Lembo di terra dove pensare, esprimere la propria opinione e ragionare nell'Oceano di Internet.
martedì 31 marzo 2020
sabato 12 gennaio 2019
Sigillo
"Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio, poiché forte come la morte è l'amore, tenace come gli inferi è la passione".
Cantico dei cantici.
mercoledì 2 gennaio 2019
Lathraea squamaria .
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| Una pianta parassita . |
Con fare da parassita, hai fiutato la mia storia in fin di vita e bussato alla porta, hai aspettato che ti aprissi.
Con passo felpato da gatto nella nebbia, ti sei intrufolata nella mia vita. Prima con lo sguardo dell’innocenza, poi quello sguardo aveva una strana scintilla, poi la scintilla prese fuoco della passione e ci bruciammo in fretta quella notte al Tono.
Facesti di tutto per parassitare completamente la storia e cibartene, buttasti nella mischia anche i sentimenti pur di spolparti fino all’osso quella storia. Finalmente era tua, eri felice di suggere il buono di una relazione ma non doverti prendere le responsabilità di essa. Era bello poter sempre dire che non era colpa tua, entrare, prendere ciò che volevi ed andartene via. Era bello buttare la colpa sull’altro. Però poi la storia è finita e non c’era null’altro da parassitare. Lui ti guardava con gli occhi davvero dell’amore e lì iniziasti ad issare le scuse per giustificare la tua uscita e cominciare freneticamente a cercare un’altra storia da parassitare e poter suggere nuova linfa.
Con passo felpato da gatto nella nebbia, ti sei intrufolata nella mia vita. Prima con lo sguardo dell’innocenza, poi quello sguardo aveva una strana scintilla, poi la scintilla prese fuoco della passione e ci bruciammo in fretta quella notte al Tono.
Facesti di tutto per parassitare completamente la storia e cibartene, buttasti nella mischia anche i sentimenti pur di spolparti fino all’osso quella storia. Finalmente era tua, eri felice di suggere il buono di una relazione ma non doverti prendere le responsabilità di essa. Era bello poter sempre dire che non era colpa tua, entrare, prendere ciò che volevi ed andartene via. Era bello buttare la colpa sull’altro. Però poi la storia è finita e non c’era null’altro da parassitare. Lui ti guardava con gli occhi davvero dell’amore e lì iniziasti ad issare le scuse per giustificare la tua uscita e cominciare freneticamente a cercare un’altra storia da parassitare e poter suggere nuova linfa.
Ogni cazzo di .
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| Giorno . |
Ogni cazzo di giorno sei lì, a combattere affinché non indietreggi, a rimanere dritto, a non piegarti, a mantenere la tua dignità, la tua persona, le tue idee.
Ogni cazzo di giorno, gli altri fanno un passo aventi e tu resti al palo nel migliore delle ipotesi, se no indietreggi e finisci in un mare di melma nera Infiammabile, dal fuoco nero .
Ogni cazzo di giorno speri che sia meglio di domani. Speri che arrivi il giorno libero e quando arriva sei attanagliato da dubbi, pensieri, problemi, che non vedi l’ora che finisca per non pensarci più, sprofondare nel lavoro, dimenticare che hai 38 anni, stai ancora a casa dei tuoi, non hai una casa tua, una macchina, una famiglia, una compagna ed hai solo qualche euro grattato come un pazzo e messo da parte, per sperare di tornare a lavorare e staccare completamente il cervello.
Speri che domani sia migliore, ma a sera non ci arrivi. Speri che la prossima volta che passa un evento ci sarai, magari sarà la volta buona, ma sei solo a lavoro ed appena ti ci allontani hai subito le vertigini e vuoi tornarci.
Ogni cazzo di giorno fai la check list delle tue ex, ti fai il conto di quante te ne sei scopate, ma alla fin fine resti solo e non hai una famiglia.
Ogni santo cazzo di giorno sali sulla bilancia ed i responsi sono a cifre che ti inquietano e ti domani “Come mai?”.
Ogni cazzo di giorno speri che sia l’ultimo di questa marea di merda, ma poi ti rendi conto che la marea di merda ti sta sommergendo e tu rischi di lasciarti andare.
Ogni sacrosanto cazzo di giorno inizia la mia guerra ed ogni sacrosanto cazzo di giorno patteggio una cazzo di battaglia.
Ogni cazzo di giorno, gli altri fanno un passo aventi e tu resti al palo nel migliore delle ipotesi, se no indietreggi e finisci in un mare di melma nera Infiammabile, dal fuoco nero .
Ogni cazzo di giorno speri che sia meglio di domani. Speri che arrivi il giorno libero e quando arriva sei attanagliato da dubbi, pensieri, problemi, che non vedi l’ora che finisca per non pensarci più, sprofondare nel lavoro, dimenticare che hai 38 anni, stai ancora a casa dei tuoi, non hai una casa tua, una macchina, una famiglia, una compagna ed hai solo qualche euro grattato come un pazzo e messo da parte, per sperare di tornare a lavorare e staccare completamente il cervello.
Speri che domani sia migliore, ma a sera non ci arrivi. Speri che la prossima volta che passa un evento ci sarai, magari sarà la volta buona, ma sei solo a lavoro ed appena ti ci allontani hai subito le vertigini e vuoi tornarci.
Ogni cazzo di giorno fai la check list delle tue ex, ti fai il conto di quante te ne sei scopate, ma alla fin fine resti solo e non hai una famiglia.
Ogni santo cazzo di giorno sali sulla bilancia ed i responsi sono a cifre che ti inquietano e ti domani “Come mai?”.
Ogni cazzo di giorno speri che sia l’ultimo di questa marea di merda, ma poi ti rendi conto che la marea di merda ti sta sommergendo e tu rischi di lasciarti andare.
Ogni sacrosanto cazzo di giorno inizia la mia guerra ed ogni sacrosanto cazzo di giorno patteggio una cazzo di battaglia.
domenica 30 dicembre 2018
Mollare la presa .
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| A volte un film aiuta a riflettere . |
Sono di quella generazione dove i film di fantascienza erano inquietanti e paurosi, se avessi parlato di fantascienza, parlavi di horror o comunque film noir. Non si sa perchè, ma quando si guardava al futuro, la prospettiva era o un alieno nel torace, un’ecologia catastrofica o nel peggiore delle ipotesi scenari post atomici apocalittici.
La prospettiva con Valentina non era tanto invitante. Dopo una serie di tentativi per riallacciare i rapporti andati a vuoto, una sera, arrivato l’ennesima delusione per un rifiuto, di un No, ho mollato la presa.
E’ stata la sera in cui sapevo che al cinema c’era “Blade Runner 2042”, la invitai ad andare a vedere, ma sapevo dell’arrivo del sicuro “No”, ma mi serviva sapere “No” e mi serviva avere un motivo per uscire da casa per non crollarvi dentro. Avere una scusa per reagire in qualche modo. Parte la proposta, sofferta perché sapevo dell’imminente “No”. Arriva la risposta scontata e dentro mi sento morire per l’ennesima volta. Non so più quanti dinieghi ho collezionato in questo rapporto e non so più quanti pesci in faccia ho ricevuto. Scelgo di uscire da casa per andare al cinema a vedere il film. Esco ed è come se lasciassi la presa.
Da quella sera ho mollato la presa e mi sono allontanato.
E’ stato un po un dolce soffrire, sofferenza per una cosa finita, dolce perché in seno ha la promessa di una vita che va avanti.
La prospettiva con Valentina non era tanto invitante. Dopo una serie di tentativi per riallacciare i rapporti andati a vuoto, una sera, arrivato l’ennesima delusione per un rifiuto, di un No, ho mollato la presa.
E’ stata la sera in cui sapevo che al cinema c’era “Blade Runner 2042”, la invitai ad andare a vedere, ma sapevo dell’arrivo del sicuro “No”, ma mi serviva sapere “No” e mi serviva avere un motivo per uscire da casa per non crollarvi dentro. Avere una scusa per reagire in qualche modo. Parte la proposta, sofferta perché sapevo dell’imminente “No”. Arriva la risposta scontata e dentro mi sento morire per l’ennesima volta. Non so più quanti dinieghi ho collezionato in questo rapporto e non so più quanti pesci in faccia ho ricevuto. Scelgo di uscire da casa per andare al cinema a vedere il film. Esco ed è come se lasciassi la presa.
Da quella sera ho mollato la presa e mi sono allontanato.
E’ stato un po un dolce soffrire, sofferenza per una cosa finita, dolce perché in seno ha la promessa di una vita che va avanti.
L'immagine
appartiene al rispettivo proprietario.
277 .
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| E passa di giorni di silenzio . |
E’ da quasi 1 anno scarso che non pubblicavo e scrivevo sul blog, complice le numerose e poche cose accadutemi in questo periodo che mi hanno rosicato il poco di tempo a mia disposizione.
Sono diventato caposala, guadagno qualcosa in più, ma ho anche molte più responsabilità . Ho iniziato e finito il corso del primo livello per Sommelier e di tempo se n’è portato. Ho scoperto il vino ed i suoi fratelli, più piccoli, più grandi, coetanei, avi ed antenati, un meraviglioso dono dei miei 38 anni.
Poi ho conosciuto Lauretta e ci siamo lasciati 5 volte in 4 mesi, con una media di una interruzione di relazione ogni 20 giorni. Eravamo partiti benissimo, forse troppo e già nelle prime 48 ore ci siamo arenati e lasciati. Indimenticabile per Me la notte di capodanno trascorsa assieme, tra una bottiglia di spumante, le fiaccole, i calici e le candele per salutare il nuovo anno su al borgo nell’ex vivaio comunale. Poi però ci siamo lasciati e rimessi troppe volte ed alla fine siamo diventati due estranei dentro ad una storia.
Non ho conosciuto molte persone, ho perso amici e spero di farmene altri, vivo ancora a casa dei miei e spero di andarmene a stare da solo.
Vorrei costruirmi una relazione, con una donna, ma per ora sono attratto o dalle molto giovani o dalle molto mature, è come se cercassi l’essenza della femminilità o ai suoi primi albori, quando il sapore è intenso, non ancora corrotto oppure quando la donna sui 40 anni sboccia nuovamente con una femminilità nuova, più forte e più intensa. Voglio una donna e credo che il primo passo sia uscirmene da casa e farmi Io una mia casa.
E’ cambiata la gestione dove lavoro, ora ho molta meno tensione su di Me e respiro meglio, lavoro meglio e mi sento anche bene. Ovviamente le situazioni di conflitto ci sono, ma sono di più i momenti di confronto, chiedere scusa, capire dov’è stato lo sbaglio per poi ripartire con una bagaglio di esperienza maggiore.
Sabato ho visto Valentina alla guida della sua 313 nell’asse viario, il cuore da una parte gli è mancato un battito, dall’altro ha sparato una tachicardia di fuggi via dal pericolo e non guardarti indietro non indifferente. Tra le due sensazioni, quella più forte era quella di fuggirsene via, il più lontano possibile.
Mi manca il sesso, quel poco che c’è stato con Laura era come acqua salmastra bevuta per molta sete, piuttosto che acqua dissetante. Ogni acqua toglie la sete, ma ci sono alcuni tipi di acqua che proprio è meglio non berle.
Sto imparando a non investire, disinvestire, evitare, aggirare, rimandare, ignorare, guardare da un’altra parte, pensare ad altro. E’ un modo taccagno e parsimonioso di fare cambiamento nella vita, ma per ora tra tempo libero ridotto a lumicino, i 40 anni che si avvicinano, il peso dei pensieri in testa, le fregature prese, comincio ad affinare il fiuto come a Grenouille e se devo cambiare strada, la cambio, senza pensarci su molto.
Mi sono iscritto a ben due siti di incontri, ma stavolta ho avuto il culo impressionante che chatto da oltre 1 mese e a parte pizzicare una che sembrava gonfiata come un pallone di calcio dal napal, non ho conosciuto un bel niente. Sarà che sono fuori dall'universo femminile da un po di tempo e forse per avvicinarsi è meglio prima farsi un’amica.
Per il resto sono qui e qui continuo a vivere.
Sono diventato caposala, guadagno qualcosa in più, ma ho anche molte più responsabilità . Ho iniziato e finito il corso del primo livello per Sommelier e di tempo se n’è portato. Ho scoperto il vino ed i suoi fratelli, più piccoli, più grandi, coetanei, avi ed antenati, un meraviglioso dono dei miei 38 anni.
Poi ho conosciuto Lauretta e ci siamo lasciati 5 volte in 4 mesi, con una media di una interruzione di relazione ogni 20 giorni. Eravamo partiti benissimo, forse troppo e già nelle prime 48 ore ci siamo arenati e lasciati. Indimenticabile per Me la notte di capodanno trascorsa assieme, tra una bottiglia di spumante, le fiaccole, i calici e le candele per salutare il nuovo anno su al borgo nell’ex vivaio comunale. Poi però ci siamo lasciati e rimessi troppe volte ed alla fine siamo diventati due estranei dentro ad una storia.
Non ho conosciuto molte persone, ho perso amici e spero di farmene altri, vivo ancora a casa dei miei e spero di andarmene a stare da solo.
Vorrei costruirmi una relazione, con una donna, ma per ora sono attratto o dalle molto giovani o dalle molto mature, è come se cercassi l’essenza della femminilità o ai suoi primi albori, quando il sapore è intenso, non ancora corrotto oppure quando la donna sui 40 anni sboccia nuovamente con una femminilità nuova, più forte e più intensa. Voglio una donna e credo che il primo passo sia uscirmene da casa e farmi Io una mia casa.
E’ cambiata la gestione dove lavoro, ora ho molta meno tensione su di Me e respiro meglio, lavoro meglio e mi sento anche bene. Ovviamente le situazioni di conflitto ci sono, ma sono di più i momenti di confronto, chiedere scusa, capire dov’è stato lo sbaglio per poi ripartire con una bagaglio di esperienza maggiore.
Sabato ho visto Valentina alla guida della sua 313 nell’asse viario, il cuore da una parte gli è mancato un battito, dall’altro ha sparato una tachicardia di fuggi via dal pericolo e non guardarti indietro non indifferente. Tra le due sensazioni, quella più forte era quella di fuggirsene via, il più lontano possibile.
Mi manca il sesso, quel poco che c’è stato con Laura era come acqua salmastra bevuta per molta sete, piuttosto che acqua dissetante. Ogni acqua toglie la sete, ma ci sono alcuni tipi di acqua che proprio è meglio non berle.
Sto imparando a non investire, disinvestire, evitare, aggirare, rimandare, ignorare, guardare da un’altra parte, pensare ad altro. E’ un modo taccagno e parsimonioso di fare cambiamento nella vita, ma per ora tra tempo libero ridotto a lumicino, i 40 anni che si avvicinano, il peso dei pensieri in testa, le fregature prese, comincio ad affinare il fiuto come a Grenouille e se devo cambiare strada, la cambio, senza pensarci su molto.
Mi sono iscritto a ben due siti di incontri, ma stavolta ho avuto il culo impressionante che chatto da oltre 1 mese e a parte pizzicare una che sembrava gonfiata come un pallone di calcio dal napal, non ho conosciuto un bel niente. Sarà che sono fuori dall'universo femminile da un po di tempo e forse per avvicinarsi è meglio prima farsi un’amica.
Per il resto sono qui e qui continuo a vivere.
mercoledì 3 ottobre 2018
L'amore esiste.
Francesca Michielin - L'amore esiste .
Il sentimento per Vale nacque dove non lo avrei mai immaginavo, nacque in un posto dove proprio non mi aspettavo o lo avrei cercato. Era lì che covava in una terra dove non arrivava la luce della coscienza, addormentato come una noce di cocco trasportata dalle intemperie dei mari, è rimasto quiescente per giorni, mesi, anni; fino a quota 35 anni.
Una sera, un lunedì sera di un febbraio freddo ma riscaldato dalla sessione di allenamento in piscina, in una pizzeria di un Napoletano trapiantato in Sicilia, entro nel locale e sento i suoi occhi addosso. E' una sensazione che mi porterò dietro per sempre, appena la sento nelle vicinanze sfarfallano le farfalle alla pancia, gli occhi vagano alla ricerca di qualcosa, tutti i muscoli del corpo si tendono restando in uno stato di attesa, come quando da bambino aspettavo i compagnetti a casa per giocare; li aspettavo e sapevo che arrivavano. Avendo la percezione del prossimo arrivo e la sicurezza del loro arrivo la sensazione arrivava all'animo e mi faceva gioire. Ed arrivò anche questa sensazione, dritta al cuore, come finestra chiusa per molto tempo si spalanca ed entra una folata di vento, forse caldo di Africa. E' calore, è voce che si abbassa, è voglia di Lei ma di coglierla e non prenderla. E' voglia di giocare al gioco della seduzione in punta di piedi, mettendo avanti il sorriso di mio nonno e la mia sensibilità. E' voglia di sentirsi la camicia addosso come seconda pelle per farsi vedere da lei.
Inizia il gioco della seduzione delle parti, un primo passo è sedermi nei pressi, non accanto dato che il posto è occupato e poi diciamocelo, se volessi parlare ad una persona è meglio averla davanti che di lato, l'interlocutore si deve guardare negli occhi e scrutarne le reazioni. Forte di questo punto passo al contrattacco, sedendomi davanti in modo da essere visto e vedere. Inizia un dolce, intenso e caldo assedio.
E' un parlare come un temporale. Inizia con poche gocce, aumentando di intensità fino a ritrovarsi tra una battuta e l'altra a dividere la pizza e mangiarla in due, per poi finire ad offrirle il gelato celato dall'anonimato del gruppo, ma guardarla dal primo all'ultimo momento fino a quando le sue labbra si posano sul cono e godersi ogni momento di quel gelato gustato.
E' pianta nata da un seme arrivato sulla terra dopo una burrasca, tempesta di nome Rossana da cui uscivo a pezzi.
Il punto di svolta per uscirmene dalla mareggiata fu fare apnea, svilupparne il concetto sotto molti punti di vista e magari prendere come punto di partenza l'idea della favola dell'apneista e della scalatrice. Incontratisi al filo della falesia viva, si baciano per l'ultima volta, ognuno si porta nel cuore un pezzo del loro amore per poi prendere entrambi una strada diametralmente opposta. Lei si arrampica su per la falesia, lui inizia a scendere giù negli abissi. Ognuno dei due prenderà una strada differente ma porterà nel suo cuore una parte dell'altro per sempre, ovviamente nella favola.
La favola era un modo per iniziare a mettere un punto ad una burrasca in cui mi ero trovato coinvolto, investito e frantumato. Come nave di legno presa dai marosi, sballottata a più riprese e quasi affondata, semi distrutta, scassata, ma che ancora naviga. Naviga ma di cui la tempesta non ha un briciolo di pietà e la scaraventa sulla scogliera per continuare a farla a pezzi e distruggerla. Spaccarla, strapparla, sminuzzarla.
Basta, ad un certo punto da quel letto su cui mi arenai e dove la tempesta continuava ad infierire, nera, cupa, fatta di fuoco nero che brucia e distrugge tutto, ad un certo punto decisi che era il momento di iniziare a muovermi, per dignità personale, per rispetto a me stesso. Così arrivò quel martedì 3 dicembre dove iniziai il mio primo allenamento di apnea. Forse fu proprio allora che il seme dell'amore verso Valentina venne depositato finalmente sulla terraferma dopo la tempesta a cui ero andato contro. Forse quel giorno la vidi o comunque non prima ma di certo dopo. Ma di certo nei giorni a seguire degli allenamenti ebbi modo di vederla e ri – vederla, coltivando quella sensazione di gioia nascosta e felicità che avevo nel vederla.
Felicità mista/sporcata dalla sensazione di spaccato/distrutto portata dietro dopo il nubifragio passato. Avevo paura di uscire fuori e farmi vedere così a pezzi da lei, malconcio.
Cadde il sipario e nonostante che con la coda dell'occhio la cercavo e la trovassi sempre di meno, in cuor mio quelle forme, quei lineamenti, quella camminata a bordo piscina per indirizzarsi alla batteria di partenza uscita dalla scaletta mi si erano sedimentati.
Poi la primavera con Federica e quella serata in pizzeria che mi permise di aprire la porta e vivermi quella sensazione con Valentina.
Quella sensazione dopo quella sera cominciò ad approfondirsi, a sbocciare e prendere i connotati di un sentimento che cresceva dentro di Me, un sentimento pieno e forte, che a poco a poco scostava e spostava le emozioni da Federica verso Lei.
La mattina seguente gli eventi alla scalinata al Tono, seduto in bagno e scrivendole, mi resi conto che dentro sentivo qualcosa di forte verso Lei, un tonfo al cuore, come un battito che manca all'appello ma che ha preso il volo con le ali di una farfalla. Da lì l'emozione ha preso sempre più connotati e forme di amore per Lei.
Ma questo sentimento si deve vivere in due e la somma dei due sentimenti non ha mai fatto un Noi, ma un lo.
Capita..
Una sera, un lunedì sera di un febbraio freddo ma riscaldato dalla sessione di allenamento in piscina, in una pizzeria di un Napoletano trapiantato in Sicilia, entro nel locale e sento i suoi occhi addosso. E' una sensazione che mi porterò dietro per sempre, appena la sento nelle vicinanze sfarfallano le farfalle alla pancia, gli occhi vagano alla ricerca di qualcosa, tutti i muscoli del corpo si tendono restando in uno stato di attesa, come quando da bambino aspettavo i compagnetti a casa per giocare; li aspettavo e sapevo che arrivavano. Avendo la percezione del prossimo arrivo e la sicurezza del loro arrivo la sensazione arrivava all'animo e mi faceva gioire. Ed arrivò anche questa sensazione, dritta al cuore, come finestra chiusa per molto tempo si spalanca ed entra una folata di vento, forse caldo di Africa. E' calore, è voce che si abbassa, è voglia di Lei ma di coglierla e non prenderla. E' voglia di giocare al gioco della seduzione in punta di piedi, mettendo avanti il sorriso di mio nonno e la mia sensibilità. E' voglia di sentirsi la camicia addosso come seconda pelle per farsi vedere da lei.
Inizia il gioco della seduzione delle parti, un primo passo è sedermi nei pressi, non accanto dato che il posto è occupato e poi diciamocelo, se volessi parlare ad una persona è meglio averla davanti che di lato, l'interlocutore si deve guardare negli occhi e scrutarne le reazioni. Forte di questo punto passo al contrattacco, sedendomi davanti in modo da essere visto e vedere. Inizia un dolce, intenso e caldo assedio.
E' un parlare come un temporale. Inizia con poche gocce, aumentando di intensità fino a ritrovarsi tra una battuta e l'altra a dividere la pizza e mangiarla in due, per poi finire ad offrirle il gelato celato dall'anonimato del gruppo, ma guardarla dal primo all'ultimo momento fino a quando le sue labbra si posano sul cono e godersi ogni momento di quel gelato gustato.
E' pianta nata da un seme arrivato sulla terra dopo una burrasca, tempesta di nome Rossana da cui uscivo a pezzi.
Il punto di svolta per uscirmene dalla mareggiata fu fare apnea, svilupparne il concetto sotto molti punti di vista e magari prendere come punto di partenza l'idea della favola dell'apneista e della scalatrice. Incontratisi al filo della falesia viva, si baciano per l'ultima volta, ognuno si porta nel cuore un pezzo del loro amore per poi prendere entrambi una strada diametralmente opposta. Lei si arrampica su per la falesia, lui inizia a scendere giù negli abissi. Ognuno dei due prenderà una strada differente ma porterà nel suo cuore una parte dell'altro per sempre, ovviamente nella favola.
La favola era un modo per iniziare a mettere un punto ad una burrasca in cui mi ero trovato coinvolto, investito e frantumato. Come nave di legno presa dai marosi, sballottata a più riprese e quasi affondata, semi distrutta, scassata, ma che ancora naviga. Naviga ma di cui la tempesta non ha un briciolo di pietà e la scaraventa sulla scogliera per continuare a farla a pezzi e distruggerla. Spaccarla, strapparla, sminuzzarla.
Basta, ad un certo punto da quel letto su cui mi arenai e dove la tempesta continuava ad infierire, nera, cupa, fatta di fuoco nero che brucia e distrugge tutto, ad un certo punto decisi che era il momento di iniziare a muovermi, per dignità personale, per rispetto a me stesso. Così arrivò quel martedì 3 dicembre dove iniziai il mio primo allenamento di apnea. Forse fu proprio allora che il seme dell'amore verso Valentina venne depositato finalmente sulla terraferma dopo la tempesta a cui ero andato contro. Forse quel giorno la vidi o comunque non prima ma di certo dopo. Ma di certo nei giorni a seguire degli allenamenti ebbi modo di vederla e ri – vederla, coltivando quella sensazione di gioia nascosta e felicità che avevo nel vederla.
Felicità mista/sporcata dalla sensazione di spaccato/distrutto portata dietro dopo il nubifragio passato. Avevo paura di uscire fuori e farmi vedere così a pezzi da lei, malconcio.
Cadde il sipario e nonostante che con la coda dell'occhio la cercavo e la trovassi sempre di meno, in cuor mio quelle forme, quei lineamenti, quella camminata a bordo piscina per indirizzarsi alla batteria di partenza uscita dalla scaletta mi si erano sedimentati.
Poi la primavera con Federica e quella serata in pizzeria che mi permise di aprire la porta e vivermi quella sensazione con Valentina.
Quella sensazione dopo quella sera cominciò ad approfondirsi, a sbocciare e prendere i connotati di un sentimento che cresceva dentro di Me, un sentimento pieno e forte, che a poco a poco scostava e spostava le emozioni da Federica verso Lei.
La mattina seguente gli eventi alla scalinata al Tono, seduto in bagno e scrivendole, mi resi conto che dentro sentivo qualcosa di forte verso Lei, un tonfo al cuore, come un battito che manca all'appello ma che ha preso il volo con le ali di una farfalla. Da lì l'emozione ha preso sempre più connotati e forme di amore per Lei.
Ma questo sentimento si deve vivere in due e la somma dei due sentimenti non ha mai fatto un Noi, ma un lo.
Capita..
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