lunedì 28 marzo 2011

Mettiamoci una toppa .

Sono arrivato a 4 .

Quasi un anno fa Davide mi invitò in campagna, ci mettemmo a pulire gli ulivi ed accendemmo un fuoco. Era periodo pre-elettorale, mese di marzo credo, e la foga Milazzese alle elezioni era proporzionale al malcontento che aleggiava nell'aria. Ci inoltrammo in una discussione molto fitta tra una tagliata di rami, uno spostamento di quelli già tagliati ed altri finiti tra le fiamme. Alla fine del pomeriggio, contenti del lavoro fatto, ci salutammo e tornai alla giacca .
Con mia "gioia" constatai che si era bruciata in più punti. Feci 2 calcoli in tasca e la cifra che avevo a disposizione, la dovevo impegnare per altro e più urgente, per cui mi domandai: Che faccio se ho bisogno di una giacca a vento da combattimento?
La risposta si fece strada tra i ricordi: Daniele una volta se ne spuntò con una felpa con delle toppe (fichissime) dopo l'averla strappata sui frangiflutti in Marina Garibaldi. Soluzione trovata: Ci metto una toppa! Andai a casa tutto contento e chiesi se ce ne era una, mi presentarono quella del vespaclub: fichissima e colorata. La presi ed iniziai a cucirla.
Mentre con pazienza certosina davo i punti, mi accorsi che il buco non era solo. Andai in merceria e comprai un paio di toppe. La prima la cucii quasi subito, la seconda vuoi perché molto stretta, vuoi perché difficile da sistemarla, la completai a singhiozzo.
Oggi mi sono divertito a cucire l'ultima in meno di mezz'ora (pensavo peggio), ma alla fine il lavoro l'ho finito; il giubbotto è sempre lo stesso, ma personalizzato e colorato.
Una bella esperienza che mi ha dato da riflettere, principalmente sull'impulsività che mi portò a lasciare il giubbotto vicino al fuoco, non rendendomi conto di dove l'avessi lasciato e l'eccessiva fretta nel dedicarmi all'aiuto altrui, senza prima mettere in sicurezza il mio.
1 anno dopo ho finito di sistemare il guaio che mi sono creato, figlio della mia sbadataggine, da quando ho iniziato a cucirmi le toppe ho meditato molto sui miei gesti, arrivando ad una conclusione: Fretta? No grazie! :-)

venerdì 25 marzo 2011

La memoria dei pesci rossi .



Trailer del cortometraggio di Eleonora Ievolella .

Una sera d'estate mi telefona Davide e mi dice:
- Compare, andiamo al Cinefestival di Milazzo?

Non gli dico ne si e ne no, ma semplicemente:
- A che ora ci vediamo?
Nel giro di qualche ora ci ritroviamo in piazza Duomo a Milazzo, il grande schermo è davanti a noi, luci ed ombre lo attraversano mentre suoni e voci dagli altoparlanti ci raccontano le storie che stiamo assistendo.
Ad un certo punto sullo schermo viene proiettato il corto "La memoria dei pesci rossi". Di questa opera mi salta subito alla mente il concetto:
I pesci rossi hanno una memoria di 10 minuti, per questo riescono a sopravvivere in una boccia di vetro. Tutta questa memoria e buff! Buio totale, hanno dimenticato tutto e tutto è bello ed interessante da scoprire daccapo. Hai mai visto un pesce rosso triste?
Agghiacciante..

giovedì 24 marzo 2011

San Giuseppe .

Si fece prima la sua barba .

L'altro giorno ero al telefono con un "cugino", guarda caso di nome Giuseppe. Si parlava di cosa si fa, cosa non si può fare e dei vari problemi nella vita. Vuoi per la telefonata, vuoi per la persona, vuoi per il nome, mi venne in mente il proverbio:

San Giuseppe si fece prima la sua barba e dopo la fece a gli altri.

Questo proverbio, ripetutomi ciclicamente in ambito familiare, mi diede ai nervi e tutt'ora mi da ai nervi, vuoi per un egoismo latente mal celato dalla bella parata esterna di riferimento alla religione cristiana con il al Santo, vuoi per un parlare a slogan figlio di propaganda totalitarista, vuoi per un ripetere le cose che soggettivamente mi da fastidio.
Dopo questo flash mi sono ricordato che un paio di minuti prima della telefonata mi ero appena sistemato la barba con schiuma e lametta. Li per lì mi venne un aggiustamento della frase:

Giuseppe prima si fece la sua barba, dopo se avanzava lametta e schiuma gli fece la barba a gli altri, sempre se ne avanzava.

Ora questo proverbio ripetuto a tamburo battente in ambito familiare, con le dovute correzioni ha maggiore senso, è meno fastidioso, è meno ipocrita e più aderente alla realtà.

sabato 19 marzo 2011

Diversità .

Rudy Garcia Tolson of the U.S. swims during the men's 200m individual medley SM7 heat at the 2008 Paralympics in the National Aquatics Centre, also known as the Water Cube, in Beijing September 7, 2008. (REUTERS/David Gray).

L'immagine è eloquente, non c'è nulla da spiegare. Forse un giorno riuscirò a trovare una foto che riesca ad esprime la mia diversità senza dovermente vergognare o generare un profondo stato di imbarazzo. Intanto un passo è stato fatto .

L'immagine appartiene al rispettivo proprietario.



Codaliscia .



Era la sera del 04 Settembre 2010, quando una ragazzina di 11 anni prese una sedia, il libro di "Harry Potter e il calice di fuoco" e mentre Io lavavo i piatti me ne lesse alcuni capitoli. Mi colpì molto il suo modo di leggere ed un passo, da cui poi iniziò a balenarmi l'idea di leggerlo, ma senza troppa definizione. Riporto il passo in oggetto:

Era come se Codaliscia avesse rivoltato una pietra per rivelare qualcosa di brutto, viscido e cieco: anzi, peggio, cento volte peggio. La cosa che Codaliscia aveva portato fin lì aveva la forma di un bambino rannicchiato, ma Harry non aveva mai visto nulla di meno simile a un bambino. Era privo di capelli e coperto di squame palpitanti, di un cupo nero rossastro. Le braccia e le gambe erano sottili e deboli, e il viso - nessun bambino al mondo poteva avere un viso del genere - era piatto e serpentino, con occhi rossi scintillanti.

Forse in quel momento, per la prima volta, riuscivo a trovare le parole per descrivere come era ri-nato il mio Io . Dopo un lungo periodo di spappolamento per terra, alcuni pezzi tornavano assieme, si assemblava un qualcosa che aveva sembianze deformi di un bambino invecchiato ma non cresciuto.

giovedì 17 marzo 2011

Tutto importante .

Ti leghi le mani da solo .

Era il periodo di quando feci il Servizio civile, che a stare appresso all'OLP, ci si ritrovava con tantissime cose da fare, guarda caso tutte importanti.
Cominciai in quel periodo la virtù del cominciare ad elaborare le cose da fare, dandogli una priorità, memore delle bellissime lezioni del Prof Muto Pino. Da quel momento in poi cominciai a prender gusto nel programmare le cose e nel portarle avanti, specialmente quando segnandoti i giorni trascorsi per fare quella cosa in aprticolare che ti sei prefissato di realizzare, vedi che i giorni aumentano.
Poi venne il Servizio Civile successivo, le ragazze erano impaurite e preoccupate da questo modo di procedere a scarica barile/tutto importante. Fu lì che mi venne in mente la filastrocca:

Tutto importante e tutto urgente non si fa niente .

Anche perché se non ci si organizza, si rischia di finire avvinghiati in tutte le cose importanti e con le mani legate, praticamente ci si combina come una mummia :-)

L'immagine appartiene al rispettivo proprietario.

Futuro, presente, giovinezza.

Come dell'acqua che scorre .

Ero collegato su MSN che chattavo con una amica, tra una battuta ed un'altra mi uscì fuori una frase:

Sei giovane e ti diranno che sei il futuro, ma ricorda tu oggi sei il presente ed il futuro ti appartiene.

Un po in sintesi il pensiero di vivere che da oltre 5 anni ho iniziato a seguire: nel bene e nel male.