giovedì 28 novembre 2013

Questa valanga passerà, ma lascerà le sue stimmate.

domenica 24 novembre 2013

Puttana ...

Di partito .
Ennesima riunione del cazzo dei Giovani del partito protrattasi oltre al dovuto. Voglia di andare a casa non ne ho. Da un paio di giorni non vedo più bazzicare per la sede la tipa con i capelli biondi, per ora sarà sazia. Nemmeno la tipa tutte forme e voluttuosa, gli farà ancora male.
Stasera ho voglia di sentire profumo di donna ed in questo circolo del Nord se ne trova più di qualcheduna. Non come nella mia isola, dove le ragazze per bene non si attardano a far politica e tornano tutte a casa.
Una mi colpisce, dalla bellezza androginica, snella e slanciata. Un paio di cosce slanciate la fanno sembrare ancor più bella, le ho notate dall'inizio della serata. Compensano i seni appena percettibili e ben nascosti dalla camicia bianca dai colletti e polsini bene in vista.
Lei dal canto suo ha notato i miei lunghi capelli neri, tagliati alla Napoletana. Lisci, dritti, lucenti e scolpiti da un morbido gel. Mentre li accarezzo la Tipa si agita nella sedia.
Al prossimo giro di dibattito provo a toccarmi il labbro inferiore con il pollice, mio punto forte, vediamo come reagisce.
Il discorso è caduto nuovamente sul comportamento politico dei magistrati contro il nostro leader, il dibattito si è incuneato in un vicolo ceco. La Tipa torna a guardarmi. Scorrono le dita sul labbro prima di prendere prepotentemente la parola ed alzarmi per discutere la mia opinione. La Tipa accavalla le cosce che scorrono sotto la minigonna, assieme alle sue mani. Sembra eccitata.
Propongo e decidiamo di proseguire la riunione al bar, qualche aperitivo accompagnerà le nostre idee e le bevande alleggeriranno l'arsura delle gole, è una serata che parliamo. Discutiamo e dibattiamo, ma a differenza di Giù, qui la gente è motivata e partecipa, gli obiettivi si progettano e si raggiungono. Come mi mancano le riunioni affumicate, dove si parla e basta, senza raggiungere alcun obiettivo se non nel cuore della notte.
Spostati al Bar, noto la Tipa si siede nei miei pressi. Colgo l'occasione per sfanculizzare Massimo da un'altra parte e con la scusa del posacenere vicino a Lei, mi ci siedo vicino.
Iniziano a girare gli aperitivi e le bevande. Tra un sorso e l'altro fumiamo una sigaretta con la Tipa. La faccio accendere al mio Zip in acciaio e la fiamma gli illumina il volto; gli sparo gli occhi neri come le canne della lupara su una preda. Ricambia lo sguardo sfrontato con uno sensuale da gatta selvatica, facendo scorrere le mani sulle cosce.
La discussione viene calamitata da Armando, il solito idealista che tira fuori l'ennesima tesi filosofica – politica. Tutti si rivolgono a Lui, è il preludio del termine della serata. Mentre tutti, la tipa compresa, sono rivolti ad Armandino, la mia mano aperta, calda e decisa affonda sotto il tavolo nell'interno cosce della Tipa. Impassibile le allarga, prendendosi e gustandosi in pieno la palpata, volto inespressivo, ma la muscolatura delle gambe è tutto un contrarsi e riscaldarsi. Scorro fino all'interno ed un inferno di calore avvolge la mia mano. La tocco e sento umido.
Armando ha finito la sua Filippica incentrandola sull'anima del movimento ed il suo contributo che potrebbe esser arricchito da una visione giovanile del problema. Ritiro la mano da quell'alcova presso cui mi prometto di ritornarci in serata stessa. Prendo Massimino di punta e gli dico che la riunione è chiusa, abbiamo abbondantemente affrontato le questioni all'ordine del giorno e noi che siamo lavoratori e domani non andiamo a scioperare, ma a lavorare sodo, possiamo pure tornarcene a casa.
Non ho voglia di perdere tempo in conti e contro conti, tra non molto ci saranno le votazioni per il nuovo Presidente della sede locale giovanile. Offro Io il giro, mi servirà anche per far presa sulla Tipa. Non me la faccio scappare, la seguo con gli occhi. Ordino il conto al tavolo e saldo.
Si alzano dal tavolo dietro di me, la Tipa ha gradito e mi sta accanto. Volgiamo verso l'entrata del locale, dove liquido i colleghi di partito e resto solo con lei. Gli dico semplicemente di andare da me, lei accetta e prima che i suoi tacchi rimbombino sul selciato, mi sussurra ad un orecchio:
- Era una sera che volevo tu mi toccassi le cosce. Impazzivo nel vederti.
Le nostre ombre l'una vicina all'altra, si allungano sulle pietre arrotondate e la strada verso l'auto è nostra. Eccone un'altra dentro al partito che non mi farà rimpiangere da dove vengo.
Spero che quel pederasta di mio Fratello abbia finito con il suo amichetto nella casa in campagna. Mi darebbe fastidio incrociarlo lì. Si sa, le eccessive spezie mal si abbinano alla carne ed Io questa Puttana di partito me la voglio fottere ben – bene stasera. E perchè no anche domani? Vediamo quanto dura. Di sicuro impazzirà per i miei pettorali. 

Ogni riferimento a  persone, luoghi, fatti politici, perosonaggi, nomi o cose è puramente casuale.

sabato 23 novembre 2013

Fallimento .

Parola tagliente come un rasoio .
Se sei stata una persona a me cara, ti sconsiglio di leggere il seguente post. Potresti farti dell'inutile dolore interiore. Se ancora stai leggendo, vuol dire che hai preso la tua decisione. Buona fortuna, è una scelta tua.

Il telefono è caldo al contatto con il padiglione auricolare, inizio ad accusare il freddo della sera per restare sul balcone per parlare al cellulare in un posto appartato .
La cornetta mi riporta la lagnanza dell'altrui situazione: precaria, un lavoro di merda, nessuno compra le tele, un mutuo sulle spalle, le bollette succhiano quel poco guadagnato, un buco di casa dove non poter crescere una propria famiglia, le storie passate che ti hanno svuotata come un guscio di lumaca, l'aborto, il vuoto che cerchi di colmare con vino e fumo.
Finito il primo giro di walzer, ricominci a piroettare come una folle brandendo il bisturi della ragione. Acuto, preciso tagliente e dolorosissimo, lo brandisci contro tutto e tutti, pazza e folle di giustizia su questa faccia della terra.
Provi a convincermi ad usarlo, ma Io a questo gioco ho smesso di parteciparvi da anni, da quando Katia mi ha ricostruito.
Brandisci questa lama ed affondi fendenti verso Luca, Adelfio, Salvo, Carmelo e chi cazzo vuoi Te. Sindacati, politici di merda, giro di persone importanti che non ti cagano, famiglia che ti ha azzoppato la crescita perchè dovevi andare a lavorare e non potevi studiare.
Bimba forsennata che ti scagli brandendo questo bisturi e molli fendenti. Li schivo uno ad uno e ti dico di fermarti. Continui, continui a dar colpi su colpi. Ogni colpo va a fondo e pezzi di sangue e carne saltano, volano, imbrattandoti capelli, volto e vestiti. Come pescatore durante la mattanza di tonni, sei lercia di sangue e brandelli di carne. Lercia, con un lungo fiatone ti fermi dopo il tuo operato contro “Loro”.
Il sangue ed i pezzi di carne sono i tuoi, i fendenti del bisturi della ragione li hai rivolti verso te massacrandoti, per l'ennesima volta. Non ne vuoi sapere di fermarti. Hai sete di sangue, ma non hai capito e non vuoi capire che la prima persona che devi proteggere è te stessa, ma la parola “fallimento” non la vuoi lasciar perdere. Continui a brandirla. Io non posso far nulla.

giovedì 21 novembre 2013

Quella che non sei


L'autostrada A18 scorreva sotto la Ford, direzione: Roccalumera. La radio vomita canzoni commerciali, una fotocopia dell'altra. La ricerca cade su un'emittente locale, di quelle che hanno ancora il coraggio di mandare in onda, alle 8 di mattina, un pezzo di musica rock italiana invecchiato di 18 anni: Ligabue - Quella Che Non Sei.
Le note fanno scorrere la voce, la canzone prende corpo e forma. Le lacrime senza senso si placano sul volto e un raggio di sole squarcia la bruna che mi avvolge da giorni. Pezzi sparsi ovunque, si ricompongono intorno ad un particolare del tuo passato condiviso con me.
Tu seduta sul treno, direzione Milano, scuola del fumetto. Cuffie alle orecchie e riserbo massimo per non esser disturbata, per gustarti l'album “Buon Compleanno Elwis” ed un buon libro. Le note scorrevano nelle orecchie di una diciassettenne ansiosa e vogliosa di crescere, impostare e modellare la propria vita sulle rime di “Quella che non sei”. Già immagino l'allora piacere dell'attesa tra lo sbolognare l'ennesimo rompino ed il tempo che ti separava dall'ascoltare questo brano, oltre alla voglia di buttarti nella vita per esser “Quella che non sei”.
Fregata ..
Riparto da questo frammento per capirti e finalmente uscirmene da questo labirinto del Minotauro dove ci siamo entrati e lì mi hai abbandonato.
Dimenticavo: Non ho obblighi verso alcuna persona di dover spiegare o dare delucidazioni circa i miei post o idee. Non ti hanno obbligato/a a legger ciò che scrivo.
AVE ATQUE VALE
Il materiale audio e video appartengono ai rispettivi proprietari.

Lo scaffale "Anima & Musica" l'ho bonificato. Sembrerebbe che ora tutti i post tornino a musicare le emozioni ivi raccolte.

domenica 17 novembre 2013

Post sulla paternità .

Ci giro intorno come corvi ad un albero spogliato .
E' un po di tempo che giro intorno al post “Paternità”. Lo apro, guardo la foto che vi ho personalmente scattato e scelto, sembrerebbe quella corretta, ma mi si chiude il pensiero.
E' come se una parte sia stata presa a calci, violentata, calpestata, colpita, maciullata, stuprata, impoverita. Appena viene toccata, o mi ci avvicino, si ritrae, si chiude su se stessa e si rinchiude a guscio. Come se avesse bisogno di proteggersi.
Oggi, a posteriori, maledico il momento in cui l'ho messa in gioco nella storia passata, sembrava il momento giusto e la persona giusta. Volevo dei figli da quella persona, oltre farmi una famiglia, oggi ho semplicemente un dolore interiore che mi ammazza.

L'immagine appartiene al rispettivo proprietario.

Ho puntato ...

Ed ho perso .
Ho giocato una partita, fatta di 67 manche; a ciascuna ho puntato forte ed ho perso, ritrovandomi svuotato. Ho puntato e perso:
Il sentimento della paternità.
La voglia di far spazio nella propria vita per una persona.
I progetti sul futuro.
La voglia di farmi una famiglia.
La speranza sul domani.
La fiducia nella persona accanto.
La voglia di scopare.
Etc. Etc.
Mi sono alzato dal tavolo da gioco che ero esausto, stanco, scoglionato, sfinito e sfiduciato. E quanto bordello per una giocata! :-D

L'immagine appartiene al rispettivo proprietario.