Quanto sia forte e
seducente un sorriso femminile ancora non lo sapevo. Uno in
particolare mi è scivolato dentro, mischiandosi come china liquida e
colorata all'acqua interiore.
Vedo una donna
sorridere e cerco il sorriso altrui.
L'amaro
invade la bocca, il volto non lo trovo, i connotati hanno caratteri
diversi, gli occhi non sono di quel verde militare triste, il sapore
prende i toni della delusione. Il passo è ceduto alla tristezza, la
voglia di lavarmi interiormente e scordarmi molto mi prende.
Altra acqua ha da
scorrere prima che i colori vengano diluiti e l'acqua interiore torni
pulita.
Giornata bella,
camminata sotto un bel sole ed in buona compagnia, gita a Tindari ed
un ottimo pranzo. Nuovamente camminata nella riserva naturale di
Marinello e sono arrivato .
Giornata
impegnativa, torno a casa stanco come non mai e sento i colpi della
sorella mia arrivarmi di sopra.
Rifletto, penso e
ragiono, forse troppo, c'è da uscirsene fuori da questo diallele.
Fare una lista delle cose da fare? Già fatta/e, troppo lunghe ed
ingestibili. L'ultima evoluzione è scrivere alla cosa da fare il
giorno del concepimento, della sua nascita o cassazione, oltre i
giorni trascorsi, ma mi sembra da regime militare. Intuizione.
Suddividere le varie “cose da fare” secondo un'ottica in cui Io
sono al centro.
Se la cosa da fare
mi riguarda in pieno, sono di fronte ad una Necessità. Se la cosa da
fare riguarda una relazione presa con secondi siamo nel campo degli
Impegni. Se dovesse riguardare una relazione con Terzi si andrebbe a
parlare di Obbligo. Se dovesse riguardare me in relazione al futuro,
sono nel campo dei Progetti.
Il confine non è
ben chiaro tra i tre ( o quattro fate voi) campi/fogli, che una volta
compilati verranno scannerizzati e custoditi per non far carta
inutile, ma già porsi la domanda se la cosa mi riguarda e come mi
potrebbe interessare, è un passo avanti verso la semplificazione
della vita.
Un piccolo passo dal
punto di vista altrui, una bella pagina bianca che si apre nella mia
vita in un periodo impegnativo per me.
La linea si chiude,
intorno il Peloro Jonico versa lacrime per me su un lungomare di Alì
Terme, da cui sotto la pioggia si vedono in lontananza le Calabrie.
Da quel 14 Novembre
in poi il Silenzio.
Come se il mare
l'avesse inghiottita, portandosi via Lei e ciò che Lei era per me,
non lasciando nulla su cui piangere. Una notizia da cui trarre
conforto, un ciao, un arrivederci, un “son viva”, un “come
stai?”, un pensiero. Niente.
Tabula rasa, finito
in discarica, nel dimenticatoio. Da come mi ha lasciato per la sua
parte deduco che non valevo molto. La cosa mi corrode le carni, mi
sento come un pupazzo usato e gettato.
Un po come fu per
l'amicizia ( almeno per me ) con Tommaso, dall'oggi al domani
scomparso e riemerso quando aveva bisogno.
Non può essere una
macchina, indifferente alle emozioni umane. Avrà provato qualcosa,
ma lo avrà percepito? Forse avrà spinto in profondità ciò che
provò, ma prima o poi riemergerà .
Finalmente
un balsamo lenitivo per un profondo lutto che mi ha segnato e
provato. Si può uscire, si può continuare a vivere.
La morte non è
niente.
Sono solamente
passato dall'altra parte: è come fossi nascosto nella stanza
accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu. Quello che
eravamo prima l'uno per l'altro lo siamo ancora. Chiamami con il
nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello
stesso modo affettuoso che hai sempre usato. Non cambiare tono di
voce, non assumere un'aria solenne o triste. Continua a ridere di
quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci
piacevano quando eravamo insieme. Prega, sorridi, pensami!
Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo
senza la minima traccia d'ombra o di tristezza. La nostra vita
conserva tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa
di prima, c'è una continuità che non si spezza. Perché dovrei
essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono
fuori dalla tua vista? Non sono lontano, sono dall'altra parte,
proprio dietro l'angolo. Rassicurati, va tutto bene. Ritroverai
il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata. Asciuga
le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la
mia pace. " .
Avevo cercato di
evitarla con Etta, che felicissima mi aveva dato il film ed Io non
volli vederlo volontariamente. Lo evitavo come si evita un appestato
. Sapevo che mi avrebbe toccato parti dolenti, sofferenti,
maciullate, doloranti. Mi ritrovo a 1'300 Km lontano da casa, con Te
che vuoi farmi vedere il Film. Mi domando “Perchè no?”,
acconsento ed il film scorre sullo schermo.
Appollaiati come una
coppia, ci stringiamo sul divano l'una acconto all'altra, il video
inizia ed Io mi sento trascinato per quella mia parte dolente,
sofferente, di eccessiva fantasia e sensibilità, come se mi avessero
tirato fuori da una bara e mi avessero messo alla luce.
Mi sento catapultato
dentro al film, assorbo fotogramma dopo fotogramma, fortunatamente la
squadra rimozione entrerà in azione per rimuovere queste marchiature
a fuoco della memoria. Guardo il film apprezzando le inquadrature, le
luci, le ombre e la colonna sonora. Le note mi entrano nell'animo e
lo solleticano, come vento caldo d'estate.
Capitolo, crollo,
sono a pezzi, per le emozioni, per il film, per Te, per la situazione
irreale che sto vivendo, perchè so che sto perdendoti, per il poco
sonno notturno. Sprofondo in un sonno nero, torvo e senza sogni, come
un pugno in faccia, crollo sul divano e dormo.
All'aumentare della
musica in sottofondo mi desto, ho perso una parte del film, trovando
il tuo volto contrariato a riprendermi nel dormire e non seguire il
film. Sorpreso, evito di esser contrariato, condivido l'esser solito
dormire di pomeriggio e che in questi giorni non ce n'è stato modo,
aggiungendo un pizzico di ilarità ed allusività alle possibili
cause. Cerco di sdrammatizzare e riderci su, ma noto che per te è un
altro casus belli a cui appigliarti. Mi dico tra me e me
“maledizione”.
Poi sono nuovamente
preso dalla colonna sonora e la mente va ai momenti di quel
pomeriggio diventato sera, con in sottofondo la colonna sonora che
girava per ore.
Dove sei finita?
Dove sono finito? Chi sei Te? Ma sopratutto, cosa ci faccio Io qua? E
vorrei piangere, scappare, ma devo attendere altri giorni prima di
potermi imbarcare e tornare a casa. Giorni che saranno uno
stillicidio mortale, dove a poco a poco danzerai sempre più sola in
un sabba per me mortale, mentre Io bruciai a poco a poco nell'altrui
indifferenza.
Amelie
Soundtrack 15 - Soir de fête alias Serata di festa .
Sono ancora qui, a
togliermi le frecce nere conficcate nel costato, una ad una. La
canzone “Soir de fête” ovvero “Serata di festa” scorre dal
lettore multimediale. A metà brano inizano ad emergere le
note di un carillon. Tra una suonata malinconica di fisarmonica e
quel battito di mani ritmato, prima in sordina, poi via via più
marcati, prendono spazio ed infine divengono l'unico strumento
musicale della canzone le note del carillon.
Un carillon, un
fottuto e bastardo carillon, uno dei tanti che vidi appollaiati come
avvoltoi del malaugurio sulla libreria, a cui non diedi tanta retta
perchè li scambiai per bomboniere, ma di cui mi ricordai della loro
esistenza/importanza, proprio quando uno di loro musicò la nota di
addio.
Lì fu un flashback,
una botola che si apre sotto i piedi e ci sprofondi dentro senza
freni.
La
prima volta varcata la soglia e giunto nel salone, l'occhio mi cadde
sui carillon. Il mio Marte interiore gettò un urlo di pericolo. Un
grido di disperazione, un allarme di pericolo: Scappa !!!! Vattene
via! Rinforzato da miti consigli: -
Fabio a te i carillon non sono mai piaciuti, ricordi? - Ricordi quando
ne smontasti uno che particolarmente ti piaceva per forma e
canzoncina? Fosti affascinato dal suono prodotto, ma la cosa che ti
incuriosiva era capire come funzionava.
- Ricordi? Lo apristi, lo smontasti pezzo a pezzo, arrivasti a trovarne il cuore, la ruota dentata con i punti sbalzati per dare tempo e note girando. Pizzicando i denti del pettine metallico che a tua volta suonasti, suonava la musica. Ricordi? - Ricordi? Il pomeriggio passato a capire che erano i denti metallici stuzzicati a suonare, ed ogni tamburo suonava una e sola una canzone? - Ricordi il senso di sdegno profondo, di tenaglia alle budella, quando capisti che quel carillon avrebbe suonato per sempre solo ed esclusivamente quella canzoncina? Che non avrebbe suonato alcun'altra musica? Che tutto era fermo ed immobile eternamente in quelle note suonate all'inverosimile? Si provasti a farlo girare più velocemente e lentamente, ma la canzone era la stessa. Ti sdegnasti, ti si strinse lo stomaco, quasi vomitasti. Prendesti il martello e teneramente gli scaraventasti un colpo secco e duro al carillon sul bancone di lavoro di tuo padre che non suonò più.
Avevo
rimosso i carillon, considerati un oggetto infernale perchè
suonavano solo ed esclusivamente una canzone, per sempre.
Trovatomi davanti
una parete di carillon, ignorai l'urlo di pericolo. Spero abbia
capito la lezione, non c'è da fidarsi delle persone che
ascoltano o collezionano carillon. Non ne vale la pena e non c'è da fidarsi, se non si vuol esser fatti a pezzi a propria
volta sulle note di quella canzoncina dolcissima suonata
all'inverosimile.
Forse è anche
meglio che mi dia una calmata con lo smontare l'idea di Lei. La
smonto pezzo a pezzo per poi romperla e buttarla via? Forse ho solo
bisogno di darmi delle risposte, ma quello che vedo non mi piace per
nulla.
Il
materiale audio e video appartengono ai rispettivi proprietari.
Sono un AVISino e
periodicamente, anonimamente, volontariamente e sopratutto
gratuitamente, mi reco al trasfusionale o ad un centro di raccolta
associativo per donar sangue o emoderivati.
Per me il concetto
Donazione si salda fortemente ed insolubilmente al concetto Gratuito.
Una donazione è tale se Io al prossimo cedo un qualcosa di mio o di
me, senza che ne tragga vantaggi o favori da ciò che ho dato. Se
dovessi cedere qualcosa di mio ad un'altra persona con interessi, non
sarebbe più una donazione ma altro: scambio, baratto, vendita,
mercificazione.
Leggo i tuoi
scritti: libri, messaggi, sessioni di chat, ciò che abbia lasciato
un segno dei tuoi pensieri e che il tempo e la rimozione non abbiano
cancellato indelebilmente. Li leggo con occhi diversi, staccati,
disillusi, freddi, quasi cattivi.
Un pensiero salta
all'attenzione, finalmente è il suo turno per non diventar pensiero
interrotto, a più riprese affermi la tua sorpresa nel ricevere un
dono da una persona e per di più gratuito. La cosa a gli inizi mi
sorprese e quasi mi preoccupò, dato che per me donare è una cosa
normale, ma quello che non mi quadrava era la tua sorpresa nel
ricevere e nel non dover dar nulla in cambio, cioè dover
contraccambiare, saldare, pagare, dare in dietro, scambiare.
Sulle prime pensavo
una piccola sfumatura della tua personalità. Poi con il passare del
tempo capii che a te hanno fatto pagare tutto, caro e probabilmente
ogni cosa ha avuto un prezzo da pagare. Per me le cose si hanno un
prezzo, ma quelle che Io scelgo di donare perdono di valore e di
legame di fronte alla gioia della persona che la riceve che colliqua
il legame verso un qualcosa che ho e che non mi creo problemi a
donare: Sangue, un pensiero, una serata particolarissima, un
cappellino, dolci, t-shirt, se avessi voluto anche la camicia che
indossai..
Credevi che avessi
presentato il conto e chiesto qualcosa in cambio? Mi dispiace per te
se lo hai pensato. Io ti ho donato e se l'ho fatto, l'ho fatto per Te
e perchè credevo ci fosse un Noi.