mercoledì 24 marzo 2010

Mnéme .

O semplicemente Memoria.

Era da un po di tempo che pensavo alla necessità di aprire un nuovo scaffale nell'Isola di Melee, tutto dedicato alla Memoria e quello che vi gira intorno.
L'idea era affiorata una sera durante una discussione con un amico, io per mia gioia e condanna qualcosa riesco ancora a ricordarmi di roba di dieci anni or sono o giù di lì, mentre lui ha letteralmente dei vuoti totali.
Diciamo che è iniziato un gioco del rievocare eventi passati, storie condivise, persone, momenti belli e brutti, abbiamo iniziato ad utilizzare la mia memoria per colmare i vuoti altrui.
Usa, usa, usa e ri-usa, ad un certo punto ho come avuto una sorta di repulsione a ricordare, come se la memoria era stanca, affaticata, addolorata, infastidita, indispettita. Non ne voleva più sapere.
Il mio amico preso dal gioco, voleva colmare nel giro di una serata oltre un lustro di amnesia, praticamente un buco nero di ricordi, ma io quella sera proprio non ne avevo più voglia di ricordare ancora. Volsi al termine la discussione riportando l'esempio dell'acqua della fonte di Mnemosine e Lete. Dopo staccai e mi riposai.
Purtroppo la Memoria è croce e delizia, un pro ed un contro, una gioia ed una condanna, come ogni cosa è difficile vederla in senso assoluto.
Personalmente posso affermare che la memoria è come un filo spinato, tiene le cose separate, ti fa tenere il filo delle cose ma devi starne attento. Non la devi stringere troppo, ne afferrare, ne strapazzare, ne insultare, ne avvicinarti troppo perché rischi di rimanerci secco o folgorato. L'immagine del post rende un po l'idea.

Gli anni .



Sulle note dell'omonima canzone di Max.

Stamane sono uscito per fare una corsetta, solita direzione: Tono. Giunto alla 'gonia, mi sono guardato attorno, come un estraneo, come un sopravvissuto ad una epidemia, ad un bombardamento, mi muovevo tra i resti di quella che una volta era una ridente piazzetta, angolo di incontro di noi giovani Milazzesi e del comprensorio, ed oggi è poco più che un cesso.
Mi sono guardato attorno, tra le macerie della pavimentazione incompiuta, delle mattonelle mai più rimesse, dei muretti sventrati e sbancati dove ci baciammo, ci inamorammo, ridemmo, dove Milazzo viveva, una sola frase mi veniva in mente:

non lo so che faccio quì .

Continuo a correre in direzione del campo da calcio “Grotta Polifemo”, incrocio delle auto, forse visi conosciuti, o forse perfetti estranei, non saprei che dire, lascio scorrere e mi domando:


e vedo i fari delle auto che mi
guardano e sembrano chiedermi chi cerchiamo noi

Continuo a correre, un botta di rabbia mi sale dalla gola, forse vecchia roba, forse nuova per lo sventramento di un pezzo di Milazzo che tanto mi appartiene come a molti di voi cybernauti, il fatto è che allungo le mani e faccio scorrere i palmi sulle spighe di avena selvatica ancora verdi a bordo strada.
Vado avanti e guardo il mare. La memoria vola al 23 Marzo di 2 anni fa, quando scattai delle belle foto sul muretto di mattoni rossi nella piazza del Tono. Era Pasqua e chi mi era accanto era felicissima di quegli scatti, io solo ora a mente raffreddata e distanziata ne capisco la felicità. Oggi purtroppo non ho neanche più il muretto di mattoni dove ci baciammo per poter ricordare o piangere grazie allo sbancamento del Tono. Mi tornano in mente dei verso della canzone:

vedo le fedi alle dita di due


Penso che dopo quel giorno, se non vi fossero state una serie di cose, minchiate da entrambe le parti, forse davvero avevo le fedi alle dita e non mi trovavo a dirmi, da solo e correndo:

che porco giuda potrei essere io qualche anno fa

Guardo lo spiazzale della foresta dell'ancora, e penso a quando vi si piazzavano le giostre per la festa della madonna del Tono. Alla gioia di noi ragazzini di andarvi tutti quanti assieme. Ai primi amori, alle prime litigate, alle immense compagnie per muoversi e raggiungere ogni luogo con il motorino sempre in due. E qui tornano altre strofe della canzone:

gli anni delle immense compagnie
gli anni in motorino sempre in due

Penso un attimo all'ultimo film visto al Cinema, “Alice in wonderland”. Bello si, ma il classico polpettone americano dove ci trovi un po di tutto. Trovi del fantasy prestato dal “Signore degli anelli – Le due Torri” con le scene delle carte che marciano con le sarisse in asta come gli Urukay al momento della partenza dalla torre di Saruman. O magari il combattimento con il drago di Alice così come Gandalf a spada tratta se la vede contro il Nazgul. Ci ho trovato un pizzico di Harry Potter con quelle svolazzate a mozzafiato tra i contrafforti del castello. Praticamente un collage di film già visti, ed anche qui un verso della canzone si fa strada:

gli anni di che belli erano i film

Finisce il flash, mi guardo attorno e mi trovo a correre da solo per la strada. Un altro paio di versi si fanno strada nella mia mente, mentre il ricordo va alle corse in compagnia, in due, sulla battigia spingendosi verso l'acqua, sulla spiaggia per far fiato, sulle scale assieme ad un amico con due tipe che ci stuzzicavano ogni volta che raggiungevamo la sommità di una scalinata di oltre 150 gradini con il fiatone, in campo con la squadra di Rugby, sull'erba con i compagni di squadra, a Ponente con la squadra di basket fino al depuratore, sullo spiazzale del Liceo, mi guardo attorno e mi domando:

gli anni del tranquillo siam qui noi
siamo qui noi
siamo qui noi

Un mix di rabbia, sconforto, delusione, tristezza ed ancora rabbia mi assale. I passi diventano sempre più rapidi, la musica nelle cuffie pompa Bit come anestetico per non sentire il dolore della corsa.
Corro, corro, corro prendendo a colpi le spighe di avena selvatica, sbuffando e sputando a terra come un cavallo a cui hanno messo un carico troppo gravoso. Sento il cuore sbattermi addosso, lo sento premere sulla parete toracica e mi dico tra me e me:

il tempo passa per tutti lo sai
nessuno indietro lo riporterà neppure noi

Cala il sipario sulla corsa, la falcata diventa passo e comincio a camminare e respirare lentamente, mentre i ricordi tornano a dormire nelle acque del fiume Lete.

giovedì 4 marzo 2010

Burn out .

Sballato al PC con Island Paradise.

Ormai sono quasi 2 settimane che sono fuori, dalla stanchezza, dal mal di testa, dai pensieri, dalle passioni, dalle voglie, dalla progettazione, dalla memoria, dall'ascoltare, dagli amici, dalle persone care, dallo studio, dagli impegni, dai pensieri, dall'idea di muovermi, di far sport, dal darmi degli obiettivi, dal darmi una regolata con il peso, dal cercare le persone care, dal ridere, dall'essere spensierato.
Ho avuto alcuni momenti di tregua come il Sabato pomeriggio, trascorso in campagna con i miei cari, ma non ce l'ho fatta a recuperare.
Domenica scorsa il convegno a Pergusa, bella esperienza ma massacranti sono state le 6 ore di autostrada; meno male che Federico mi ha suggerito la strada da prendere. Situazioni assurde durante l'assemblea e dopo.Fortuna di aver visto Alessandra per un po.
Nel pomeriggio assieme a Cettina siamo andati al lago di Pergusa, bel momento fatto di risate, bel panorama, ma strane situazioni e discorsi, poco chiari, di colei che si butta nei problemi altrui per scordarsi i propri.
Oggi burn out: ho toccato il fondo con una sfuriata per un volantino, troppo giù. Ma ora si può solo risalire. Speriamo..

L'immagine appartiene al rispettivo proprietario.

Villa Dante .

A Messina.

Leggevo Macno di Andrea De Carlo, quando una tra le tante frasi/periodi mi ha particolarmente colpito, la riporto:

“Andavo a correre nel parco per ore di seguito, per dimenticare il cibo e i milioni di parole a vuoto e lo schifo di vivere in questa città” .

Mi ha riportato indietro di oltre un lustro, a Messina. Quando per scaricare la tensione accumulata al policlinico, tra banchi, con colleghi, conoscenti, professori, chi mi era accanto, sui libri, per le strade di una città (che reputavo e reputo alla stregua di un cesso pubblico), la sera me ne andavo per le 19 a correre a Villa Dante. Memore di una Milazzo dove trovavi e trovi per quell'ora persone in giro, mi misi a correre.
Corri e corri, la tensione non si smaltiva. Continuavo a correre fino a quando mi accorsi che per la Villa non c'era più nessuno. Il parco è in pieno centro, ma scesa la notte ha un aspetto lugubre. Decisi di continuare a correre a più non posso, dato che ero in evidente aumento di peso e qualcosa pur dovevo fare.
Stremato dalla corsa, me ne andai a fare il salto con la corda. Scelsi una pavimentazione di mattonelle realizzata sotto un grande albero (simile a quelli della marina Garibaldi), nei pressi di un piccolo stabile dove di giorno i pensionati giocano a carte.
Iniziai a saltare. 10, 20, 30, 50, 100, 200 salti, sentivo il cuore impazzire. Volevo fare una serie perfetta di 50 salti ma non ci riuscivo. Arrivato a quota 48 inciampavo sul filo, sbagliavo e ricominciavo daccapo.
Più andavo avanti e più iniziavo ad inciampare sempre prima: a 40, a 30, a 20 salti. Quando arrivai ad inciampare a 20, raccolsi tutte le mie strenue forze e ricominciai. Detti un ultimo strenuo “colpo di reni” e riprovai nuovamente.
Arrivato a quota 15, un dolore lacerante e tagliente mi trapassò da parte a parte il petto. Mi mancò il fiato e mi accascia per terra. Al freddo e al gelo, in un parco abbandonata in un cesso di città, senza nessuno intorno, nessuno a casa che mi aspettasse (ero solo), senza un parente prossimo a cui dire: Aiuto! Raccolsi le mie forze, il fiato cortissimo come se avessi potuto morire da un momento all'altro tirandolo troppo, raccolsi le cose e tornai a casa.
Mi lavai e me ne andai a letto, non facendo menzione a nessuno di quello che mi era successo: Quella sera nessuno mi avrebbe cercato o telefonato. Tanto vale non disturbare nessuno, a chi avrebbe potuto interessare?
Il mese successivo andai a visita cardiologica all'ospedale di Milazzo tramite l'AVIS di Milazzo.
Il dottore mi rassicurò circa i fatti, ma dentro di me morii.

sabato 20 febbraio 2010

Editor di Blogger .

Il modello nuovo.

Ultimamente i lettori dell'Isola di Melee si saranno accorti che il numero dei Post pubblicati è nettamente in calo, vari sono stati i problemi a monte che mi hanno fatto mollare un po la presa sul sito .
Il primo punto da risolvere è stata la scelta del nuovo Editor di Blogger per i post, dove il mio cruccio principale è la penalizzazione delle Didascalie multimediali delle Foto. Come avrete notato nella formattazione di ogni Post c'è una immagine principale che segue il titolo, con il compito di trama conduttrice dello scritto a cui si affianca e accompagnare il lettore, rappresentando visivamente quello che scrivo. Per la serie: guarda un po che idea mi balena per la testa. La soluzione momentanea è il ritorno al vecchio Editor di Blogger, dove le Didascalie multimediali (il testo sottolineato in blu sotto le immagini ) vengo valorizzate e permettono di dare maggiore respiro alle foto, elemento di cui non smetterò mai di ribadire il ruolo essenziale per il mio Blog, perché una buona immagine è già mezzo discorso raccontato.
Gli altri motivi sono di carattere tecnico, la mia cara macchina fotografica aveva prima perso il treppiedi, si erano esaurite le batterie ricaricabili, il Nokia 6680 su cui buona parte delle foto del blog si basa non riesciva da solo a soddisfare tutte le necessità. Praticamente sono venuti meno un paio di requisiti tecnici per cui le immagini ed i seguenti post ne risentivano.
Altro particolare è la mia volontà di discriminare gli argomenti da trattare. Il Blog era e resta sempre un lembo di terra dove scrivere, ragionare ed esprimere la propria opinione nell'oceano di internet, ma su certi punti preferisco scegliere altri luoghi e forme dove esprimere la mia opinione. Aggiungo pure che la gioia data dal ritrovare un fiore tra le pagine di un quaderno è un qualcosa che difficilmente il digitale può ripagare.
In ultima analisi un altro elementi frenante alla pubblicazione sono i filmati che vorrei allegare alle idee, bellissimi per esprimere idee, emozioni e sensazioni, ma difficili da reperire. Se il Blog/digitale ha dei limiti rispetto all'analogico/diario precedentemente osservati, il Blog stesso ha dei punti di forza, potendovi integrare spezzoni di filmati, video, musica, videoclip, sliding di immagini che giocoforza un semplice diario non potrebbe fare. Su questo fronte Youtube fornisce un valido strumento per reperire materiale, ma il gioco dei diritti di copyright, violazioni privacy e quant'altre problematiche mediatiche, limitano molto la possibilità di espressione personale. Credetemi se vi dico che c'è un lavoro non indifferente per recuperare un pezzetto di filmato legale per affiancare alle proprie idee: o lo fai tu di sana pianta (e non sono un gran regista) o lo recuperi dalla TV pubblica (e non sono un gran montatore). Giocoforza le idee vengono messe da parte, si affievoliscono, cadono nel dimenticatoio e forse non verranno espresse.
Non mi resta che augurarvi buona lettura ed

AVE ATQUE VALE.

venerdì 19 febbraio 2010

Demolire .

E' una scienza tecnologica precisa.

Il lunedì per me difficilmente è una giornata piacevole, ci sono impegni, studio, lavoro in arretrato. Si è freschi da un week-end, gli impegni associativi incombono e ci sono tante voci in arretrato anche a livello personale da riprendere. Mi riferisco nel particolare a lunedì 18 gennaio del corrente anno.
Si arriva alla sera un po fusi, come se la materia cerebrale volesse sciogliersi e fuoriuscire dalla teca cranica dal naso. Si ferma nello spazio tra le ciglia della fronte, si ingorga, inizia a premere, vien fuori un bel mal di testa.
Tutto quello che si vorrebbe è un po di pace, un po di tranquillità, mettere da parte le funzione cerebrali superiori e dedicasi all'ambito umano dei rapporti. Parlare, scherzare, ridere, discutere, raccontare, cercare di ritagliarsi un angolo di tranquillità ed umanità.
Arriva una telefonata, dall'altra parte della cornetta c'è una persona cara e si inizia a parlare. Vengono fuori un paio di problemi, li glissi e pensi ad altro.
Non te la senti e non vuoi affrontare problemi . La testa è da una altra parte, ti metti a cazzeggiare da tutt'altro posto. Chi è dall'altra parte del telefono se ne accorge e ripresenta il problema.
Ribatti rimettendo il problema al mittente, dato che voglia, forze e sopratutto interesse momentaneo per l'argomento non ne hai perché hai priorità maggiori a cui pensare.
Le decisioni, come tali, prevedono uno sforzo mentale, che non tutti vogliono fare o affrontare. Ciò non toglie che si può pure sbagliare, basta non irrigidire il ragionamento stesso.
Chi è dall'altra parte del telefono decide. Il risultato non mi piace, perché in questi momenti tutto voglio fare tranne che decidere per dopo, progettare, trovare risorse, impegnarle e vincolarle, in special modo per quanto riguardo un fine settimana.
Parte la mia incazzatura, erroneamente inizio ad urlare. Sarà pure sbagliato ma in quel momento è la mia parte stanca, dolente, che non vuol esser disturbata o svegliata ad urlare. E' dolore e vuole esser lasciata in pace, chiudere la discussione e mettersi in stand-by.
Forse questo concetto non riesco a formularlo bene verbalmente, ma momentaneamente mi riesce per iscritto, il fatto è che chi sta dall'altra parte non gli va giù per via del modo di come mi sono posto.
Chiusa la telefonata, iniziano i consolidati messaggi di demolizione, dove si va al cuore dei rapporti umani che legano le persone e si comincia metterli in discussione. Si comincia a dubitare del legame, dello stare assieme, si vedono solo i problemi, si dimentica quello che si è fatto, quello che si è ricevuto e si comincia a pestar i piedi per terra.
Inizia da chi ti sta accanto un processo consolidato e collaudato di mesa in discussione/demolizione di quello che c'è tra due persone. Come se si volessero mettere delle cariche di dinamite sui pilastri portanti di un rapporto, innescare una miccia che porta alla detonazione.
La Fortuna momentanea vede le cariche piazzate su pilastri che non reputo fondamentali, sopratutto non detonando ad unisono. La struttura regge, peccato che qua e la si percepisce qualche incrinatura.
Capita..

Assillare .

Come una zanzara.

L'avete riconosciuta? E' la famosa Aedes albopictu, volgarmente chiamata zanzara tigre. La caratteristica dell'insetto è che se ti prende di mira, decidendo di doverti pungere, inizia a ronzarti in torno e non ti lascia più.
Ha un sibilo più acuto e fastidioso della zanzara locale, percepito con maggiore seccatura quando ti ronza vicino all'orecchio. Ma attenzione! Non è il classico paio di giri intorno all'orecchio come il vecchio pappataceo, che una volta fatti decideva a morderti. Quando sentivi la vecchia zanzara la seconda volta accendevi la luce e la trovavi bella pasciuta del tuo sangue. Non ci pensavi due volte e la facevi fuori: Tak! Un colpo di ciabatta o alla meno o peggio a mani nude e la signorina diventata un quadro cubista sulla parete.
La tigre ti punta, gira e rigira più volte, ti sveglia altrettante volte, insistentemente . Accendi la luce e la cerchi con lo sguardo, per contrasto sullo sfondo del muro bianco la individui e localizzi.
Provi a prenderla, ma non essendosi appesantita e saziata del singolo pasto ematico, è sfuggente e velocemente vola. Provi ad intercettarla, ma niente, allegramente va via facendosi beffa di te.
Spegni la luce e torni a dormine, dato che domattina ti svegli per andare a lavoro e lei semplicemente no.
Ti addormenti, inizi a sognare e di nuovo la signorinella torna a ronzarti. Ricomincia la processione. Vai avanti così per un po, fino a quando si realizzano le seguenti possibilità:
  • Hai una fortuna della malora e riesci a spiaccicarla quando è ancora vuota.
  • Ti addormenti, la fai pappare e dopo la spiaccichi, sempre se riesci a svegliarti.
  • Ti addormenti e non fai nulla, ma devi avere un sonno da caterpillar per ignorare il ronzio.
  • Accendi il fornello del Vape per gasarla, mentre ebro ti addormenti tra gli effluvi della vittoria.
  • Gli dai la caccia sfrenata per la stanza tipo Jonathan Livingstone, armato di ciabatta o della iper-tecnologica salvietta per cucina umidificata. Rischi di svegliar casa se imprechi quando non la prendi, ma quando è fatta festeggi e gozzovigli.
In definitiva ti trovi con una grandissima disgraziata che ti infastidisce, che si potrebbe definire aggiungendo l'aggettivo insistente, dato che si apre una guerra tra te e lei all'ultimo sangue. Lei ripetutamente ti pinza per avere il tuo sangue e tu ribatti punto per punto .
Buona Batracomiomachia! E vinca chi si dota di armi tecnologicamente avanzate!