martedì 17 febbraio 2015

Tu ...

Gliel'hai concesso .


Sei tu che gliel'hai permesso, in nome di un amore che evidentemente esisteva solo nella tua testa. L'hai accettata, l'hai fatta entrare nel tuo intimo e lei se n'è approfittata.

L'immagine appartiene al rispettivo proprietario.

sabato 14 febbraio 2015

Recupero pezzi .


 
Vari e dolorosi .
E' la sera del 2 Giugno, torno da un'escursione sui Peloritani voluta e cercata, per rompere il solito tram – tram, per buttare le carte sul tavolo e rompere la brutta piega assunta dal gioco.

Nel pomeriggio ricevo una telefonata, forse lavorerò per la stagione. E' felicità, è speranza, forse si ricomincia a poter progettare, su un nuovo campo, su un nuovo livello, forse si riuscirà a togliersi qualche sassolino dalla scarpa.

Mi concedo un bagno caldo e rilassante, voglio coccolarmi e riprendermi. Penso a cosa potrei fare con quei soldi che prenderò e già i progetti si snocciolano nella mente: Vestiti, Apnea, qualcosa messa da parte, un po di spesa, un viaggio e se dovessi aver bisogno, della Terapia .

“Un viaggio?”, mi domando tra me e me. “Dove?”, cerco di restringere il campo di ragionamento. Una parola affiora alla coscienza: Bergamo. Dubbi su dubbi si susseguono, ma un dolente nucleo di dolore interiore è lì che preme. Inizio a giocare al “bersaglio” per capire dove voglio arrivare, costi quel che costi, lavoro e me lo posso permettere di far quel che voglio:

- Vuoi vedere Rò? Si, ma non proprio di persona, magari di sfuggita o senza esser visto. Anzi, non voglio esser visto. Effettivamente non voglio esser visto ne da lei, ne da nessun altro.

- Cosa vuoi fare a Bergamo? Voglio rivedere dei posti.

- Quali posti vorresti vedere?

Il ragionamento si inceppa. Tante immagini si susseguono dalla memoria, ma non puntano a voler vedere Rò nuovamente lì, è come se una parte di me è ancora lì e mi manca. Sento vuoti dentro, percepisco pezzi mancanti, non rispondono più all'appello e vanno dal fare fotografie alla città di Bergamo, dal Circolino al vino, la città alta, le mura, il vicolo dell'assemblea Nazionale dove credetti di vederla. Una lista vertiginosa di posti si fa avanti, assieme al cimitero ed al parco Redona.

Ricordo i posti ed un forte dolore mi prende, come se qualcosa dentro mancasse, come se avessi bisogno di andare lì per rappacificarmi con me stesso, per chiedermi scusa, per vedere i luoghi con occhi diversi e dirmi scusa.

E' assurdo, voglio vedere Bergamo ma non voglio vedere Rò. Voglio vedere i posti in cui sono stato con Lei, ma non voglio ripercorrerli con Lei, voglio andarvi da solo, per i fatti miei, guardarli, capirli e sentirli ora, dopo che la tempesta nera è passata.

Inizio a ragionarci su. Stilo una lista di luoghi dove andare, ma fino all'ultimo minuto non sarà completata. Metto i soldi da parte ed i giorni scorrono. Non sono convinto di andare a Bergamo, perché potrei vederla e nuovamente mi dico tra me e me “non la voglio vedere”, anzi “voglio esser dimenticato”.

Scorrono i giorni e la confusione si accentua. Poi un pomeriggio parlo con mia madre e dell'idea che mi frulla in testa. Mi chiede “Vuoi andare a vedere nuovamente qualcuno?”, “No mà, sento che devo andare a recuperare dei miei pezzi che ho lasciato lì, non una persona”.

Prendo il coraggio a due mani, chiedo i giorni di ferie in anticipo e prenoto il volo. Nel frattempo mi sento con Davide e l'idea di unire il viaggio per Bergamo ad altro di utile mi suona bene. Coglierò l'occasione per andar a trovare Davide a Brescia, così non resto a Bergamo, stacco e mi allontano, non so come reagirò al tornare in quei posti e l'idea di un supporto non è male. Si farà base a Brescia.

Compro il biglietto, qualcosa è cambiato. Ho un po più di fiato e potrò partire da Catania, ho i mezzi per arrivarci per i fatti miei e pagare il parcheggio. Posso permettermi di comprare un extra di bagaglio per i precedenti motivi e non dover rompermi il collo a spedire pacchi. Vorrei prenotarmi il posto, ma la vedo come una cosa pacchiana, mi accontento dei distinguo realizzati finora e lascio scorrere. Per carità al ritorno un posto distinto mi potrebbe velocizzare l'imbarco, ma a me quello che serve è un sbarco veloce a Catania, onde poter mettermi prima in auto e dirigermi verso casa e poi al lavoro.

Nei giorni a seguire mi preparo, valuto che lo sbarco agevolato non esiste e che alla fin fine non guadagno minuti per tornare a casa prima. Organizzo cosa portare a Davide, conserve fatte in casa ed addirittura della verdura selvatica del Capo, spero gli farà piacere. Assemblo i pezzi e tutto scorre via fino a quando l'aereo si stacca dal suolo Siculo. Lì sento davvero che la partita si apre e che dovrò stare attento. Vado a recuperare pezzi miei, come un uomo discreto nel sottobosco vado a cercare per trovare, ma senza voler dare nell'occhio o infastidire, o sopratutto esser notato. Ma su questo punto dovrò scendere a patti con me stesso, dato che dal primo momento che arrivo a Bergamo una forte voglia di andare a casa sua mi prende, ma un'altrettanta voglia di non vederla mi prende.

E' stata difficile, ma ce l'ho fatta.

Matrimonio


Chiesa de la Trinità.
Primavera inoltrata, mattina di sole, chiesa della Trinità. Da quel luogo sacro in cui si sposarono i miei bis-nonni, usciamo mano nella mano Io e Te. Indossi un sorriso smagliante sul volto, rimbombano nella chiesetta e dentro di noi le parole del prete “marito e moglie”. Un tubino bianco ti avvolge, come quello che disegnasti sul sacchetto di carta. Tutta la mia famiglia al completo e la tua sono seduti nelle sedie impagliate e seguono con lo sguardo il nostro procedere verso l'uscita, è un ridere ed un gridare di gioia. I miei amici ed i tuoi hanno fatto gruppo e ci canzoneggiano.

Ti prendo in braccio per sollevarti e scendere i gradini. Una pioggia di riso ci avvolge ed un lungo bacio tra urla di gioia e festa ci accompagnano. Mia madre ha le lacrime, mio padre pure, mia nonna è felice come non mai dalla morte del nonno. E' gioia, gioia pura. I tuoi sono entusiasti, vedo il cugino Alberto ridere, mentre sua moglie  è contenta. Le due bimbe, ormai signorine, giocano nell'aia davanti la chiesa.
Un sole vivo e bianco ci bacia dall'uscio in poi, percorriamo un paio di metri sul selciato davanti la chiesa, con la coda dell'occhio scruto Carola, tutta impettita con famiglia a seguito e scorgo un filo di invidia nel suo sorriso sarcastico. Merito del panorama da cui si vedono tutte le isole Eolie, la punta del Promontorio, il rosa della chiesta che si stacca e contrasta con l'azzurro del cielo, le abbondanti rose bianche comprate in zona che hanno addobbato l'interno e l'esterno della chiesa .

Un banchetto ci attende a pochi metri dal sagrato. Non prima di aver fatto volare in cielo un mazzo di palloncini con attaccati biglietti di gioie, speranze e buoni propositi scritti su foglietti di carta colorati nel cuore della notte.
Un cameriere sorridente e spontaneo mi porge la bottiglia da stappare. Voglio stapparla con Te. La scarto, la pulisco ed entrambi i nostri pollici spingono il sughero compresso. Il tappo vola nel cielo azzurro per poi perdersi nella sottostante campagna. Gli applausi si susseguono. Verso del vino nel tuo calice, mentre premurosa lo versi nel mio. Passiamo la bottiglia al cameriere che destreggia come un funambolo per preparare i flute del piccolo rinfresco.
Appena gli invitati hanno almeno una mano occupata, alziamo i vetri, brindiamo con i presenti ed incrociando le braccia beviamo senza staccare gli occhi l'uno dall'altra.

E' festa, è gioia, è vita. I presenti assaggiano dolci e confetti sul tavolo coperto da una tovaglia bianchissima, è stata ricamata dall'altra mia nonna. Un filo di vento la sposta, facendola ondeggiare, per poi scorrere sul mio volto ed è come se mi avesse portato un di Lei bacio. Sembra quasi che ci siano proprio tutti i miei cari, sembra che un momento all'altro i nonni debbano salire dalla discesa, tenendosi per braccio e discutendo del nipote convolato a nozze.

Un arrivederci a tutti alla villa, dove ci attende il banchetto e la festa, mentre seduti sul cassone di un'ape bianca, andiamo a far foto .

Prima facciamo una tappa al cimitero. Portiamo il bouquet alla tomba del nonno. E' stata una tua promessa l'altra sera mente scrivevamo i bigliettini per i palloncini. Ricordo ancora le tue parole “Fabio. Vorrei portare il mio bouquet alla tomba di tuo nonno”. Non ti dissi nulla, se non un abbraccio stretto – stretto ed un lungo bacio con le labbra umide di lacrime. Preghiamo assieme e lo salutiamo, fisicamente non è con noi, ma in cuor mio il nonno c'è ed è accanto a noi per benedire questa nuova strada.

Scattiamo foto, tra Fondazione e Faro. Sorpresa delle sorprese, sono riuscito a far arrivare un barcaiolo. Ci spingiamo con il fotografo per gli scatti nella grotta a mare. Non manca nulla di noi.

Torniamo sull'ape, tirata a lustro, per arrancare verso la villa. E' quasi il tocco ed il motocarro si fa strada nel viale alberato, con un sorriso smagliante sei attaccata al mio braccio mentre ondeggiamo, vorrei che questo momento non finisse mai. Ho paura quando arriveremo allo spiazzale antistante la villa e parcheggeremo, tutti ci vedranno come marito e moglie.

Le tue amiche fatte venire apposta ti assalgono appena scendi dal sedile, in un cinguettio di rondini. Le rondini stesse che hanno fatto il nido sotto un cornicione nei pressi, ci salutano cantando. Per un momento mi fermo e ti guardo, con gli stessi occhi che tengo in serbo da quando si posero su di te sotto l'ulivo, sei bella come una venere ed il bianco ti dona.

Andiamo al banchetto allestito sotto i gazebi. In lontananza si vedono le isole. L'aria è così limpida che si distinguono le bianche case dal terreno vulcanico.
Il gruppo attacca a suonare canzoni, mentre i camerieri fanno scorrere piatti tra i tavoli degli invitati. Che cosa strana trovare al medesimo tavolo toscani, siculi e lombardi, per di più un alpino della brigata Bergamo ed uno nella Vigilanza Aeronautica Militare entrambi di leva in Alto Adige. Chissà cosa ne uscirà fuori, spero che il nostro cucciolo nel grembo da un paio di mesi amerà il mare e la montagna, l'apnea, l'arrampicata, il camminare e tutto quello che vorrà .

Piatti siculo – lombardi – toscani si susseguono. E' un imbastardimento all'ennesima potenza, tra salumi, formaggi, antipasti, primi, secondi e dolci. Il palato volteggia tra le pietanza servite, una diversa dall'altra, ma si sa a me le cose incrociate fanno impazzire.

I tuoi apprezzano la cucina sicula – toscana di casa ed i miei gradiscono le pietanze lombarde. E' una gara al piatto che racimola maggior consenso. Mezza forma di Parmigiano è in bella mostra sotto un albero, chi vuole si alza, afferra il coltellino, stacca la scaglia che vuole e sceglie la frutta che più gli aggrada per accompagnarlo: frutta fresca, frutta secca, miele e fette di pane a portata di mano.

Il vino è rigorosamente un Valcalepio, lo stesso de “Il circolino”; scorre a fiumi. Sono mezzo brillo, ma concesso il primo ballo a tuo padre, ti concedo poco a gli altri invitati. Le danze accompagnano gli intervalli tra una pietanza e l'altra.
Come statua ti ergi dal tavolo, chiedi con decisione ai camerieri di portarti i confetti. Con un mestolo e la cesta di olivastro, fai il giro dei tavoli per mescere un po di confetti e le bomboniere a gli invitati. E' superfluo sottolinearlo, ma le bomboniere le hai dipinte tu, tutte a mano e sono una tempesta di colorate “F&R”.

J'y suis jamais allé - Yann Tiersen

Attacca un violino accompagnato da una fisarmonica, le note di Yann Tiersen in J'y suis jamais allé echeggiano nell'aia, mi guardi negli occhi ancora più contenta di prima e ti stringi a me per ballare. Danziamo fino a quando i piedi non fanno male, le pietanze sono state servite, le fiammelle dei lumi sono state accese, i contorni delle isole quasi si sono perse e quasi si possono toccare con mano le luci delle case. Un urlo di sorpresa e gioia echeggia tra gli invitati e si voltano in direzione Levante, si vedono le eruzioni del vulcano. Sento che Isso mi abbia fatto il suo regalo a noi.

Giunge la sera ed il momento della torta, ma la festa sembra non voler finire. Una cassata gigantesca viene portata, guarnita di ogni bellezza di frutta candita e martorana. Impugniamo il coltello e lo affondiamo su quel dolce fatto giungere appositamente da Palermo. Un profumo soave di dolce, ricotta, mandorle, miele e tutta la Sicilia esce delicatamente dalla guarnizione. Ci baciamo e lasciamo finire il lavoro ai camerieri.

Sparecchiano, alcuni invitati si sono alzati per andar via, ma ancora ti muovi come le fiammelle dei lumi e ti seguo con decisione e chiarezza. Stanchi ma felici saliamo nuovamente sull'ape. Lentamente si fa strada nel viale alberato e le fiaccole per terra si susseguono tra gli alberi a bordo strada. Una pioggia di barattoli di latta e di “palloncini” fanno un baccano sul selciato e svolazzano.
Guadagniamo la strada per l'albergo, saremo nostri per tutta la notte e per sempre.

martedì 6 gennaio 2015

Ritorno a sentir messa .


Chiesa del Carmine .
Martedì 24 Giugno, per il calendario Cristiano è San Giovanni Battista, mio nonno avrebbe compiuto l'onomastico. Il giorno prima sento mia nonna per telefono, mi ricorda dell'onomastico del defunto nonno. Qualcosa dentro mi dice di andarci.
Sveglia naturale, senza orologio. Preparato per uscire, salto la colazione dato che è Martedì; ho deciso di uscire di mattina e far colazione fuori, pure un cornetto comprato al panificio e mangiato sotto un albero, ma devo uscire fuori.
La messa verrà celebrata alla Madonna del Carmelo. Durante il rosario a poco a poco ci riuniamo vicini nei banchi: Io, Claudio, mamma con la nonna ed infine papà. Spero il nonno ci possa vedere da lassù. Prego per lui, per i miei cari.
Durante la celebrazione una frase torna alla mente:

“L'idea scattò fulminea agganciando in fondo al cervello un'immagine prigioniera e sigillata per anni da una dura cicatrice, lampeggiò aguzza come un rasoio tagliandogli l'anima crudelmente, prima che potesse rendersene conto e chiudere il varco, l'immagine uscì con tutta la forza di una molla lungamente compressa .”

Manfredi V. M. , L'oracolo, Stabilimento NSM – Cles ( TN ), giugno 1992, Arnoldo Mondadori Editore SPA.

Non sono anni, ma 8 mesi, oltre 200 giorni ( per la precisione 245 ), diamogli un senso sintetico: più di mezzo anno. Da cosa? Da l'ultima volta che sono entrato in chiesa per sentire una messa.
Era Domenica 20, tardo pomeriggio. Dopo esser stato “sfanculizzato” fuori casa e per passare il tempo mi misi a camminare per Bergamo, fui portato di fronte a nostro Signore Gesù Cristo. Andammo a messa e ci sedemmo accanto, per farmi vedere la tua chiesa, dove pregavi per me, per farmi conoscere Don Carlo che ti aveva tirata via dalla depressione ( cosa non si fa pur di non andare da uno psicologo ) e per andare a messa assieme di Domenica.
Il ricordo era sedimentato nel dimenticatoio, per non soffrire, per dar pace, per guadagnare tranquillità, ma il dimenticatoio si è intasato, è saturo e se non spurgato come una fossa nera, le cose ivi allocate emergono con prepotenza e si presentano.
Mi ha fatto male sentirmi preso in giro davanti a nostro Signore Gesù Cristo, di pari passo mi sono sentito stupido nel pregarlo di benedire la strada intrapresa. Mai in vita mia mi sono sentito tanto cretino. Mai, davanti poi al Principale..

lunedì 5 gennaio 2015

Ho notato che il Blog cade a pezzi. File presi on - line cancellati e filmati andati. Proverò a ri - fare la manutenzione, ma stavolta partendo da scatti personali. In passato avevo già riparato il blog, ma vuoi la mole di post, di lavoro svolto, l'uso di immagini on - line che poi sistematicamente sono scomparse, mi ha portato a non finire e a dover ricominciare dove avevo già finito. Un bel circolo vizioso.
Per ora mi dedicherò allo scaffale "Il mio quotidiano", vediamo cosa ne esce fuori. 

Ritornare sui propri passi .



L'angoscia lo spingeva a frugare dovunque senza metodo e senza precisione e poi a ritornare sui suoi passi nella convinzione di non aver cercato abbastanza bene.. .

Manfredi V. M. , L'oracolo, Stabilimento NSM – Cles ( TN ), giugno 1992, Arnoldo Mondadori Editore SPA, pag 82.

Stai per uscire. Ti fermi davanti lo zaino o la borsa e fai mente locale su ciò che dovrai fare mentre sarai fuori. Le prime immagini si focalizzano sul pavimento dell'attenzione, ma quasi subito le mattonelle saltano ed altre idee si fanno strada, come spinte da una molla molto e da troppo tempo carica.
Il pavimento si sgretola, le idee si affollano e sei lì a dover preparare la borsa per uscire.
Ricominci, magari con l'ausilio di un foglio di carta per scrivere il da fare, lasciando uno spazio tra il margine foglio ed il rigo di scrittura. Dopo darai un ordine cronologico o topografico per quello da sbrigare, aggiungendovi un semplice numero.
Le idee si materializzano sul pavimento dell'attenzione. Scritte alcune cose, il pavimento si sgretola sotto la spinta di geyser. Idee interrotte prendono il sopravvento, trovano fessure tra gli interstizi delle mattonelle e sputano fuori tutta la loro energia, facendo saltare i cocci proprio lì dove prima si focalizzavano le idee.
Ri – provo, la lista è stata fatta a metà e forse riesco a riprendere il lavoro interrotto. Leggo dal vetta lista, proseguo. Aggiungo alcuni particolari non scritti ed appena sono alla fine, iceberg di ghiaccio squarciano il calpestio. Lame appuntite emergono dal profondo degli abissi a notevole velocità, con spinta senza eguali e freni, puntano al pavimento della coscienza, lo urtano, lo rompono con gran fragore, spezzando il sartiame alla base della coscienza.
Riprendo a leggere la lista dal vertice. Scorro sui punti, arrivo verso la fine e la concludo con gli ultimi punti. L'elenco è finito. Torniamo a preparare la borsa. Questo mi potrebbe servire, quell'altro pure, cerco di immaginarmi cos'altro potrebbe servirmi, ma le idee che hanno iniziato a scorrere sul pavimento della coscienza vengono interrotte da un'esplosione di rabbia interiore. Una colata piroclastica di lava lancia in aria lapilli e lava, la rabbia gratta dalle profondità dell'abisso frustoli e brandelli di anima per poi sputarla più alto possibile. Il filo della ragione è perso.
Cerco gli occhiali. Cerco la custodia, ma il loro “solito” posto è vuoto. Mi metto a cercare nell'ingresso, ma la mensola è vuota. Torno nella stanza e ri – apro il cassetto del comodino, forse non ho cercato bene. Ri-frugo senza gran precisione, rovistando tra la marea di oggetti ivi depositati senza un senso o un perchè, sedimentati nel tempo per pigrizia, con la scusa “poi gli troverò una sistemazione”.
Non li trovo.
Ritorno all'ingresso nuovamente, stavolta cercherò con metodo questo guscio. Passo in rassegna i vari oggetti allocati, concludendo che gli occhiali lì non ci sono. L'angoscia mi dice che non ho usato precisione nel cercarli nel cassetto. Torno sui miei passi e rovisto magari prima sul tavolo, poi sulla libreria, ma una voce interiore mi dice che quello non è il loro posto.
Mi rivolgo alla memoria, ma un moncherino amputato risponde. Cerco con angoscia nel cassetto. Prende un annebbiamento della coscienza, come se fosse calata la bruma nella stanza, si fa strada un mal di testa di formiche fameliche che mordono il cervello.

Spiegelman A., Mause, Einaudi Tascabili Stile Libero .
Rabbia, rabbia, rabbia e nuovamente rabbia, arriva, verso gli occhiali, verso la custodia regalatami e non c'è più, verso la memoria che non risponde, verso la coscienza fatta a pezzi, verso quelle emozioni emerse con insistenza e forza dalle profondità del fiume lete per far a pezzi quell'angolo di pace costruito per poter uscire fuori. Rabbia verso la stessa rabbia.
Mi fermo, tra me e me una scena di un fumetto si focalizza, Art Spiegelman, MAUSE, “Lascia stare quel cuscino e si porti via tutti i nostri guai!”. Ripeto tra me e me “Lascia stare gli occhiali! Si portino via tutti i miei malanni!”. Una risata tra me e me scorre sulle labbra. Un venticello di leggerezza entra nella stanza della ragione da una finestra apertasi. Prendo un cappellino e lo indosso, se ci sarà sole mi riparerò gli occhi con questo.
Prendo lo zaino ed esco a sbrigare le commissioni, meno male che non sono subentrate le abitudini che incarcerano tutto e ti asfissiano.

L'immagine appartiene al rispettivo proprietario.
Il materiale letterario appartiene al rispettivo proprietario.

venerdì 14 novembre 2014

Tra non molte ore parto. Destinazione? Alla fin fine Bergamo. Obiettivo? Recuperare i miei pezzi lasciati lì, così come ho fatto a Milazzo, al Castello, al Capo, a Taormina. Ho raccolto pezzo dopo pezzo i frammenti in cui sono andato in frantumi, li ho ripuliti, sistemati e dato loro un posto, un senso, il loro senso; anche se tutta quella violenza di senso non ne ha.
Per Me stesso, per la mia vita, per l' amore ed il rispetto verso Me. Almeno ho la dignità di recuperare pezzi miei e seppellirli, non lasciandoli a marcire per strada.
Resterà Messina, ma forse lì non voglio andare a recuperarli, dormiranno per sempre o fino a quando non vi passerò e sarà come sentire nuovamente il vento in faccia come quella mattina.

Buona fortuna Fabio ed AVE ATQUE VALE.