Le bugie non sono buone né cattive. Come il fuoco, ti possono
riscaldare o bruciare a morte, a seconda di come vengono usate. Le bugie che ci disse
il governo prima della guerra, quelle ci bruciarono, perché ci impedirono di fare ciò
che era necessario. Tuttavia, già quando girai Avalon, tutti facevano ormai ciò che era
possibile per sopravvivere. Le bugie del passato erano da tempo svanite, e ora la
verità era dappertutto, barcollava nelle strade, ti entrava in casa sfondando la porta e
ti artigliava alla gola.
Che versione ha visto?
Non sapevo…
Che ce ne fossero due? Deve studiare un po', mio giovane amico. Marty ne fece sia
una versione bellica che una postbellica. Quella che ha visto lei, durava novanta
minuti?
Mi pare.
C'era il lato oscuro degli "eroi"? C'erano la violenza e i tradimenti, la crudeltà, la
depravazione, la malvagità senza fondo nei cuori di quegli eroi? No, certo che no. E
perché avrebbero dovuto esserci? Quella era la realtà, ciò che spingeva tutte quelle
persone a rannicchiarsi a letto, spegnere le candele ed esalare l'ultimo respiro. Marty
scelse invece di mostrare l'altro lato, quello che fa alzare le persone dal Ietto al
mattino e le spinge a resistere, a sforzarsi e a lottare per restare in vita, perché
qualcuno dice che tutto andrà bene. Questo tipo di bugia ha un nome. Si chiama
speranza.
Frasi
lette su muri, nei libri,
ascoltate in bici, in
una pausa lavoro
o durante una chiacchierata con amici. Frasi ascoltate in una
canzone, sentite nella
proiezione di un film, pezzi di vita emersi dal lento intercedere
delle acque quotidiane, fanno capolino e vengono segnate. Semplici
così come vengono, con una foto, con un video o semplicemente
appuntate per non dimenticarle.
Piccoli
punti di riferimento per la navigazione in questo mare di vita.
Benvenuto nuovo lembo di isola.
Domenica
sera, quando tutti si preparano per una serata di relax prima della
settimana lavorativa, Io mi ritrovo sulla riva di un mare salato e
morto che è il rapporto con Valentina.
La
discussione cade sull’ultima gara di corsa a Letojanni. Foto
dell’evento condivise, il piazzamento al secondo posto, emozioni e
sensazioni condivise. Sembriamo quasi due esseri umani intenti in una
normale relazione ma resta ferma sui suoi “propositi” ed Io devo
assecondarla, volente o dolente.
Il
mio Io, le mie decisioni, le mie emozioni ed i miei sentimenti sono
messi da parte, alla mercé dei suoi capricci. Qualcosa dentro di Me
cambia, inizia un percorso di ripensamento nel subconscio.
Sprazzi
di luce vengono lanciati nel passato, elementi trovano un legame
intorno ad una parola “secondo posto”. Inizia la salita della
montagna del passato alla ricerca dell’elemento “secondo posto”.
Ripenso
alle sue gare disputate, la prima raccontatami è stata il 23/07 a
Patti per il 5° Corri Marina dove arrivò seconda. A seguire il
29/07 a San’Alessio Siculo con il 13° Memorial Mastroeni, dove
arrivò nuovamente seconda. Il 06/08 a Furnari, il 5° Trofeo Città
di Tonnarella dove arrivò prima ma le partecipanti erano due. Poi
venne il 12/08 a Mistretta, nel
2° Memorial Padre Tano
Farina,
dove arrivò
prima ma era l’unica partecipante. Il 17/09 a Letojanni nuovamente
seconda assieme ad altre quattro partecipanti.
Altra
salita della collina dei ricordi, i primi tempi in cui ci
frequentavamo, accanto a Me c’era Federica; Fede era la prima
ragazza con cui stavo e lei l’altra, la seconda.
Risalgo
ancora la salita dei ricordi, arrivo alla sua famiglia. Suo padre si
è trasferito da Torino, lì ha lasciato una prima famiglia con due
figlie. Qui si è sposato per la seconda volta ed ha avuto due figli,
Lei si è la primogenita, ma del secondo matrimonio.
18 Maggio 2017, Giovedì. Ho preso un giorno di riposo a lavoro, potrò fermare i pensieri, ma so che non verrà pagato. Lì o si lavora o non si viene pagati, non esistono ferie, pause o malattia, è lavoro da lager. Mi sveglio di buona lena e faccio le cose mattutine bene, arrivando con largo anticipo al porto e prendendo il primo aliscafo disponibile. Sono in un buon anticipo sulla tabella di marcia per far rotta verso l’Isola di Vulcano. Sbarcato sull’isola, mi immergo nella flora e geologia. E’ uno scattare foto e postarle su gruppi di identificazione botanica. La strada davanti si distende e mordo prima l’asfalto e dopo lo sterrato, direzione Monte Saraceno. Guadagnata quota 490 metri, mi guardo attorno e scorgo quello che suppongo un acquedotto, infissi con reti metalliche, edificio in cemento e quel gorgogliare di acqua dentro vasche a Me noto. Sembra di essere a Monte Trino dove vi è allocato l’acquedotto del Capo. Sentendomi quasi a casa come al Capo, con maggiore fiducia mi indirizzo verso il Piano di Vulcano. Scendo i primi tornanti di una strada smottata ma larga ed arrivo a quel che resta dell’inceneritore. Superato, torno a mordere strada di cemento, non so perché ho la sensazione di camminare in un luogo di scampagnate e mi sembra di sentire dentro le voci di bambini giocare il giorno di pasquetta. Supero le case dei pastori, umili e costituite da baracche, per sorpassarle e superare le ville. Ad un incrocio scorgo davanti una villa. Da quando ho sentito il rumore dell’acqua su Monte Saraceno, sono alla ricerca di acqua, mi si è svegliata una forte sete e le riserve idriche sono numerate. Provo ad addentrarmi nel giardino della villa, magari qualcuno si è dimenticato l’interruttore generale dell’acqua aperto e magari posso bere al rubinetto. Entro nel prato, con fare circospetto, ma tutto è sigillato e chiuso, dalle porte ai rubinetti. Volgo le spalle alla struttura sigillata ed inviolata e mi ritrovo davanti un albero maestoso, grande, alto, dalle belle fronde colorate di un verde smeraldo; emana serenità, tranquillità e calma. Mi sento rilassato, accolto e coccolato dalle fronde arboree, scatto delle foto per farlo identificare. Scoprirò dopo esser l’albero di Carya sspp e produce le noci di Pecan, grazie al gruppo facebook “Le piante tropicali e subtropicali”. Sono quasi stregato dall’albero, mi dimentico per pochi momenti la merda che mi porto appresso, dal lavoro alla giornata non pagata, passando per Valentina. Neanche faccio in tempo a dimenticarla, che squilla il cellulare. Guardo il display e sono rapito dalla realtà: Valentina mi sta cercando, o meglio perseguitando. Rispondo con un filo di voce quasi tremante, non ce la faccio a sentire nuovamente insulti e gli stessi discorsi, sono stanco di una storia mai decollata. Valentina mi copre di insulti, dandomi del bugiardo, puttaniere ed insultando la mia famiglia, sai che novità. Quando mi chiede dove fossi, decido di non risponderle e di chiudere al più presto la chiamata, perché sono stanco di sentire questo disco rotto. Guardo l’albero e trovo al pace e la forza per dirgli “lasciami stare, non riuscirai più a perseguitarmi”, stacco la chiamata ed un senso di spossatezza e delusione si impadronisce di Me. Ma me ne frego, punto a Capo Grillo, è la mia giornata di riposo e voglia godermela. Da quel momento è iniziato un lungo calvario da cui ancora non ne sono uscito fuori del tutto.
2015,
il caso mi fa imbattere per
la prima volta in Francesca
Michielin assieme a Fedez in MAGNIFICO.
Le
rime sparate da Fedez sono
addolcite da Francesca, è un fraseggio tra
due punti di vista differenti, ma che alla fin fine cercano di
trovare un punto di mediazione tra le parti e quindi viversi ora
il sentimento dell’amore.
Sono
cosciente che tra Me e Federica esiste un fossato di differenza, di
diversità, abbiamo punti di vista totalmente differenti che non
trovano un punto di incontro, anzi si trova scontro tra le parti.
Sintesi non se ne vede all’orizzonte.
Una
rima salta alla coscienza:
“Ma
non esiste prospettiva senza due punti di vista”.
Mi
fermo, corto circuito. I versi mi
suggeriscono che con Federica si può.
Abbiamo due punti di vista differenti, ma
se collaboriamo per un obiettivo condiviso, abbiamo una prospettiva
insieme e
potremmo vivere assieme. La sintesi è procedere da punti di vista
differenti verso lo stesso obiettivo.
E’
fatta, lo sento, è tempo di impegnarsi in una storia vera, seria,
condivisa, dove si crea assieme all’interno di un contenitore che è
un rapporto a due,
consci della
propria diversità. La diversità porterà un valore aggiunto uno
all’altro e permetterà di fare cose belle. Ne sono sicuro, ho
trovato la quadratura del cerchio.
Cerbero,
il mastino a guardia del cancello delle emozioni è stato placato. E’
calmo e tranquillo. Posso
aprirlo il
cancello e farli fluire. La ragione si è placata e sono emozioni e
sentimenti che fluiscono. Sarà un anno intenso e vivo, pieno di
numerose decisioni importanti.
Il
ritornello di Francesca addolcisce ma
inquieta:
“Anche
se poi tutto è magnifico
Non
lo prenderò come un rimprovero
E'
possibile abbia sogni sbagliati, un po' illusi al momento
Mi
appartengono
Anche
se poi tutto è realistico
Non
lo prenderò come un rammarico
E'
possibile abbia sogni sbagliati, un po' illusi al momento
Mi
appartengono”.
I
conti con questi ritornelli non
tornano al 100%, ma non posso aspettare che tutto sia in ordine e
perfetto, il tempo scorre ed è tempo di confrontarmi in una storia
vera a due.
Quel
“rimprovero” dopo “anche se poi tutto è magnifico”, mi da da
pensare. Quel “anche se poi tutto è realistico non lo prenderò
come un rammarico”, mi da spunto per ragionare
notti di fila se avventurarmi o meno in una relazione così
importante e coinvolgente. Il dubbio si fa avanti “ E
se poi non riesco ? Cosa Succederà di Me?”, me la prenderò con Me
stesso se non ce la faccio? Non è che ho dei sogni sbagliati e non
mi appartengono? Una brutta strada, fredda e difficile, profonda ed
insidiosa, si apre davanti a Me, se la
percorro non so se ne uscirò. In
pratica la domanda fatidica si pone “ E se poi con Federica
finisce, Io che faccio?” Questa strada la percorro da solo?
Mi
dico che se finisce poi si vedrà .
Ora
sono arrivato a quel “poi”, la mole di merda da spalare è molta.
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