lunedì 11 aprile 2011

Speranza .

Un volo di gabbiano .

Una volta mi dissero di guardare al futuro con speranza, cioè con la possibilità che le cose cambino. Me lo ripetevano principalmente gli ex-68ini, che del futuro altrui hanno combinato le peggiori nefandezze. Me lo ripetevano le persone vicine, quando chiedevano di saltare una rata da pagare delle cose che mi dovevano, me lo ripeteva mio padre che alla mai età spaccava il mondo.
Grazie mille, peccato che ieri guardavano al futuro con un'ottica del contratto a tempo indeterminato, potevano comprare casa, avere servizi quando andavano negli uffici, pagarsi una RC auto senza troppi intoppi ed altro.
Oggi non va proprio così e piuttosto che guardare il futuro con speranza, lo guardi con paura, con una paura che non è dovuta ad una singola causa, bensì tante che vanno da una Paura di un lavoro in nero che non sai se termina, alla paura di un tetto tuo sopra la testa che ancora non hai, alla paura di dover litigare con i proprietari dei fondi per raccogliere degli asparagi a... ancora altre paure.
Si potrebbe provare a guardare il futuro con fiducia, ma la fiducia vuole dei risultati per i bisogni per dare l'assenso a proseguire.
Buona fortuna ed:
AVE ATQUE VALE.

mercoledì 6 aprile 2011

Dimenticare .



E' possibile .

Come cantato nel ritornello da Luca Carboni e da altri artisti:

Con un po di fortuna si può dimenticare.

Dimenticare purtoppo non è facile, è un processo lungo e laborioso che si lega al ricordare in una maglia perversa attraverso cui attimi di vita o vengono persi o vengono trattenuti.

martedì 5 aprile 2011

Roba da.. .

Palermo, Addaura: Buttare.

Da un po di tempo mi sento la testa un po costipata: troppe cose da ricordare, principalmente persone, fatti ed emozioni. Di certo avere una rubrica telefonica intasata da quasi 300 contatti che uso raramente o quasi mai, non aiuta a dimenticare, anzi, quando l'occhio cade sull'immagine di una persona, si attiva il meccanismo del ricordo non sempre pieno di cose buone.
Ricordare ciclicamente le cose non è che aiuti molto, c'è bisogno di metterle da parte, di buttarle. Una volta buttavo forzatamente le cose in discarica, cioè mi imponevo di dimenticarle. Ad un certo punto mi sono ritrovato con la testa così satura di ricordi buttati alla rinfusa in discarica che la testa mi esplodeva.
A mie spese capii che le cose per esser dimenticate hanno bisogno di un processo attivo, partecipato, selezionato. Un foglio elettronico dove mettere a dormire i contatti in surplus della rubrica, un blog a cui affidare l'onere di tenere a mente le date calde, uno scanner che inizia a macinare fogli su fogli di pezzi di carta che non mi voglio più trovare tra i piedi ma che ho voglia di buttare e custodire solo in formato digitale e lì lasciarle.
Una volta preso dalla foga mi misi a cancellare le foto di una persona cara, ancora oggi mi mordo le mani per averle eliminate definitivamente, quanto mi mancano. Praticamente mi sono scavato con le mie mani un buco nero di memoria, dove prima c'erano delle foto, oggi non c'è più nulla. Peccato, fa ancora male.

giovedì 31 marzo 2011

Strano cocktail .

Il colore rende l'idea .

Poco fa stavo compilando un curriculum vitae da presentare a Posteitaliane e ad un certo punto dentro si sono fatte strada due emozioni: Paura e Solitudine. Come due bevande versate in un medesimo contenitore, i due liquidi si sono mescolati, si sono fusi, dando origine ad una nuova sensazione: più strana, più fredda, più forte.
Forse sarà la stanchezza per una giornata piena, forse sarà la paura del futuro che mi prende, del nuovo, dell'ignoto, forse avrei voglia di un angolino dove poter accucciarmi e riscaldarmi. Forse....

L'immagine appartiene al rispettivo proprietario.

lunedì 28 marzo 2011

Mettiamoci una toppa .

Sono arrivato a 4 .

Quasi un anno fa Davide mi invitò in campagna, ci mettemmo a pulire gli ulivi ed accendemmo un fuoco. Era periodo pre-elettorale, mese di marzo credo, e la foga Milazzese alle elezioni era proporzionale al malcontento che aleggiava nell'aria. Ci inoltrammo in una discussione molto fitta tra una tagliata di rami, uno spostamento di quelli già tagliati ed altri finiti tra le fiamme. Alla fine del pomeriggio, contenti del lavoro fatto, ci salutammo e tornai alla giacca .
Con mia "gioia" constatai che si era bruciata in più punti. Feci 2 calcoli in tasca e la cifra che avevo a disposizione, la dovevo impegnare per altro e più urgente, per cui mi domandai: Che faccio se ho bisogno di una giacca a vento da combattimento?
La risposta si fece strada tra i ricordi: Daniele una volta se ne spuntò con una felpa con delle toppe (fichissime) dopo l'averla strappata sui frangiflutti in Marina Garibaldi. Soluzione trovata: Ci metto una toppa! Andai a casa tutto contento e chiesi se ce ne era una, mi presentarono quella del vespaclub: fichissima e colorata. La presi ed iniziai a cucirla.
Mentre con pazienza certosina davo i punti, mi accorsi che il buco non era solo. Andai in merceria e comprai un paio di toppe. La prima la cucii quasi subito, la seconda vuoi perché molto stretta, vuoi perché difficile da sistemarla, la completai a singhiozzo.
Oggi mi sono divertito a cucire l'ultima in meno di mezz'ora (pensavo peggio), ma alla fine il lavoro l'ho finito; il giubbotto è sempre lo stesso, ma personalizzato e colorato.
Una bella esperienza che mi ha dato da riflettere, principalmente sull'impulsività che mi portò a lasciare il giubbotto vicino al fuoco, non rendendomi conto di dove l'avessi lasciato e l'eccessiva fretta nel dedicarmi all'aiuto altrui, senza prima mettere in sicurezza il mio.
1 anno dopo ho finito di sistemare il guaio che mi sono creato, figlio della mia sbadataggine, da quando ho iniziato a cucirmi le toppe ho meditato molto sui miei gesti, arrivando ad una conclusione: Fretta? No grazie! :-)

venerdì 25 marzo 2011

La memoria dei pesci rossi .



Trailer del cortometraggio di Eleonora Ievolella .

Una sera d'estate mi telefona Davide e mi dice:
- Compare, andiamo al Cinefestival di Milazzo?

Non gli dico ne si e ne no, ma semplicemente:
- A che ora ci vediamo?
Nel giro di qualche ora ci ritroviamo in piazza Duomo a Milazzo, il grande schermo è davanti a noi, luci ed ombre lo attraversano mentre suoni e voci dagli altoparlanti ci raccontano le storie che stiamo assistendo.
Ad un certo punto sullo schermo viene proiettato il corto "La memoria dei pesci rossi". Di questa opera mi salta subito alla mente il concetto:
I pesci rossi hanno una memoria di 10 minuti, per questo riescono a sopravvivere in una boccia di vetro. Tutta questa memoria e buff! Buio totale, hanno dimenticato tutto e tutto è bello ed interessante da scoprire daccapo. Hai mai visto un pesce rosso triste?
Agghiacciante..

giovedì 24 marzo 2011

San Giuseppe .

Si fece prima la sua barba .

L'altro giorno ero al telefono con un "cugino", guarda caso di nome Giuseppe. Si parlava di cosa si fa, cosa non si può fare e dei vari problemi nella vita. Vuoi per la telefonata, vuoi per la persona, vuoi per il nome, mi venne in mente il proverbio:

San Giuseppe si fece prima la sua barba e dopo la fece a gli altri.

Questo proverbio, ripetutomi ciclicamente in ambito familiare, mi diede ai nervi e tutt'ora mi da ai nervi, vuoi per un egoismo latente mal celato dalla bella parata esterna di riferimento alla religione cristiana con il al Santo, vuoi per un parlare a slogan figlio di propaganda totalitarista, vuoi per un ripetere le cose che soggettivamente mi da fastidio.
Dopo questo flash mi sono ricordato che un paio di minuti prima della telefonata mi ero appena sistemato la barba con schiuma e lametta. Li per lì mi venne un aggiustamento della frase:

Giuseppe prima si fece la sua barba, dopo se avanzava lametta e schiuma gli fece la barba a gli altri, sempre se ne avanzava.

Ora questo proverbio ripetuto a tamburo battente in ambito familiare, con le dovute correzioni ha maggiore senso, è meno fastidioso, è meno ipocrita e più aderente alla realtà.