commistionarli con i belli, mischiati in modo che li nel profondo blu perdano gli eccessi e poterli riprendere con me.
Aggrapparsi alla corda di risalita e ad ogni manata prendere un brutto ricordo, lasciarlo nelle profondità oppure portarlo con me ma meno intenso. Salire con decisione braccio dopo braccio, sentirsi via-via leggero, per poi bere all'uscita un sorso di aria fresca e brindare alla rinascita. .

domenica 9 febbraio 2014

L'inferno.. .

Di piazza Dante Alighieri .
Giornata bella, quasi irreale. Clima primaverile ci avvolge intorno e dentro. Sembra quasi di volare sulle bici. Io contento di pedalare, sopratutto con Te, ma grato a tuo padre di avermi prestato il suo velocipede. Capisco da subito che è un prezioso prestito, la tratto con riverenza quasi sacrale. Prima di salirci sopra, conscio dei miei 100 e passa, testo le ruote. Capisco che sono sgonfie e ti chiedo di andar dal benzinaio.
A passo celere ci dirigiamo verso la pompa di benzina ed Io attingo alla mia cultura povera ma presente di meccanica di bici. Gonfio le ruote con una cura neanche se fosse l'ultima volta in vita mia. Testo i freni con precisione e cura. Noto il tuo sguardo su di me che mi elettrizza, faccio tutto con il mio tempo e meravigliosamente bene dentro me. Ti accorgi che mi impegno in ciò che faccio e rimanendo stupita da come curo la bici, lo condividi con me. Una gioia immensa mi pervade il cuore, sapere che apprezzi ciò che faccio per noi mi riempie di felicità.
Chiedo al benzinaio quanto è il disturbo, una risata è il preludio degli arrivederci. Saliamo in sella ed iniziamo a pedalare. Tremante dallo spettacolo di vederti in bici, allungo il passo ed accostando dico << Ringrazia tuo padre per avermi prestato la bici. >> Con un sorriso abbagliante mi rispondi << Fabio. Lo devi ringraziare perchè ti ha dato la figlia!>>.
Rimango scioccato, quasi intontito. Questo al mio paese vuol dire che il padre si fida di me e mette nelle mie mani la sua figliola. Un senso di pesantezza mi sale sulle spalle, come di troppa responsabilità. 
 Pedaliamo per le vie, il traffico è scorrevole e gli autisti non ci mettono sotto. Arriviamo ad un primo parco comunale, giriamo intorno ad un ruscello ed Io vorrei fermarmi lì. I miei occhi ti vedono ninfa, mi innamoro per l'ennesima volta e quasi piango nel vederti.
Proseguiamo a pedalare, dritti verso un altro parco. Varcatone il cancello, mi fermo a fotografare una foto sul rispetto degli spazi comuni e sulla necessità di raccoglier i bisogni dei cani. Il cartello mi ha colpito perchè dimostra con mano che basta poco per iniziare ad avere uno spazio comune pulito.
Riprendiamo il percorso con il vento in poppa, forse chiudono il parco o forse l'ufficio dove lavori, ma sento che voglio seguirti e non farti andar via.
Guadagniamo l'uscita dello spazio verde, ma incrociamo un volto familiare. Io ho come paura a veder quella persona, qualcosa mi dice di aver già visto quei lineamenti da qualche parte. E' tuo zio.
Ti fermi a parlare ed Io mi metto un po in disparte. Mi sento in imbarazzo e quasi fuori luogo, dato che dentro di me gira e rigira un disco rotto “Lei è precaria, Tu pure. Ma che cazzo ve state a dì? Qui ci stai per poco tempo e rifatta la valigia di cartone, te ne tornerai a casa tua. Non tessere legami.”
Ti fermi a parlare, la discussione diventa lunga ed Io ho terminato le scuse per indugiare. Appoggiare la bici, scendere con calma, bere alla fontanella, guardare il cartello. Ho finito le scuse, non posso più starmene in disparte, anche perchè mi ha puntato con lo sguardo ed ha il viso di chi vorrebbe conoscermi, oltre a te che vorresti presentarmi. Non ne posso fare a meno. Mi avvicino e mi presento con “Fabio” ed un sorriso impaurito mi si dipinge sul volto. Dall'altra parte è riservato un sorriso dolce ed affabile, disponibile e da zio verso un nipote acquisito, simile a quello dello Zio Ettore. Mi sento ancora più in imbarazzo, non so che dire o fare, sento e capisco che Io qui sono di passaggio e l'anima è straziata tra far il coglione affabile ed il menefreghista “tanto sono qui solo per fottere”. Mi avvicino e timidamente ascolto, scambio qualche parola e mostro curiosità ed interesse.
Una stretta di mano pone fine alla mia passione, mentre ci avviamo definitivamente all'uscita mi arriva la voce dello “zio” << Trattala bene, è una ragazza d'oro>>.
Un sorriso tirato accompagna un impaurito << Certamente >> dalla bocca. Vorrei urlargli che Io qui sono di passaggio, ma il tempo è poco ed il posto è fuori luogo, lui non mi conosce e sento che Tu mi stai tirando dentro ad un copione fatto e ri-fatto decine di volte, con chissà quante altre persone prima di me.
Un ulteriore peso giunge sulle mie spalle, sento i piedi vacillare, come un colosso dai piedi d'argilla comincio ad oscillare.
Mi sento fuori luogo ed impacciato, ma giungiamo al tuo posto di lavoro. Mi presenti le colleghe ed Io ho portato un pensierino dalla Sicilia per loro: penna e righello AVIS Milazzo per tutti, presenti ed assenti. Sicuramente saranno utili. Baci, saluti ed abbracci.
Complimenti dalle tue colleghe che non mi staccano gli occhi di sopra, tessono lodi per la cortesia e la gentilezza, mentre tu mi sfanculizzi lanciando sul tavolo la tazzina di caffè. La cosa non mi fa molto pensare su momento, ma dopo, a mente fredda tornando sul caffè come bevanda della pace e dei rapporti sociali, penso che mal celavi il tuo disturbo verso un Marucchin che nel bene e nel male, partendo da una condizione svantaggiata riesce a intrattenere rapporti anche con le tue colleghe.
Incontro tutti, dalla collega pronta ad andarsene via per fine contratto, alla dirigente di settore. Mi sento cortesemente accolto e credo che la cortesia serva a non farmi mettere radici o tessere rapporti umani.
Guadagniamo l'uscita dello stabile, ripetendo il percorso che quotidianamente impegni ed oggi mi confessi di volerlo condividere con me. Mi sento un cuore di cane, da una parte felice perchè lo vuoi fare con me, per noi; ma dall'altra so che è una facciata ipocrita. Saliti sulle bici ci dirigiamo verso il Sentierone, ti guardo pedalare e ti trovo sempre più bella ad ogni falcata.
Mi fermo a prendere del pane ed una mozzarella ad un gazebo di prodotti che espongono davanti a gli archi, mentre tu mi racconti l'ennesimo aneddoto di casa tua e della tua famiglia. Mi sento fuori luogo ed impacciato, cosa ho fatto per meritare questa doppia tortura? Da una parte mi rendi partecipe della tua vita, ma dall'altra mi sbologni.
Arriviamo in piazza Dante, posiamo le bici vicino ad una panchina ed i nostri occhi iniziano ad intrecciarsi. Mi cerchi con lo sguardo mentre mi spari insistentemente delle domande, delle necessità, delle speranze.
- Fabio, ho 35 anni.
Con un pizzico di ansia nella voce.
Sdrammatizzo con un: - Fino a prova contraria 34, forse quasi 35, ma Io il mio tempo non lo cedo a nessuno, neanche un frammento se non alla donna che amo. Un buco nell'acqua, continui la filippica. Chissà quante volte l'hai detta e ri-detta.
Voglio farmi una famiglia. Voglio sposarmi. Voglio avere dei figli. Farmi una casa e crescervi la mia famiglia.Un fiume in piena ghiacciato mi giunge addosso, quasi non capisco dove sono finito. Mi sento come i Romani nella selva di Teutoburgo caduti in un'imboscata. Mi muovo con affanno ed impacciato.
Le tue domande e richieste di certezza sopravanzano come un cingolato, non c'è modo di scansarle, almeno per via del forte legame che provo verso te. Mi tieni il volto con la mano destra sulla guancia sinistra. Ancora è come se sentissi il calore del tuo palmo sulla pelle. Scruti i miei occhi come uno “spiaggiatore” scruta la sabbia, scorrono le pupille per percepire ogni singola increspatura degli occhi che tradisca le emozioni interiori.
Decido di affrontarle. Guardo la fontana, l'acqua che scorre, le fronde degli alberi. Il mio staccare lo sguardo dal tuo per trarre respiro non è bene accetto.
Sono impacciato, goffo, maldestramente mi muovo, spanno. Hai preso la mia Chicca, scatti foto a più riprese rivolte a me. Tra me e me mi dico “Vorrai veder con calma il mio volto più tardi e capire se ciò che ho detto è differente a quello che esprimo”. Maledette fotografie, ma allo stesso tempo benedette perchè ti fanno vedere come gli occhi dell'altro fotografo vedono le cose.



Sulle note di “Lisa Gerrard - Now We Are Free” mentre lo stormire degli alberi mi rincuora, ricordandomi proprio il pezzo de il Gladiatore, trovo la forza per afferrare una semplice domanda “Bimbo mio, vuoi tu questa donna per la vita?” Come un pirla di dimensioni assurde dico tra me e me “Si”.
Capitolo, ormai non ho scuse, sono Tuo. Non connetto più, sono cotto, innamorato, perso in Te, ho accettato di rispondere a questa domanda ed esprimo la mia volontà a farmi un futuro con Te.
Più stretti di prima, almeno per me, volgiamo a “casa”. Per la prima volta cucinerai per me e ciò che vedrò tra i fornelli non sarà bello, ma ormai sono capitolato e ti ho accettata accanto a me.

Avrei voluto esser Ulivo ...

Per Te .
Avrei voluto esser ulivo secolare per Te, affinché tu vite avessi avuto modo di avvolgerti intorno. Con le mie fronde badare a Te e cullare la prole che avresti partorito.
Avrei voluto vedere il tuo sorriso stanco affaticato ma gioioso, mentre per prima stringevi ciascuno dei pargoli che via via avresti dato alla luce, mentre ebro di felicità mi sarei avvicinato a voi e tra le mie braccia sarebbe nato un nuovo Noi.
Avrei voluto sentire il profumo del tuo latte, mentre nutrivi la nostra prole, gioiosamente trasportata una ad uno in fasce coloratissime avvolte intorno a tronco.
Avrei voluto caricarmi le spalle di ampi zaini per la montagna, pieni di ciò che ci sarebbe servito a far famiglia in montagna, senza scordarci di portare almeno un cucciolo sulle spalle per fargli veder meglio l'orizzonte, come ogni buon Berti è abituato sulle spalle del proprio Babbo.
Avrei voluto far i conti la sera, per capire su cosa avessimo potuto intervenire per giungere a fine mese. Fare dei sacrifici per i pargoli e riuscir poi a sorprenderti per il tuo compleanno con qualcosa per te di inaspettato.
Avrei voluto.. Tante cose, ma eri la persona sbagliata.

Aqua .

Non è un errore di battitura .
Prende il via nell'Isola di Melee un nuovo scaffale, intitolato “Aqua”. Non è un errore di battitura, bensì l'utilizzo del vocabolo acqua in Latino. E' un ricollegarsi al motto da me adottato AVE ATQUE VALE e le varie implicazioni classiche che gli studi hanno comportato.
L'oggetto dello scaffale/insenatura dell'isola è ciò che ruota intorno a questo elemento, riscoperto con la scelta di cimentarmi in apnea.
Erano anni che ci giravo intorno, complice l'alzata di scudi pesante di mia madre quando comprai la muta subacquea, senza scordarsi le discussioni assurde paterne circa il fare pesca sub.
Timidamente ci tornai in contatto nell'estate di 4 anni fa, quando complice un mar di ponente lercio dai liquami, mi dovetti dedicare anima e corpo a nuotare nella piscina della Tonnara. Lì qualcosa si mosse, continuato poi nell'autunno ma bloccato dalla discussione poco stimolante con Salvatore B. Fortunatamente con Katia riuscimmo a trattare dell'argomento e a metterlo a dormire, circa le profonde e belle sensazioni provate quando a fine allenamento di nuoto libero mi concedevo un'immersione a fondo vasca per premiarmi.
Oggi il premio me lo prendo periodicamente. Faccio apnea ed ho riscoperto questa parte di me da troppo tempo malcelata.

lunedì 3 febbraio 2014

Ho iniziato a far apnea .

Io con la muta prestatami da Egy .
"Faccio un bel respiro. Non riempie affatto il vuoto che ho dentro e che sento da sabato mattina, un buco doloroso e che mi ricorda la mia perdita."

Avevo/ho un buco dentro, figlio di una perdita. Un vuoto che mi porto e che a poco a poco cerco di colmare. E' come se nella mia vita/prato fosse nato un bell'albero e questo ad un certo punto non vi fosse più. Al suo posto è rimasto un cratere.
E' come se su un prato, come quello che c'è a ponente dove corro, fosse caduta una bomba. Dopo la detonazione vi è rimasto un ampio cratere nel suolo. Voragine che ha cominciato a consumare, catturare, prendersi ciò che c'era intorno.
Un po come il nulla nella storia infinita, si mangiava le cose a poco a poco. A poco a poco questo cratere ha iniziato a mangiarsi ciò che c'era intorno, complice la bruma che scendeva su di me immobilizzandomi.
Toccato non proprio il fondo, ma una mia fibra di dignità nel vivere, voglia di sopravvivere, costi quel che costi, ho cominciato a provare a fermare l'erosione del margine avanzante del cratere.
Mi sono forzato, ho deciso di trovare un rimedio. Appellarmi alle mie passioni, ai miei sogni, alle mie idee, ai miei progetti, alla mia vita. Prenderla nuovamente in mano, dolorante e pulsante, accarezzarla e ricominciare a ricomporla.
Ho guardato dove c'era la luce, il calore, il tepore interno, i miei progetti ed ho cominciato a passare uno a uno ciò che mi dava speranza.
Il trekking non l'ho abbandonato, ma dopo la scena patetica di quel tipo al “The green-stone” sull'assicurazione, l'idea momentaneamente di ritornarci l'ho accantonata.
Il camminare con i ragazzi dell'AMA Camminare in sintonia mi ha dato forza e costanza, mi ha fatto sentire parte integrante di un gruppo, di una comunità. Ho avuto modo di ascoltare tanta vita ed assaporarla, sentirla, condividerla, potermi riscaldare con loro. E' stato un punto fermo in un periodo traballante.
Da questa passione che mi accompagnava ad ogni passo, ho cominciato a camminare Io da solo. Bello si, ma non come con gli altri. Allora mi son detto: perchè non cercare qualcosa che vorrei fare di sport assieme ad altri?
Su facebook imperversavano da mesi le foto di Melo ed Egidio con il Dudongo Team. E' stata un'idea che a poco a poco è emersa dall'inconscio, si è fatta strada passo dopo passo mentre camminavo. E' uscita fuori come una bottiglia di vino matura ed è il suo tempo: Apnea.
Una passione primordiale, viscerale si è mossa. Una corda impolverata da tanti anni e messa da parte da oltre un decennio ha cominciato a musicare con un suono chiaro e finalmente pulito. La voglia di acqua si faceva strada dentro di me e cominciava a fermare l'erosione del cratere.
Quando ho fatto la mia prima immersione statica, sono andato a ritrovare molte delle belle sensazioni che portavo dentro: Il sogno in cui facevo apnea da bambino e che mi donò la più bella emozione che abbia mai avuto finora. I miei cari ormai andati via per sempre, ma che ho ritrovato vivi e forti durante l'immersione.
La preparazione all'apnea che mi ha ricordato molto il filmato del bagnetto ai bimbi, che di rimando mi ha condotto a Rossana e Rossana stessa. Gli ultimi 3 concetti sono un po fusi tra loro trapassati/figli/Rossana, ma andando in apnea statica sono riuscito a poterli abbracciare tutti assieme e potermi crogiolare con essi. E' stata una meravigliosa sensazione, il vuoto che porto ha cominciato ad esser riempito ed Io a sentirmi meglio.
Un altro concetto mi ha portato avanti sulla scelta dell'apnea. Rossana un giorno mi disse di voler far arrampicata a mani nude. La cosa mi lasciò incuriosito ed incredulo. La guardai domandandomi come stramaledettamente farà ad arrampicarsi su una roccia senza muscoli. Un giorno andò proprio ad arrampicare, lasciandomi solo a girovagar per Bergamo, manco a casa sua, nella strada.
Non posso andar con lei a veder l'allenamento (sospetto che ci sarà stato un altro ganzo o piano B se non ero Io il B da celar) e giro. Cammino come mi hanno insegnato nel gruppo e le idee cominciano a prender forma e ad esser snocciolate. L'immagine di un'arrampicatrice ed un subaqueo che si baciano al confine tra mare/roccia per poi ognuno prender la propria passione ed andarsene via si fa strada.
E' un'immagine forte, quasi violenta, l'idea di andarmene via non la accetto ( ma mi verrà a breve imposta), ma l'idea del sub mi incuriosisce. Continuo a camminare, inforco un sentierello che mi farà arrivare in una Via chiamata Valverde (guarda un po) e tocco con mano l'idea di andar sott'acqua.
“Ma come? Con le bombole?” “Ma anche no..”
Ricordo di esser riuscito a raggiungere mio compare Fabrizio nelle profondità in immersione. E' come un flash: Se sono riuscito a scender da dei sub, perché non posso calar con le mie mani per i fatti miei, mentre lei si arrampica? Il gioco è fatto, scelgo di far apnea, di prender una strada opposta a quella di Rossana, anche Io con le mie stesse mani ma modalità diverse. Come se avessi voluto lasciarmi alle spalle tutto e continuare per la mia nuova strada, portando con me alcune cose belle che ci son state, ma rielaborandole ed adattandole al nuovo.
Ho iniziato a far apnea, le sensazioni positive si susseguono ed il vuoto che mi porto dentro è diventato sopportabile. Ora riesco quasi a percepirne i bordi doloranti come una cicatrice, ma toccabili.

Dovrò .

Tante cose...
Dovrò smontare tutto ciò che di bello abbiamo avuto e spedirlo nei ghiacci del passato, onde poter rimanere intatti e non esser imbrattati dal presente.
Dovrò piangere tutte le lacrime che ho in corpo per dare un senso a questa sofferenza interiore.
Dovrò accettare l'idea che sei di un altro e non più mia.
Dovrò convincermi che è stato un sogno.
Dovrò convincermi che non parlavi con il cuore .
Dovrò accettare che la poesia che mi dedicasti è sparata sul tuo sito alla mercè di chicchessia.
Dovrò accettare che a Lui una pinta di bolle ed a me una calcio sulla bocca.
Dovrò accontentarmi del tuo silenzio totale, quasi innaturale ed Io a piangere come un cretino.
Dovrò camminare per i posti che furono nostri e dove ora mi trascino come un sopravvissuto.
Dovrò fermarmi ad ogni luogo della memoria nostro, baciarlo, pagare l'obolo delle lacrime amare ed abbondanti e dover andare avanti da solo.
Dovrò restar solo, credendo che c'era un noi.
Dovrò grattare ogni piccolo frammento dalla vita, sia esso, scatto, emozione, pensiero, frase di vita, o di scritto, canzone o altro per poter dare un senso a questa sofferenza che dilania le carni.
Dovrò guardare negli occhi un'altra persona e scordarmi di Te.
Dovrò accettare che tu questo lo hai già fatto.
Dovrò raccogliere le mie cose ed abbandonare questa valle di lacrime, perchè a poco a poco vi sto morendo e non ne vale la pena.
Dovrò raccogliere tutto quello che era nostro e capire che non c'è più.
Dovrò capire che hai preferito abortire la nostra storia ed espellerla come un corpo estraneo dal tuo cuore e lasciarmi solo con il feto agonizzante tra le mie mani.
Dovrò trovare un senso a tutta questa montagna di merda che mi assale e di cui non so che fare.

sabato 1 febbraio 2014

Cinica.

Cinica 001 .
La chiamata si chiude e con essa un'altra storia volge al termine. Finalmente quel peso che ti portavi dentro da più di un mese si è tolto, quella storia iniziata benissimo e poco a poco degenerata ha avuto un epilogo.
Forse non avresti dovuto farlo tornare a casa tua o forse non avresti dovuto andarlo a prendere all'aeroporto. Forse sarebbe stato meglio lasciarlo alla pensilina degli autobus dell'aeroporto, fargli aspettare il bus, magari farlo arrivare in centro, non rispondere al telefono già da subito se ti avesse chiesto informazioni per arrivare. Come dire, un minimo di furbizia l'avrebbe potuto mettere in guardia dal continuare sulla strada verso di te. 
Cinica 002
Forse non avresti dovuto aprirgli nuovamente la porta di casa, quello spazio combattuto a sacrifici e privazioni e più volte messo in pericolo dall'ultimo “Cretinetti” che si presenta nella tua vita. Forse quel cassettone liberato per lui ti servirà a te per altro, magari trovar posto ai tuoi attrezzi. Forse era meglio non lasciarglielo libero quello spazio, chissà cosa avrà creduto? Di certo che gliel'ho preparato per lui, che sciocco. Serve a me.
Forse era meglio festeggiarsi il compleanno da sola, con i miei amici ed i miei genitori, lui addirittura chiedeva di far venire un suo amico. A casa mia? Con i miei amici? Ma scherziamo? Già sarà un miracolo se riuscirò ad evitarmi una foto di compleanno senza lui. Il prossimo anno se ho un altro cosa gli dico? Ad ogni compleanno ho un fidanzato diverso?
Cinica 003
 
Forse avrei dovuto tirar fuori la scusa di esser impegnata più spesso, mi è mancata la mia libertà. Ma tirar fuori 3 volte la stessa necessità, su 6 giorni passati assieme, forse si sarà insospettito; l'ultima cosa che avrei voluto era una sfuriata di gelosia, non l'avrei sopportata così come non ne sopportavo la lentezza nelle cose.
Ieri l'ho sfanculizzato fuori casa con la scusa di dover pulire ed i preparativi per la festa, oggi faccio il bis con la scusa delle lezioni alle 3 di pomeriggio, che poi sappiamo Io e la Mia Amica che è solo una scusa per aver tempo per far altro..
Cinica 004
Basta devo smetterla di dirmi tutti questi forse, è arrivata la sua lettera e dovrei leggerla. Sarà piena di stupide cose smielate da adolescente invecchiato che carinamente dovrò sorbirmi per poi doverlo ringraziare e davvero mettere la parola FINE a questa scopata estiva durata troppo a lungo.