venerdì 12 novembre 2010

Rabbia .

E brucia...

Per ora c'è rabbia che brucia, si brucerà l'isola? Non credo, ma voglia di starmene a guardare non ne ho. Vivo e vado avanti.

venerdì 29 ottobre 2010

Emozioni .

Galleggiano!

Le emozioni potrei definirle come dei corpi, più o meno belli. Alcuni di forma e colore gradevole, altri sgradevoli a vedersi o sentirsi. Nell'immagine ho preso un palloncino colorato per dare un'idea.
Ognuno di noi ha un subconscio, che in parte è paragonabile ad un mare interiore che ognuno di noi porta dentro. Questo lago salato ogni tanto fuoriesce con le lacrime (sia per dolore ma anche per ridere), ma in generale è solcato e vi galleggiano questi corpi dette emozioni.
I corpi nel mondo esterno galleggiano sul mare in virtù del principio di Archimede, tale principio recita:

Ogni corpo immerso in un fluido (liquido o gas) riceve una spinta verticale dal basso verso l'alto, uguale per intensità al peso del volume del fluido spostato.


Tale principio se la trasponiamo nell'ambito del mare interiore ci potrebbe dire che:

Ogni emozione immersa nel mare interiore (subconscio umano) riceve una spinta verso il basso, uguale per intensità al peso morale addossato alla stessa.

Il ragionamento è per assurdo e per assurdo in questa discussione potremmo chiamare il principio di galleggiamento “il principio di Umberto Pitagora”.
Partiamo dal presupposto che le emozioni tendono a salire a gala, a fuoriuscire; ma lo fanno in virtù della presenza o meno del peso legatovi, per cui possono galleggiare a pelo d'acqua, o più, o meno in profondità.
Come abbiamo detto prima le emozioni di per se stesso tendono ad essere esteriorizzate, fuoriuscire ed esser visibili, cioè sganciarsi dal peso morale (ove sia presente) che le trattiene e venire a galla.
Cosa mette il peso affondante alle emozioni? Forse sono i rapporti umani quali conoscenze, amicizia, rapporto di coppia, fidanzamento, convivenza, matrimonio, rapporti di lavoro, di volontariato, di comunità ed associativi, sono sicuro di scordarmene qualcuno. Una volta messo il peso sulle emozioni, queste vengono trasportate in basso, oppure verso le profondità del mare interiore.
Dall'altra parte possono accadere degli eventi umani, in base ai quali questi pesi vengano sganciati e quindi le emozioni collocate volontariamente/involontariamente sott'acqua possano riemergere a galla.
Ciò che può determinare lo scollamento del peso morale dall'emozione, può essere un incontro, una lettura, una spiegazione, un evento traumatico, un evento piacevole, il sonno, il risveglio, un lutto, una scoperta e quant'altro di dinamico e vivo ci sia nella vita di tutti i giorni.
Nel momento in cui si ha lo scollamento del peso dall'emozione, questa come un galleggiante tende a riemergere verso l'alto. L'emersione sarà tanto più veloce e violenta di pari passo all'intensità del peso e del livello di profondità in cui era stata relegata, in pratica può uscirne fuori una bella bomba esplosiva, per cui una persona vinta e convinta delle sue idee può benissimo trovarsi con la merda fino al collo per un evento che ne ha sganciato il fermo.
Morale della favola: In questi ultimi tempi noto di aver conosciuto delle persone che hanno imbrigliato alcune o molte delle loro emozioni. Una di queste in particolare, durante la fase terminale del periodo delle scuole superiori dove c'era casa, chiesa e 'zzito (fidanzato), tutti ambienti caratterizzati da una forte tendenza a metter carichi morali, venendo a conoscenza di un'altra persona e piacendogli molto, come si è trovata? Si è trovata con una serie di emozioni che ritornavano a galla, scuotevano il suo mare, lo affollavano e la confondevano, tanto da mettere in dubbio molte cose della sua vita. Come si è risolta la situazione? Semplice ha legato alle emozioni pesi ancora più pesanti credendo di poterle mandare ancora più a fondo, ma ci sono momenti, quali prima di andare a dormire che la persona si ricorda dell'altro e si fa sentire.
Cosa fare in queste situazioni? Meglio esser chiari dal primo momento e dire le cosa in maniera diretta, senza perdersi nelle tagliole e gabbie dei discorsi dedotti ed indiretti.

giovedì 21 ottobre 2010

Sempre e Mai .

Due parole che utilizzo come il sale ed il pepe.

Una cara amica in una discussione l'altro giorno mi fece notare come su certe parole Io salti in aria, o meglio rimango particolarmente colpito. Tra queste ne risultano due: Sempre e Mai. Queste due paroline mi danno particolarmente fastidio e di conseguenza le uso nel mio linguaggio moderatamente come impiego il Sale ed il Pepe nel cucinare (per gli ovvi motivi medico sanitari che comportino) .
Perché questa mia scelta di utilizzarle moderatamente? Semplice, sono due parole assurde da intercalare nella vita quotidiana come il concetto di Infinito e Zero per la Matematica.
Fintanto che lo Zero e l'Infinito restano nell'ambito dei fogli a quadretti, non fanno male, i problemi nascono quando si vorrebbero mettere in pratica nella realtà.
Alla stessa maniera le due paroline Sempre e Mai rasentano semplicemente l'assurdità nell'intercalarle nella quotidianità, dato che difficilmente una persona sensata può sempre o mai fare o non fare un comportamento, dire, parlare, agire o qualunque altra azione rigidamente come un robot .
C'è da notare che di solito gli oratori pletorici, quelli che iniziano un discorso partendo dal basso medioevo per arrivare ai giorni nostri, sono soliti iniziare o concludere le loro arringhe con un un bel “Sempre” o un bel “mai”. Queste due parole fanno in modo che la loro elucubrazione mentale possa esser nascosta dietro a questi due lasciapassare per le menti altrui e poter esser accettate pedissequamente da chi ascolta. Peccato che parlare per anatemi o per concetti monolitici non è che servi molto nella vita.
Aggiungo che l'utilizzarli nel proprio discorso di risposta in presenza di pletorici oratori espone al rischio di esser facilmente manipolati nella discussione instaurata, dato che gli oratori pletorici sono abili nell'utilizzarle e le impegnano a loro piacimento, rischiando così di farti cadere nella ridicola contraddizione dei concetti, tanto sono abili nel maneggiare questi 2 concetti assurdi, per cui il loro impiego rischierebbe di dare un ingiusto ed inutile vantaggio a chi hai davanti.
Poverini quelli che ricorrono al loro utilizzo.

Mezza...

Sega...

Il simbolo ricorda quella della “SEGA”, nota casa di produzione console giapponese degli anni ottanta e novanta del secolo scorso, ma il post non si riferisce ai videogiochi, vorrei solo fermare un momento, scriverci sopra, dargli una immagine e metterlo nel dimenticatoio.
Era la mattina del 22 Luglio, ero in stanza in uno stato di rincoglionimento totale, dato che tra i miei alti e bassi, quella mattina ero proprio in fase Down. Aggiungo che erano appena trascorsi 21 giorni precisi – precisi dall'ultima sfuriata di mio padre sulla mia vita, sulle mie scelte, sul Blog, sul lavoro (che iniziava), sull'università (ferma) sulla mia vita che a suo avviso è “persa”.
Per cercare di ricomporre i pezzi ero seduto al PC, come al mio solito cerco di svuotare la mente o giocando al PC, o scrivendo, o cercando di parlare con i cari, guardando foto, immagini, filmati, ascoltando musica .
Di punto in bianco mi ritrovo un Coso in stanza che urla, grida, impreca, mi insulta dandomi dalla mezza sega (vedi immagine), al fallito, passando per il coglione.
Oggi ripensandoci mi viene da riderci su, ma vivere quel momento non è stata la fine del mondo, dato che sembrava di essere sopra una lancia di 3 metri e mezzo in vetroresina in mezzo al mare forza 6.
L'ho lasciato parlare e discutere, appena ha toccato l'argomento Alessandra (su come lei potesse stare con un fallito come me), mi sono incazzato come una bestia.
Come un cane a cui qualche passante di merda prova a dare un calcio alla compagna, sono scattato ed ho iniziato a mordere. Dovevo avere un volto davvero terrificante, dato che ho finalmente sciolto la lingua cominciando col dire che il Coso non si doveva permettere mai più di tirare merda su di lei, che con tutto questo porcile del Coso, Sandra non ci entra proprio nulla e che già si sono permessi di pensare di poterle tirare merda di sopra uscendosene con la felice scelta della Cosa: voi non vi dovete vedere più qua. Ma questa è un' altra storia e magari un altro Post.
Il fatto è che da quel giorno ho cominciato a chiudermi in me stesso in casa, scambiare il minimo possibile di parole e facendomi la mia strada, aggiungo pure che se veniva nei pressi l'eterno adolescente raccoglievo bagatte e bagattelle e me ne andavo via. In pratica la chiamata a lavoro per 1 mese ed oltre per me è stata una liberazione, dove mi hanno pure pagato.
Oggi (venerdì 10 Settembre 2010 ) torno in una casa vuota dei Cosi e a dimensione umana, dove se uno decide di dormire, lo può fare senza esser svegliato di soprassalto.

mercoledì 13 ottobre 2010

Misandria .

Didascalia.

Capita che in qualche discussione con delle ragazze, si presenti una latente avversione per il genere maschile. Negli ultimi tempi nel parlare con le signorinelle mi è capitato di sentir questa avversione con una intensità sempre più maggiore, un crescendo di avversione verso l'altro sesso misto a delusione. Che le aspettative verso i maschi siano maggiori delle reali possibilità degli stessi? Magari smettere di infarcire i cervelli delle ragazze di pretese assurde sull'altro partner ben descritte da cantanti tipo Nek, Gigi D'Alessio, Biagio Antonacci, dove l'altro partner viene descritto con super poteri mentali del tipo Psichiatra plurisecolarizzato in clinica o un San Giuseppe pronto ad accollarsi mille problemi? Magari un buon samaritano capace di sollevare da tutti i problemi? Ma come fa a convivere questa avversione per l'uomo ( Misandria ), con una necessità così estrema della figura maschile, così estremizzata ed idealizzata al punto da perderne le caratteristiche umane e montato un ide? Un problema latente ma presente .
Per una dotta e chiara spiegazione sull'argomento rimando all'ottima Wikipedia:

Dolore in testa.


E ne avevo tanto.

C'è stato un periodo della mia vita dove ho fatto cose che non avevano senso, perché c'era tanto dolore nella mia testa.
Ho iniziato una materia 25 volte e tutte e 25 volte non l'ho portata a termine, non perché non ne fossi in grado, e non l'ho portata a termine non perché non ne ero in grado, ma per via di quel dolore in testa che mi faceva saltare dalla sedia da qualunque cosa facessi. Forse si è calmato..

lunedì 20 settembre 2010

Pausa lettura .

Lo stretto di Messina da Capo Peloro.

Oggi squilla il telefono di casa, è un dipendente della biblioteca Comunale di Milazzo che dopo 87 giorni di prestito mi richiede indietro l' Horcynus Orca. Avevo programmato di riportarlo in settimana, ma la telefonata ha accelerato i programmi.

C'è un problema: il tomo lo sto re-incollando, dato lo stato pietoso in cui versava ed in cui mi si è ridotto leggendolo. Praticamente ho navigato con l'edizione del 1975 della Rizzoli e la copertina mi si è sfaldata nelle mani.

Tolgo il tomo da sotto la pila di libri per incollarlo e lo pulisco. Un casino inimmaginabile! Ho rilegato con una colla troppo lenta, la quale amorevolmente ha impregnato parte delle pagine dell'opera. Investo circa due ore a ripararlo, ma alla fine ne esce fuori un gran bel lavoro di rilegatura e posso partire per la restituzione.

Giunto alla biblioteca Comunale trovo la cara Signora che mi ha permesso di tenerlo fino ad oggi, la ringrazio per avermi sostenuto facendomi leggere fino a pagina 536.

Apro la borsa e tiro fuori il libro, dentro ho sentito come separarmi da un compagno di vita, staccarmi un pezzo di pelle e di stomaco, nel lasciarlo nelle mani della libraia ho sentito che qualcosa di me se ne andava via. Saluto, ringrazio e torno alla bici.

Nel tragitto di ritorno mi son detto tra me e me: E se me lo comprassi?

Detto – fatto, pedalo allegramente fino a giungere allo storico libraio milazzese “Filoramo” per informarmi dei costi e delle possibilità.

Entro nel negozio ma non trovo il Signor Filoramo. Mi guardo attorno per cercare la sua classica figura da libraio: alto, magro, dal volto allungato con i capelli lunghi, il collo snello da cui pendono gli inseparabili occhiali da lettura ed il suo sorriso di accoglienza con cui ti accompagna per i meandri della cultura.

C'è una accesa discussione tra i presenti a cui non voglio minimamente partecipare, voglio sapere se c'è una copia dell'opera e magari comprarla.

Chiedo informazioni sul libro al figlio di Filoramo e con la coda dell'occhio vedo la sorella. Come da nostra consueta ed unica abitudine ci salutiamo e finisce tutto lì.

Riferisco al ragazzo il nome del libro, ma il suo sguardo sorpreso e sbalordito non mi fa capire che abbia capito di cosa si ratti In quel momento urlo dentro di me: Signor Filoramoooooo!!!!!!!!! Dov'èèèèèèèèèèèèèèèèèèèè????????????????

Il ragazzo chiama in causa la sorella per ricercare il libro nel database. Con mia grossa “gioia” ripeto il titolo del libro per la seconda volta e quello che ottengo è un alzata di spalle.

Interviene la madre dei due, ovvero la moglie di Filoramo (l'ho capito dopo un po), che mi chiede nuovamente cosa volessi. Per la terza volta ripeto il titolo del libro, e stavolta sembra che la signora capisca di cosa si tratti (un grido di alleluia dentro di me si fa strada).

Intanto la ragazza uscendo dalla consuetudine dei semplici “CIAO”, mi domanda:

  • Ti sei laureato?

Mi chiedo:

  • Ma che vuole questa?

Rispondo educatamente:

  • No.. Sarei venuto qui per un libro.

Ribatte lei:

  • Io si! E tu?

Le allungo la mano e con un sorriso le dico:

  • Complimenti!

Accenna a voler prendere la discussione, ma subito chiudo:

  • Sono qui però per il libro, vorrei leggere.

Interviene la madre da dietro, dicendomi:

  • Ti sei laureato? Ma bravo! Ma che specializzazione ti prendi?

Senza aggiungere nulla, mi metto a guardare solo lo schermo del PC, con il sorriso sul volto ma con una grande voglia di fuggire da quell'ambiente claustrofobico dico semplicemente:

  • Sarei interessato al libro. Non so i discorsi che avete preso, non mi interessano. Vorrei delle informazioni sul libro se è possibile.

Risponde la figlia:

  • Ma mi avevi detto che ti eri laureato!

    Ribatto:

  • Per quello che ho sentito ti sei laureata tu. Comunque sarei interessato al libro.

    La Neo-Dottoressa sembra aver capito che sono interessato al libro e finalmente fa una ricerca sul database.

    Ci sarebbero 2 edizioni dell'Horcynus Orca, una economica a 15,00€ ed una di 25,00€, rispettivamente della Mondadori e della Rizzoli. La signora sembra aver capito che sono interessato al libro, ma da buona bottegaia Milazzese secondo cui devi fare quello che dice lei, come dice lei se no non ti vendo le cose, se ne esce con un:

  • Ma.. Sarà difficile trovare un testo di Narrativa in questo periodo, c'è una gran confusione. Forse ci sarà quello a 15,00€.

Chiedo informazioni sulla tipologia del testo e la signora si volta verso gli scaffali dei libri di narrativa e mi indica un libro in edizione economica.

Dietro sento la figlia che continua a parlare, ma le ho voltato le spalle e l'argomento non mi interessa.

La bottegaia si china per far finta di cercare il libro, sposta un paio di tomi e mi dice:

  • Non ci sarà.

Capisco che fa finta di cercarlo, ma se c'è il tomo da 15,00€ lo vorrei comprare dato che ho proprio la cifra in tasca, mi chino verso i libri ammucchiati da lei spostati, dicendogli:

- Se vuole le do una mano.

La bottegaia capisce che sono interessato, ma voglia di cercarlo non ne ha. Mi risponde:

  • Ma qui c'è una gran confusione.

Ribatto:

  • E' un tomo di 1200 pagine, abbastanza ingombrante, dovrebbe essere facile notarlo.

Le indico un tomo pressapoco delle stesse dimensioni. Dopo aver spolverato un altro paio di tomi la bottegaia mi risponde:

  • No, non c'è.

    Con la signora non si cava un ragno dal buco, mi alzo e mi rivolgo al ragazzo con cui l'odissea è iniziata chiedendogli:

  • Si può ordinare?

  • Certo.

  • Quanto passa?

  • Un paio di giorni.

  • Magari me la penso e ripasso.

    Tra il deluso, l'infastidito e l'incazzato guadagno la porta della bottega dei libri e me ne vado. Appena arrivo fuori inspiro una gran boccata d'aria, come se me ne fossi uscito da una lunga apnea subaquea.

L'Odisse continua.