lunedì 22 maggio 2017

Una Nissan .

Micra .
Sabato 25 Febbraio, ho voglia di vederti e forse anche Tu, spero, ma i motivi sono differenti. Io ho voglia di intimità, Tu chissà di cosa.
La serata a lavoro scorre bene, si è lavorato ma abbiamo preso una bella volata, smontiamo la sala e la rimontiamo celermente, i restanti lavori proseguono e sedutasi la brigata a tavola, resta poco da fare.
Ti mando un messaggio, magari riusciamo a vederci e stare un po in intimità. Rispondi, ci sei, aspetti. Con la scusa del dolore alla spalla riesco a sbolognarmi il collega dal portarlo a casa, ti chiedo cinque minuti per farmi una doccia e togliermi la puzza di sala. Mollo il borsone sul mobile e schizzo verso la piazzetta. Una telefonata è l’annuncio che sto arrivando, la spalla mi fa male, ma tra non molto avrò di che non pensarci più.
Parcheggio vicino alla tua auto, sali in macchina e qualcosa non quadra. Dici che senti freddo, ti trema la gamba per il nervoso, provo a massaggiarti il collo per rilassarti, un bacio alla noce del collo, un accarezzare i fianchi, un massaggio alle tempie, niente, non ti sblocchi.
Ti indurisci ed irrigidisci come un pezzo di marmo, qualcosa sotto sotto mi dice che è pronta una tua crisi.
L’occhio mi cade ad una macchina parcheggiata davanti a noi: è una Nissan. Penso “come quella che aveva Federica”, ma il colore è differente e chi la guida è una donna dai lineamenti differenti dai Federiciani.
Anche a te cade l’occhio sull’auto, sopratutto dopo che se ne è andata via sfrecciando. Iniziano le domande pretenziose, distorte, maliziose e fuorvianti, dove l’unica risposta possibile è quella pre-costituita nella tua mente che ha già sentenziato che quella è la macchina di Federica:
- Chi era in quella macchina, Federica?
- Di che colore ce l’ha Federica la macchina, era lei?
Devio il discorso, lascio andare la discussione, non voglio alimentarla anche se Tu fremi ad aprirla e farla esplodere.
Torna l’auto, a bordo sono forse in tre o due. Loro stasera forse faranno qualcosa, Io mi sto preparando ad una eruzione vulcanica basaltica, una delle tue solite crisi. Stavolta qualcosa dentro di Me è diverso, non ho voglia di espormi troppo.
Tornata la Nissan ti ci fissi, vuoi credere che sia di Federica. Ti faccio notare che non è lei ma imperterrita ti convinci che in auto ci sia lei. Dato che non ti schiodi, accendo la macchina ed andiamo in riva al mare, forse riusciamo a sciogliere meglio la tensione da viste inopportune.
In riva al mare l’eruzione vulcanica inizia a prendere corpo, inizia a sfociare sui cellulari, vuoi vedere il mio a tutti i costi ed è un già sentito, un ripetere di Federica, del passato, del tradimento, della tua presunta innocenza, dell’altrui ambiguità.
L’unica soluzione che mi si prospetta è mostrare il mio cellulare e si risolverà tutto. Il cellulare mi viene afferrato e strappato dalle mani, la cosa mi da fastidio.
Con tono poco cordiale dico “No. Guarda che i cellulari sono bombe a amano e tu ci stai giocando. Non voglio tu lo prenda. So benissimo cosa non voglio. La differenza con un malato di mente è che so bene cosa non voglio e non voglio che il mio cellulare sia violato”. Urla, insulti e grida da parte tua, le stacco il cellulare dalle mani e nella manovra le tocco il dito mignolo tagliatoti con la scatoletta di tonno.
Urli di dolore, forse un po troppo, inizi ad insultare la mia persona, il mio corpo, la mia famiglia, il mio passato per arrivare ad un presente in cui è convinta che ce ne siamo andati dal parcheggio perché in quella macchina c’è Federica. L’eruzione ha preso corpo e forma.
Dentro Me so benissimo che in quell’auto non c’era Federica, ma una donna che è andata a prendersi il suo uomo e dopo è tornata lì con lui per starsene per i fatti propri.
Forte del passaggio precedente, accendo l’auto. Con un tono di voce tutt’altro che cordiale la obbligo a seguirmi in auto a vedere quella macchina. Costi quel che costi, se fosse Federica la tanto minacciata scenata di gelosia la farà, se non fosse Federica la tanto minacciata scenata la dovrà fare.
Partiamo, la macchina sobbalza sui fossi. Mi immetto in carreggiata asfaltata ed i pieni regimi della seconda non sfogano in una terza, un’auto restringe la carreggiata ma Io la ignoro e vado avanti. Lei urla di paura perché crede che investiamo.
L’auto a 70 fa i 100 metri che ci separano dal precedente parcheggio. Freno dietro la Nissan, rincuorato che ha un colore diverso da quello di Federica. Mi volto verso Valentina e le intimo di scendere a fare la scenata di gelosia.
Non vuole scendere. Le intimo che se non scende dall’auto a fare la scenata di gelosia a Federica, la butto fuori a calci nel culo. Come un topo in gabbia che ha trovato la via di fuga, scende dall’auto e scappa nella sua. Vi si chiude, accende i fari e mentre le urlo contro che aspetto questa scenata di gelosia, Lei se ne va via lasciandomi solo.
Lunedì mattina, 27/02. Penso a scrivere un post sull’accaduto, avrò bisogno di uno scatto di nissan micra. Uno è a portata di mano, quello di mia madre, poi cammin facendo ne trovo delle altre ed altre ancora, Milazzo è disseminata di Nissan micra, è un modello diffuso.
Un’idea si fa strada nella ragione: Doveva avere le allucinazioni per vedere in quella NISSAN MICRA di colore differente proprio a Federica.

domenica 14 maggio 2017

Una madre nera .

Ed una bimba innocente.
Si chiude la telefonata, ennesima lite. Non ricordo più il motivo o i motivi, ormai sono ore, settimane, mesi se non quasi un anno durante il quale i litigi si susseguono ininterrottamente.
Le dinamiche si ripetono con semi - automatismo disarmante.
Si chiude ogni forma di contatto. Passano ore, giorni, a volte settimane. Nessuno dei due cerca l’altro, i rapporti sono bloccati: telefono, occasioni per vedersi nella realtà, social - network sia Facebook, Whatsapp od Instagram.
Cala il silenzio, duro e ferreo, da coprifuoco. Come se una cortina di ferro fosse calata tra noi; ognuno chiuso dalla sua parte, ignorando l’altro si è chiusi a guardare il proprio .
E’ come se nello spazio condiviso fosse passata la peste, non rimanendo niente e nessuno vivo in questa storia, come se le parti fossero morte e sepolte.
Passa del tempo. Giungono i primi segnali di disgelo, o forse Lei non ha mai chiuso del tutto. Scruta da account civetta, nella penombra, come un animale ferito nel sottobosco. Magari una visita sul profilo in un social – network.
Mi sblocca.
Trascorre altro tempo. Può arrivare una richiesta di amicizia, un messaggio o addirittura una telefonata. Si ri - aprono i contatti.
Ora Io, ora Lei, ma più che altro Io, dimentico. Scordo gli insulti alla persona, al corpo, al passato, al presente ed al futuro. Dimentico gli insulti a famiglia, madre, padre, fratello ed in ultima battuta alla nipotina da poco nata.
Il raziocinio ha buttato nella discarica del dimenticatoio la parte ferita, dolorante ed offesa di poco tempo prima, aprendo la porta ad una Lei ora dalle sembianze di bimba, piccola, dolce, innocente, fragile, affettuosa, che vorrebbe amare ed essere amata, che vorrebbe ridere, divertirsi, stare assieme, “finalmente” vivere .
La parte bianca, da bimba, solare e viva di Lei, è la base su cui poter credere che sia così, che il peggio sia passato, che non tornerà più. Come una primavera inaspettata ed improvvisa, spero il peggio sia passato e le apro la porta della vita, facendola entrare ed accomodare, come se nulla fosse.
La sblocco sul telefono, su Whatsapp, Facebook ed Instagram. Lei chiede di vedersi, uscire, magari passeggiare, magari mangiare assieme. Il tempo libero a mia disposizione lo dedica a Lei, senza remore o ripensamenti. Come un bimbo chiamato ad andare a giocare dall’amichetta fidata, lascia tutto e va a cercare Lei per giocare assieme.
La cerca e non la trova, la aspetta. Fa la proposta di vedersi e magari riuscire ad incontrarsi. Lei stavolta acconsente, ma non è sempre così. I due si vedono.
Lei giunge bellissima, in tiro, truccata e con quella semplicità / sensualità tipica di lei. La bambina sta lasciando lo spazio alla donna.
L’incontro prosegue. C’è un bacio, la donna in Lei fa capolino ma subito scompare per fare spazio ad un abbraccio stretto, forte, infantile. La bimba si acciambella su di Lui e vuole le coccole. Mentre sono abbracciati il suo orecchio si posa sul petto di Lei. Un ricordo atavico e sepolto riemerge dalla memoria, il rumore dei battiti del cuore gli ricordano i toni materni. Crede o forse vuole credere di sentirsi al sicuro.
Arriva il momento dei baci, delle carezze caste e dei grattini, magari un massaggio alla schiena o sul collo. La bimba è a disagio con se stessa, inarca la schiena, si irrigidisce, impaurita ed innervosita le trema la gamba.
Le coccole continuano, le dita scorrono sui fianchi e ne lambiscono il collo, fino alla nuca. E’ come se si rompesse la corda. La bambina scompare dalla scena ed esce fuori la donna in Lei.
Calda, sensuale, provocatrice, morbida e vogliosa come un frutto maturo. La parte maschile di Lui è attratta irresistibilmente e si proietta su Lei. Sono mani avide che la vogliono, la reclamano. E’ corpo che rilascia e si ingrossa, inturgidisce, mentre nella mente si aprono le migliaia di finestre di “cosa potrebbe accadere od essere”.
La temperatura aumenta, la bambina è scomparsa. Riapparirà quando i corpi saranno nudi ed i muscoli torneranno a tendersi come corde di violino, un po come con Rouge.
La donna in lei raccoglierà ogni singola carezza sul suo corpo, assorbirà ogni piccola sfumatura del tatto sul suo addome piatto, gusterà ogni ruvidità delle dita che scivolano sui sui fianchi e si tenderà ancora di più quando i polpastrelli assaporeranno i capezzoli e le labbra saranno avvinghiate da un bacio di uomo che chiede vita, chiede aria, vuole gustare la sua donna.
La corda della donna si tenderà fino a rompersi, uscirà nuovamente la bambina, insicura, gracile, malnutrita, denigrata, imbruttita, farà capolino per pochissimi istanti, perché il suo posto sarà presto soppiantato dalla Donna che comincerà ad attaccare chi ha accanto.
Prima dimenticherà dov’è e con chi è. Poi inizierà a guardare i passato per risvegliarlo, tirar fuori dall’armadio del tempo capi logori ed andati per buttarli sui corpi nudi. Insulterà, urlerà, distruggerà tutto ciò che l’altro ha detto o fatto, attuando una tecnica semplicemente mostruosa di dimenticare ogni cosa e  ignorare ciò che dice o fa l’altro.
Urlerà, strillerà, minaccerà di spingersi alla morte, morderà il suo dito a sangue e fino a quando non avrà ciò che vuole, continuerà a fare a pezzi tutto e tutti. E’ abituata ad avere e non a combattere per ciò che vuole. Non ha mai combattuto e non sa come farlo. Sa solo fare a pezzi e distruggere, non si creerà il cruccio nel farlo con chi ha davanti.
La serata è finita, Lui si riveste tra urla, pianti, accuse ed ossessioni altrui. Raccoglie i quattro stracci che ha portato con se. La stanchezza di una giornata/vita andata a male lo avvolge e finché ce la fa cerca di battere in ritirata, ma quando gli insulti proseguono fino al punto di non ritorno, anche se ha chiesto, implorato ed avvisato di smetterla, di non arrivarci, di lasciarlo stare, lì, a quel punto la sua cattiveria si risveglia e stretta la mano alla rabbia inizierà a macinare come se avesse i molari di un dogo argentino chi ha davanti ad insulti.
Ma questa è un’altra storia.

L'immagine appartiene al rispettivo proprietario.

sabato 13 maggio 2017

Come un ...

Ulivo .
Da un po di tempo cerco di alleggerire la mia vita, butto, dimentico, scordo, metto da parte, scrivo, leggo, provo, evito problemi, di entrare ed avviare discussioni, cerco di dormire regolare e svegliarmi in modo ordinato, cerco di ricucire pezzi di me stesso, cerco di allontanare le persone negative, provo a far spazio, sfoltisco.
Avevo già affrontato l’argomento in modo fugace, in un post “Teoria del cassetto”, ne continuo l’idea in questo scaffale aperto nel mio blog.
La sensazione è come di perdere pezzi non più miei, far cadere o perdere parti che non mi appartengono e cercare di concentrarmi su altro, magari meglio, forse migliore o comunque nuovo.
Un po come fa l’albero di ulivo, lascia morire i pezzi di se stesso morti, li fa marcire, senza però intaccare il suo midollo, continua a crescere, a sviluppare, alternando zone piene a zone vuote, ovviamente contorcendosi e non essendo lineare, ma d’altronde, quando mai la vita è stata lineare o semplice?
Meglio farmi ulivo contorto, alternante pieni a vuoti, punti in luce a punti bui ma vivo, che una tavola di frassino piena e lineare ma morta. 

Buoni propositi.

Per l’anno che verrà.

Il 2013 si chiudeva come un anno difficile. Alle spalle due storie importanti chiuse, una situazione combattuta tra la possibilità di prendere la strada della Discesa, semplice dolce e dal retrogusto amaro via via più intenso; o la via della Salita, difficile. Doversi arrampicare e tirarsi fuori dal guano, a patto di affrontare le difficoltà.
Scelsi la seconda strada, tirarmi fuori dal guano in cui scivolai nella seconda parte dell’anno e ricompormi pezzetto dopo pezzetto. Fu dura, ma ci riuscì.
Verso la fine del ‘13, preso dalla cordata positiva di migliorarmi, mi inventai la “lista di buoni propositi per l’anno che doveva arrivare”, con l’intento di viverlo come se fosse un’opportunità piuttosto che una condanna. Prevedevo di pormi obiettivi, programmarli e realizzarli, con caratteristiche principalmente piacevoli per Me stesso.
Le ristrettezze economiche erano dietro l’angolo, ma ciò non mi impedì di stilare una lista. Era anche un periodo di ristrettezze di conoscenze, le persone che avevo accanto erano più un problema che un supporto, ma questa è un’altra storia.
Decisi di stilare la lista ( il 8/12/13) per l’anno 2014 che entrava :
  1. Ascesa a Vulcano ( rimandata ).
  2. Ascesa a monte Scuderi fatta il 4/5/2014 .
  3. Escursione a Marinello fatta il 4/1/14.
  4. Mandare a quel paese un po di Persone (nel particolare una), fatta il 8/11/14 .
  5. Scrivere.
  6. Fare apnea, fatta il 16/03/14.
  7. Andare a funghi, fatto il 30/11/14.
  8. Leggere, fatto il 3/12/14.
  9. Fare una vacanza, , fatta il 29/4/14 e ed 2/5/14.
  10. Ridere, fatto il 03/12/14.
Si aggiunse:
  1. Ascesa all’Etna, fatta il 29/06/14.
La lista iniziale doveva essere di soli 10 punti. Mi ero dato un limite, in modo da scegliere, essere sintetico e non perdermi, non affollarmi di buoni propositi e non concluderli, non ritrovarmi con buoni propositi di impiccio ed intralcio. Sarebbe stata una lista di aiuto, non per affossarmi nei buoni propositi.
Messo il limite dei 10 punti, iniziai a buttarli giù. Mano a mano che la stilavo e le possibilità di aggiungere si riducevano, mi rendevo conto che l’anno sarebbe finito e le cose che avrei potuto fare sarebbero passate in cavalleria, o peggio ancora rimandate.
Riformulai la lista, in modo da escludere le cose inutili e concentrare il tempo su cose interessanti/positive. La lista fu stilata ed affrontai il 2014 con una serie di punti da svolgere.
I giorni passavano e diventavano settimane, le settimane si sommavano ai mesi e 9 punti su 11, furono portati a termine. Cammin facendo si aggiunse un altro obiettivo e mi concessi questo sfizio in più, conscio del fatto che sarebbe stato un solo punto in più, utile, sintetico, di aiuto, di supporto e non di intralcio.
Ne restavano 2: 1 Ascesa a Vulcano ed il N° 5 Scrivere.
L’anno volse al termine e decisi di affrontare il 2015 riprendendo le fila dal 2014.
La lista, fu fatta ad anno avviato, correva il 4/8/14 e fu come una ri – edizione della precedente, arrivando quella per il 2015 :
  1. Ascesa a Vulcano ( rimandato ).
  2. Buttar roba vecchia.
  3. Andare a trovare i nonni in Toscana.
  4. Mandare a quel paese un po di persone ( bis ).
  5. Scrivere ( sospeso ).
  6. Fare apnea (bis ).
  7. Scattar foto.
  8. Leggere (bis ).
  9. Farmi una vacanza (bis ).
  10. Ridere (bis ).
  11. Conoscere nuove persone.
  12. Camminare.
  13. Regolarmi di peso.
  14. Fare spazio.
  15. Partire.
  16. Ascesa a Stromboli.
  17. Cucinare .
  18. Ciaspolata.

La lista originale si fermava a 12 punti, gli altri 6 nacquero confrontandomi con altri ed esperienze colte al volo.
La cosa che saltò all’occhio fu l’aver re – introdotto gli stessi elementi dell’anno precedente un seconda volta ( Mandare a quel paese un po di persone - Fare apnea – Leggere - Farmi una vacanza – Ridere ), praticamente 5 punti sui 12 originali.
Quasi la metà dei punti erano la copia dell’anno precedente, come se volessi star fermo su dei passi ritenuti fermi, ma rilevatisi effimeri, uno tra questi fu l’apnea. Metti il lavoro, gli orari non coincidenti, vuoi lo scontro con Carmelo, vuoi la partenza di Egidio, questo punto saltò come altri e mi ritrovai in una condizione di dover ricalibrare la lista. La cosa non fu fatta.
In totale realizzai 10 punti su 18:
  1. Ascesa a Vulcano ( rimandato ).
  2. Buttar roba vecchia. Fatto: 15/5/15 et al.
  3. Andare a trovare i nonni in Toscana ( rimandato ).
  4. Mandare a quel paese un po di persone (bis ).
  5. Scrivere ( rimandato ).
  6. Fare apnea (bis ). Fatto: 15/03/15
  7. Scattar foto. Fatto: 12/04/15 et al.
  8. Leggere (bis ). Fatto: 2015, ma il 2016...
  9. Farmi una vacanza (bis ) Fatto: 12- 14/05 a Palermo; 13 -15/07 a Palermo; 24-25/08 a Lipari; 10-11/09 Sant'Alessio Siculo; 10-11/11 Palermo.
  10. Ridere (bis ).Fatto: 20/02/15 et al.
  11. Conoscere nuove persone. Fatto: 10/03/15 et al.
  12. Camminare. Fatto: 31/5/15 et al.
  13. Regolarmi di peso ( rimandato ).
  14. Fare spazio ( rimandato ).
  15. Partire ( rimandato ).
  16. Ascesa a Stromboli ( rimandato ).
  17. Cucinare . Fatto : 6/11; 13/03 et al.
  18. Ciaspolata. Fatto: 15/02/15

Durante il 2015 veniva meno la gioia di segnare la lista con foto di un traguardo raggiunto e lanciandomi verso il 2016 con una lista non aggiornata ed una non fatta. E di roba sotto i ponti ne è passata: Pepe, Federica, Università. I viaggi ci sono stati: Palermo, Lipari, Capo Sant’Alessio ed ho finito le camminate al Capo preparando 12 pacchetti di escursioni pronti all’uso. Ho conosciuto Noemi, Alessia F., Clara . Dall’altra parte verso la fine dell’anno è arrivata la “chiusura” a “Il Promontorio”.
Il 2016 è stato un anno di bivaccare, ho continuato la scia di libri letti l’anno precedente e l’anno ancora prima (horror zombie ), arrivando a stufarmi/ deludermi. Mi rendo conto che la lista divine un problema e non un supporto.
Passa del tempo, il 2016 volge al termine, l’anno si porta via Federica, tante persone conosciute e la storia con Valentina mai iniziata. Rispolvero un po quei punti lasciati in sospeso con me stesso e su Me stesso.
Arrivano le vacanze Natalizie, finalmente del tempo da dedicare a Me stesso. Il primo giorno libero utile, lontano dalle festività è il 27/12.
Cammin facendo trovo un compagno di Viaggio ( Davide R.) con cui condivido il progetto. E’ interessato ed affascinato, convergiamo sull’obiettivo ed è fatta. Programmiamo l’ascesa a Vulcano e via. Giornata meravigliosa passata in un posto unico e stupendo, incontrando belle persone .
La lista del 2014 si chiude con un altro punto realizzato e finalmente trovo un po di pace con Me stesso.
Ma la strada è lunga e la concentrazione è poca. Il 2017 sarà un anno importante, lo sento.

giovedì 11 maggio 2017

Prunaio .

Ci sono entrato ed è difficile ma non impossibile uscirvene .
Giorno dell’Immacolata, 8 Dicembre. Ci vediamo l’ultima volta con Valentina e facciamo l’amore, in quel momento che son con lei decido di mandare a fare in culo tutte le considerazioni di chiuderla con Lei e le apro per l’ennesima volta il cuore accettandola.
Di lì a poco scatenerà l’inferno contro di Me. Il punto di questa situazione è che mi è stato fatto del male da Lei. Tanto, al punto che ho iniziato Io a fare del male a lei.
E’ come se ad un passo corrispondesse un contro - passo, dolorante e tagliente, amore ricambiato con odio, affetto con rancore, un regalo con un rifiuto, un abbraccio con un peso. Più mi muovo e più mi faccio male, più cerco di uscirmene e più mi sento risucchiato dentro questo labirinto di spine, dolore e buio.
Ci vuole un aiuto esterno, magari di qualche amico o magari di Catia.

mercoledì 10 maggio 2017

Primo crollo in cantiere.

Assestamento ?

Tra le tante cose iniziate nel crepuscolo tra coscienza e sub conscio del cantiere 36, avevo messo mano ad arginare il rapporto con Valentina, il fine era chiuderlo. Ero sulla strada di dare un colpo finale, per poi uscirmene ma l’8 dicembre ci rivediamo e facciamo l’amore.
Sembra una situazione tranquilla, messaggi, qualche chiamata e poi silenzio, lungo, sempre più lungo.
Nella notte del 10/12 viene rotto il silenzio, si fa prendere dalla gelosia e partono i lunghimessaggi senza senso, fa nuovamente a pezzi tutto, presa da una furia cieca.
Finita la scossa tellurica di devastazione, si sono aperti 9 giorni in cui non risponde a chiamate, messaggi, a nulla. E’ come se per lei fossi morto e sepolto.
Una brutta botta al cantiere. Giovedì 22 mi vedo con Letizia e le chiedo un parere.

L'immagine appartiene al rispettivo proprietario.

Il Treno per il passato .


 
Non ha numero ed orario, ma è puntuale.
Notte. Ruote di metallo stridono su binari, scintille rosso fuoco tagliano l’oscurità. Lo sferragliamento annuncia l’intercedere lesto di vagoni trainati da una motrice attempata.
Seduta su una panchina di marmo, una ragazza attende dondolando le fragili gambe. Le fanno compagnia una piccola borsa contenente i quattro stracci di sentimenti rubati a casa, stipati alla rinfusa, ed un uomo.
Lui parla, cerca di dissuaderla, forse dalla partenza o da altro. Chi ascolta ha il volto incorruttibile, fa finta di ascoltare mentre dentro tutti i contatti con il mondo esterno sono chiusi ormai da tempo .
Silenzio. Lui sembra aver capito di non esser ascoltato. Un ultimo sforzo, le dichiara ciò che prova per Lei, ma invano. La scelta è stata presa già da prima, ma solo ora viene comunicata a chi le sta accanto. Nonostante tutto non ne verrà distolta .
Lo stridere dei freni preannuncia una folata di vento. L’aria puzza di freno bruciato, di vecchio, di rancido, di cose andate a male e malamente conservate in un armadio intriso di naftalina.
Davanti alla panchina si ferma un vagone. Ombre al suo interno si muovono, armeggiano dietro i finestrini. Le luci della stazione tremolano. Aumentano di intensità per poi spegnersi, restando accesi i punti luce di emergenza. Le ombre si allungano, si gonfiano, gli oggetti diventano sagome.
Lo sportello si apre vomitando una scaletta nascosta nelle viscere di acciaio. Una sagoma scura scende lentamente, un passo ed un tonfo, un piede ed un rimbombo. Ha il volto inghiottito da un grosso cappotto dal colletto quasi sfiorante il berretto rigido in testa, l’occhio di chi è sulla banchina non può non cadere sull’alta calotta del copricapo. Le mani sono incorniciate da pesanti polsini. Puzza di rancido, non lavato. Una mano scheletrica tiene una punzonatrice, schioccata ad un ritmo lento e malinconico.
Si volta verso la coppia sulla banchina ed una voce cavernosa fuoriesce da quella che forse è una bocca:
- Treno! Treno per il passato! Biglietti prego o la moneta per essere traghettati.

La ragazza solleva il sacchetto e senza voltarsi scivola dal marmo. Punta al controllore. Cerca qualcosa nella borsa: o il titolo di viaggio, o la moneta. Trovato il soldo, lo afferra per mostrarlo fiera. Un ghigno ferino dall’altra parte è la conferma che basterà. Impugnata la moneta con mani scarne, esce dell’altro dall’antro :
- La moneta coprirà il viaggio. Prego Signora, salga in vettura. L’aiuto, Io. Carrozza “Ricordi”, scompartimento “Passato”, posto “Ragione solo lei”.
Senza troppe smancerie spalancato il portello della vettura, le sagome all’interno si agitano.
La moneta per l’acquisto scivola in una tasca polverosa dell’uniforme, mentre un biglietto viene afferrato da una risma macchiata e logora.
La punzonatrice stavolta emette scatti pieni, come di fera che rompe ossa. Il biglietto è stato staccato, l’ultimo piede scompare dentro la carrozza e la voce del capotreno echeggia:
- In carrozza signori. Partiamo per fare la guerra in un un posto in cui non serve !
Si volta verso l’accompagnatore che ha seguito tutta la scena. Due fessure di un nero differente fissano l’ospite. Con un tono poco rassicurante lo apostrofa:
- E Lei? Non vuol salire in vettura?
Un secco “No”, senza aggiunte è la risposta.
Con fare felino il controllore salta in vettura, sventola in direzione della locomotiva uno straccio ridotto a brandelli di fu color rosso. E’ il Vai per il macchinista. Un forte fischio preannuncia la partenza. Le ruote in motrice scivolano sui binari un paio di volte e lentamente il convoglio si muove.
L’ospite guarda attonito verso i vetri sporchi. Cerca di vedervi attraverso. Tra le ombre vede una sagoma, assomiglia a Lei. Persa chissà dove, ma decisa a non voltarsi e non salutarlo.
Il treno fischia e prende velocità. Una lanterna rossa dondolante in coda, è l’ultima cosa vista prima che la notte inghiotta il convoglio, Lui resta solo sulla pensilina.
Tornata la luce è come se nulla fosse accaduto.