martedì 13 aprile 2010

La Bamba .



Ci son giorni che la bamba ce l'ho nel cervello... Almeno si fa un po di bordello :-D

domenica 11 aprile 2010

Il 2 Ottobre 2009 .


Non è il 21 Aprile 2009.

La sera del 1 Ottobre 2009 ero in auto, avevo preso lo svincolo di ponente e mi dirigevo per immettermi nell'asse viario di Milazzo. Come al mio solito lo sguardo mi cadde in direzione dei Peloritani che celano Messina.
Gli occhi si sgranarono nel vedere una muraglia di nubi avvolgere le vette dei monti, lampi trapassarla da parte a parte illuminandola come una grande insegna al neon di Time Square a New York (NB: quella dove i Newyorkesi festeggiano il capodanno) e non riuscire a distinguerne i contorni.
Mi dissi tra me e me:
Mio Dio, cosa starà accadendo lato Messina?

Di quella serata non ricordo altro, forse andai a fare compere alla Coop, o forse andai a rendermi una birra con amici, il fatto è che scivolai nel cuore della notte fino all'indomani.
Il giorno dopo accesi la TV per far colazione e nomi conosciuti iniziarono a scorrere su testate giornalistiche fuori orario: Scaletta Zanclea, Giampilieri , etc. Dissi tra me e me:
Ma io questi nomi li conosco.
Continuai a seguire le notizie e cominciai a capire quello che era accaduto nel lato Ionico della mia Provincia: La montagna se ne era scivolata a mare travolgendo case, strade, pali, auto e.. Persone.
Nei giorni successivi fu un susseguirsi di proclami, slogan, visite ed accuse. Ancora ricordo lo sconforto nel volto del Sindaco Buzzanca di Messina, mentre affannosamente camminava nelle strade stracolme di fango e si sforzava di trovare assieme a gli altri sindaci delle città/paesi colpiti una sistemazione agli sfollati.
La TV lanciò l'intervista all'assessore alle politiche giovanili di Messina che fu l'unica a dire chiaramente: Siamo di fronte ad uno sconvolgimento climatico e la nostra provincia ne è stata colpita.
Iniziò il walzer delle visite a Messina, addirittura mobilitarono l'AVIS Provinciale ed i rappresentanti di tutte le AVIS della Provincia a partecipare ai funerali di stato nella cattedrale di Messina coi labari di sede.
In TV giravano appelli altisonanti delle istituzioni, vuoti e senza concretezza, gente (poveretta) urlava “Silvio salvaci tu!!!”. Il Responsabile Nazionale della Protezione Civile scendendo dall'elicottero dopo aver sorvolato la zona disse “Siete degli abusivi”. Gli uffici tecnici del catasto locali si affannavano a far vedere le pratiche che gli edifici erano in regola, mentre ripetutamente girava nelle reti nazionali la scena della donna a cui avevano demolito la casa senza preavviso perché abusiva. In pratica fu fatta una grande caciara, dove c'era molto fumo e niente arrosto .
I giorni diventarono settimane e queste mesi. Le persone dei paesi colpiti furono sfollate negli alberghi della costa e vi rimasero per 5 mesi.
Una mia cara amica mi raccontò i fatti da lei vissuti e cioè che nel giro di poche ore sul posto era caduta una “bomba di acqua”, praticamente nel giro di poche ore si era riversata sulla montagna tutta la pioggia che precipitava in un anno. La montagna se ne cadde a pezzi, travolgendo con valanghe di fango tutto quello che incontrava, ingolfando greti di fiumi, torrenti, strade, sbocchi di mare, auto, persone. Il fondale del mare lato ionico delle aree interessate si ridusse a 10m per i detriti riversativi .

Poi venne il silenzio.

Le Tv non parlarono, le radio si azzittirono, i giornali non scrissero più nulla perché la gente si era “Rotta la minchia di quello che era successo a Messina” , fummo lasciati a noi stessi.
In quei giorni credevo che almeno gli artisti, magari Lorenzo avrebbe detto una parola, un pensiero, avesse scritto una canzone o un pensiero per i morti, la distruzione di parte di Messina e Provincia, ma nulla di nulla. Siamo buoni a dare premi, riempire lo stadio del San Filippo, il Teatro di Taormina e dare premi intitolati a “Rosario Livatino”.



Quando il 14 Luglio Lorenzo parlò di Rosario Livatino mi sentì meno solo nella mia isola, quando nelle settimane a seguire del 2 Ottobre 2009 Lorenzo e tutti gli artisti Italiani stesero zitti, assieme alle autorità italiane, lì mi sentii nuovamente solo, come sempre nella mia isola.
Siamo carne da macello ed impariamo da buoni Messinesi che qui lo stato non c'è, che ce la dobbiamo cavare da soli, che magari a chiedere un favore ad un capo-zona locale non è poi male, dato che lo stato è presente per le tasse, per dar posto ai funzionari di uffici che non danno servizi e per presidiare il territorio con le forze dell'ordine .

“Se siamo insieme domani è già qui”
“Se siamo lasciati soli domani non c'è mai qui”..

Grazie ragazzi del vostro silenzio.

venerdì 9 aprile 2010

Discorsi .


Prendete due persone che non si parlano da molto tempo e lasciate che l'occasione permetta che si incontrino. Magari in una casa vuota dove prima c'erano i genitori ed ora non ci sono. Lasciate che una di questa persona inviti l'altra a prendersi un caffè, magari visto l'orario un decaffeinato. L'altro chiede se c'è dell'orzo e voi per la prima volta lo provate a cucinare, forse sarà buono.
Vi mettete a parlare entrambi, ma già dalle prime battute c'è qualcosa che non vi quadra: voi parlate di lati umani doloranti e l'altro vi parla di Patologie. Voi esponete il lungo e travagliato percorso fatto, di cui portate di sopra tutte le cicatrici e l'altro mette in dubbio tutto tanto che sembra palese che se o gli tirate fuori il certificato con firma dello specialista, carta intestata e marca da bollo o l'altro non riesce a capirvi.
Lasciate che l'altro inizi a scambiare 29 anni per 30 e perdeteci tutto il tempo possibile a fargli capire che 20 ≠ 30, 25 ≠ 30, 29 e 6 mesi ≠ 30, 19 ≠ 30 . Perdete/investite tutto il tempo necessario per fargli fare questi piccoli calcoli matematici e cercate di andare avanti nella discussione.
Cercate di prendere il lato umano delle cose, con chi avete davanti condividete molti geni e siete cresciuti nello stesso ambiente, cercate di focalizzare il problema di base: che a parole siam tutti bravi ma a fatti non c'è nulla nell'ambiente in cui vi trovate.
Vedete che chi è dall'altra parte tira fuori i soliti aneddoti personali nati da una serie di evenienze spiacevoli che si vogliono sbandierare per gesta eroiche; rispondete che della propaganda sovietica del mito del soldato ivanof non ve ne catafotte una minchia e che il succo del discorso è lo stesso: che ti sparino o se vi si conficca una pallottola dentro le carni, alla fine siete sempre morto.
Alteratevi pure ed alzate il tono della voce e con vostra grande gioia e sorpresa scoprite che l'altro stavolta non si incazza, anzi, tiene il controllo e continua imperturbata la discussione.
Apprezzate il gesto, ma chiarite che a focalizzarsi e imputarsi su un piccolo punto nero, stretto, buoio, freddo, inutile e fastidioso e pretendere che sia la realtà, non vi sembra una idea tanto sana.
Riprendete il discorso, ma appena accennate al concetto che in questa casa non c'è mai stato spazio e l'altro parte con l'arte oratoria e denigra quello che dite, fate notare che non siete in un dibattimento pubblico/tribunale e che a voi non ve ne catafotte una minchia dell'arte oratoria e che non riuscite neanche ad esprimere un concetto.
Forti di questo punto fate come il rospo: L'acqua non vi convince? Lasciatela scorrere via, è inutile che vi avventurate in una discussione assurda fatta di tesi e controtesi, di morale e di stupidità umana all'ennesima potenza. Lasciatelo stare non è roba per voi.
Lanciate una pietra di umanità e ricordate il bel gesto inaspettato fattovi da una persona cara che in silenzio è entrata in casa per portarvi sole, mare e tanta vita e non vi vergognate di commuovervi per il gesto bello che vi ha fatto.
Appena inizia il solito balletto di: sigaretta, caffè e camminata; le acque si sono calmate.
Dopo un ascolto sordo ritornate a parlare e fate notare che la vostra strada ve la state facendo e chi vi da una mano lo apprezzate e di chi non vi aiuta ne apprezzate pure il no. Certo è che chi vi carica una manganellata nelle gambe è invitato a prendersi le sue responsabilità.
Aspettatevi una snocciolatura di massime morali e sure coraniche, su cosa è e non è lecito fare ( per gli altri, non per chi le dice).
Lasciatelo perdere, chiudete la deviazione presa dalla discussione e riportatela sull'argomento che vi interessa, cioè che voi la vostra strada ve la state facendo e che siete fortunati ad avere accanto una persona cara.
Fate notare che la strada si fa in base a quello che c'è, che non potete aspettare che muoiano i nonni o vostro fratello liberi la casa dei nonni sopra o sotto, che i vostri genitori muoiano e lascino la casa che si sono comprati con i sacrifici di una vita. Lasciate stare pure il passato e condividete il punto che all'epoca o c'era la bombola a gas per far saltare in aria la casa, oppure c'era il coltello per sgozzarli nottetempo ma che la cosa già ad un adolescente sembrava troppo adolescenziale, assaporate il silenzio altrui e fate notare che nel bene e nel male, con quello che avete, siete riusciti a fare miracoli, nonostante tutti si siano riversati contro.
Per chiudere il discorso aspettatevi una parabola evangelica sull'interruzione di gravidanza e che l'ignoranza altrui la chiami “omicidio del proprio figlio”,lasciate perdere la standardizzazione sovietica dei parametri tendenti a fare di tutta un erba un fascio e chiarite un punto di partenza “la condivisione della contraccezione come bene comune”, non scendete troppo nei particolari in cui l'altro vi vuole portare, ma tenete la barra dritta su un concetto “Un Terapista è un Professionista e non è una/un Ragazza/o” cioè una cosa è una Buttana, una cosa è una Puttana, una cosa è una Meretrice, una cosa è una Escort, una cosa è Troia. C'è una bella differenza tra tutte queste cose, hanno una matrice comune che è il ricevere un pagamento per un servizio reso, ma c'è una bella differenza tra l'una e l'altra. Forti di questa idea, e cioè che per ogni cosa c'è un nome, chiarite che voi una persona che non condivide il vostro obiettivo non la tenete accanto a voi, ma non vi fate prendere la mano dalla generalizzazione, ogni caso è un caso a se stante e d ogni storia se ne deve raccontare tutti i particolari, se no è una mezza verità. E la mezza verità dall'altra parte signori miei è una mezza bugia, quindi state attenti a quando vi si parlano di queste cose.
PS. Qua dentro ci sono tante, ma proprio tante discussioni da intraprendere che credo una decina di Post non possano basta, ne ho fatto una sintesi e mi perdoni il lettore se in certi passaggi non sono stato chiaro; vedrò di riprenderli più avanti ma credetemi che non è facile.




domenica 4 aprile 2010

Un progetto .


Era un martedì, il 2 Giugno dell'anno scorso, quando con Alessandra decidemmo di trascorrere una giornata a Taormina. Sole, mare, forti colori, paese interessante e bello in ogni angolo. Tra le tante caratteristiche de posto, mi colpì un negozio di ceramiche.
Entrammo nel locale e fui investito da una marea di colori, quasi mi davano alla testa per quanto erano forti; nella confusione capii che il colore era ed è vita nella mente. Forte di questo personale tassello ben chiaro, cercai di trovare qualcosa da comprare. Prezzi particolarmente intoccabili per piatti e ciotole, tutte bellissime ma fuori dalla mia portata di tiro, mi domandai: ed ora che faccio?
Mi ricordai di un venditore ambulante che era venuto a Milazzo per una fiera e vendeva Magneti per il frigo fatte da lui; creava le basi in ceramica e li personalizzava uno ad uno. Scelsi un bel gatto tigrato miele. Guardando il pezzo, capii che l'acquistarlo mi aveva fatto piacere, come tenerlo nelle mani ed un pizzico di felicità quella persona mi aveva trasmesso con il suo lavoro.
Forte dell'esperienza precedente mi domandai: E se provo a farlo Io? L'idea mi affascinò e la passione mi prese.
Inizia ad orientarmi sul cosa poter prendere, fui propenso nel prendere una piccola mattonella ed utilizzarla come base per il magnete, piuttosto che mattonelle troppo grandi. Difficilmente avrei trovato abbastanza magneti, anche se l'idea di costruirmi un sotto-pentola in mattonella non mi dispiaceva.
Trovate le piccole mattonelle, iniziai a capire quale mi piaceva di più. C'erano quelle con la base di pietra lavica che non erano niente male, ma pesavano troppo e non sapevo se i magneti, la colla avessero retto al peso. Optai per delle mattonelle classiche, leggere ma molto colorate.
Ci misi una decina di minuti abbondanti nel trovare un buon compromesso tra pezzo, qualità e colore, tanto che un commesso iniziò a gironzolarmi attorno. Il dato fu tratto e la mattonella (che vedete in foto) fu scelta. Pagato il dovuto alla cassa, la strada per realizzare il magnete si apriva davanti a me.
Diciamo che nei mesi a seguire il progetto più volte si è arenato, dato che l'altro elemento da recuperare, i magneti che sembreranno una cazzata da trovare, è quasi impossibile trovarli.
Sulle prime pensai di riutilizzare magneti presi da altra parti. Comprai una calamita in una bancarella per 1 euro, sulle prime ero felice di aver trovato il pezzo, ma come estrarlo dalla composizione? Bella domanda..
Provai a tagliare con una sega il magnete dal sovrastante ninnolino a cui era attaccato. Segai ma non ottenni nulla. Mi venne un colpo di genio: Martellata! Ruppi tutto e persi la calamita. Il progetto si arenò sulla mensola della mia libreria.
Il mese scorso ripresi il progetto con più decisione, volevo portarlo a termine. Se non avevo il magnete, questo non voleva dire che non potevo intanto trovare la colla per assicurarlo alla mattonella.
I materiali con cui mi cimentavo non ci avevo prima d'ora lavorato e strutturalmente, oltre che fisicamente, diversi.
Andai all'avventura nel garage. Spostai tutti i motori e le bici, feci tanto spazio per tirar giù le cassette negli scaffali, svuotarle a poco a poco, capire cosa contenevano e catalogarne il contenuto. Mi ci vollero un paio di ore, ma il lavoro procedette liscio e senza intoppi verso l'obiettivo: trovare il contenitore delle colle. Il progetto aveva preso il verso giusto.
Di lì a pochi giorni dopo il mio amico Marco mi comunicò:
Apriranno il Brico Center a Milazzo! Ci sarà molta roba per il Bricolage.
Io nella mia mente andai a rispolverare l'idea del magnete, forte del fatto che avevo le colle per legarlo alla mattonella.
Andai al Brico con i miei amici e con mio grosso rammarico dovetti sudare sette camicie per i magneti. I commessi cadevano dalle nuvole appena gli domandavo dell'articolo, alla seconda ora di girovagare per il plesso senza ottenere nulla, su consiglio di Marco cercai il responsabile di struttura e posi il quesito. Fui indirizzato ad una commessa, con la quale constatammo che l'articolo magnete effettivamente lo trattano, ma era alla tipica commercialità milazzese: finito. Fortuna vuole che la commessa mi suggerì i canonici magneti per lavagne ( per intenderci quelli tondi colorati che sembrano bottoni ).
Presi in mano i magneti colorati e mi dissi tra me e me: Sono al punto di partenza dell'anno scorso, che faccio?
A quel punto mi ricordai che in sede avevamo 4 magneti usciti fuori dal guscio colorato, che utilizziamo per affiggere i manifesti nella bacheca esterna. Lasciai tutto e nei giorni successivi li andai a prendere in sede.
Nel frattempo tornai in garage e trovai un primo tipo di colla che avrebbe potuto fare al caso mio, fui pure aiutato dal caso dato che mio fratello aveva uscito la moto e l'accesso allo scatolo delle colle era facilitato. Trovata la colla , me la portai sopra ed attesi il giorno per fare il passo.
Stamane mentre estraevo un magnete dalla guarnizione colorata, mi si ruppe. A parte il fenomeno fisico per cui una volta che il magnete si rompe in due, i due pezzi diventano a loro volta 2 calamite, mi domandai: Ed ora? Lo incollo? Mi sono ricordato che nella busta avevo anche una colla per metalli. Trovata, ne lessi gli impieghi, constatando che andava bene per ceramica e metalli: Proprio quello che faceva al caso mio!
Trovato un tappo di plastica dove miscelare le due parti della colla epossica, indossati i guanti, trovati gli stuzzicadenti per impastare e stendere la colla, incollati i due nuovi magneti, trovato il verso di assemblaggio per i restanti integri, spalmata la colla il più velocemente possibile perché lo Scicrocco velocemente la seccava, allocati i pezzi nel loro verso; finalmente, dopo 306 giorni di lavoro a singhiozzo, il magnete è appeso sulla lavagna della mia stanza a farmi compagnia. Che avventura...
Cosa ho capito da questa esperienza? Che se non avessi avuto la passione assieme alla pazienza per seguire il progetto, non sarei riuscito a far davvero nulla.

martedì 30 marzo 2010

Sono pieno...


...Non è che non voglio, non posso! E che CXXXO.

Solita situazione: fai questo, fai quello, fai quell'altro, impegni, programmi, appuntamenti, volontariato, studio, corsa, amicizie, quotidiano.
Tante le cose da fronteggiare quotidianamente, dalle più semplici alle più complesse, che richiedono programmazione, organizzazione e scadenziazione per poter esser fronteggiate e risolte .
Poche le risorse: fisiche, mentali, economiche ma fortunatamente tanti i progetti e le idee che vorrei realizzare. In questa situazione poco felice si delimita un quadro generale dove il tempo da dedicare ai cari e a se stessi è poco .
Le giornate vanno a corrente alternata, oggi si lavora bene, domani non si sa. Sarebbe bello poter dire domani sarà un buon giorno come oggi, o magari domani sarà meglio di oggi, per ora posso solo sperare che domani sia meglio, ma è una certezza flebile, limitata, da non attaccarvisi troppo se no si rompe.
In tutto questo trambusto arrivano le persone vicine, dove tra una cosa e l'altra è un continuo recriminare: Non ci sei mai, non ci vediamo mai, dove sei finito, una volta avevo un amico, non mi pensi mai, che fine hai fatto, etc..
La solita pappardella di frasi fatte, fritte, ri-fritte e stra-fritte dove si prende avanti per non restare indietro, pur di non riconoscere a se stessi e all'altro: Scusa se non ti ho cercato.
Delle scuse se non si è stati cercati non è che ne abbia ascoltate molte, poche le persone che hanno una capacità di porsi all'esterno dei problemi ed analizzarle in modo differente, fortuna vuole che con queste ho tenuto buoni contatti, nonostante numerosi fogli di calendari sono finiti nella pattumiera. Dei soggetti che si fanno avanti armati di tutte queste frasi di circostanza, non so proprio che cazzo farmene, sono un intralcio ed un problema.
L'ultima è di un'amica. Periodo di burn-out, risorse mentali al lumicino, necessità di svagarsi e non pensare a nulla. Comincia il tam-tam di messaggi e telefonate con: ci vediamo perchè ho bisogno di ridere, di parlare, di scherzare, ho bisogno in pratica di farmi i miei porci comodi con te. Semplicemente la solita tiritera a due palle fermentate come kiwi troppo tenuti nella cesta della frutta.
Non è possibile che una persona dopo aver trascorso una giornata a corrente alternata, affrontato di tutto e di più pur di restare a galla e poter resistere, si debba dedicare a del volontariato coatto nei confronti di una persona che ti cerca solo per farsi i suoi porci comodi. E diamine!
Il volontariato lo faccio all'AVIS, quando esco dalla sede non voglio rotti i coglioni.

mercoledì 24 marzo 2010

Mnéme .

O semplicemente Memoria.

Era da un po di tempo che pensavo alla necessità di aprire un nuovo scaffale nell'Isola di Melee, tutto dedicato alla Memoria e quello che vi gira intorno.
L'idea era affiorata una sera durante una discussione con un amico, io per mia gioia e condanna qualcosa riesco ancora a ricordarmi di roba di dieci anni or sono o giù di lì, mentre lui ha letteralmente dei vuoti totali.
Diciamo che è iniziato un gioco del rievocare eventi passati, storie condivise, persone, momenti belli e brutti, abbiamo iniziato ad utilizzare la mia memoria per colmare i vuoti altrui.
Usa, usa, usa e ri-usa, ad un certo punto ho come avuto una sorta di repulsione a ricordare, come se la memoria era stanca, affaticata, addolorata, infastidita, indispettita. Non ne voleva più sapere.
Il mio amico preso dal gioco, voleva colmare nel giro di una serata oltre un lustro di amnesia, praticamente un buco nero di ricordi, ma io quella sera proprio non ne avevo più voglia di ricordare ancora. Volsi al termine la discussione riportando l'esempio dell'acqua della fonte di Mnemosine e Lete. Dopo staccai e mi riposai.
Purtroppo la Memoria è croce e delizia, un pro ed un contro, una gioia ed una condanna, come ogni cosa è difficile vederla in senso assoluto.
Personalmente posso affermare che la memoria è come un filo spinato, tiene le cose separate, ti fa tenere il filo delle cose ma devi starne attento. Non la devi stringere troppo, ne afferrare, ne strapazzare, ne insultare, ne avvicinarti troppo perché rischi di rimanerci secco o folgorato. L'immagine del post rende un po l'idea.

Gli anni .



Sulle note dell'omonima canzone di Max.

Stamane sono uscito per fare una corsetta, solita direzione: Tono. Giunto alla 'gonia, mi sono guardato attorno, come un estraneo, come un sopravvissuto ad una epidemia, ad un bombardamento, mi muovevo tra i resti di quella che una volta era una ridente piazzetta, angolo di incontro di noi giovani Milazzesi e del comprensorio, ed oggi è poco più che un cesso.
Mi sono guardato attorno, tra le macerie della pavimentazione incompiuta, delle mattonelle mai più rimesse, dei muretti sventrati e sbancati dove ci baciammo, ci inamorammo, ridemmo, dove Milazzo viveva, una sola frase mi veniva in mente:

non lo so che faccio quì .

Continuo a correre in direzione del campo da calcio “Grotta Polifemo”, incrocio delle auto, forse visi conosciuti, o forse perfetti estranei, non saprei che dire, lascio scorrere e mi domando:


e vedo i fari delle auto che mi
guardano e sembrano chiedermi chi cerchiamo noi

Continuo a correre, un botta di rabbia mi sale dalla gola, forse vecchia roba, forse nuova per lo sventramento di un pezzo di Milazzo che tanto mi appartiene come a molti di voi cybernauti, il fatto è che allungo le mani e faccio scorrere i palmi sulle spighe di avena selvatica ancora verdi a bordo strada.
Vado avanti e guardo il mare. La memoria vola al 23 Marzo di 2 anni fa, quando scattai delle belle foto sul muretto di mattoni rossi nella piazza del Tono. Era Pasqua e chi mi era accanto era felicissima di quegli scatti, io solo ora a mente raffreddata e distanziata ne capisco la felicità. Oggi purtroppo non ho neanche più il muretto di mattoni dove ci baciammo per poter ricordare o piangere grazie allo sbancamento del Tono. Mi tornano in mente dei verso della canzone:

vedo le fedi alle dita di due


Penso che dopo quel giorno, se non vi fossero state una serie di cose, minchiate da entrambe le parti, forse davvero avevo le fedi alle dita e non mi trovavo a dirmi, da solo e correndo:

che porco giuda potrei essere io qualche anno fa

Guardo lo spiazzale della foresta dell'ancora, e penso a quando vi si piazzavano le giostre per la festa della madonna del Tono. Alla gioia di noi ragazzini di andarvi tutti quanti assieme. Ai primi amori, alle prime litigate, alle immense compagnie per muoversi e raggiungere ogni luogo con il motorino sempre in due. E qui tornano altre strofe della canzone:

gli anni delle immense compagnie
gli anni in motorino sempre in due

Penso un attimo all'ultimo film visto al Cinema, “Alice in wonderland”. Bello si, ma il classico polpettone americano dove ci trovi un po di tutto. Trovi del fantasy prestato dal “Signore degli anelli – Le due Torri” con le scene delle carte che marciano con le sarisse in asta come gli Urukay al momento della partenza dalla torre di Saruman. O magari il combattimento con il drago di Alice così come Gandalf a spada tratta se la vede contro il Nazgul. Ci ho trovato un pizzico di Harry Potter con quelle svolazzate a mozzafiato tra i contrafforti del castello. Praticamente un collage di film già visti, ed anche qui un verso della canzone si fa strada:

gli anni di che belli erano i film

Finisce il flash, mi guardo attorno e mi trovo a correre da solo per la strada. Un altro paio di versi si fanno strada nella mia mente, mentre il ricordo va alle corse in compagnia, in due, sulla battigia spingendosi verso l'acqua, sulla spiaggia per far fiato, sulle scale assieme ad un amico con due tipe che ci stuzzicavano ogni volta che raggiungevamo la sommità di una scalinata di oltre 150 gradini con il fiatone, in campo con la squadra di Rugby, sull'erba con i compagni di squadra, a Ponente con la squadra di basket fino al depuratore, sullo spiazzale del Liceo, mi guardo attorno e mi domando:

gli anni del tranquillo siam qui noi
siamo qui noi
siamo qui noi

Un mix di rabbia, sconforto, delusione, tristezza ed ancora rabbia mi assale. I passi diventano sempre più rapidi, la musica nelle cuffie pompa Bit come anestetico per non sentire il dolore della corsa.
Corro, corro, corro prendendo a colpi le spighe di avena selvatica, sbuffando e sputando a terra come un cavallo a cui hanno messo un carico troppo gravoso. Sento il cuore sbattermi addosso, lo sento premere sulla parete toracica e mi dico tra me e me:

il tempo passa per tutti lo sai
nessuno indietro lo riporterà neppure noi

Cala il sipario sulla corsa, la falcata diventa passo e comincio a camminare e respirare lentamente, mentre i ricordi tornano a dormire nelle acque del fiume Lete.