mercoledì 14 aprile 2010

Sempre sbirro sei .



Spezzone tratto dal film “Il Commissario Montalbano, Tocco d'artista”.

- Salvo!
- Si?
- Hai sempre l'anima da poliziotto, eh?
- Eh.. Perché?
- Ti sei fatto dire da me quello che volevi, ma di te? Di te non mi hai detto niente.
- E che c'è da dire di me, non c'è proprio niente da dire. Ciao!
- Ciao Salvo.

In questa scena a due, abbiamo il piacere di vedere da una parte il personaggio del Commissario Montalbano, splendidamente interpretato da Luca Zingaretti, ed una Maria Bianca D'Amato nel ruolo del personaggio non protagonista Anna Tropeano. L'attrice interpreta il ruolo in maniera meravigliosa, data dalla sua precisione nell'assembleare idee, concetti, pensieri ed emozioni.
Questo spezzone di film nella mia vita personale l'ho visto girare e rigirare tantissime volte, tra amici, conoscenti, in facoltà, a lavoro, quando studio ed anche in famiglia.
Sopratutto nell'ambito dello studio e della famiglia, questa scena (qui perfettamente incorniciata ed interpretata) l'ho vista e rivista centinaia di volte. L'ho vista quando studiavo, rimanevo indietro per una serie di problemi assurdi che andavano dal tempo perso per raggiungere la facoltà quando si sarebbe potuto ottimizzare i tempi, all'assenza di libri cercati affannosamente e disperatamente pur di risparmiare £ 1'000, al tempo perso in aula quando invece serviva e serve tutt'ora della corsia, a rapporti familiari dove un componente invece di esserti fratello faceva e fa tutt'ora lo sbirro, indaga sulla tua vita, prende le informazioni per come e dove gli servono (come se si dovesse riempire un casellario giudiziario), per i suoi fini (alla fine dovrei essere quello “strano”), magari mettendo in ridicolo o svalutando gli altrui traguardi, successi, operati. Per poi uscirsene con frasi da perfetto sbirro: Non c'è nulla da dire su di me. Forse dall'altra parte bisognerebbe dire, che è meglio che non parli, ci sia silenzio, se no uscirebbe fuori una valanga di merda che seppellirebbe, dato che si preferisce predicare sugli altri e distogliere l'attenzione da se stessi.
Il bello del filmato è che ha un inizio ed una fine, che se uno Vuole può andare a vederselo e rivederselo, Quante C...o di Volte Vuole, sopratutto Quando Vuole. Peccato che io del mio filmato me lo sono dovuto vedere, rivedere, ri-rivedere, ri-ri-rivedere e stravedere anche quando non ne avevo voglia, quando avevo bisogno di altro, quando non lo volevo vedere, quando volevo vedere altro, quando avevo bisogno di una mano piuttosto che di un interrogatorio.
Oggi posso dire che di comportamenti da sbirri nella mia vita non ne voglio sentire l'odore. Se dovessero capitare e li riconosco, non è detto che sempre devo rispondere, che se ho deciso di parlare, posso pure decidere di non parlare, che la cosa è in entrambe le direzioni, è valida sia per A che per B, che se non voglio rispondere, non rispondo, che se gli altri hanno deciso di fare gli sbirri nella loro vita, io ho deciso di parlare, nel bene e nel male, con pregi e difetti che entrambi mi appartengono.

martedì 13 aprile 2010

La Bamba .



Ci son giorni che la bamba ce l'ho nel cervello... Almeno si fa un po di bordello :-D

domenica 11 aprile 2010

Il 2 Ottobre 2009 .


Non è il 21 Aprile 2009.

La sera del 1 Ottobre 2009 ero in auto, avevo preso lo svincolo di ponente e mi dirigevo per immettermi nell'asse viario di Milazzo. Come al mio solito lo sguardo mi cadde in direzione dei Peloritani che celano Messina.
Gli occhi si sgranarono nel vedere una muraglia di nubi avvolgere le vette dei monti, lampi trapassarla da parte a parte illuminandola come una grande insegna al neon di Time Square a New York (NB: quella dove i Newyorkesi festeggiano il capodanno) e non riuscire a distinguerne i contorni.
Mi dissi tra me e me:
Mio Dio, cosa starà accadendo lato Messina?

Di quella serata non ricordo altro, forse andai a fare compere alla Coop, o forse andai a rendermi una birra con amici, il fatto è che scivolai nel cuore della notte fino all'indomani.
Il giorno dopo accesi la TV per far colazione e nomi conosciuti iniziarono a scorrere su testate giornalistiche fuori orario: Scaletta Zanclea, Giampilieri , etc. Dissi tra me e me:
Ma io questi nomi li conosco.
Continuai a seguire le notizie e cominciai a capire quello che era accaduto nel lato Ionico della mia Provincia: La montagna se ne era scivolata a mare travolgendo case, strade, pali, auto e.. Persone.
Nei giorni successivi fu un susseguirsi di proclami, slogan, visite ed accuse. Ancora ricordo lo sconforto nel volto del Sindaco Buzzanca di Messina, mentre affannosamente camminava nelle strade stracolme di fango e si sforzava di trovare assieme a gli altri sindaci delle città/paesi colpiti una sistemazione agli sfollati.
La TV lanciò l'intervista all'assessore alle politiche giovanili di Messina che fu l'unica a dire chiaramente: Siamo di fronte ad uno sconvolgimento climatico e la nostra provincia ne è stata colpita.
Iniziò il walzer delle visite a Messina, addirittura mobilitarono l'AVIS Provinciale ed i rappresentanti di tutte le AVIS della Provincia a partecipare ai funerali di stato nella cattedrale di Messina coi labari di sede.
In TV giravano appelli altisonanti delle istituzioni, vuoti e senza concretezza, gente (poveretta) urlava “Silvio salvaci tu!!!”. Il Responsabile Nazionale della Protezione Civile scendendo dall'elicottero dopo aver sorvolato la zona disse “Siete degli abusivi”. Gli uffici tecnici del catasto locali si affannavano a far vedere le pratiche che gli edifici erano in regola, mentre ripetutamente girava nelle reti nazionali la scena della donna a cui avevano demolito la casa senza preavviso perché abusiva. In pratica fu fatta una grande caciara, dove c'era molto fumo e niente arrosto .
I giorni diventarono settimane e queste mesi. Le persone dei paesi colpiti furono sfollate negli alberghi della costa e vi rimasero per 5 mesi.
Una mia cara amica mi raccontò i fatti da lei vissuti e cioè che nel giro di poche ore sul posto era caduta una “bomba di acqua”, praticamente nel giro di poche ore si era riversata sulla montagna tutta la pioggia che precipitava in un anno. La montagna se ne cadde a pezzi, travolgendo con valanghe di fango tutto quello che incontrava, ingolfando greti di fiumi, torrenti, strade, sbocchi di mare, auto, persone. Il fondale del mare lato ionico delle aree interessate si ridusse a 10m per i detriti riversativi .

Poi venne il silenzio.

Le Tv non parlarono, le radio si azzittirono, i giornali non scrissero più nulla perché la gente si era “Rotta la minchia di quello che era successo a Messina” , fummo lasciati a noi stessi.
In quei giorni credevo che almeno gli artisti, magari Lorenzo avrebbe detto una parola, un pensiero, avesse scritto una canzone o un pensiero per i morti, la distruzione di parte di Messina e Provincia, ma nulla di nulla. Siamo buoni a dare premi, riempire lo stadio del San Filippo, il Teatro di Taormina e dare premi intitolati a “Rosario Livatino”.



Quando il 14 Luglio Lorenzo parlò di Rosario Livatino mi sentì meno solo nella mia isola, quando nelle settimane a seguire del 2 Ottobre 2009 Lorenzo e tutti gli artisti Italiani stesero zitti, assieme alle autorità italiane, lì mi sentii nuovamente solo, come sempre nella mia isola.
Siamo carne da macello ed impariamo da buoni Messinesi che qui lo stato non c'è, che ce la dobbiamo cavare da soli, che magari a chiedere un favore ad un capo-zona locale non è poi male, dato che lo stato è presente per le tasse, per dar posto ai funzionari di uffici che non danno servizi e per presidiare il territorio con le forze dell'ordine .

“Se siamo insieme domani è già qui”
“Se siamo lasciati soli domani non c'è mai qui”..

Grazie ragazzi del vostro silenzio.

venerdì 9 aprile 2010

Discorsi .


Prendete due persone che non si parlano da molto tempo e lasciate che l'occasione permetta che si incontrino. Magari in una casa vuota dove prima c'erano i genitori ed ora non ci sono. Lasciate che una di questa persona inviti l'altra a prendersi un caffè, magari visto l'orario un decaffeinato. L'altro chiede se c'è dell'orzo e voi per la prima volta lo provate a cucinare, forse sarà buono.
Vi mettete a parlare entrambi, ma già dalle prime battute c'è qualcosa che non vi quadra: voi parlate di lati umani doloranti e l'altro vi parla di Patologie. Voi esponete il lungo e travagliato percorso fatto, di cui portate di sopra tutte le cicatrici e l'altro mette in dubbio tutto tanto che sembra palese che se o gli tirate fuori il certificato con firma dello specialista, carta intestata e marca da bollo o l'altro non riesce a capirvi.
Lasciate che l'altro inizi a scambiare 29 anni per 30 e perdeteci tutto il tempo possibile a fargli capire che 20 ≠ 30, 25 ≠ 30, 29 e 6 mesi ≠ 30, 19 ≠ 30 . Perdete/investite tutto il tempo necessario per fargli fare questi piccoli calcoli matematici e cercate di andare avanti nella discussione.
Cercate di prendere il lato umano delle cose, con chi avete davanti condividete molti geni e siete cresciuti nello stesso ambiente, cercate di focalizzare il problema di base: che a parole siam tutti bravi ma a fatti non c'è nulla nell'ambiente in cui vi trovate.
Vedete che chi è dall'altra parte tira fuori i soliti aneddoti personali nati da una serie di evenienze spiacevoli che si vogliono sbandierare per gesta eroiche; rispondete che della propaganda sovietica del mito del soldato ivanof non ve ne catafotte una minchia e che il succo del discorso è lo stesso: che ti sparino o se vi si conficca una pallottola dentro le carni, alla fine siete sempre morto.
Alteratevi pure ed alzate il tono della voce e con vostra grande gioia e sorpresa scoprite che l'altro stavolta non si incazza, anzi, tiene il controllo e continua imperturbata la discussione.
Apprezzate il gesto, ma chiarite che a focalizzarsi e imputarsi su un piccolo punto nero, stretto, buoio, freddo, inutile e fastidioso e pretendere che sia la realtà, non vi sembra una idea tanto sana.
Riprendete il discorso, ma appena accennate al concetto che in questa casa non c'è mai stato spazio e l'altro parte con l'arte oratoria e denigra quello che dite, fate notare che non siete in un dibattimento pubblico/tribunale e che a voi non ve ne catafotte una minchia dell'arte oratoria e che non riuscite neanche ad esprimere un concetto.
Forti di questo punto fate come il rospo: L'acqua non vi convince? Lasciatela scorrere via, è inutile che vi avventurate in una discussione assurda fatta di tesi e controtesi, di morale e di stupidità umana all'ennesima potenza. Lasciatelo stare non è roba per voi.
Lanciate una pietra di umanità e ricordate il bel gesto inaspettato fattovi da una persona cara che in silenzio è entrata in casa per portarvi sole, mare e tanta vita e non vi vergognate di commuovervi per il gesto bello che vi ha fatto.
Appena inizia il solito balletto di: sigaretta, caffè e camminata; le acque si sono calmate.
Dopo un ascolto sordo ritornate a parlare e fate notare che la vostra strada ve la state facendo e chi vi da una mano lo apprezzate e di chi non vi aiuta ne apprezzate pure il no. Certo è che chi vi carica una manganellata nelle gambe è invitato a prendersi le sue responsabilità.
Aspettatevi una snocciolatura di massime morali e sure coraniche, su cosa è e non è lecito fare ( per gli altri, non per chi le dice).
Lasciatelo perdere, chiudete la deviazione presa dalla discussione e riportatela sull'argomento che vi interessa, cioè che voi la vostra strada ve la state facendo e che siete fortunati ad avere accanto una persona cara.
Fate notare che la strada si fa in base a quello che c'è, che non potete aspettare che muoiano i nonni o vostro fratello liberi la casa dei nonni sopra o sotto, che i vostri genitori muoiano e lascino la casa che si sono comprati con i sacrifici di una vita. Lasciate stare pure il passato e condividete il punto che all'epoca o c'era la bombola a gas per far saltare in aria la casa, oppure c'era il coltello per sgozzarli nottetempo ma che la cosa già ad un adolescente sembrava troppo adolescenziale, assaporate il silenzio altrui e fate notare che nel bene e nel male, con quello che avete, siete riusciti a fare miracoli, nonostante tutti si siano riversati contro.
Per chiudere il discorso aspettatevi una parabola evangelica sull'interruzione di gravidanza e che l'ignoranza altrui la chiami “omicidio del proprio figlio”,lasciate perdere la standardizzazione sovietica dei parametri tendenti a fare di tutta un erba un fascio e chiarite un punto di partenza “la condivisione della contraccezione come bene comune”, non scendete troppo nei particolari in cui l'altro vi vuole portare, ma tenete la barra dritta su un concetto “Un Terapista è un Professionista e non è una/un Ragazza/o” cioè una cosa è una Buttana, una cosa è una Puttana, una cosa è una Meretrice, una cosa è una Escort, una cosa è Troia. C'è una bella differenza tra tutte queste cose, hanno una matrice comune che è il ricevere un pagamento per un servizio reso, ma c'è una bella differenza tra l'una e l'altra. Forti di questa idea, e cioè che per ogni cosa c'è un nome, chiarite che voi una persona che non condivide il vostro obiettivo non la tenete accanto a voi, ma non vi fate prendere la mano dalla generalizzazione, ogni caso è un caso a se stante e d ogni storia se ne deve raccontare tutti i particolari, se no è una mezza verità. E la mezza verità dall'altra parte signori miei è una mezza bugia, quindi state attenti a quando vi si parlano di queste cose.
PS. Qua dentro ci sono tante, ma proprio tante discussioni da intraprendere che credo una decina di Post non possano basta, ne ho fatto una sintesi e mi perdoni il lettore se in certi passaggi non sono stato chiaro; vedrò di riprenderli più avanti ma credetemi che non è facile.




domenica 4 aprile 2010

Un progetto .


Era un martedì, il 2 Giugno dell'anno scorso, quando con Alessandra decidemmo di trascorrere una giornata a Taormina. Sole, mare, forti colori, paese interessante e bello in ogni angolo. Tra le tante caratteristiche de posto, mi colpì un negozio di ceramiche.
Entrammo nel locale e fui investito da una marea di colori, quasi mi davano alla testa per quanto erano forti; nella confusione capii che il colore era ed è vita nella mente. Forte di questo personale tassello ben chiaro, cercai di trovare qualcosa da comprare. Prezzi particolarmente intoccabili per piatti e ciotole, tutte bellissime ma fuori dalla mia portata di tiro, mi domandai: ed ora che faccio?
Mi ricordai di un venditore ambulante che era venuto a Milazzo per una fiera e vendeva Magneti per il frigo fatte da lui; creava le basi in ceramica e li personalizzava uno ad uno. Scelsi un bel gatto tigrato miele. Guardando il pezzo, capii che l'acquistarlo mi aveva fatto piacere, come tenerlo nelle mani ed un pizzico di felicità quella persona mi aveva trasmesso con il suo lavoro.
Forte dell'esperienza precedente mi domandai: E se provo a farlo Io? L'idea mi affascinò e la passione mi prese.
Inizia ad orientarmi sul cosa poter prendere, fui propenso nel prendere una piccola mattonella ed utilizzarla come base per il magnete, piuttosto che mattonelle troppo grandi. Difficilmente avrei trovato abbastanza magneti, anche se l'idea di costruirmi un sotto-pentola in mattonella non mi dispiaceva.
Trovate le piccole mattonelle, iniziai a capire quale mi piaceva di più. C'erano quelle con la base di pietra lavica che non erano niente male, ma pesavano troppo e non sapevo se i magneti, la colla avessero retto al peso. Optai per delle mattonelle classiche, leggere ma molto colorate.
Ci misi una decina di minuti abbondanti nel trovare un buon compromesso tra pezzo, qualità e colore, tanto che un commesso iniziò a gironzolarmi attorno. Il dato fu tratto e la mattonella (che vedete in foto) fu scelta. Pagato il dovuto alla cassa, la strada per realizzare il magnete si apriva davanti a me.
Diciamo che nei mesi a seguire il progetto più volte si è arenato, dato che l'altro elemento da recuperare, i magneti che sembreranno una cazzata da trovare, è quasi impossibile trovarli.
Sulle prime pensai di riutilizzare magneti presi da altra parti. Comprai una calamita in una bancarella per 1 euro, sulle prime ero felice di aver trovato il pezzo, ma come estrarlo dalla composizione? Bella domanda..
Provai a tagliare con una sega il magnete dal sovrastante ninnolino a cui era attaccato. Segai ma non ottenni nulla. Mi venne un colpo di genio: Martellata! Ruppi tutto e persi la calamita. Il progetto si arenò sulla mensola della mia libreria.
Il mese scorso ripresi il progetto con più decisione, volevo portarlo a termine. Se non avevo il magnete, questo non voleva dire che non potevo intanto trovare la colla per assicurarlo alla mattonella.
I materiali con cui mi cimentavo non ci avevo prima d'ora lavorato e strutturalmente, oltre che fisicamente, diversi.
Andai all'avventura nel garage. Spostai tutti i motori e le bici, feci tanto spazio per tirar giù le cassette negli scaffali, svuotarle a poco a poco, capire cosa contenevano e catalogarne il contenuto. Mi ci vollero un paio di ore, ma il lavoro procedette liscio e senza intoppi verso l'obiettivo: trovare il contenitore delle colle. Il progetto aveva preso il verso giusto.
Di lì a pochi giorni dopo il mio amico Marco mi comunicò:
Apriranno il Brico Center a Milazzo! Ci sarà molta roba per il Bricolage.
Io nella mia mente andai a rispolverare l'idea del magnete, forte del fatto che avevo le colle per legarlo alla mattonella.
Andai al Brico con i miei amici e con mio grosso rammarico dovetti sudare sette camicie per i magneti. I commessi cadevano dalle nuvole appena gli domandavo dell'articolo, alla seconda ora di girovagare per il plesso senza ottenere nulla, su consiglio di Marco cercai il responsabile di struttura e posi il quesito. Fui indirizzato ad una commessa, con la quale constatammo che l'articolo magnete effettivamente lo trattano, ma era alla tipica commercialità milazzese: finito. Fortuna vuole che la commessa mi suggerì i canonici magneti per lavagne ( per intenderci quelli tondi colorati che sembrano bottoni ).
Presi in mano i magneti colorati e mi dissi tra me e me: Sono al punto di partenza dell'anno scorso, che faccio?
A quel punto mi ricordai che in sede avevamo 4 magneti usciti fuori dal guscio colorato, che utilizziamo per affiggere i manifesti nella bacheca esterna. Lasciai tutto e nei giorni successivi li andai a prendere in sede.
Nel frattempo tornai in garage e trovai un primo tipo di colla che avrebbe potuto fare al caso mio, fui pure aiutato dal caso dato che mio fratello aveva uscito la moto e l'accesso allo scatolo delle colle era facilitato. Trovata la colla , me la portai sopra ed attesi il giorno per fare il passo.
Stamane mentre estraevo un magnete dalla guarnizione colorata, mi si ruppe. A parte il fenomeno fisico per cui una volta che il magnete si rompe in due, i due pezzi diventano a loro volta 2 calamite, mi domandai: Ed ora? Lo incollo? Mi sono ricordato che nella busta avevo anche una colla per metalli. Trovata, ne lessi gli impieghi, constatando che andava bene per ceramica e metalli: Proprio quello che faceva al caso mio!
Trovato un tappo di plastica dove miscelare le due parti della colla epossica, indossati i guanti, trovati gli stuzzicadenti per impastare e stendere la colla, incollati i due nuovi magneti, trovato il verso di assemblaggio per i restanti integri, spalmata la colla il più velocemente possibile perché lo Scicrocco velocemente la seccava, allocati i pezzi nel loro verso; finalmente, dopo 306 giorni di lavoro a singhiozzo, il magnete è appeso sulla lavagna della mia stanza a farmi compagnia. Che avventura...
Cosa ho capito da questa esperienza? Che se non avessi avuto la passione assieme alla pazienza per seguire il progetto, non sarei riuscito a far davvero nulla.

martedì 30 marzo 2010

Sono pieno...


...Non è che non voglio, non posso! E che CXXXO.

Solita situazione: fai questo, fai quello, fai quell'altro, impegni, programmi, appuntamenti, volontariato, studio, corsa, amicizie, quotidiano.
Tante le cose da fronteggiare quotidianamente, dalle più semplici alle più complesse, che richiedono programmazione, organizzazione e scadenziazione per poter esser fronteggiate e risolte .
Poche le risorse: fisiche, mentali, economiche ma fortunatamente tanti i progetti e le idee che vorrei realizzare. In questa situazione poco felice si delimita un quadro generale dove il tempo da dedicare ai cari e a se stessi è poco .
Le giornate vanno a corrente alternata, oggi si lavora bene, domani non si sa. Sarebbe bello poter dire domani sarà un buon giorno come oggi, o magari domani sarà meglio di oggi, per ora posso solo sperare che domani sia meglio, ma è una certezza flebile, limitata, da non attaccarvisi troppo se no si rompe.
In tutto questo trambusto arrivano le persone vicine, dove tra una cosa e l'altra è un continuo recriminare: Non ci sei mai, non ci vediamo mai, dove sei finito, una volta avevo un amico, non mi pensi mai, che fine hai fatto, etc..
La solita pappardella di frasi fatte, fritte, ri-fritte e stra-fritte dove si prende avanti per non restare indietro, pur di non riconoscere a se stessi e all'altro: Scusa se non ti ho cercato.
Delle scuse se non si è stati cercati non è che ne abbia ascoltate molte, poche le persone che hanno una capacità di porsi all'esterno dei problemi ed analizzarle in modo differente, fortuna vuole che con queste ho tenuto buoni contatti, nonostante numerosi fogli di calendari sono finiti nella pattumiera. Dei soggetti che si fanno avanti armati di tutte queste frasi di circostanza, non so proprio che cazzo farmene, sono un intralcio ed un problema.
L'ultima è di un'amica. Periodo di burn-out, risorse mentali al lumicino, necessità di svagarsi e non pensare a nulla. Comincia il tam-tam di messaggi e telefonate con: ci vediamo perchè ho bisogno di ridere, di parlare, di scherzare, ho bisogno in pratica di farmi i miei porci comodi con te. Semplicemente la solita tiritera a due palle fermentate come kiwi troppo tenuti nella cesta della frutta.
Non è possibile che una persona dopo aver trascorso una giornata a corrente alternata, affrontato di tutto e di più pur di restare a galla e poter resistere, si debba dedicare a del volontariato coatto nei confronti di una persona che ti cerca solo per farsi i suoi porci comodi. E diamine!
Il volontariato lo faccio all'AVIS, quando esco dalla sede non voglio rotti i coglioni.

mercoledì 24 marzo 2010

Mnéme .

O semplicemente Memoria.

Era da un po di tempo che pensavo alla necessità di aprire un nuovo scaffale nell'Isola di Melee, tutto dedicato alla Memoria e quello che vi gira intorno.
L'idea era affiorata una sera durante una discussione con un amico, io per mia gioia e condanna qualcosa riesco ancora a ricordarmi di roba di dieci anni or sono o giù di lì, mentre lui ha letteralmente dei vuoti totali.
Diciamo che è iniziato un gioco del rievocare eventi passati, storie condivise, persone, momenti belli e brutti, abbiamo iniziato ad utilizzare la mia memoria per colmare i vuoti altrui.
Usa, usa, usa e ri-usa, ad un certo punto ho come avuto una sorta di repulsione a ricordare, come se la memoria era stanca, affaticata, addolorata, infastidita, indispettita. Non ne voleva più sapere.
Il mio amico preso dal gioco, voleva colmare nel giro di una serata oltre un lustro di amnesia, praticamente un buco nero di ricordi, ma io quella sera proprio non ne avevo più voglia di ricordare ancora. Volsi al termine la discussione riportando l'esempio dell'acqua della fonte di Mnemosine e Lete. Dopo staccai e mi riposai.
Purtroppo la Memoria è croce e delizia, un pro ed un contro, una gioia ed una condanna, come ogni cosa è difficile vederla in senso assoluto.
Personalmente posso affermare che la memoria è come un filo spinato, tiene le cose separate, ti fa tenere il filo delle cose ma devi starne attento. Non la devi stringere troppo, ne afferrare, ne strapazzare, ne insultare, ne avvicinarti troppo perché rischi di rimanerci secco o folgorato. L'immagine del post rende un po l'idea.