domenica 12 luglio 2009

Processione di Sant'Antonio .

Ho avuto l'onore ed il piacere di portare la vara .

Domenica 28 Giugno dalla locale chiesetta del santuario di Sant'Antonio è uscita la vara per la processione del santo. È dal 2005 che ho il piacere e l'onore di portare la vara ed anche quest'anno l'esperienza si è ripetuta. Quest'anno però è successo un particolare che mi ha fatto capire un po di cose .
Ero sulla stanga posteriore destra, nel mezzo di altri due portatori. A ¾ del tragitto di scalini, che porta dal santuario a strapiombo sul mare al piano strada, il portatore davanti a me ha cominciato a dare segni di cedimento, non molto eclatanti, diciamo subdoli e senza tanto preannuncio a detto: Mollo!
Il carico si è distribuito su 2 persone, le forze sono venute meno e la vara si è inclinata dal mio lato. Mi sono ritrovato tra il legno della vara ed il muro del camminamento, ho fatto forza con il braccio libero di destra sul muro ed ho cercato di mantenermi in piedi. Ho retto un paio di secondi, ma quando le forze non mi hanno retto ho cominciato a sciorinare male parole e a dire chiaro e tondo che se non mi si aiutava mollavo tutto. Giunto il capo-vara, mi ha dato una mano, piccola ma necessaria.
Cosa ho dedotto da questa esperienza? Un paio di elementi.
La prima è che nel momento della difficoltà la gente molla il posto e se ne fotte di chi ha accanto.
La seconda è che quando mi si riversano troppi pesi sulle spalle, inizio a imprecare, aprire il rubinetto dello sproloquio e ad incazzarmi come una belva. Per cui il prossimo anno se quello si mette nella mia stessa “stanga” lo guardo negli occhi e gli dico “che devi fare?”, per secondo non voglio ne permetto ad altri di caricarmi troppi pesi sulle mie spalle.
Sono spalle larghe e robuste, ma non sono ne di granito e ne di acciaio, sono di carne ed ossa, potendo benissimo cedere. Prima di cedere o quando la misura è giunta al culmine comincio ad urlare, incazzarmi, cattive parole e a mandare a fare in culo a tutto e tutti. Per cui senza troppi indugi: vietato caricare/ rompere i coglioni.

lunedì 6 luglio 2009

Quiz .

L'Adolescente dell'Ermitage e la Sagrestia Nuova di Michelangelo .

Abita nella casa sopra i nonni, gira con l'auto presa alla mamma, lavora ma si è comprato la moto al posto dell'auto, si fa pagare multe e bollette dai suoi, è entrato nella 4 decade di vita e non ne vuole sentire di sposarsi. Che cos'è?

2 risate .


Non fanno male.

W la Vodafone Infinity! E se ti trovi in imbarazzo spara una cosa ovvia.

Tetris


Quello del Game Boy .

Avevo circa 10 anni quando comprai il mio primo “computer”, meglio chiamarla console, detta “Game Boy”, quello marchiato MATTEL . Caricai la prima cartuccia allegata e partì il videogioco Tetris.
Ero e tutt'ora sono molto legato al gioco, perché mentre ci giocavo andavo a ruota libera con i pensieri e ti permetteva/permette di incastrare quello che hai, nel modo che preferisci in modo da andare avanti.
Ore ed ore spese sul gioco per trovare nuove combinazioni dei pezzi, che sembravano/ sembrano non finire mai. Ogni partita era una storia a se stante, dove mai nessuna era una uguale all'altra. C'erano partite simili tra loro, ma mai uguali.
Il gioco ti permetteva di esplorare e trovare combinazioni, cercare di risolvere gli accumuli di pezzi non disintegrati che ostruivano il passaggio dei nuovi, aspettare il pezzo “più lungo possibile” per fare Tetris e poter andare avanti.
Mosse, cambi di direzione, incastri possibili premendo il cursore di movimento laterale fino a quasi spaccare il tastierino, tutto perché credevo di riuscire a sistemare ogni cosa ed andare avanti.
Come credevo di riuscire a sistemare i problemi in casa e poter trovare la strada libera, però i fatti mi hanno dato torto, dato che ho perso molto tempo appresso a persone che alla fin fine se ne fottevano di quello che dicevo o facevo, si prendevano il risultato ( macerie sgombre ) e ti dicevano: hai fatto il tuo dovere, mentre io aspettavo a vuoto il pezzo “più lungo possibile” per fare Tetris ed andare avanti. Ma il tempo passava, il pezzo non arrivava, Tetris non si faceva ed ho imparato che è meglio sgomberare le macerie dalla propria vita, piuttosto che da quella delle persone che ti stanno vicine.
Che stronzate, potevo impegnare il tempo ad incastrare le cose per me.

Sii prudente dalle deduzioni tratte da ciò che leggi: ciò che pensi potrebbe non essere ciò che chi ha scritto ha inteso.

Voglia di....


Una casa propria.

29 anni, razza caucasica, studente universitario, donatore di sangue e poi... ???
E poi avrei una gran voglia di farmi un buco per i fatti miei.
Stare per i fatti miei, avere i miei tempi, il mio modo di cucinare e tenere le cose. Disporle come meglio creda, dai vestiti ai mobili, con luce che entri da tutte le parti.
I mobili devono essere quello che servono e non uno di più, spazio ovunque per libri e piante, un tavolo grande – grande in una cucina che sia la stanza di dimensioni maggiori possibili.
Letti che si possano aprire o ricavare all'occorrenza per ospitare amici o conoscenti. C'è un concerto in zona? Ma perché non vieni con me e ci andiamo? Una credenza dove stipare dei viveri quali: pasta, salsa, scatolette per pappare in compagnia di chiunque voglia condividere il mio desco .
Un piatto di pasta caldo ed un sorriso, per mangiare e condividere il momento con chiunque bussi alla mia porta .
Voglia di andarmene da casa dei miei, voglia di farmi un angolo mio. Dove vi siano bucanville o gelsomini rampicanti in balcone, piante all'ingresso, in cucina, nel bagno e nel corridoio, da tutte le parti!
Il mio Topo che mi faccia compagnia la notte ai piedi del letto, insieme ad un cagnolino per stare il più possibile bene.
Tanta ma tanta luce naturale, colori vivaci da tutte le parti, alle pareti, ai mobili (tipo ikea e se non li trovo me li costruisco io), colori che siano arancione, azzurro, giallo, poster o stampe di Van Gogh, Klimt appese da tutte le parti ed una radiolina portatile che mi farebbe compagnia nella stanza dove mi trovo.
Un bel sogno.

sabato 4 luglio 2009

A volte ritornano .


Quando meno te l'aspetti.

Anno 2009 dell'era cristiana, giusto – giusto qualche mese dall'inizio del periodo Facebook: Ex-, amici, conoscenti, sconosciuti, nuovi incontri, approfondimenti di rapporti e tanto altro. Nell'altro ci stanno pure coloro che credevi morti.
Gente di cui hai perso i contatti per giorni, poi giorni si sommano in settimane, le settimane si uniscono a formare i mesi, i mesi diventano anni e gli anni assumono le sembianze di lustri.
Ricordi che perdono le date, i connotati, i contorni, volti che vai dimenticando, scordando, mettendo da parte perché c'è il nuovo, altro, la vita di tutti i gironi, nuove persone, nuovi amici, nuovi conoscenti, in pratica c'è altro. E quest'altro sostituisce sul momento ciò che era, il quale passa in secondo piano e va nel dimenticatoio, in fossa, si scorda.
Poi un bel giorno ti giunge l'ennesima mail di un perfetto sconosciuto. Pensi: Chi sarà mai l'ennesimo sxxxxxo che mi manda una mail su Facebook per rompermi i cxxxxxxi ? Leggi le prime righe e pensi che questo perfetto sconosciuto si sta prendendo troppa licenza nello scriverti. Addirittura ti da un appuntamento e pensi: Oh mio Dio! Un altro omosessuale !
Arriva il punto dell'ultimo periodo e ti domandi: Ma si può sapere chi diamine sei? Leggi come si firma e scorgi il suo nome e cognome, ma la scheggia di vetro che ti si conficca nel cervello è la frase “un ex "fummicula russa" (uno di quelli con cui sei cresciuto insomma)”. Rabbia, gioia, compassione, delusione, fastidio, follia, allegria e sdegno si fanno strada da quella scheggia di vetro conficcata.
Ti senti come se avessero aperto una tomba, scavato nella terra, trovata la bara e scoperchiata. Presa la salma che ivi riposava, te l'hanno lavata, profumata e vestita con un bel gessato accompagnata da una cravatta, presentandotela e dicendoti “Vuoi uscire con me stasera amico mio?” . Vorrei vivermi la mia vita, lasciarmi alle spalle il passato, e lasciare che ciò che è morto sia portato via dalle correnti del fiume della vita.

martedì 30 giugno 2009

Il tempo passa .

E si sente.

Poco fa ho appena finito di leggere i post più salienti dello scaffale “Casa & Famiglia” ed ho visto il tutto con un occhio diverso. Una lettura staccata e meno presa, dato che molte cose sono cambiate ed altre verranno a modificarsi.
Del tempo è passato ed altro lo seguirà, ma quello che ora come ora a me va, è crearmi degli spazi personali, ove poter stare, ritirarmi e trascorrere un po di tempo, staccare la spina ed iniziare a sperimentare lo stare da solo. Come dire un abbozzo di casa mia .
I 30 anni si avvicinano e di cose da fare per potersi ritagliare un angolo personale ce ne sono. Avere uno spazio personale è obiettivo per potersene uscire da questo pantano, non perché sia pantano in senso assoluto, ma dalla mia prospettiva di visione, insieme alla possibilità di capire se sono solo o no nell'impresa .
E' facile avere accanto una persona e dirgli “Ti Voglio Bene” credendo che tutto si risolva, quella frase di senso compiuto tra virgolette dovrebbe esser messa in pratica, sopratutto se il tempo passa e non si hanno più 20 anni addosso, ma molti di più.
Le esperienze si sono susseguite ed altre giungeranno di nuove, tante strade mi si apriranno sotto i piedi e persone incontrerò, ma alla fin fine quello a cui posso e voglio tener conto è la mia persona.