martedì 2 febbraio 2016

Fase preferita .

Tra due poli.
Le fasi Up & Down che si alternano nell'altalena. La fase preferita è la fase 0, quando toccato il fondo inizia la risalita. In quel momento parte il cammino per arrivare alla vetta; varie le fasi, l'Eutimia, la Nonsochesia e giungere alla fase del "sacro vento caldo", invidiata da molti.
La parte bella di tutto questo è il cammino intrapreso per risalire dal punto 0, è come se arrivassi sulla cima di una montagna. Il "bello" è nel percorso intrapreso (le persone incontrate sul cammino per tornare a vivere) e non nella vetta raggiunta che sappiamo esser la "mania".

Tempo

Scorre, come acqua . 

Il passato è archiviato.
  
Il presente si vive.

il futuro mi appartiene.

Vivo con i piedi saldi nel mio passato, le mani armeggianti nel presente e lo sguardo rivolto al futuro. 

giovedì 21 gennaio 2016

Kintsugi .

Le cose rotte si possono riparare è la loro riparazione ad impreziosirle, rendendole uniche .
Da un paio di anni giro intorno all'argomento sul riparare. Riparare oggetti, strumenti, parti di se stessi, anche da soli.
Il punto di partenza è l'esser cresciuto con un padre in grado di riparare la qualsiasi e renderla migliore dell'originale. Più bella, funzionale, resistente e quella disomogeneità della riparazione un elemento di abbellimento. Pure Io ho iniziato a riparare; cose, oggetti, strumenti, persone, me stesso.
Il punto di partenza è avere “tutti” (o quasi) i pezzi, per poi incollarli, assemblarli e sistemarli, trovandone il verso. A volte i pezzi non ci sono e per riparare devi riempire. A volte non c'è bisogno di avere tutti i pezzi, si inizia e mano a mano che si trovano, si aggiungono all'opera.
Quando vedevo i vasi di epoca greco – romana, dove mancavano i pezzi e venivano riempiti con malta o altro materiale di riempimento, la cosa non mi piaceva. La detestavo, la odiavo, a rigor del vero mancavano pezzi e la cosa non era giusta!
Poi mi trovai Io, dopo l'ennesimo attacco psicotico ed andato giù in pezzi, a  recuperare i mille frammenti, ri-assemblarli, ricomporli, da solo, senza aiuto esterno, sia  esso genitoriale, terapeutico, amicale o di conoscenti.
Dura, davvero. Con l'aggravante di una “scassacazzo” che frequentava il blog per farsi prima i fatti miei, poi rosicare, grattare pezzi del nostro passato comune e poter così capire come muoversi di conseguenza e tornare all'attacco. Ma questa è un'altra storia.
A volte si va in pezzi quando meno te lo aspetti e ce ne vuole per recuperarli.
Bergamo, poggio del parco Redona. Vado in pezzi un Venerdì 18, di un solare  Ottobre del 2013. Passano 395 giorni e riesco a tornarci di lunedì 17, in un piovosissimo Novembre del 14. Alle spalle ho tanti giorni di calvario, di recupero pezzi, Taormina, Casa, Milazzo, Capo, Marinello e chi più ne ha, più ne metta.
Per motivi di distanza ed economici Bergamo è rimasta l'ultima “campagna scavi”. Restano altri pezzi da recuperare, però quelli non sono più da Solo, sono in due.
Faccio una lista di luoghi da visitare, tocco diversi punti su dove andare a recuperare frammenti, ma non riuscirò a raggiungerli “tutti”. Mi rendo conto che fisicamente non posso andare ovunque; devo scegliere, escogitare un piano per non passare due volte dallo stesso posto, adattare alla giornata trovata ed al tempo a disposizione, non far saltare la mia copertura perché voglia di esser notato e vedere non ne ho, tante cose da far quadrare e scegliere sul da fare.
Alcuni pezzi sono stati abbandonati lì per scelta e forze di causa maggiore, l'idea di ritornare in alcuni posti non mi aggrada molto, ma dove posso passare e recuperare, lo faccio, recupero pezzi e metto da parte.
Arrivato ad una massa critica, tra luoghi rivisitati, gesti, pensieri, memorie, modi di fare e pensare, inizio la lenta opera di ricomposizione, che ancora oggi procede.
Con cosa ri-assemblo e riparo? Mi viene in mente del ”oro”, oro interiore. Ma cos'è? Inizio con quel poco di oro che mi era rimasto da parte e non avevo usato con Rossana, lì si apre un baratro. Perchè proprio “oro”? Perchè questo materiale si associa a regalarlo ad una persona preziosa a Te vicina.
Ricordo il primo ciondolo d'oro regalato: Antonella. Un ciondolo d'oro con delfino, con Lei che neanche mi voleva vedere per l'anniversario. Quando uscii il regalo per l'evento e fu aperto, vidi disegnato sul volto la cupidigia. La cosa mi rimase infissa nella mente e da quel momento iniziai ad odiare i gioielli. Feci dei bei sacrifici per poterle regalare quel pensiero.
Mi fermo. Vado a cercare Lorenzo Cherubini, anche Lui ha cantato di “oro”, ne “Tutto l'amore che ho”: 

 Considerando che l'amore non ha prezzo, sono disposto a tutto per averne un po.
Considerando che l'amore non ha prezzo, lo pagherò offrendo tutto tutto l'amore che ho
.

Sembra un controsenso, ma l'amore impiegato per riparare me stesso, con quell' ”oro”, lo misi in campo per riparare Rossana. Rossana fu disposta a far di tutto per averne un po, anche le peggiori porcate e meschinerie, Io dall'altra parte nell'illusione del ricevere il suo “amore/oro”, lo pagai con tutto l'amore che avevo.
Amore bello, caldo, vivo, fatto di casa, di mia madre, di mio padre, di mio nonno, di mia nonna, siano essi siculi o toscani. Di nonno che viene a prendermi all'asilo,  notti di Natale, di Capodanno speranzoso, di amore fatto per la prima volta. Di fiori, di pensieri, di speranze, di opportunità, di voglia di vivere, di spazio per l'altra persona, di voglia di stare assieme, di tempo donato, di ascolto, di assorbire e far mia tutta la merda che l'altra persona stava mandando, di far mie le sue sofferenze ed andare avanti assieme, di piangersi assieme gli altrui lutti: storie non seppellite, bambini abortiti, balli mai finiti. La voglia di condividere un pensiero, una speranza, uno scorcio dell'altro inaspettato da chi ascolta e detto con garbo, un fiore, uno scritto, una lettera, un messaggio, una telefonata, uno sperare che ci rivedremo, un far l'amore lasciandosi andare fino ad essere inerme nelle altrui mani come un gattino. Un fare sesso senza limiti e se c'è da aprire la porta ad una nuova vita che ben venga. Un sussurrare “Ti amo” nel cuore della notte, una mano che ti cerca, un sorriso donato, una mano stretta, un abbraccio all'improvviso, una girata in bici sotto il sole, un faccio Io/non ti preoccupare, un fiore regalato senza aspettarlo, una pensiero dolce per mitigare i pensieri cattivi, un scusa, un non arrabbiarti, un lottare contro la mia rabbia per non uccider la nostra storia, un farmi vedere con le lacrime, indifeso ed atterrato, l'amore che mi donò Ramona e che custodivo gelosamente con quel “Giò”, mai più usato e mai più tirato fuori, un guardarti con gli occhi di Ramona un.. un .. Un .. Un tutto questo ed altro. E questo “amoreoro”  glielo donai, lo usai per ripararla, per mitigare dove aveva dolore. Cinicamente Lo prese, si ri – assemblò, impreziosita, pulita, sistemata, disintossicata, se ne andò via, senza scordarsi di rubare fino all'ultimo e senza ritegno. Finito, mi buttò in un angolo, come si buttano i ferrivecchi, i ferri esauriti. Disposta a far di tutto per averne un po.
Bella e pulita, come un vaso riparato dal Kintsugi, andasti ad addobbar la vita altrui, prendendo tutto quello che c'era da prendere da Me ed entrando nella vita di un altro.
Mi ritrovai “derubato/svuotato” e dovetti mettermi a ricomporre la mia di vita con quel poco di amoreoro rimastomi. Fortunatamente abbastanza.
Capii tutto questo quando provai a recuperare una parte di Me da Alessia, quella parte dolorante che ho messo in gioco con Francesca, Antonella, Rosy, Anna, Rossana. Rossana per disperazione se ne cibo famelicamente, da povera morta di fame. Alessia vuoi per la distanza e la sua impossibilità a viversi una storia in lontananza non potè cibarsene, da zombie, da carne ormai putrida, fradicia che si avventa su carne viva per riprender forze. In quella storia capì qualcosa che ora stà emergendo e a poco a poco e stò ragionandoci su.
Ma questa è un'altra storia.   

martedì 5 gennaio 2016

Escursione in compagnia.

L'Etna vista da monte Kalfa.

Domenica sera. Pasquale posta sul gruppo Facebook di una sua escursione a monte Kalfa. Qualcosa mi dice che Io lì ci voglio andare. Ci ragiono un po e mi ricordo che è il monte veduto in lontananza passando da Taormina, promessomi a più riprese di visitarlo.
Non tentenno, decido di andarci dopo aver fatto il punto delle cose da risolvere ed in quale ordine, non poche.
Prendo il pane di lunedì mattina dopo una serie di necessarie e rocambolesche scelte. Porto avanti il lavoro per il locale e mi faccio dare una mano da mio padre. Mi libero e parto per la piscina, strada facendo chiamo Pasqualino e gli propongo l'escursione al monte. Lui mi dice di Si ed è un piacere re-incontrarci.
Scappo a nuoto, finisco la lezione, e contatto Pasqualino. Finita la lezione un paio di telefonate in questa mia solitudine multimediale e torno a casa. Cena al volo, termino di preparare il borsone già iniziato in mattinata. Sembra esserci tutto.
Preparo i panini per l'indomani, apparecchio la tavola per la colazione e via a nanna. Resto in chat a parlare un po del più e del meno, ma nulla di che, non prendo sonno e la tensione accumulata in giornata è molta. Punto la sveglia e scopro di avere meno di 4 ore di sonno davanti. Male, stò tirando la corda ripeto tra me e me.
 Suona la sveglia durante uno dei miei sogni confusionari, colazione, assemblo i pezzi finali dell'attrezzatura, scopro di essermi dimenticato gli occhiali da qualche parte ma riesco a rimpiazzarli con gli altri neri di riserva. Tutto a posto e macino strada con l'auto. Chiamo Pasqualino e lo informo del mio sopraggiungere presso il luogo dell'appuntamento.
Sono abbracci e sorrisi ed il nostro piacere di parlare e stare assieme che non si perde. Abbiamo strada da fare e punti da ricongiungere, è un piacere confrontarci e discutere, un grande.
Luogo dell'appuntamento a Messina, dopo vari giri e rigiri capisco che è vicino l'orto botanico. Pasquale arriva ed attendiamo il formarsi della comitiva. Ci riduciamo in un'unica auto e via, destinazione A18 uscita Taormina, con Pasquale che borbotta “è tardi”. Continuerà a borbottare per il resto del tragitto, interrompendosi solo durante l'escursione.
L'auto si arrampica per stradine sconosciute ma dalle caratteristiche a me note. Strette, curve a gomito, dissestate, alti dislivelli e sgangherate. Ho imparato a transitarvi bene quando stavo con Alù. Poi la scritta Mongiuffi Melia, la memoria non può che andare a Mona, una linea di tristezza mi prende, ma non vado a fondo, magari vedrò di affrontarla in un altro momento.
Il mezzo si arrampica al santuario della Madonna della Catena. Scendiamo e ci prepariamo.
Torneremo nel primo pomeriggio sul posto, dopo una bella escursione, ma non scevra di problematiche, una tra le tante i fuori pista di Pasquale, nati per accorciare, ma che macinano persone ed ossa.
Però bella :-)

lunedì 4 gennaio 2016

Sapori di ..

Pasta .
Erano i primi di settembre del corrente anno, quando mi presento al locale vicino casa mia per candidarmi come cameriere.
Al “Piccolo casale” tira aria di affondamento, Ale una sera mi dice “Voglio chiudere, cercati un'altra esperienza”. Due più due fa quattro. Mi cerco un altro lavoro. Ri-accarezzo l'ipotesi di lavorare vicino casa. Scorgo un cartello con su scritto “Cercasi cameriere da sala”. Mi ci butto, voglio lavorare.
Mi candido con oculatezza, senza espormi troppo e senza scrivere Tutto quello che so fare. Essenziale, diretto e pulito, “nà cutiddata” o una “manata di poker”. Se mi volessero hanno solo da prendermi. Iniziano le serate di lavoro. Si marcia, si lavora quasi ininterrottamente. Prendo una boccata d'aria come tempi verso Novembre, perché il flusso di lavoro si riduce parzialmente. E' interessante e c'è da imparare molto, ma altrettanto molto c'è da mettersi in maniera attiva verso l'impiego.
Proporsi, capire, sentire, tengo un quaderno del lavoro, come nelle altre occasioni. Mappare giorno dopo giorno l'evento e capire cosa succede e cosa non succede. Ragionarci su, essere lì, vivere..

AVE ATQUE VALE

mercoledì 30 dicembre 2015

Risvegli .



Marco Pantani l'ultima grande salita
Perchè non chiuderlo .

Manutenzione al blog, alcune immagini sono cadute, altri video sono stati cancellati.

Mi imbatto sullo scaffale “Risvegli” e noto che è un po affollato. Leggo; credo che si possa chiudere e far convergere in maniera organica e fluida in un altro reparto, magari “Up & Down” .
Possono andare nell'altro scaffale, prender posto e riempire i vuoti tra un “libro” e l'altro, dando corpo e continuità alla scaffalatura, ma altri concetti all'interno dello scaffale non ci stanno.
Sono concetti ed idee che nascono come “illuminazioni”, sono intuizione, un affacciarsi di nuovo alla vita dopo tanto tempo che dormivo, un tornare su un argomento con la visuale cambiata e proiettare sull'argomento una nuova luce.
E' la loro essenza, anche se potrebbero andare nel cassetto “Up et..” hanno più forte la valenza di intuizione e non di organicità.
Un momento di uscita fuori dagli schemi, che permette di analizzare le cose come di una fuga in avanti, che ti permette di vedere l'insieme meglio, ma perché sei uscito dal gruppo, dalla massa, hai visto l'insieme, hai avuto una visione migliore, ti sei illuminato (chiamalo come vuoi) e poi sei potuto andare avanti meglio.
Un po come quando la mattina presto prendi le migliori decisioni a cervello fermo. Sono delle bellissime intuizioni, hai la mente fredda e riesci a guardare le cose con un briciolo di distacco e quiete. Oltre ad avere uno spazio ove allocare la sensazione di sdegno e repulsione per tutto ciò che è proseguito senza di Te.


Il mariale audio/video appartiene al rispettivo proprietario.

martedì 17 novembre 2015

Concerto di Jovanotti.

“Ghimmi Faiv !”
Concerto Jovanotti, prossimo 18 Luglio, la nostra storia è appena iniziata e procedo con cautela. Non piedi di piombo, ma piede felpato, attento a non schiacciare le “formiche” per terra. Samuele và, Tizia và, Adriana pure, Tindara dovrebbe andare e Noi due che vorremmo andare, ma non capisco perché l'idea non procede.
C'è una botta d'arresto, un conto che non torna. Vorrebbe venire anche Claudia, ma è un tergiversare. Si, No, domani andiamo a comprare i biglietti, oggi no, domani si.
Manda e rimanda i posti economici finiscono, restano i biglietti, cari. Rimandiamo e lasciamo cadere nel dimenticatoio. Claudia non scioglie il nodo se non a ridosso dell'evento ed è tardi, settimane prima i biglietti erano terminati. Dell'amaro traspare in bocca.
Volevo andare al concerto. Ma anche non andarci.
Quando mi ci recai l'ultima volta, stavo con Ramona e la cosa portò male. Ma stavolta saremmo stati tutti e due assieme al concerto, non separati. Le differenze ci sono, basta scrutarle, osservarle, discriminarle e farle emergere, così solo le cose non si ripetono.
Matilde preme per andare a fare un tuffo ai laghetti di Venere. Antonio pure,  Fede è d'accordo, Gemma gli piacerebbe ma di Martedì. Appena lo sente Marilisa dice Si, ma non Martedì, possiamo spostarlo per lei a Mercoledì? Cazzo, Io Mercoledì ho un impegno semiserio di lavoro al locale (riparare una porta quasi gratis). Federica in chat “decide” di Mercoledì. Rimando l'impegno semiserio lavorativo perchè la foto del gruppo di ragazzi condotti farà pubblicità e comunque curriculum.
Dalle 16.00 l'appuntamento viene spostato alle 17.00, Fede deve andare dal dietologo. Matilde a quell'ora non può, Gemma nei giorni precedenti (fino alla sera prima) ha fatto notare che non la si è voluta spostando l'evento a Mercoledì, ci metto una pezza ripetendo che ci sarà altra occasione. Marilisa è la prima che salta dicendo di non voler venire. Cazzo, proprio Lei che aveva insistito per andare nel suo giorno libero? Poco affidabile e dalla volontà precaria la ragazza.
Qualcosa non quadra, problemi su problemi, troppi. Nuovamente troppi punti da accontentare e poca disponibilità. Butto la carta Io, alle 16.00 sarò lì, chi vuol venire è bene accetto.
Vediamo chi gioca a “coglionare” e chi No. Chi verrà, manterrà la parola, chi non verrà mi darà indicherà in modo chiaro di quanto potrà valere la sua parola: assente = niente.
Una di queste è Federica, ha detto che verrà, ha spostato l'orario e poi non viene. Hmm... torna a galla una dinamica che mi sfugge, la dinamica è riferita Marilisa ma qualcosa non mi quadra con Fede.